Firenze: Bella di notte

Entro dei ponti tuoi multicolori

L’Arno presagio quietamente arena

E in riflessi tranquilli frange appena

Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l’arco del’intercolonno

Trema rigato tra palazzi eccelsi

Candide righe nel’azzurro:persi

Voli su bianca gioventù  in colonne.

Firenze – Dino Campana

“Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle

che in cielo risplendono  trepide come fiammelle”

canta un antico song della tradizione fiorentina…E se non siete mai stati a Firenze cercate di essere lì  in una notte stellata

salite al piazzale Michelangelo e contemplate la città in  silenzio in tutto il suo splendore.Santa Maria Novella come isola felice risplende sui tetti addormentati

Ph.Gabriele Mantellini 👏👏👏❤

a volte è  la Dea Diana sta a dondolare su una esilissima falce di luna in sorprendersi sospesa sullo spettacolare complesso del Duomo di Santa Maria del Fiore e del campanile di Giotto

altre la Dea si fa piena e rotonda e si ferma incantata sulla cima della cupola proprio lassù  dove la Croce  svetta come a fermare il tempo

è  nel’ora che tutto  raccoglie il rosso del tramonto che l’ardita sagoma del Davide si staglia oscura troneggiando

o si fa appoggiare dal’indiscreta luna sul tardi,  un sospiro innamorato sulla spalla

Ph.Enrico Fontanelli ❤👏F


in centro allumano le luci alle finestre mentre decrescono i passanti

il fiume accoglie tutti i colori del cielo e li raduna sotto i ponti

l’ultimo bacio del sole al Ponte Vecchio

e la notte danza tra lo splendore dei ponti che sembrano scorrere sul’Arno al’ infinito

…Siamo agli Uffizi. ..che dite entriamo senza farci vedere?

Tra le grandi Opere d’Arte capolavori unici universalmente conosciuti ho scelto due dipinti di minuscole dimensioni colmi di Bellezza e fascino che m’incantano e commuovono

Masaccio 1401/1428 “La Madonna del Solletico” chiamata cosi per il moto giocoso della Madre verso il figlio…difficile vedere in un dipinto un gesto così dolce disceso alla dimensione umana 💕


È di
Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai soprannominato Masaccio, questo capolavoro di minuscole dimensioni ( 24×18 cm.)stupefacente per la perfezione racchiusa in cosi poco spazio.Il dipinto era stato commissionato per la devozione privata del cardinale Casini per questo viene anche chiamata Madonna Casini.Non si hanno notizie sulle vicende antiche del quadro ma fu per ben due volte trafugato ( la prima dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, ed entrambe le volte recuperato da R. Saverio. Riscoperto soltanto nel 1947 il primo ad attribuire al Masaccio ( uno dei precursori del Rinascimento a Firenze) fu nel 1950 il Longhi.

È  agli Uffizi dal 1988.Elemento particolare il corallo rosso al collo del Bambinello: amuleto di origine antichissima.

Rosso Fiorentino “Putto che suona” o “Angiolino musicante” olio su tela 39×47 datato 1521 firmato Rubenus Florentinum

Rosso Fiorentino al secolo Giovan Battista di Jacopo Gasparre uno tra i maggiori esponenti degli “eccentrici fiorentini”pionieri del manierismo, fu allievo di Andrea del Sarto

agli Uffizi dal giugno 1605, prima che se ne scoprisse la firma durante un restauro il dipinto fu erroneamente attribuito al Beccafumi

tocchi di rosso a ravvivare l’opera di grande estrazione cromatica esaltata da scintillanti passaggi chiari conosciutissima a livello. mondiale.

Angiolino musicante

l’onde rosse arruffate dei capelli

navigano un mare celestiale

piccoli sogni

piccoli sonni

sembra il capolino ciondolare

Ventisqueras

La mi’bella Pisa ❤Chiesa di Santa Maria della Spina

Quando il rosso del tramonto accende i lungarni e le prime luci lasciano scie luminose nell’acqua lo scenario è  incomparabile, si stagliano nette  in controluce le sagome della torre della Cittadella  ( antica dogana e porto della Pisa potente Repubblica Marinara )e della Chiesa di Santa Maria della Spina inconfondibili  incasttonate tra gli antichi e splendidi palazzi schierati a far ala al fiume ormai prossimo all’abbraccio del mare

il sole è  rimasto incastrato tra le guglie  del gioiello in stile gotico -pisano e sembra non voler abbandonare tanta bellezza e tanta pace

ornata da guglie, intarsi, pinnacoli si specchia nel fiume offrendo uno spettacolo unico e pittoresco

(foto do Gurlando Alberti)

costruita nel 1230 sul ponte Nuovo distrutto nel XV secolo ( per questo anticamente veniva chiamata “Santa Maria del Ponte Nuovo )

il nome attuale le venne attribuito nel 1333 quando un mercante di ritorno dalla Palestina porto’ a Pisa la preziosa reliquia di una spina della corona del Cristo, che donò  alla Chiesa, la stessa fu trasferita in Santa Chiara dove viene venerata tuttora

la facciata presenta raffinati giochi decorativi


intarsi,tabernacoli

i tabernacoli custodiscono una imponente statua della Madonna col Bambino attribuita a Giovanni Pisano che ora si trova insieme a tutte le altre statue-sostituite da copie- nel Museo Nazionale di San Matteo

per i lavori trecenteschi di ampliamento si alternarono grandi artisti come Nino, Andrea,Giovanni Pisano,Lupo di Francesco, Giovanni di Balduccio

A causa delle frequenti piene dell’Arno con conseguenti alluvioni  nel XIX la Chiesa venne spostata per maggior sicurezza  sul lato sx  del fiume ma non venne più  rimontata la sacrestia

l’interno è  di una semplicità spartana

vi viene custodita una magnifica Madonda chiamata “della Rosa” attribuita a Giovanni e Nino Pisano1345/48

ancora uno sguardo esterno affascinati e stupiti dalla folla di Santi, demoni, ricami, pizzi e merletti che ci assalgono da quest’ altro, forse meno conosciuto ma preziosissimo capolavoro che arricchisce la mi’bella Pisa.

Il fiume scorre lento trasportando

secoli di storia, rispecchiano

visioni di un Tempo che fu che è

di grande memoria❤

Ventisqueras

Sognare con il Liberty o Arte Nouveau- Gioielli- Vetrate- La casina delle civette

La denominazionè “ARTE NOUVEAU” venne coniata in Belgio per questo stile conosciuto in Italia anche come LIBERTY o Floreale.È  stato un movimento risalente alla fine del sec.XVIII fino agli anni 20 del XIX che ha coinvolto tutte le arti con grandi esponenti,
fu anche una dottrina filosofica

questo stile cosi  elegante ed armonico mi ha sempre coinvolta moltissimo in tutte le sue forme.I gioielli sono una di queste, rappresentati da grandi creatori come il francese Rene’ Lalique o l’italiano Bugatti. Questo delizioso orecchino in oro e smalti ne coglie tutta la raffinatezza

e che dire di questo pendente con perle dalle nuance delicate?

il pettine con amesiste è  una delle mie passioni!

mentre il collier con fili di perle, filigrana d’oro e smalti lo vedo portato con eleganza da una grande dama

bracciale con lapislazzuli platino e piccoli brillanti in armoniche evoluzioni

questa spilla con orchidea è  una piccola magia💖

Rene’ Lalique collana in oro smalti e filagran

tre magnifici esempi di raffinatissime vetrate

ROMA VILLA TORLONIA

 

Museo “La casina delle civette” tra Liberty esoterismo e magia

Una vera chicca in una Roma desueta nascosta nel parco di Villa Torlonia.Il villino a dir poco fiabesco fortemente voluto dal Principe Goivanni Torlonia jr.scontroso ed amante del’ esoterismo

fu lui a trasformare quello che nasceva come “capanno svizzero” in un villino dallo stile eclettico così  fantasioso da farlo apparire come visione di un colorato sogno

così  diverso dalla sontuosa e principesca dimora residenziale.Grandi finestre,  porticati, tetti spioventi con tegole in cotto smaltato, archi, archetti, scale, scalette. ..Ancora definirla fiabesca pur se scontato  è  il solo termine che le si addice

il nome deriva dalla presenza un po’ ovunque di immagini di civette, ripetute  in ogni modo:soprattutto nelle magnifiche vetrate ideate nel 1916 da Duilio Ciambellotti.La civetta è  un uccello controverso chi dice porti sfortuna e che  il suo canto preannunci la morte ( io ne ho una nidiata sugli alberi del vicino boschetto, le sento ogni notte…avrei dovuto essere passata a miglior vita da mo’😁😂😃😂)per greci e romani era espressione di saggezza e sapienza, la dea Atena /Minerva era spesso raffigurata con una civetta o un gufo sulla spalla, nel Medioevo era uno dei simboli della stregoneria, tuttora lo è  del’esoterismo.

Al terzo giro di chiave si apriva la notte

una luna di latte porgeva i suoi seni di luce

a nubi rosate e soffici

dal boschetto profumato delle acace

era l’ora dello sfarfallare delle civette e dei gufi

danzavano veloci tra i rami con lo stesso

ritornello cuccumio cuccumio cuccumio…

Ad ascoltarle solo le stelle

Al terzo giro di chiave si richiudeva  la notte

lasciava cadere il suo nero mantello

e l’alba appena desta mandava a dormire le creature del buio addormentando

tutti i sogni

Ventisqueras

le vetrate la parte più  bella del Museo

fantasiose, eleganti, luminose colmano di riflessi angoli e pareti

 

felice di salutarvi ❤❤❤

 

Rocca Calascio – L’Aquila- un Castello tra le nevi, Territorio dei lupi e la transumanza.A Castle of the snow.Territory of the wolves

Nel clamore del tramonto sorge il Castello di Rocca Calascio emergendo come un fantasma dal Medioevo

inserito dal National Geographic tra i 15 più bei Castelli del mondo, per la sua posizione panoramica altamente scenografica è  stato scelto come set cinematografico di film cult famosissimi  “Lady Hawke“1985 e In nome della rosa” 1986

i lupi che sono tornati a popolare i monti del’Abruzzo lo hanno scelto come habitat e non è  raro vedere la loro sagoma elegante e fugace stagliarsi nel candore del manto nevoso

situato ad un’ altezza di 1450 m.s.l.m. inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è  tra i più  elevati Castelli d’Italia e simbolo della Regione Abruzzese

la sua costruzione dovuta probabilmente a Ruggero d’Altavilla fu iniziata in pieno Medioevo: nel XII Sec. dopo la conquista Normanna (si calcola  nel 1140) con funzione di Torre di Guardia o di avvistamento

lupi aquile e falconieri le visioni selvagge di Rocca Calascio

fece parte con altri 3 comuni della celebre baronia di Carapelle e ne seguì  le vicende storiche fino al 1806, anno di abolizione del feudalesimo

nei secoli seguenti vi si instaurarono molte fra le più  potenti Casate del loro tempo  tra cui i Piccolomini, i Cattaneo i Medici di Firenze( che a Santo Stefano di Sessanio avevano i loro traffici per la lana ) e i Borbone.

Rocca Calascio domina la valle del Tirino a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore, il Castello è  visitabile anche nelle ore notturne in uno scenario incomparabile,  un tempo vi si accedeva attraversando  un ponte levatoio di legno con uno sbalzo di 5 metri, ora vi si sale agevolmente da una rampa

sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio sorge il Tempio a pianta ottagonale dedicato a Santa Maria della Pietà datato intorno al  1560, la leggenda vuole che sia stato edificato nel punto in cui la popolazione sconfisse una banda di feroci briganti provenienti dai confinanti  territori pontifici

foto Mario 89

il Tempio ( ora semplice oratoio )visto dal Castello forma un insieme armonioso con  il paesaggio che li circonda

foto Pagliai

nel 1806 la Rocca  venne in parte distrutta insieme al borgo di Calascio da un forte terremoto. In seguito restaurata mentre il paese rimase per lungo tempo disabitato e in rovina

alla fine degli anni 90 una giovane coppia di coniugi romani vi si stabili’ costruendo un edificio turistico, con il loro esempio dando valore al sito

lentamente il borgo venne ripopolato

ora vi abitano stabilmente circa 10 persone, ma altre hanno riattato diverse dimore per i periodi della villeggiatura.

la notte con le luci che sembrano piccole stelle scintillanti sulla neve il borgo sembra abitato dalle fate e si sta col fiato sospeso in attesa di vederne una uscire dalla porta di casa😊

la vicina piana di Campo Imperatore a primavera riveste i prati sconfinati di migliaia di crocus violetti

bottoni d’oro che risplendono al sole, papaveri e margherite colmano le amene  montagne che circondano Rocca Calascio in uno spettacolo indescrivibile: il Corno Grande la Maiella i Monti Marsicani la serrano un abbraccio di maestosa bellezza

LA TRANSUMANZA

“Settembre, andiamo è  tempo di migrare ora in terra d’Abruzzi i miei pastori

lascian  li strazzi e vanno verso il mare

scendono all’Adriatico selvaggio

che verde è  come i pascoli dei monti ”

da Pastori di Gabriele D’Annunzio

fino a pochi decenni fa l’antica e dura vita dei pastori ripercorreva la tradizione della transumanza che  si rinnovava ad ogni primavera ed autunno, fedeli bellissimi e favolosi nel controllo e difesa delle greggi i candidi “pastori abruzzesi” accompagnavano gli amici umani nelle lunghe migrazioni

nell’autunno si lasciavano i freschi pascoli d’altura mentre incombeva la neve cercando il clima mite del mare

attraversando i borghi sperduti sulle montagne un gran concerto di campanacci  e belati  come un’onda sonora si spandeva nelle valli, lontano

andavano per gli antichi tracciati in terra battuta già  pervorsi dai Sanniti e dai Romani che vengono ora chiamati TRATTURI.L’ultima transumanza fatta a piedi risale ormai al lontano 1968

I Tratturi sono tre strade, le più antiche d’Italia :

Il primo L’Aquila -Foggia chiamato anche Magno, lungo ben 200 km. che aveva due soste importanti a Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio

questo che sembra un igloo in pietra era uno dei rifugi cui si riposavano i pastori

in questa vecchia immagine si documenta il riposo dei pastori e del gregge: hanno appena raggiunto il mare.

Gli altri due Tratturi facevano il percorso Celano-Foggia e Pescasseroli-Candela

le moderne transumanze vengono percorse dai pastori accompagnando le greggi con i muli o con i cavalli

….E per tetto un cielo di stelle

Prendo note sulla punta delle dita

a stendere tra finestre chiuse e sottotetti

i bisbigli delle stelle che gocciano sulla melodia dei ricordi

a battere tasti silenziosi.

Passa e ripassa il vento sulle soglie addormentate

elemosinando piccole perle di luce

miste a filamenti di giorni asciutti dietro

la trasparenza dei vetri

Uno stuolo turrito di sogni mi colma gli occhi

fino all’orlo

…E per tetto un cielo di stelle

Ventisqueras

alcune immagini sono prese dal web

Leonardo da Vinci il più grande Genio mai esistito ❤ 2 maggio 1519 Amboise – 500 anni dalla sua morte

autoritratto del Maestro non di certa attribuizione, mi piace ricordarlo così 

❤quest’anno ricorrono i 500 anni dalla morte ( 2 maggio 1519 ad Amboise) del più Grande Genio mai conosciuto al Mondo LEONARDO DA VINCI…Il fatto che sia venuto alla luce a pochi km da dove abito io e passeggiato e visto sorgere albe e stelle, respirato la mia stessa aria mi fa sempre emozionare….il piccolo borgo di Vinci immerso nella bellezza dei colli e sovrastato dal Castello dei conti Guidi è  meta continua di reverente pellegrinaggio per conoscere i luoghi che hanno visto il passaggio di questa Stella luminosa

ammantato di neve è  ancora più suggestivo

dal monumento a lui dedicato traspare la severa Rocca

il casolare in pietra dove è  nato e vissuto con il nonno che lo ha riconosciuto ( figlio illegittimo di suo figlio Ser Piero notaio in Firenze ) e tenuto con sé fino all’età  di 9 anni quando per  le sue grandi doti artistiche è  stato indirizzato verso la Bottega del Verroccho presso cui già lavoravano illustri esponenti della pittura rinascimentale

i volti purissimi dei suoi Angeli ci raccontano che hanno visto il Paradiso

questo mio piccolo e frettoloso omaggio si concentra su due quadri che io particolarmente amo proprio per la Bellezza dei suoi Angeli che mi rappresentano la parte spirituale e incontaminata dell’essere umano

il primo è  “L’Annunciazione ” del 1473/75

che si può  ammirare alla Galleria Uffizi in Firenze

di cui aggiungo in sequenza qualche altro squisito particolare

L’Ave di Guido Valeri

La campana ha suonato
e l’Angelo è venuto.
Lieve lieve ha sfiorato

con l’ala di velluto
il povero paese;
v’ha sparso un tenue lume
di perla e di turchese
e un palpito di piume;
ha posato i dolci occhi
sulle più oscure soglie…
Poi, con gli ultimi tocchi
cullàti come foglie
dal vento della sera,
se n’è volato via:
a portar la preghiera
degli umili a Maria.

questa dolcissima e ingenua Poesia imparata a memoria con le prime nozioni alle elementari mi ha catapultata nel mondo degli Angeli…Era come ci fosse un piccolo segreto tra loro e me…poi li ho riconosciuti in questi due dipinti di Leonardo e ogni tanto li vedevo comparire nei grandi prati di margherite a primavera ( ora vi hanno costruito ville con piscine )

o mentre coglievo profumate viole mammole, specchiarsi nelle pozze d’acqua delle prode…Se dicevo di vederli mi accoglievano con un sorriso ma io lasciavo perdere mi bastava di essere la sola a conoscerli.Col tempo dell’infanzia se ne sono andati insieme all’innocenza eppure qualcosa di loro continua a restare in me e i dipinti di Leonardo a ricordarli

l’Angelo della “Madonna delle rocce” è  l’altro da me conosciuto

una perfetta visione

angelica

riflessa nella Poesia di questo quadro esposto al Louvre -Parigi -e datato 1483/86 di cui ne esiste un’altra versione esposta alla Nathional  Gallery  di Londra.

Ai suoi e miei Angeli

❤Ventisqueras

Castelluccio di Norcia Perugia- un piccolo sogno di neve e fiori…A dreams of snow and flowers

…E si inizia come a raccontare una fiaba:

C’era una volta un paesino arroccato sopra un cucuzzolo dei monti Sibillini a 1452 m.s.l.m.

uno dei centri abitati più elevati dell’Appennino, gli abitanti furono  circa 150, nell’ultimo censimento ( 2011) poi ridotti a 120 ma ora i residenti sembra siano 8 soltanto. Vivevano una vita quieta divisa tra la semina, il raccolto delle lenticchie e la pastorizia

Castelluccio non è  solo un delizioso antico piccolo borgo ma emozione, luogo magico dove uomo e natura si fondono e ritrovano intatta la loro armonia

posto sulla sommità  di un piccolo colle che domina uno dei più  vasti altopiani del’Appennino Centrale si raggiunge percorrendo una splendida strada panoramica, giungendo dalla bellissima Norcia che dista solo 28 km.

questa grande estensione ( per un totale di 15 kmq ) è divisa in tre porzioni PianGrande,

PianPiccolo e PianPerduto

l’altopiano che prende de Il nome dal borgo di Castelluccio è  posto nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ai piedi del Monte Vettore m. 2476

queste superfici planari naturali si sono formate nel corso di milioni di anni, con lenti ma costanti movimenti geologici dovuti alla formazione degli Appennini

il microclima della piana è  assimilabile a quello della steppa, queste condizioni ecologiche scoraggerebbero molte coltivazioni, eppure sono state superate grazie ad una virtuosa convivenza tra il fattore umano e la natura che ha portato nel tempo ad una selezione di varietà  di lenticchie ( lens culinaris )ritenuta la migliore in Europa e ora denominata come  “Lenticchia di Castelluccio IPG”

LA FIORITA

Si potrebbe pensare che la fioritura della piana di Castelluccio sia dovuta all’influorescenza delle lenticchie ma non è  così! quello che viene considerato uno spettacolo floreale UNICO AL MONDO è  dovuto allo svilupparsi di una serie di piante definite INFESTANTi, la presenza di queste “estranee” si trasforma in una potenzialità : le radici danno modo che nel tempo si manifesti un costante livello di umidità  atto a permettere alle lenticchie uno sviluppo perfetto.

la fioritura avviene nel periodo compreso tra i primi di maggio fino a luglio in un susseguirsi non sincrono di diverse fioriture iniziando dalle corolle gialle della senape selvatica, papaveri, le note candide della camomilla bastarda, dal leucantemo allo specchio di Venere per finire con le note blu del fiordaliso che sarà l’ultimo tocco di colore.

quando i gelidi venti dell’inverno passano e la neve ricopre di un candido manto tutta la zona il paesaggio diventa lunare!

silenziosamente di neve un mantello

copre il sonno dei fiori

con una nenia dolcissima ne preserva

il sogno

Ventisqueras

il boschetto che traccia lo stivale dell’ITALIA❤❤❤

questo idilliaco paesaggio purtroppo ora non esiste più

un fortissimo boato seguito da uno scuotimento come della mano di un gigante mostruoso che voleva tutto distruggere; il 30 ottobre 2016 ha quasi completamente raso al suolo Castelluccio

in questa nostra Splendida l’Italia una delle sue unicità  è  data dal clamore che anche il suo borgo più  sperduto e nascosto possiede grandi tesori artistici retaggio di storia e culture diverse che hanno edificato ovunque la Bellezza. Anche in questa chiesetta di Castelluccio dedicata a Santa Maria Assunta vi erano custoditi

fortunatamente in previsione di questi catastrofici eventi che già avevano devastato il luoghi vicini furono messi al sicuro

tutt’oggi l ‘altare risplendente della foto precedente sì presenta così

non vi furono vittime ma lontano dalle loro case i pochi abitanti perdono la loro identità 

ancora osservano stupiti quello che resta delle loro graziose dimore

ma i fiori simbolo della piana che per millenni hanno colonizzato

come simbolo di rinascita hanno ripreso a fiorire tra le macerie: un invito a ricominciare

il primo agnellino è  nato

la piccola campana di una Cappellina sperduta tra i prati ha ripreso a suonare

e il paese addormentato a sognare…

Presto il coraggio e l’Amore degli abitanti di Castelluccio li faranno tornare alle loro abitudini di Pace e lavoro. ..andiamoli a trovare. .. sarà  tutto di nuovo in fiore e avranno uno stimolo in più  nella nostra stretta di mano, nel nostro solidale sorriso❤❤❤❤

Stelle e fiori delle Dolomiti per augurarvi una Santa Pasqua serena

 

Piano
qui
le luci si fanno moccoli di candela
le strapazza il vento
Piano
qua e là
ritornano forme amabili del mio tempo
tutto ammucchiato fra le stelle
anche loro piccole luci
incorniciate
tra sorrisi e croci
sui denti
e più in là
Piano
qui
tutto si rarefa’

Ventisqueras

l’incanto di una stellata e della Via Lattea che in un abbraccio scintillante emergono dallo spettacolo delle Tre Cime di Lavaredo ( province di Bolzano e Belluno dichiarate patrimonio dell’umanità  dall’UNESCO )Foto Govoni

queste spettacolari immagini delle Dolomiti e dei loro fiori sono di un grande fotografo della zona Diego Da Pont che ringrazio e applaudo

Passo Gardena e i leggiadri prati di crocus che ingentiliscono l’asprezza delle possenti guglie rocciose

il sole sorge ad est e i suoi raggi accendono di mille colori i prati addormentati

ancora le Tre CImerese di Lavaredo, ai suoi piedi nella nuda roccia rododendri rosa sono parte del grande spettacolo!

e che dire di questa guglia rocciosa che sembra emergere ancora innevata dai prati in fiore?( Passo Rolle Cimon della pala )

ai piedi del Civetta i delicati fiori del camedrio alpino scintillanti come l’ultima neve

 

ho visto petali splendidamente chiusl

timidi e teneri e gioiosi come volti di bambinI curiosi

in attesa di nuovi giochi

 

il colore intenso della genziana illumina la roccia

il rosso delle eriche è  il fuoco dell’autunno

rara e preziosa l’orchidea selvatica chiamata volgarmente scarpetta di Venere

scenari di bellezza incomparabili

e ancora luci di stelle a tremare nella notte difronte al “Cristo Pensante “

voli d’uccelli ad annunciare l’alba

incredibili cori del cielo a salutare le ultime immagini dei prati in fiore

Sono simbolo d’innocenza, candore, di Pace
lasciate che io viva la mia Pasqua serena non sulla vostra tavola, ma a brucare felice l’erba nei prati ❤
Ventisqueras


 

Venezia…ed è ancora carnevale! Il più bello del mondo !

A Venezia
nessuna è come te
Dea del mare che minacci tempeste

e ti lasci colorare da antichi merletti

nessuna ha un cielo così grande
dove si perdono i colombi

Ventisqueras

 

e nella piazza piu  bella e famosa del mondo dal campanile si libra una festosa Colombina ad annunciare un nuovo inizio del Carnevale

guarda stupita la luna…infine si decide scende anche lei a festeggiare

luna
misteriosa e lucente
hai sguardi lontani
per noi piccoli mortali
che seguiamo incerti
il tuo immortale cammino

Ventisqueras

e non poteva essere che della Luna questa scarpetta fatata😊

di trino e merletti come la basilica si adorna e sogna la damina

poi quando arriva la notte scende la malinconia

un triste Re attende solitario sotto a un ponte …A nulla serve il suo bastone di comando

mentre il sorriso malizioso e furbetto di Giacomino sottintende chissà  quali amorose licenze!

e ora è  tutto un turbinio nella notte misteriosa

maschere…maschere maschere a iosa!

i primi raggi del sole accendono i canali

e ancora piovono da tutte le parti maschere e maschere e maschere

ogni volta che torno sul Blog mi sorprendo ed anche mi commuovo per tutte le visualizzazioni che ancora trovo nonostante la mia lunga assenza.Vi ringrazio tutti dal profondo con questo post siete nel mio cuore❤

Cartoline di Natale ❤ Merry Christmas Feliz Navidad Joyeux Noel Feliz Natal

da Salerno una serie di luci d’Arte meravigliose : il veliero dei sogni

la slitta di papà  Natale augurando a tutti voi il dono che più  desidera il vostro cuore

un volo di angeli ad annunciare la nascita del Bambinello che la Pace nel mondo possa portare

la carrozza di Cenerentola

per salire nel mondo delle fiabe ricordando i Natali di quando eravamo bambini

ed infine a rappresentare tutte le città  italiane lo straordinario allestimento della Galleria  Vittorio Emanuele di Milano

❤❤❤

Cartolina di Natale da Portovenere -La Spezia

una stellata ci invita a guardare in alto dove l’eterno traspare

le luci della marina schierate come tanti soldatini sull’attenti a sorvegliare il castello addormentato

vivere non è  abbastanza disse la farfalla.

Bisogna avere il sole, la libertà

un piccolo fiore.

Hans Chistian Andersen

 

vivere non è  abbastanza disse l’Amore

bisogna condividere con gli altri il cuore

vivere è  camminare per le strade di antichi borghi e sentire dietro quelle porte la vita pulsare

vivere è  un gioco di luna che tra le nubi compare e scompare..

❤❤❤

Cartolina di Natale da Camogli -Genova

Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.

tratta da “Liguria” di Vincenzo Cardarelli

una bolla d’aria o una palla colorata da appendere all’albero così  il borgo di Camogli proteso sul mare presenta questa cartolina di Natale

dai pertugi dei caruggi risplendono le luci della Chiesa-presepe

mentre un grande albero spoglio rivestito di foglie di luce sembra spuntare dal nulla nel buio

e ancora le case-torri rispecchiano i colori sul mare a confondersi con le luci delle lampare

il mare ad ogni tempesta scaglia le sue candide schiume contro le indomite mura  che non si lasciano mai sopraffare

ed eccoci ai saluti e agli auguri per tutti voi amici e per il mondo intero ricordando con Dostoevskij che solo la Bellezza ci potrà  salvare ❤❤❤

Natale al nord- I Krampus -La leggenda dei Demoni Caproni-Dobbiaco-Tolbrach-San Candido -InnichenChristmas in the north- The Krampus -The legend of the Demons Caproni-Dobbiaco-Tolbrach-San Candido -Innichen

avanza nel buio della notte un corteo fiammeggiante di Demoni Caproni sono i Krampus che un tempo tiranneggiavano i villaggi depredando e terrorizzano con le loro maschere orripilante e brandello bastoni e fruste …ma in testa a questo corteo di mostri c’è  San Nicola di Bari che con il suo intervento riuscì  a sconfiggerli e a riportare la pace fra le montagne

questa tradizione che si perde nella notte dei tempi può  simboleggiare l’eterna lotta fra il bene e il male

o, dato che si svolge nei primi giorni di dicembre la lotta tra la luce e il buio nel solstizio invernale

pensate nei tempi antichi quando questi paesini restavano isolati nella neve col buio che incombeva prestissimo e tutto era silenzioso interrotto solo dal fischiare della tormenta…Quali pensieri cupi e superstizioni demoniache potevano destare

ed eccoli allora i Krampus emergere terribili …Si dice che tra di loro così  orribilmente mascherati si celasse anche Satana in persona per partecipare alle loro scorribande…Ma fu scoperto e sconfitto da San Nicola insieme con tutti i demoni Caproni

si racconta anche che il Santo li abbia condannati a portare dolciumi ai bambini buoni dei villaggi e carbone o addirittura a rinchiudere in gabbie di legno e fare prigionieri quelli che erano stati cattivi durante l’anno…Per questo i piccoli ne sono terrorizzati!

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Dobbiaco (Toblach in tedesco ) nella Val Pusteria  piccolo comune della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige; assieme a Sesto e San Candido  uno dei cosiddetti comuni dell Tre cime ed è uno di quelli in cui dopo il 5 di dicembre nel periodo dell’Avvento si svolge la sfilata dei Krampus

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che qui si quantificano in circa 400 richiamando una moltitudine di turisti  cui non fanno spavento le terribili maschere o il rischio di prendere frustare o bastonate in testa!

Dobbiaco  anche detta ” La porta delle Dolomiti “Tor zu den Dolomite i primi insediamenti  si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri. Di questi primi stanziamenti si sono trovate tracce sulla collina a nord-ovest del paese, chiamata dalla popolazione locale Platte. I primi abitatori vivevano di caccia, ma anche di un esteso commercio derivante dai prodotti dei pascoli e dei campi.

FB_IMG_1543983620631Toblacher  see,Il lago di Dobbiaco è un piccolo delizioso lago alpino, di origine franosa, a 1.176 m slm Il lago si trova a sud dell’omonimo paese.

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  • La Rienza è il suo immissario ed emissario e nell’uscita forma una particolarissima cascatella chiaccherina

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San Candido (/sanˈkandido/Innichen in tedesco) a pochi km da Dobbiaco sempre in provincia di Bolzano, situato nell’Alta Pusteria. nei pressi della sella di Dobbiaco, al di là dello spartiacque alpino, poiché attraversato dal fiume Drava, affluente del Danubio. San Candido e la vicina Sesto sono quindi tra i pochi comuni italiani non facenti parte della regione geografica italiana perché appartenenti al bacino idrografico del Danubio.

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Il territorio di San Candido rappresenta l’ultima punta (ad occidente) di diffusione dell’harpfe, un caratteristico essiccatoio del grano costituito da due pali verticali congiunti da pali orizzontali. In questi giorni di alta affluenza turistica è rallegrato dalle decorazioni natalizie e sono lontani questi atavici ricordi

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la Chiesa di San Giovanni Battista da particolare risalto con i colori e gli ori che ne decorano la facciata esterna e i mercatini di Natale si compongono con le loro casettine di legno colme di piccoli ninnoli artigianali

Vi consiglierei di guardare il video a schermo intero  è ‘na favola!!!!!

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Nele sue vicinanze il Lago di Braies

La sua fama ha raggiunto l’apice grazie alla fiction Tv ‘Un passo dal cielo’. Ma il Lago di Braies era lì da millenni prima che una troupe televisiva lo scoprisse e restasse abbagliata dalle sue acque color verde smeraldo.

Lago di Braies

 Tarda il tuo dono di smeraldo

un violino gelido risillaba

note fra la neve caduta

gemiti di perse foglie

non più mie e il canto smemora

 raccoglie vie d’acqua sulle mie mani erbose

ali lente oscillano tra i rami  il cuore migra

lontano

Vemtisqueras 

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C’è chi l’ha definito ‘perla dei laghi alpini’, chi ‘paradiso naturale delle Dolomiti’. Gli appellativi evocano tutti un paesaggio incantato, quasi fiabesco che, solo se lo si è visto di persona, lo si può comprendere.

 

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Spunta all’improvviso alla fine di una bellissima strada costeggiata da prati e pinete che arriva da Dobbiaco ,il lago non  grande circa 400 metri ma si può passeggiarvi in un indimenticabile tour per tutta la sua circonferenza tra piccole spiagge di finissima sabbia bianca tra i verde degli abeti  FB_IMG_1543983816684

gli abitanti del luogo non sono affatto contenti della notorietà acquisita, lamentano un numero troppo grande di visitatori che intasano il traffico e disturbano la pace del luogo

FB_IMG_1543983841384tornerò a parlare diffusamente di questi luoghi che hanno un carico di bellezza e storia davvero incredibile, per ora vi saluto con questa immagine di festa…e vi prego non sognatevi i Krampus che poi ve la prendete con me !

Ventisqueras

Il castello di Tures (valle Aurina)Bolzano la stanza delle streghe e Margherita -The Castle of Tures – Campo di Tures (Valle Aurina) Bolzano – The room of the witches and Margherita

C’era una volta un castello…cominciano così  le fiabe vero? ma questo castello che svetta tenebroso sotto un cielo plumbeo ha una storia  tristissima da raccontare…

eppure la natura le è  amica e le grandi montagne innevate che lo circondano sembrano raccoglierlo e proteggerlo in un amichevole abbraccio

il Castello di Tures a Campo Tures ( Sand in Taufers ) nella omonima valle compresa nella  valle Aurina è  un grande complesso militare risalente al XIII secolo qui  illeggiadrito dalla neve

o  esaltato nell’autunno tra le macchie di colore dei larici imbionditi

  1. e come scorre lieto cantando tra i sassi  il fiume Aurino mentre spunta tra un ciuffo di salici in una natura meravigliosa il castello!

vogliamo entrare per osservarlo più da vicino? guardate mi ha raggiunta un pavone che sembra volermi fare da guida…certo, certo sarà  la mia fantasia ma io indovino una presenza enigmatica e misteriosa oltre le parvenze di questo magnifico pennuto

la struttura in solida pietra è  alleggerita  da rivestimenti in legno di cirmolo profumatissimo

dai terrazzamenti la valle c’insegue inorgoglita della sua grande bellezza

si ascolta anche il lontano scroscio di una impetuosa cascata

che mi piace immaginare in inverno tra il ghiaccio. ..Mentre una inquietante presenza la osserva accoccolata raccolta nei suoi pensieri …sono le mitiche Aguane custodi e protettrici delle fonti d’acqua

Aguane

Ninfe fatte d’acqua

spiriti vaganti nelle fonti tra le nevi

voi conoscete i misteri e i pensieri

le voci tutte della montagna

proteggetele e cantatele

     le loro meraviglie

Ven

e di colpo mi trovo proiettata in una stanza…oooh ecco! è  quella che viene chiamata parlandone a bassa voce “la stanza delle streghe”…ma perché?  ecco la leggenda racconta che in un tempo molto lontano in questo castello visse una fanciulla di nome Margherita, era la figlia del ricchissimo padrone del castello, lei si innamorò  ricambiata del giovane capitano delle guardie e pur contrastata in ogni modo dal padre volle sposarlo.Il giorno delle nozze il padre crudele fece uccidere il giovane capitano

Margherita pianse fiumi di lacrime e per sette anni rimase rinchiusa a piangere e a lamentarsi in questa stanza poi misteriosamente scomparve.Ma la sua invisibile presenza ancora si ascolta con  fruscio delle sue vesti di seta tra le stanze del maniero e in questa stanza si odono i suoi pianti e lamenti.

Altro

La notte della luna rossa-The night of the red moon

                                          27 Luglio 2018 La notte della Luna rossa

chi mi conosce solo un po’ ben sa quanto io sia attratta dalla luna e in quella notte magica il mio terrore era che le nuvole ne ostacolassero la visione,ma fortunatamente non  stato così.Però io l’ho potuta ammirare in un luogo solo ero curiosa di sapere che cosa  avessero visto altri, così ho fatto un giro sul web ed ho trovato queste  immagini meravigliose

La prima arriva dalla mia Toscana il Duomo e il campanile di Giotto  sembrano osservare stupiti lo spettacolo della  luna che sorge tra le brume

(stupita a Capri è lei che osserva i faraglioni )

La luna cammina sull’acqua.
Com’è tranquillo il cielo !
Va segando lentamente
il tremore vecchio del fiume
mentre un ramo giovane
la prende per uno specchio.

Federico Garcia Lorca

( A Parigi lancia la sfida alla torre Eiffel )

Una luna strana

Alla ricerca della chiave di basso

del suo pentagramma

forse

 un po’ mi assomiglia

(da Bologna la Basilica di San Luca sembra perplessa)

si è vestita anche lei

di un jeans troppo largo

che era stato di un’altra

strizza un occhio e

 distrattamente mi dice

ok

(e le torri Asinelli e Garisenda sembrano allungarsi per osservarla meglio)

nonostante tutto

prima o poi

lenta ricomincerà la danza delle foglie

uno scodazzo giallo che piega indeciso

qua e là

e questo vento incerto sa smuovere un  cipiglio

di cenere e tempeste

invece no

(da Genova il suo simbolo la Lanterna sembra una luce fioca e traballa un po’)

serve solo ad asciugare i molti  capelli biondi delle fate

nelle vecchie fiabe dove ipotesi indecenti

 si muovono per avanti

in fila-filastrocche e a battere le mani sui denti

(Roma Caput Mundi gioca con la luna come una palla)

(…uno sguardo dal Colosseo…)

strana la luna

stanotte  più di sempre

(he ! si è fatta infilzare dal campanile di San Marco )

stanotte più di sempre

cerca quello che cerco io

nei templi di Zarathustra sulle sabbie rosse

che si sgretolano al sole

( il leone le ruggisce…forse la vuole sbranare )

e non si pente

 non mi dice nemmeno se fra cento giorni

o cento anni

lo troveremo mai

Ventisqueras

( ora è a  Sion in Svizzera in bilico tra la neve e la fortezza ma forse cade giù )

(e ora stai attenta se soffia il vento la Torre ti cade addosso !)

La luna venne alla fucina
col suo sellino di nardi.
Il bambino la guarda, guarda.
Il bambino la sta guardando.

Nell’aria commossa
la luna muove le sue braccia
e mostra, lubrica e pura,
i suoi seni di stagno duro.

Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani
farebbero col tuo cuore
collane e bianchi anelli.

                                                              Da Luna di Federico Garcia Lorca

( La punta del campanile di San Pietro a Portovenere l’ha ributtata su )
(a San Gimignano è rimasta incastrata tra le torri! )

 

(a Monteriggioni è un enorme rubino rosso incastonato come sopra una corona delle torri di vedetta del castello )

e questa è la luna più bella a pochi kilometri da casa mia ..vorrebbe dare una spallata alla Torretta degli Upezzinghi e buttarla giù…cucù! )

La Luna mi conosce come io conosco Lei …lunatiche un po’ pazze, non vi meravigliate ci divertiamo insieme !

Dimensione autunno autumn size

 

Dove vanno le foglie arrossate
che il vento stacca dagli alberi?
Volano e passano: il brusio del vento
è tutto ciò che rimane dell’autunno.

 K.Saionji

Invincibile alchemica presenza

oscilla fra i rami

sfolgorio d’oro in luci devastate

s’ingombra

non ha ora, né luogo, né presenza

s’esalta e s’inchiara

di purezza, soltanto

l’autunno

Ventisqueras

 

L’autunno fa chinare il capo ai girasoli che stanchi del loro volgersi intorno al sole s’abbandonano a un dolce sonno

  1. sulle alte montagne i larici imbiondiscono i loro aghi tracciando una mappatura di sbuffi dorati nell’aria .Santa Maddalena nella Val di Funes si lascia coccolare in quell’abbraccio beato, mentre le Odle attendono con ansia quello candido della neve che le ripari dal gelo

precipita di petali azzurri

e di silenzi bianchi

la profondità del tempo

mentre l’uva cangia i colori

e sorride al vento

Ventisqueras

i piccoli ponti sugli abissi sembrano arcobaleni di pietra tesi ad incontrare nuovi pensieri

mentre il rosso delle foglie tappezza di grandi arazzi monocromi i sentieri del bosco

Il Tempio di San Biagio a Montepulciano da spettacolo e sconfigge le nebbie e il tempo sovrastando la valle

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d’alberi e d’abissi.
Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:
povera cosa caduta
che la terra raccoglie.
(Salvatore Quasimodo)

di sentieri vivaci  colmano i boschi i ciclamini vellutati, sembra di camminare in un sogno ad occhi aperti

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C’è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.
(Federico Garcia Lorca)

 

 

 

(  Pisa,  la mia bellissima provincia sconosciuta )

Castelnuovo Val di Cecina  in colloquio silenzioso di luci con la Via Lattea

Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano

le stelle.

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore

del cielo

(G. Ungaretti)

funghi e foglie nel bosco in armonia di colori

                                      ed ora  il  saluto dell’Autunno ve lo porge per me col suo delicato colore il colchicum                                                    autunnale, un abbraccio e un grazie per la vostra attenzione

                                   Ventisqueras

Dedicata a Genova- solo immagini e Poesia-Only images and poetry are dedicated to Genoa

“Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, Superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare”“ Francesco Petrarca

1358  dalle  ” relazioni di viaggio”del  grande Poeta viene scandito il suo soprannome che tutt’oggi la contraddistingue La Superba

Puttana può essere la sorte o la malasorte Fabrizio De André

La lanterna e il porto

 

                                                                                               

  Ma se ghe penso alôa mi veddo o mâ,
veddo i mæ monti, a ciassa da Nonçiâ,
riveddo o Righi e me s’astrenze o cheu,
veddo a lanterna, a cava, lazù o Meu…
Riveddo a-a séia Zena iluminâ,
veddo là a Fôxe e sento franze o mâ
e alôa mi penso ancon de ritornâ
a pösâ e òsse dôve ò mæ madonâ.                                        Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti, piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la lanterna, la cava, laggiù il Molo…
Rivedo alla sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dove ho mia nonna

                          sotto ogni immagine un versetto di Giorgio Caproni tratto dal suo testo Litania

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

(immagine del vecchio porto )

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

            La Cattedrale San Lorenzo consacrata senza che ancora fosse finita la facciata nel 1118 , completata nel XIV sec. stile Germanico- Gotico

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d’aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

 

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d’uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.

Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino.

Genova di torri bianche.
Di lucri. Di palanche.
Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d’Oregina,
lamiera, vento, brina.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Piazza De Ferrari

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d’acquamarina,
area, turchina.

Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

                                                                                 La città dei caruggi

 

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d’aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Boccadasse e la sua Poesia in ogni stagione

 

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell’Acquasola,
dolcissima, usignuola.   

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d’Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.

 Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.

       Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch’è tutto dire,
sospiro da non finire.

e come la LItania di Caproni Genova non finisce risorge , sorride….ricomincerà

Ventisqueras                                                 

 

 

Pisa e i suoi monti Pisani un inferno di fuoco-Pisa and its Pisani mountains a hell of fire

Monti Pisani 24 settembre 2018 ore 22,30 inizia l’incendio

Questa immagine è  il simbolo della tragedia che sta devastando la mia amatissima terra:la Torre degli Upezzinghi a Caprona,  perennemente in bilico su una ex cava di pietra, da lassù il ghibellino Dante Alighieri fu l’osservatore fiorentino della battaglia di Cascina combattuta contro i guelfi pisani, riandando a quel ricordo ora la ” Torretta” come la chiamiamo noi pisani, così avvolta dalle fiamme sembra uscire da uno dei suoi gironi infernali

l’incendio sta divorando il monte Serra attaccato da diverse angolazioni, per lo scellerato disegno di un piromane

anche la storica e meravigliosa Certosa di Pisa nel comune di Calci è  stata assediata dalle fiamme e solo la grande lotta dei vigili del fuoco e un fortuito cambio di direzione di vento sono riusciti a salvarla

la luna piena affacciata sopra quell’orrore guarda stupita.il disegno perverso dell’uomo contro Madre Natura

Altro

Livorno – Calafuria – La cala dei pirati-Litorale di sogno fra Antignano e Quercianella-Dream coast and pirate cove

Da Livorno-Antignano fino al Romito e Castel Sonnino la litoranea è un vero sogno: panorami di ardite scogliere e macchia mediterranea si susseguono, improvviso il castello Del Boccale sembra sorgere la una fantasia di fiabaqui le correnti sono impetuose e spesso le grandi mareggiate ruggiscono rabbiose contro  gli scogli e l’armoniosa sagoma del castello appare e scompare fra gli spruzzi

la storia di questo imponente maniero ci giunge  dal buio dei secoli, sopra  i resti medioevali di una torre d’avvistamento della gloriosa Repubblica Marinara di Pisa, i Medici Signori  di Firenze ne ricostruirono le vestigia per proseguire le imponenti fortificazioni a protezione della città livornese a quei tempi sotto il loro dominio

Livorno non esisteva era solo una palude quando Pisa vi costruì  il suo secondo porto includendo le torri di avvistamento erette a contrastare la ferocia delle incursioni dei pirati Saraceni che infestavano  il “mare nostrum” assaltano,  razziando, uccidendo, facendo prigioniere giovani donne per i loro arem e giovani per farne schiavi e proseliti dell’Islam. Questo tratto di mare oltre che Calafuria si chiama  appunto anche ” Cala dei pirati”

i secoli passarono e un architetto livornese fu incaricato di fare   il progetto per inglobare quella torre in un castello, eravamo nel XIX sec. E’ privato e non visitabile

le scogliere sono un vero paradiso per i sub!

procedendo a Sud s’incontra la Torre d’avvistamento di Calafuria

nei pressi della quale si svolse il tragico epilogo dell’indimenticabile  film di Dino Risi ” Il sorpasso”  dopo Punta del Miglio e Calignaia tra le rocce in lontananza la sagoma di Castel Sonnino troneggia, inconfondibile

.La Cala del Leone è formata da falesie, molto comuni nel litorale livornese. Vi sono, verso nord, forti presenze dell’arenaria Macigno, in cui è ben evidente la serie di eventi torbiditici e, sul lato sud, separato dal Macigno da un contatto tettonico, un affioramento dell’unità ligure, formata da gabbro e, al di sopra, da una copertura sedimentaria di argilliti e argille  

l”insenatura  situata fra Calignaia e il promontorio Torre del Romito, dove sorge l’imponente castello  Il paesaggio e la natura suggestiva fanno sì che molti visitatori vi si avventurino, soprattutto in estate nonostante le difficoltà del parcheggio e dell’angusta strada per ragiungerla.

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.

Eugenio Montale

Il cancello si affaccia sull’Aurelia, tra il curvone della cala del Leone e Quercianella. Dietro una strada sterrata, lunga qualche centinaio di metri.  Quelle quattro mura i livornesi le conoscono bene: sono un pezzo di storia, di panorama. Una certezza: alzi gli occhi e sai che sono lì, a vegliare il mare dall’alto, tra la rigogliosa macchia mediterranea spunta qualche fiore di cistus a illeggiadrire

Il Castel Sonnino – nato intorno a una torre medicea e diventato dimora, nell’Ottocento, del barone ministro Sidney Sonnino – 

Negli ultimi tempi i proprietari hanno aperto gratuitamente le porte alla Pro Loco di Quercianella, che sta organizzando una serie di visite guidate: gli incassi, coperte le spese, serviranno ad aiutare un centro per malati terminali e una scuola dell’infanzia.

e i lenti tramonti dorati

scavalcano i dirupi

lieta una preghiera fra i marosi

di grazie

s’innalza nella sera

Ventisqueras

Col Santa Lucia -Belluno- di sogni e di nuvole❤ Dreams and cloud

Là  in quella “terra di mezzo” ai margini del cielo dove s’incontrano e danzano sogni e nuvole sono ritornata per ringraziarvi delle letture e dei messaggi da voi ricevuti in questo tempo della mia lontananza,e  con questo inno alla Bellezza, alla Pace al Silenzio delle montagne che poi è  musica per l’anima

un abbraccio affettuoso Annalisa

Altro

10 )-Fær Øer- 2015-Il commiato dalle isole” orchidea selvaggia” come non le ho viste e forse non le vedrò mai-The leave-taking as I haven’t seen and maybe the’ll never see

sole-di-mezzanotte

faroe-map

eccole le mie” isole orchidea selvaggia” ci sono proprio tutte, con i loro petali dalla conformazione geologia molto particolare dovuta ai grandi sommovimenti tellurici ed alle imperiose mareggiate, con le loro coste avvolte dalle nebbie che mutano in continuazione

30des03-214_sumbavoglio salutarle con visioni solo pensate, che prendono forma dalle immagini fornite dal prezioso amico Ricky, ed ecco i verdissimi prati  trasformati in brughiere nevose con le coriacee pecorelle in cerca di chissà quali rimasugli dalla bella stagione

800px-faroe_islands_bordoy_klaksvik_hafjall_647_m_and_halgafelli_503_m_seen_from_halsuri monti piramidali trasformati dal candido manto

800px-slaettaratindur_faroe_islands882-m-eysturoy

47061401

47061401sdsimprovvisamente ricoperti da una glassa morbida candida, soffusa dal rosa delle nuvole.

Avevo questa bozza incompleta in archivio ho pensato di pubblicarla come saluto, alcuni lettori, amici ( tra cui Mister Loto) mi chiedono Dove sono finita…beh qua😀 ho un momento di stanca nello scrivere e si che ne avrei di cose da raccontare!ma non so farlo forzatamente, devo essere felice di  questo altrimenti annoierei anche voi.

Un abbraccio molto affettuoso Annalisa❤❤❤

 

Lucida Mansi -leggende -Lucca- Vanità delle vanità -vanity of vanities

si sta come d’autunno sugli alberi le foglie Giuseppe Ungaretti

Lucca è la splendida città Toscana, tra le poche 

ancora completamente cinta tra  possenti mura rinascimentali

che da 500 anni ne  proteggono e difendono la storia, l’arte la favolosa architettura. Seconda in Europa, solo alla città di Nicosia sull’isola di Cipro

per i principi della fortificazione moderna, e, partendo da molto più lontano con le cosiddette ” cerchie romane”.

resta a ricordo di questa era lontana il favoloso cerchio di quello che fu un anfiteatro

sui suoi resti in epoca medioevale furono costruiti in perfetto cerchio grandi palazzi ed ora è sede si un favoloso mercatino

Ma la città di Lucca racchiude anche molte leggende

una delle più conosciute è senz’altro quella di Lucida Mansi di cui per certo si da questo ritratto, nobildonna d’incerta attribuzione probabilmente nata nel 1606 dalla famiglia Samminiati. 

Si dice fosse di bellezza ineguagliabile, giovanissima andò sposa a un ricchissimo signorotto lucchese tal Vincenzo Diversi piuttosto anziano, Lucida si dedicò completamente al lusso ed alla vita mondana, ben presto annoiandosi del marito, si dice addirittura  lo facesse avvelenare. Lucida era estremamente innamorata della propria immagine, tanto che aveva disseminato di specchi la sua stanza da letto e il palazzo, in modo da potersi contemplare in qualsiasi occasione; teneva addirittura uno specchio nascosto nel libro delle preghiere, in modo da potersi specchiare anche durante le sacre funzioni.

Ben presto convolò in seconde nozze con un altro anziano e ricco nobiluomo Gaspare di Nicolao Mansi proprietario fra le altre di questa sontuosa villa a Segromigno in Monte dove era solita organizzare feste animate da musiche e balli. Era adorata e corteggiata quanto crudele;  solita liberarsi dei suoi innumerevoli amanti, quando se ne era stancata, facendoli precipitare in un pozzo cosparso lame affilatissime, celato da una botola.

Memore di questo soggiorno, essendo la località nei pressi del famoso  Ponte del Diavolo https://ventisqueras.wordpress.com/2013/10/31/il-ponte-del-diavolo-the-devils-bridge-borgo-a-mozzano-lucca-toscana /queste due leggende sono state unite e ad halloween  se ne folleggia per le strade dell’antico borgo

Il tempo trascorse spensierato fra feste ed amanti, fino a quando una mattina, ammirandosi come sempre ad uno specchio, si accorse di una lieve ruga che segnava inesorabilmente il bellissimo volt, Lucida si disperò, gridò e pianse lacrime amare sino a quando le apparve un giovane meraviglioso, ma sotto le cui sembianze si nascondeva il diavolo. Questi le promise altri trentanni di immutata bellezza ma, trascorso questo tempo sarebbe tornato per ricevere il pagamento di questo favore, la sua anima. Lucida accettò senza pensarci, nemmeno la sua stessa anima le era più cara del suo bel volto e della sua giovinezza.Gli anni concessi dal Demonio passarono, mentre tutti attorno a lei invecchiavano. Gli uomini continuavano ad amarla ed a morire per lei tra atroci sofferenze. Fino a che, un pomeriggio d’estate di trenta anni dopo, il Diavolo ricomparve.Lucida fu sorpresa e spaventata dalla sua venuta, nonostante il Diavolo avesse mantenuto la sua promessa ella non si era convinta fino in fondo della veridicità del patto che aveva stipulato.

si disperò, pianse per  tutto il giorno, lente correvano le ore per arrivare ai fatali rintocchi, corse disperatamente alla torre dell’orologio per fermalo alla mezzanotte ma  tutto fu vano, implorò il Demonio di risparmiare la sua anima. Ma egli non si lasciò impietosire

 la trascinò sulla sua carrozza fiammeggiante e, dopo aver percorso un intero giro di mura, affinché tutti i lucchesi potessero udire i lamenti strazianti della sua vittima, fece inabissare il cocchio nel laghetto di uno splendido giardino

Tutt’oggi questo giardino esiste all’interno delle mura cittadine lucchesi,  è l “Orto Botanico”. C’è chi afferma che immergendosi nelle acque de laghetto si possa ancora vedere il volto di Lucida Mansi addormentato sul fondo del lago; e chi invece sostiene che nella notte del 31 Ottobre, poco prima della mezzanotte, nel silenzio assoluto il vento si alzi e si odano gli zoccoli dei cavalli che corrono a precipitarsi verso il laghetto, i più fortunati possono addirittura intravedere la carrozza infuocata, lanciata nella sua eterna e sfrenata corsa verso l’inferno

Una variante della stessa leggenda vuole che, giunti al termine dei trentanni venne il momento di onorare il patto e in una notte di tempesta ella scomparve,  nella sua casa fu trovata una buca così profonda che non fu più possibile chiudere

Un’altra ancora narra che Lucifero in persona si recasse in Duomo a prelevare Lucida e la sua anima battendo col piede sul pavimento per portarla con se all’inferno. io ho voluto dare credito a quest’ultima versione

Vanità delle vanità

Nacque in Marlia donna di bellezza perfetta
che il sole al suo comparire si rabbuiava
Marmo lucido di gelo la sua anima
ogni cuore che l’amava disprezzava

quando a Messa al Duomo di Lucca
si recava, sempre e solo alla  sua bellezza pensava

uno specchio celava nel libro miniato dell’orazioni
ma il giorno stabilitoLucifero in persona si presentava,
tre colpi batté, lo zoccolo caprino, tre colpi,
i bei mosaici del Duomo spalancava, e seco
all’inferno Lucida trasportava.

Se non mi credete, in Santa Croce andate, il pozzo ancora là è conservato e si narra che sul fondo,
in certe notti di luna piena,il bel volto di Lucida Mansi si osservi ancora, tutto disfatto in pianto
ma ahimè a che serve il rimpianto?
ora avrà capito che  sola beltà  null’altro è che vanità delle vanità

                           Vanità di vanitàm tutto è vanità -Vaanitas vanitatum et omnia vanitas

Tiziano-La vanità

e perché non si abbia il sospetto che la vanità sia un nome solo al femminile ecco il Genio Caravaggio

a rappresentarci Narciso

che innamorato della sua immagine per osservarsi meglio cade nell’acqua e vi affoga

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Ho visto tutte le opere che si fanno sotto il sole, ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. (1, 2. 14)

la frase è tratta dalla versione in latino del Qohelet (o Ecclesiaste), un libro sapienziale della Bibbia ebraica e cristiana

ma non voglio salutarvi in modo così melodrammatico,  ecco invece una immagine emblematica della bella e piena di misteri Lucca, la torre alberata, che è veramente uno spettacolo al tramonto

Ventisqueras

 

Alla luna, alla pioggia, ai sogni -To the moon, to the rain, to dreams

Se smette il vento piove a impronte colorate

Amore, amore zitto, quatto silenzioso, quello tuo

urlo

quello muto che mi schianta i fianchi quando mi stringi

occhi, occhi grandi nuca e foce di non pensarti

gettarmi alle spalle un pugno di farfalle

stanotte è vento e luce-luna appena-appena

se smette il vento piove a  impronte colorate

strisce senza vetro, acqua e lenzuolo, lenzuolo che scivola di seta

un’altra notte senza te e io senza di te mi manco

mi manco tanto.

Ventisqueras

 

 

 

a fili volanti di strass

Solca nuvole viola

il pianto notturno

della pioggia

a primavera,

vi apre un varco

con dita luminose

la chiglia sognante della luna,

lascia cadere l’argento:

fa magie sui prati, veste le margherite

a fili volanti di strass

e le tele di tulle dei ragni in collane

di scintille festanti.

Ventisqueras

                                                                                                   sex

Saliva mistargento ingoio
sabbia come un letto
piega l’onda ermafrodita il limite della battigia
al suo volere ingordo

piccole luci a fottersi
le curve sinuose del quieto golfo

Ventisqueras

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù! Gabriele D’Annunzio

 

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d’addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole Charles Baudelaire

 

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri! Giacomo Leopardi

i tre dipinti che ornano i canti alla luna di tre amati Poeti così onirici sono di un altro grande innamorato della luna Christian Schloe

Il mio blog era nato esclusivamente per la Poesia…e ogni tanto me ne ricordo

un sorriso Ventisquera

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