1 ) In cerca dell’Est- Grado e la sua laguna-( Friuli Venezia Giulia )-Looking East-Grado and the lagoon

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Il viaggio

Il viaggio come metafora della vita, nascendo inconsapevolmente ci s’incammina in un viaggio incontro all’ignoto, spesso si ha la sensazione di essere noi a definirlo cercando di raggiungere una meta, ma  sono strane le vie che ci  vengono in realtà riservate. Il mio viaggio di questa estate non è stato programmato, è  un viaggio del “non so di preciso”  che si assimila alla me stessa odierna, semplicemente cercando L’Est, luoghi  conosciuti e amati di cui sentivo nostalgia, di altri a volte, non conoscevo neppure il nome, spero ancora una volta di sucitare il vostro interesse facendomi-vi compagnia nel ricordarege98-04Grado e la sua laguna la prima meta, con la nostra stella che intinge i suoi pennelli nello spettacolo emozionale del mar Adriatico

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  si estende  la laguna, spesso un grande specchio a riflettere il cielo,da Fossanon di Grado fino all’isola di Anfora ,

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occupa una superficie di circa 90 km kq,su cui galleggiano come fiori dai grandi petali incantate isolette. Divisa in due dalla diga su cui si snoda la strada che collega  Grado alla terraferma: laguna orientale ( palù de sora) e occidentale ( palù de soto) evocando paesaggi di straordinaria bellezza

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Le origini della laguna sono piuttosto recenti. ( parlando in termini geologici)

Fino al quinto secolo nell’area infatti prevaleva la terraferma

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come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici tra cui la via romana                    che collegava Aquileia a Grado, ora coperta dall’acqua,

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ricchissima di pregiate varietà arboree fra cui prevalgono le tamerici

spettacolo a se stante quando a primavera diventano una nuvola rosa,

è anche frequentatissima ornitologicamente,

laguna-di-grado aigrette e aironi cinerini trovano qui un habitat perfetto e si dilettano

nelle acque poco profonde alla caccia del loro cibo preferito,

ma ci sono anche moltissime varietà di altri volatili stanziali e di passo

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qui i colori  giocano con la luce del giorno e vi sono sfumature difficilmente realizzabili in altri siti, sarà la profondità dell’orizzonte o le acque limitatamente basse della laguna che riescono meglio a filtrare icolori dell’iride
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nelle brume del mattino è tutto totalmente diverso, ma ugualmente affascinante, forse più misterioso, deliziati dal dondolarsi dei cigni
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si propongono sempre nuovi ed esaltanti scenari, gli occhi supiti vorrebbero che non calasse mai la notte
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                                                  ognuno è fonte a se stesso
nel limpido immobile stupore della laguna
un fluire finito-infinito
contro l’ultimo amplesso del mare
Ventisqueras
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è tutto così perfetto ed armonioso, quasi un ritorno all’eden primordiale
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 si alternano le immagini ai sogni
grado-105che vengono risucchiati nella scia dell’ultima barca che raggiunge la riva,
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 mentre qualcosa d’incredibile accade tra cielo emare…ed io penso che   è solo l’inizio del mio viaggio in cerca dell’Est…sarà tutto così magico?
Ventisqueras

7 )-Fær Øer-( Denmack ) i villaggi di velluto-le nebbie-the villages of velvet-the mists

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delle isole “orchidea selvaggia” il colore che ho scelto per rappresentarle è il rosso infuocato del ” non si sa siano albe o tramonti”, che è quello che mi avvicina ad un tempo uniforme, fermo nell’incanto della fantasia

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serpenti striscianti di nebbie chiare

avvolgono in spire il silenzio delle montagne

cullano i paesi di velluto fino al risveglio

nella notte-giorno del tempo non-tempo-

Ventisqueras

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…e le nebbie, queste nebbie a volte candide e spesse tanto da sembrare panna montata che pesano sui villaggi di velluto

800px-hestur_faroe_islands o si librano in un cielo quasi perennemente imbronciato

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emergendo dal verde fosforescente dei prati in un incantevole contrasto di tonalità

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altre  volte, cupe  a confondersi con la grande ira dei marosi che continuano incessantemente a modellare i contorni delle scogliere

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in questo tempo- non tempo che gioca

800px-church_of_vidareidi_faroe_islandsal ” ti vedo-non-ti-vedo”, e quando esce il sole, in quei brevi sprazzi di luce cambia tutto intorno

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le piccole chiese hanno ampio respiro in questo silenzio e in questa pace ovattata

2412fd9cfb3e4eaebb530fc0f82b67f9nei loro interni esplode il colore come impellente richiesta o preghiera

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a ravvivare il mistero delle nebbie

13099172753_e55617bd03_bsbucano dai raggi diafani i villaggi di velluto

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abitati forse solo da elfi, fate

hattarvik8gnomi, folletti buoni o folletti dispettosi

f08_54067675 Trolls….o anche chissà, io qui ci vedrei bene anche Pippi calzelunghe con Mister Wilson, il suo favoloso  cavallo a pois trovando un amico in questo imponente cavallo nero

imagema soprattutto, he sì, il misterioso “Popolo dei Grigi” che la leggenda vuole alieni discesi  a bordo di una palla luminosa da lontani pianeti di ghiaccio

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esseri ostili alla natura e agli uomini che non tollerano di vivere a latitudini temperate, progettando invasione e distruzione della terra.Leggende poi non tanto lontane da noi se  nel 1988 in Siberia, durante una esercitazione di soldati russi vi fu un incontro ravvicinato con i piccoli alieni Grigi cui i militari avevano abbattuto l’astronave,  si concluse tragicamente: i cinque alieni fuoriusciti dall’astronave si fusero in un disco sferico, che, emanando un raggio accecante  trasformò i militari in un qualcosa di simile alla pietra alterandone la struttura molecolare- come riferisce il giornale russo TERNOPIL VECHIRINIY-

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(chissà forse il loro pianeta assomigliava un po’ a questa immagine) qualcosa di analogo sarebbe accaduto alcuni anni dopo nella base americana del New Mexico di Dulcey, come racconta il Dottor Michael Wolf, secondo cui alcuni alieni avrebbero risposto al fuoco dei militari USA utilizzando una sorta di energia psichica che sarebbe stata in grado di staccare di netto la testa dei soldati facendola esplodere…No comment, io riporto quello solo che ho letto ( !!!!!)

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visto che l’atmosfera si è infuocata ulteriormente ritorno al “rosso relativo” salutandovi ancora una volta dalle mie isole “orchidea selvaggia” con un misterioso cielo rosso,🙂

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Ventisqueras

 

 

3 ) Frederiksborg -Denmark- 2015-I giardini-Hillerod-The garden

                                       Barocco e Romantico
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diventa l’anima

isola dell’infinito

all’alba quando tacciono le stelle

e tremori di rugiada flettono gli steli

nei grandi giardini

la luce spezza le ali del dolore  e della tristezza

con i fiori sbocciano limpidi pensieri

Ventisqueras

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i grandi giardini del castello di Frederiksborg sono stati  recentemente ridisegnati  ( 1996 ) secondo i progetti originali del 1725 di J.C.Krieger  per volontà della Regina Margherita II  di Denmark       (Margrethe Alexandrine Þórhildur Ingrid; Copenaghen, 16 aprile 1940)   figlia maggiore di re   Federico IX  cui succedette alla sua morte nel 1972 diventando il primo sovrano donna sotto la nuova legge di successione. dai lontani tempi di Margherita Imatri_07_672-458_resize

qui giovane sposa di un diplomatico francese, il conte Henri de la Borde de Monpezat

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che bella, vero?

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dal castello si  si accede direttamente al Giardino Barocco che incarna l’ideale del XVIII secolo, caratterizzato dallo sforzo dell’uomo a controllare la natura

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le armoniose volute delle siepi di bosso  formano disegni geometrici di una perfezione assoluta, in cui si riconoscono anche i monogrammi reali

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da ogni  prospettiva  lo si osservi l’armonica bellezza  di questi giardini suscita stupore

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con boschetti, cascatelle e fiori a profusione

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la ricerca del naturale viene espressa e idealizzata dall’architettura del paesaggio del XIX secolo

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in quello che viene definito ” giardino romantico”

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in ogni stagioni i fiori si alternano, creando nuove suggestioni

Fiori di un lillà viola

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bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.

 Federico Garcia Lorca

 

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con questo piccolo battello si può fare il giro del lago lasciando che si allontanino i giardini ed il castello

                                                   Hillerod

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La parte settentrionale dell’isola di Siaelland una distesa di velluto verde costellata di specchi d’acqua che imitano il cielo mutevole con grandi nuvole che passano galoppando

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qui sorge Hillerod nella regione di Hovedsladen   con i suoi 37.ooo abianti, i suoi tetti a punta di città nordica, il suo riflettere all’ingiù ogni forma,

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ma soprattutto il “suo” castello di Frederiksborg divenuto simbolo ed attrazione commerciale della cittadina

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al momento della sua fondazione ( circa all’inizio del 500 ) era un’umile villaggio, ora trasformata dall’afflusso turistico in un complesso moderno e vivace,

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rimettiamo quindi piede nel ruolo che ci è congeniale quello di semplici cittadini, abbandonando il roboante mondo delle ” alte sfere” cercando qualcosa di caratteritisco per pranzare, la prima colazione? nordicamente abbondante🙂

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molto ricercato per noi italiani che al nord sentiamo particolarmente la mancanza del pane ( poco prodotto per la mancanza della materia prima, il grano) è questo tipo di pane nero ( brod) in realtà un po’ pesantuccio da digerire, ma accostato a certe pietanze abbastanza gustoso

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qui si trova un’ ottima qualità della vita, con centri culturali attivi ed una spiccata  attenzione per ogni forma d’arte

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idealmente seduti su questa panchina di Hillerod, osserviamo dall’altra parte del lago Slotso il magico castello che s’allontana

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 arde come un fuoco di ricordi nella sera,mentre il pensiero vola all’ultima
tappa di questo viaggio…a nord, ancora più a nord, salutando la Danimarca 2015
Questo è l’ultimo post programmato, dalla prossima settimana dovrei essere di ritorno in Italia e quindi riprendere il normale ritmo di presenza sul blog.Ancora una volta ringraziando coloro che mi sono stati vicini durante la lunga assenza🙂
Ventisqueras

Keukenhof- Delft -Giethoorn- ( Nederland ) 2015 – nel paese dei tulipani-In the land of tulips

 

                                                                  Keukenhof1nel paese dei tulipani il parco fiorito di KeuKenhof è sicuramente l’immagine idilliaca di questa nazione e di questo straordinario fiore così elegante e fantasioso nelle diverse ibridazioni

keukenhof-05-05-2016-10le immagini che seguono ne sono un chiaro esempio e non hanno bisogno di molte parole

keukenhof-05-05-2016-12ma solo seguirne incantati il gioco delle forme e dei colori

Keukenhof2016ringraziando, grati ed ammirati lo splendore della natura

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m1ozr1ia56p4e la straordinaria abilità dei maestri floricoltori che hanno eccelso in questo omaggio ad un loro grandissimo conterraneo

85che assume grande grazia e spettacolarità nel barchino carico di ortaggi coloratissimi esposti con mirabile eleganza

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a malincuore salutando questa festa di colori da una magica aiuola di lilium rosa

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/25/keukenhof-lisse-nederland-il-sogno-dei-tulipani-nel-giardino-fiorito-piu-grande-al-mondo-the-dream-of-tulips-in-the-worlds-largest-flower-garden/

                                                                         Delft

SavedPicture-20131119141222-1024x765per tuffarci in un’altra magia dei rosa tenui e sfumati di nuvole sognanti sopra il cielo di Delft in uno del più grandi capolavori di Jan VermeerJeune_Fille_a_la_Perle_Detail_0_visage

estasiandoci nella ingenua sensualità della sua servetta-modella con l’orecchino di perle

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ritornando con la memoria a percorrere i quieti canali romantici dove il tempo sembra essersi fermato

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visioni rubate qua e là a scoprire l’animo segreto della città

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o in cerca di guglie, rotondeggianti e medioevali

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o queste appuntite e ricciolute, che ricordano i giochi di bambini sulla spiaggia mescolando sabbia e acqua e a sgocciolarla con le dita per cosstruire fragilità effimere

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/13/1-delft-nederland-i-canali-the-channels/

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/20/2-delft-nederland-la-compagnia-delle-indie-the-east-india-company/

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/04/13/3-delft-nederland-jan-vermeer-e-la-scuola-dei-primitivi-fiamminghi-jan-vermeer-and-the-school-of-primitive-flemings/

                                                      Gietthoorn        

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il ricordo più vivo del passaggio da questo angolo incantato è il frusciare dei remi sulle acque limpide accompagnato da un ininterrotto cinguettare di uccelli

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anche le case erano silenziose, sembravano disabitate, posate lì come ornamento. un paese incastonato nell’acqua e nel verde in un tripudio di fiori,  un luogo che forse è esistito solo nei miei pensieri

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occhieggiavano tra i ponti di legno, ad ogni angolo una visione

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una pace profonda che dava un leggero senso di capogiro

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                                         Le orme leggere del tempo

Orma di luce colma

t’allaghi di schiuma

breve scintillio

d’istante che profuma

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poi tutto ritorna

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nell’abito oscuro

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del tempo

Ventisqueras

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L’Olanda oltre che il paese dei tulipani  quello delle biciclette, e voglio chiudere  questo post con la dolcezza di questa immagine-simbolo

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ho programmato questo post per la prima domenica di settembre, sarò ancora in giro, ringrazio tutti coloro che hanno ancora la pazienza di seguirmi, ed auguro a tutti i miei lettori un dolce mese

Ventis

 

Bruges 2015- solo Immagini e Poesia-only Images and Poetry

               

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la città di Bruges è per me fiaba e come tale ha messo radici nel mio cuore, nei post a lei dedicati l’ho descritta ampiamente, qui voglio solo ricordarla con immagini e poesia

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La notte: infinite scintille di nulla

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lampade accese a formulare pensieri

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dalle finestre un chiarore ovattato

sublime piange un cielo

intonando  canti di dolcezza

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lacrime di pioggia danzano come farfalle

dimenticando di cadere

restano sospese, estatiche

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gemme incastonate contro il blu

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scaldarono i giorni della feroce estate

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griglie  di ferro arpionano i canali

incoronandoli nella fluviale bellezza

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estate e inverno si susseguono

ma non sembrano mutare l’incanto

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che ovunque traspare

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non ascolti lontani suoni di violini?

è il vento…è il vento dei ricordi

che gira e soffia,

spesso è un mare la musica

un candido astro fedele

sopra un tetto di brume

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è un abisso lo spirito

ricolmo di graffiti d’oro

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Vergine e Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura

termine fisso d’etterno consiglio

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tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura

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Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore

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scuote un raggio verde tra le fluenti chiome dei salici

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                                     e tornano i cigni a dipingere uno spettro

                                                                                fatto di grazia  e splendori

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dispersi in vie fatate

                            con le ali che bussano

                                          alle porte irreali del cielo

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lo scorso anno non esistevano queste ronde anti terrorismo e penso con tristezza quanto sia cambiato il nostro modo di vivere e di pensare in questo pur breve lasso di tempo

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non voglio certo chiudere il mio saluto-ricordo alla bellissima Bruges con tristezza, voglio invece pensare alla neve che sono tornata a cercare ma che non si è fatta vedere…così dirò con il Poeta:

2 ) Douce France -2015 a conclusione del viaggio in Normandia -At the end of the trip to Normandy

Il primo post del viaggio in Normandia lo dedicai alle scogliere di Etretat e con quel magnifico ricordo concludo e saluto quell’angolo di sogno

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dove andare? ogni destinazione era perfetta…difficile scegliere,

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ma la meta era già prestabilita…non come quest’anno che non so ancora dove andare

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mi chiesi :toc…toc…provo a bussare? mi  faranno entrare? si potrebbe affacciare una delle belle dame in bianco e in trine di Monet…

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oh! ma che peccato! non c’era nessuno erano tutte uscite lungo il fiume a passeggiare o a pescare🙂

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nel  fiorito giardino blu del Pittore della luce e dei sogni le potrò sempre ritrovare….

Beuvron-en-Auge-Vieux-Manoiallora optai per girellare in una  qualche incantevole strada con le case a graticci e tanti fiori da farne un piccolo angolo di paradiso e incollarci cartoline a cuore

cultura_1suve_T0ancora più incantevoli se si specchiano vezzose in un piccolo  silenzioso rio

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scorci di vicoli antichi o sontuosi palazzi formavano un mix da far girare la testa

per poi tornare  fra le dune di sabbia  incontro al mare

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ed eccolo all’improvviso, fra le onde,  un po’ sbiadito in lontananza

340px-Audresselles_littoral_fortificationsimpavide case strette una all’altra non temono il fronteggiare marosi quando come un famelico lupo urlante il vento del nord  le assale

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e scese lenta la sera, il viola diventa rosa e l’infinito traspare

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con il sole che inchinandosi  baciò a salutare questo splendido mare

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ricordo poi che assalito da mille diavoli infuocati divenne rosso il cielo e immaginai l’Arcangelo Michele volato dall’isolotto  delle maree  con la spada sguainata ancora pronto a sconfiggere il male

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Chiuderò così come avevo cominciato  questo lungo racconto-omaggio: con la bella dama vestita di bianco, triste,  forse perché è rimasta sola sul prato o perché  è proprio l’ora di partire  lasciando che la bella Normandia e i quadri di Monet restino una spina di miele infondo al cuore

Giunta all’imbrunire arriverò in fondo a quella strada

la musica del mare  un suono lontano racchiuso

in una conchiglia

me l’hanno donata le sirene di Granville

la potrò sempre ascoltare

mi ripeterà fiabe e canzoni

all’imbrunire, al tramontare

mettendo vele ai sogni per mai più

dimenticare

Ventisqueras

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 spero abbiate trascorso bene il ferragosto….io? non lo so…chissà dove mai sarò,  spero di avere incontrato un altro giardino blu di sogni, :-)un abbraccio, un sorriso..Ventis

1) Douce France, con amore a Claude Monet e alla Normandia-Douce france, with love to Monet and Normandy

the_women_in_the_garden_1280x1024Le signore vestite di bianco di Monet mi fanno impazzire, sono quanto di più etereo e leggiadro i suoi dipinti lascino trasparire, leggerezza di vita, armonia nella grazia e nella completezza della bellezzaMonet-Autoritratto

Claude-Monet-The-Blue-Row-Boatlascerò che scorrano queste immagini, dolcemente, come portate dalla corrente del “suo” fiume: la Senna, attraversando i luoghi che il grande pittore della luce  ha dipinto ed amato

801ca488adc22394a4999e6e8c0db79balternandole senza un ordine definito e senza una storia, solo per la pura gioia degli occhi nell’apprendere osservando

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I ponti di Argenteuil, nel 1871, terminata la guerra anglo tedesca Monet si trasferì ad Argenteuil con la moglie Camille  sposata da un  anno e  con il figlio Jean,untitledIl treno ha fischiato - Turner - Pioggia, vapore e velocità - 1844Monet aveva una grande predilezione per i treni  che nel periodo in cui è vissuto erano solo aa vapore, questo è uno dei quadri della sua grande produzione che più amo, fa guardare l’oltre, il pensiero  si perde,vi  annega dentro tra quegli sbuffi sulfurei e un cielo così grande e basso che si potrebbe toccare con un dito

MMT82303 Credit: The Pont de l'Europe, Gare Saint-Lazare, 1877 (oil on canvas) by Claude Monet (1840-1926) Musee Marmottan, Paris, France/ Giraudon/ The Bridgeman Art Library Nationality / copyright status: French / out of copyright


The Pont de l’Europe, Gare Saint-Lazare, 1877 (oil on canvas) by Claude Monet (1840-1926)
Musee Marmottan, Paris

guardiamolo in contrapposizione con questo, stessi sbuffi di vapore ma freddi, grigi…chissà se era stata l’atmosfera a contaminare i colori di Monet…o il contrario Monet l’aveva cercata proprio per esprimere se stesso in quel momento

5872723anche un paesaggio, affogando in quest’argentea atmosfera lunare può contagiare l’anima,  essere quello che io lo  voglio far diventare, solo mio nel  mio piccolo pensiero

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Bella luna lucida e rotonda

voluttuosamente t’adagi

sul setoso cuscino della notte

hai sconfitto la luce delle stelle

ieratica regni

i tuoi raggi toccano

i fruscianti canneti e li fanno tinnire

come campanellini d’argento.

Qualcosa d’angoscia e d’oblio ti culla

ho creduto di sentire il tuo respiro

lieve sul collo

ma era solo il mormorare

sommesso del fiume.

Bella luna

tutta sola te ne stai, senza un amante

che ti consola

il tuo sospirare è un arpeggio di giglio

che nasconde lacrime di plenilunio.

                        Ventisqueras

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ed ancora, più lievi e diafane dei raggi di luna le Dame in bianco di Claude Monet

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Avevo programmato per salutarvi da lontano gli ultimi post dedicati ai luoghi di cui ho parlato nel corso di questo lungo anno, non so dove mi troverò quando li leggerete, oltre aver ritardato la partenza, ho cambiato diverse volte la destinazione…he he, forse sarò la prima io a sorprendermi delle decisioni che prenderò, ma intanto torno a salutarvi con gioia e a ringraziarvi  per tutto quello che da voi ho ricevuto, in un inatteso contesto internazionale che sintetizza come l’amore per l’Arte e per la Bellezza non abbiano confini, e come faccia sperare in un momento così delicato per gli equilibri della Pace, che questo amore abbia il sopravvento sull’odio e vi sia solo comprensione per tutto ciò che è diverso

un grande abbraccio di raggi di luna

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4) Parco Naturale Adamello-Brenta-Le cascate della Valle di Genova e le vie d’acqua-

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Cascata in sogni
Odore in sofficità di muschio quieto.
Rombo alto, costante.
Gravitano scintillando gocce
come denti,
la roccia a mordicchiare
-in gioco esangue-
lento
ma costante,
 impercettibilmente
si lascia sgretolare
 lo sguardo inquieto
nell’ampio respiro assorto
d’oro ricolmo
sprofonda di sogni un balzo
improvviso arcobaleno
di gocce e scintille
a intrappolare i sensi, come farfalle
palpitanti
in attesa di volare
Ventisqueras
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dagli alti picchi immacolati la neve si scioglie e rombando precipita dai dirupi facendosi strada fra le rocce  assorte in pensieri di millenni
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 la Valle di Genova è suddivisa nei 7 comuni della Val Rendana,
( viene chiamata- a ragione- anche “la valle delle cascate”) il suo nome sembra  derivare dal latino janua, cioè “porta”, da cui avrebbero preso il nome le case di Genua, antichi fienili oggi scomparsi che si trovavano all’imbocco della valle. Alcuni documenti del 1200 circa la nominano con il termine Zenua, ovvero un territorio ricco d’acqua
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di origine glaciale inizia sopra la piana di Bedole nel grandioso circo (1680 m circa) nel quale confluiscono le acque provenienti dalle vedette del Mandrone e della Lobbia.
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 una iris ( o giglio d’acqua) che si trova facilmente lungo le prode o negli acquitrini a valle6859456
 le attività umane e gli insediamenti sono scarsi: nella valle ci sono alcuni rifugi alpini  e  strutture ricettive dedicate ai turisti, aperti però solo nella stagione estiva. Non vi sono né piste da sci né impianti di risalita  in quanto i pendii tendono ad essere estremamente ripidi e la valle è spesso soggetta a valanghe durante la primavera e l’inverno. 

F7DD2ADC1B141058959177EC16476B0COltre alla stretta strada asfaltata, è possibile percorrere il sentiero delle Cascate, che risalendo il  fiume Sarca di Genova   ne costeggia le principal , formate dai numerosi torrenti che scendono dai ghiacciai dell’Adamello e della Presanella per confluiscono a  Pinzolo

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Cascate del Rio Bianc0

la conformazione della valle ha fatto sì che i corsi d’acqua debbano superare salti di roccia prima di gettarsi nel fiume e questo crea gli spettacoli della natura qui proposti

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si percorrono sentieri aspri e rocciosi, ma spesso ingentiliti da qualche fiore che sembra essere posto lì proprio per dare all’ambiente un’armonia perfetta

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cascata del Rabbi

le cascate principali sono 6  ma, soprattutto quando i torrenti sono gonfi d’acqua, è possibile scorgere diversi rigagnoli che si trasformano in spettacolari cascate.

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Cascate del Lares ( alta e bassa )

la valle di Lares, cui prendono il nome le sue cascate  sale fino ai ghiacciai che le lambiscono il Cozzon di lares e il corno di Cavento

Cascate del Nardis

certo è la più famosa del Parco ed una fra le più alte del Trentino, formata dal torrente omonimo che discende dalla Presanella sul versante settentrionale della valle

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la vediamo scorrere impetuosa

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e qui in fermo immagine di ghiaccio

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presa d’assalto dagli scalatori che armati di picozza e ramponi coraggiosamente si accingono a conquistarla

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un bel punto di osservazione intrappolati tra le radici degli alberi

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molto spettacolare anche la cascata dell’Hofentolf

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quella del Pedruc sbuca da un’enorme formazione rocciosa

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il territorio, anche per la sua natura selvaggia è uno dei meglio conservati a livello naturalistico si si trova una fauna e una flora difficilmente reperibile altrove

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nel fiume Sarca si formano rapide impetuose che sono il banco di prova per gli equipaggi che fanno rafting

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gli scenari, man mano che la valle scende si fanno sempre più dolci

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e le acque tendono a distendersi, a quitarsi stanca di tutto quello sbatacchiare fra i massi

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ormai il rombo tuonante delle cascate  un lontano ricordo, nelle soste per riposare si raccontano le molte leggende del territori, vi riporto quella che mi ha più affascinato02

negli  anni che vanno dal 1545-1563, quando i Padri del Concilio di Trento decisero di cacciare streghe e diavoli nella valle che sembravano aver preso lì stabile dimora, qualche Angelo o Arcangelo benevolo li tramutò in roccia granitica   andando a formare tra i più famosi: la Preda de la luna,Il Tof de mal Neò, il Tof del Diavùl, ma sembra che questi demoni ogni tanto si sveglino dal loro sonno di roccia e nelle notti di luna piena riprendano le loro mostruose sembianze, dai raggi della luna discendono streghe rosse e nel cielo si fanno sabba infernali…c’è chi giura di averli visti…voi ci credete?

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 a scanso di equivoci chiare sentinelle le piccole chiese di montagna risplendono nella notte difendendo i piccoli paesi
Spero di avervi fatto un pò di rumorosa compagnia con tutto questo fragore di cascate..e vi ringrazio moltissimo della vostra paziente attenzione
Ventisqueras

6 )- FærØer- Una giornata particolare –

 

Stunning coastal scenery located on the picturesque island of Vagar.

Il sole di mezzanotte è certo una delle più forti emozioni da provare alle latitudini artiche, è un qualcosa di indescrivibile quel rosso fiammeggiare  della nostra stella che  riesce a sorgere dopo solo quattro ore sia pure da un  tramonto in luci.  E’ sorto prima della  partenza dall’isola di  Vagar  per recarmi a Mykines

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Il faro alto nel verde è il suo simbolo

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anche se non è la prima cosa  che si vede arrivando su questa isola estrema e selvaggia

5534122687_349bb1cbf3_ocolonne di basalto circondano l’attracco  in questo grande fiordo,  un piccolo pontile, il mare un olio azzurro rubato a qualche tela di un grande pittore, ed anche il vento sembrava  eccezionalmente essersi addormentato

IMG_3998 il sole sorto a mezzanotte  volle farmi compagnia in tutto il suo celeste percorso in questa giornata particolare

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salendo al villaggio che è l’unico e da nome  all’isola tutto mi parve cristallizzato in quelle poche case colorate pennellate  da un vento a mitraglia lungo i fianchi scoscesi della collina

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qualche timido fiore, qua e là, fra l’erba

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timido e sparuto come questi appena visibili dietro una piccola bandiera delle Faroe all’ingresso di una delle sue caratteristiche case in legno

IMG_3401-2I coriacei lupini anche qui dardeggiano di rosa nel piccolo giardino di pietre tra un ruscello e le case colorate…e le case…già! solo quaranta come il numero degli abitanti di Mykines, ma coloro che vi risiedono per tutto l’anno, pensate, soltanto dieci e le case sempre abitate soltanto sei!

     Le case di Mykines

erano solo poche case

sotto quella grande luce addormentate

piccole e colorate

forse abitate dalle fate del Nord

avrei voluto che il tempo

abbagliato dal rosso dei  ricordi

bagnando l’idea, si fosse arreso

qui con me bloccato

dimenticando tutto quello

che c’è da dimenticare

e soltanto sognando

restare

Ventisqueras

 

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un tempo Mykines fu uno dei più grandi insediamenti di tutte le Faroe, nel 1940 vi risiedevano circa 170 persone

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io le immagino spuntate come funghi dalla terra queste case occhieggianti finestre bianche  e tetti d’erba, forse risalite dai lidi sotterranei dove abitano gnomi, fate, folletti e i mitici troll, di cui sono piene le fiabe dei paesi del nord!

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accanto alle case dai tetti d’erba non ci sono lussuose fuoriserie parcheggiate, ma barche colorate! a proposito dei tetti d’erba mi è stato chiesto come fanno ad impiantarli, diciamo che è piuttosto semplice, sopra i tetti di mattoni viene steso uno strato di 20 cm di terra e sopra questo seminati ( o trapiantati già  con la zolla ) piante grasse di un tipo particolare che rapidamente si estendono e non hanno bisogno di manutenzione, essendo la loro crescita in altezza molto limitata

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le strade sono molto strette e prevedono solo un passaggio pedonale o con animali da soma

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le donna abilmente sferruzzano pesanti maglioni con la pregiata lana delle loro greggi, ce ne sarà molto bisogno nella lunga stagione invernale

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ancora case, molto fascinose in questa livrea bianco-rossa che io non ho potuto ammirare

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gli interni presentano angoli molto accoglienti, molto riscaldati, ovviamente

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una tipica faccia di feroese

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DSC_0382forse è il gestore di Cristianshus l’unico B&B di Mykines, dove ci  si può fermare per trascorrere la notte

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ora ci allontaniamo dal villaggio per la passeggiata al faro ( circa 5 km ) è consigliato non soffrire di vertigini🙂

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perché talvolta si cammina vicino agli strapiombi osservando da vicino le grandi colonie degli uccelli

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lo spettacolo è sempre più affascinante : per raggiungere il faro posto sull’isoletta di MykinesHòlmur si attraversa  un ponte-passerella lungo 40 metri e alto 35  gettato  sulla  gola di  Hòllmiògv

 

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7712589482_35f431b2c3_o e finalmente il faro! eccolo laggiù in lontananza…si staglia in uno  scenario  da urlo!

aa pulcia rallegrare il cammino spesso i buffi pulcinella di mare si affacciano ad osservare, per nulla spaventati, solo curiosi

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il faro è stato costruito nel 1909,

in una giornata di sole la prospettiva è scenograficamente esaltante

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l’sola di Mykines appartiene alla parte di più antica formazione delle Faroe, essendosi creata da eruzioni vulcaniche circa 60 milioni di anni fa, in seguito ad una eruzione più recente si sono formate lunghe fenditure nella terra, riempite in breve tempo da lava che ha prodotto grandi vulcani piatti, nella gola do Hòlmgiògv se ne possono osservare alcuniMykines-lighthouse-Faroe-Islands-Denmark-2

 situato nel posto più occidentale dell’arcipelago non ci sono più confini,
solo il mare a fronte  del faro, a perdita d’occhio

maxresdefaultyuuna giornata particolare, certo, di solito Mykines si presenta così: avvolta dalle brume e con il mare urlante che scaraventa onde gigantesche sulle rocce…ci è stato detto dagli isolani che il sole ci ha seguito fin qui dall’Italia, con un sorriso annuisco…ma sarà poi così potrebbe aver fatto troppa fatica, no? ha ha🙂

Ne ho parlato molto di questo gioiello selvaggio su cui ho lasciato un pezzetto di cuore più delle pur bellissime città sì, ma troppo occidentalizzate e saluto Mykines con tristezza …chiudendo questo a quasi un anno dalla mia partenza è come se lo lasciassi per la seconda volta!

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ho iniziato con un cielo rosso e così voglio finire, che sia un’alba o un tramonto a queste latitudini si sa, non ha  molta importanza è la rossa luce che domina e comanda…buon tutto!

Ventisqueras

5 ) – FærØer- i segni del cielo -the signs of the heavens

        I segni del cielo

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con la notte

impudicamente danzando e fischiando

serpe in amore

mi  raggiunge lasciva l’aurora boreale

vampa a onde in magia di colori

a spingere col ventre obeso

esplosioni di verdi-rosa-e-oro

baci lievi che sfiorano deserti di neve

e laghi trasparenti

scaveranno solchi nell’animo sospeso

come carri di fuoco o vomeri taglienti.

Ventisqueras ( tratta dal testo di Un mare collinoso di balene)

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le isole Faroe si trovano a meno di 5 gradi dal Circolo polare Artico, questo comporta una grande influenza stagionale delle ore di luce e di buio.Il 21 giugno ( solstizio d’estate ) il sole sorge alle ore 3,35 e tramonta alle ore 23,20 del giorno successivo, le 4 ore in cui la nostra stella  non è visibile sono comunque caratterizzate da una vivida luce crepuscolare

Aurora over Þingvallavatn, Þingvellir and Nesjavellir Geothermal Power Station, Iceland

da maggio alla metà di luglio il sole non scende mai più di 8 gradi nell’orizzonte, garantendo nel caso di un cielo sereno una luminosità naturale anche nelle ore notturne, questo per chi non vi è abituato comporta dei disturbi nel sonno

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                                L’alba dentro l’imbrunire

soffi, nastri, morbidi raggi evanesccnti

chi non li ha visti ed ascoltati

niente sa dell’alba dentro l’imbrunire

se la speranza si spegnesse

quale torcia illuminerebbe la terra?

ma si rinnova la rugiada del canto

e i segni sonori del cielo

chiuderanno le ferite.

Ventisqueras

il 21 di dicembre ( solstizio invernale) il sole sorge alle 9,50 e tramonta alle ore 15,00 alzandosi di pochi gradi sull’orizzonte permeando il cielo di una timida luce oro-arancione, l’alba e il tramonto sono comunque rallentati e se il tempo è bello ci può essere luce dalle 8,45 alle 16,00 circa.ma spesso c’è il magico fenomeno dell’aurora boreale che con i suoi veli danzanti e i suoi misteriosi fruscii permette di rischiarare le lunghe notti

l’aurora boreale vista dallo spazio con il globo terracqueo roteante su cui sfilano le nostre nazioni, la mia Italia bellissima splendente nelle luci e sfiorata dalle nuvole, ma credo che anche voi amici cittadini del vasto mondo vi potrete riconoscere le vostre nazioni o addirittura le vostre città…in un susseguirsi emozionante di colori, di luci e di ghiacci vaganti che conducono al Polo Nord.Non vi perdete questa meraviglia!

the northern lights seen from space with the spinning globe on which our Nations parade, my beautiful shiny Italy in the lights and touched by clouds, but I believe that you too will be able to recognize the vast world citizens friends your Nations or even your città…in a succession of colours, lights and stray ice leading to the North Pole. You will not miss this treat

L’eclissi totale di sole

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l’eclissi totale di sole del 20 marzo 2015 ha avuto la sua maggiore visibilità nel mare del nord, proprio nelle isole Faroe e ancora più a nord nelle isole Svalbard ( Norvegia)

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il mio amico Ricky  ( cui dedico questo post) era presente all’evento ( l’ho invidiato moltissimo!!!!!) e mi ha dato la possibilità di pubblicare queste immagini straordinarie ( oltre anche ad altre che qui ho pubblicato)

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l’evento è terminato al Polo Nord dove il sole è al livello dell’orizzonte dato che il fenomeno si è verificato durante l’equinozio di primavera

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l’allineamento Sole-luna-terra ha determinato quella che è stata chiamata la marea del secolo, In Francia vi è stato un valore di 119 su una scala massimo di 120,

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presso Le- Mont-Saint-Michel  ha raggiunto i 14 metri d’altezza qualche ora dopo la fine dell’eclissi.

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Le_Mont-Saint-Michel è per me una attrazione fatale, lo ritrovo spesso in varie vesti durante il mio cammino dopo uno dei miei primi post che gli ho dedicato parlando anche dell’aercangelo San Michele…forse una piccola magia

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People walk on the flooded Saint Mark's square during an "acqua alta" ('high waters') flooding on October 31, 2012 in Venice. The "acqua alta" reached 140 centimeters at midnight. AFP PHOTO / OLIVIER MORIN (Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)

A Venezia ( un’altra delle mie città magiche! ) la marea ha raggiunto i 75 cm, circa 25 cm in più della media

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acqua alta e neve, a Venezia il non plus ultra della bellezza e del romanticismo! dovrebbe poterci essere una opzione per poter visitarla e vederla così…vi assicuro che non c’è nulla di più affascinante al mondo!🙂

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senza dimenticare che questi “segni del cielo”ci giungono da questa terra meravigliosa dai panorami infiniti

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con i piccoli villaggi stretti tra il verde dei prati e il blu dell’oceano

Danimarca Paesaggio nelle isole Far Oer

seguendo sentieri segnati dai fiumi spumeggianti che si lanciano in laghi protetti dagli alti dirupi

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scorci incredibili che parlano di paradisi perduti nell’eden del “mio” arcipelago ” orchidea selvaggia”

earth_moon_and_sun_by_thehunterminater-d57ctwcma è con questa immagine spettacolare della NASA che voglio chiudere il capitolo dedicato ai segni del cielo sulle isole Faroe

Un saluto “celeste”

A Ricky con gratitudine e simpatia🙂

Ventisqueras

4 ) FærØer-Mykines- l’isola degli uccelli-Mykines-the bird island

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Le isole verso nord sono tutte spettacolarmente a picco sul mare a causa dei venti che battono instancabilmente la costa ( per declinare poi dolcemente nei lati rivolti verso sud) questo le fa prediligere per la nidificazione degli uccelli marini che si affollano a centinaia di migliaia sugli strapiombi

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Mykines si protende nel blu cobalto del Mare del Nord  come una gigantesca tenaglia quasi a voler afferrare e calamitare a se  il volo degli uccelli

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la “sula bassana ” è solo una delle circa 300 specie diverse di uccelli che affollano  le isole Faroe, ed in particolare l’isola più occidentale dell’arcipelago :Mykines

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ci sono moltissime varieta di sule che con i loro stridi riempiono l’aria intorno alle scogliere dell’Atlantico Settentrionale, ma questa è straordinariamente bella ed elegante, vive e si riproduce  solo in questo territorio

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il suo piumaggio è completamente bianco solo sulla sommità del lungo ed flessuoso collo si colora di un tenue “pesca” accentuato dalla pigmentazione nera che contorna gli occhi di un azzurro intenso, sembrano truccati come quelli degli antichi egiziGannet_stretching

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i loro movimenti armoniosi mentre volano sono piuttosto impacciati sulle rocceIMG_8357_Gannets_soaring_over_colony_800_600_100

in volo poi, planando confortati dalle correnti sono veramente incantevoli

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guardate che spettacolo questi loro raduni ! le sule bassane  hanno un modo di “pescare” piuttosto insolito: tuffatrici impavide s’incuneano in mare  per qualche metro in mezzo ai branchi di pesci e risalendo riescono sempre ad avere la preda nel becco!

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altro abitante dell’isola è la beccaccia di mare, o ostricara, così chiamata perché lungo le rive sabbiose ricerca le ostriche di cui si ciba, da notare il rosso becco ricurvo ad uncino per scavare meglio nella sua caccia

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il loro piumaggio bianco-nero è molto bello

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gli abitanti dell’isola si avventurano pericolosamente sugli strapiombi legati ad una corda

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per depredare i loro nidi e per praticità usano assicurare le loro prede alla vita a mò di cintura o come un  collare elisabettino dove al posto di pizzi e trine ci sono le piume ( neanche questo tipo di caccia mi è piaciuto , ma io detesto tutti i  tipi di caccia fatti per sport o puro piacere !!!! )

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originaria delle  isole è anche l’oca faroese, una delle razze che più si avvicina all’oca domestica europea, viene lasciata libera nei prati da maggio all’autunno, periodo in cui può nutrirsi della rigogliosa erba estiva

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i pulcinella di mare ( di cui ho ampiamente parlato nel primo capitolo dedicato all’arcipelago delle Faroe,) sono la colonia più numerosa, una delle loro particolarità è dovuta al battito elevatissimo delle  ali ( 300-400 battiti per minuto ) perché essendo molto piccole rispetto al loro corpo hanno bisogno di una propulsione maggiore per volare

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impressionanti le centinaia di migliaia di uccelli arroccate sulle guglie e sugli strapiombi, i loro stridi colmano l’aria superando la voce del mare e del vento

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la realtà delle Faroe si fa leggendaria, dal punto di vista naturalistico

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nell’azzurro del mare quasi sempre tempestoso e urlante

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sembrano andare alla deriva isolotti carichi di uccelli, e uccelli

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con le rocce che nprendonp forme insospettate e stravaganti, in bilico non si sa bene su quale piedestallo magmatico

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è proprio la caratteristica forma di questo arcipelago: si interrompono improvvisamente le infinite distese di verdissimi prati

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maestose cascate che compaiono inattese tra le valli per tuffarsi a volo d’angelo nell’oceano, tra imponenti scogliere e tenebrosi faraglioni

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Silenzio dove mi conduci?

su prati verdissimi e immensi mi porti,

sul tuo vetro immenso si appannano

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come lavi, silenzio, i lontani rumori del mondo?

Quali macchie sonore turbano il bianco sereno del tuo velo?

Dove fuggi quando il grande rumore dorato del tramonto

ti trafigge con sciami di strofe, singhiozzando?

Ventisqueras

3) FærØer- L’isola delle pecore-Sheep Island

 

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Se una delle traduzioni del significato di Faroe è ” L’isola delle pecore “c’è il suo buon motivo, queste sembra tengano una tavola rotonda per una specie di conciliabolo, come se dovessero prendere una qualche importante decisione sul loro tenore di vita🙂

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sono ben 70.000 gli ovini sull’isola e vengono rappresentati anche nello stemma ufficiale

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ricordo di aver titolato un post sull’Alaska ” un mare collinoso di balene” questo mi sembra un mare collinoso di pecore he he

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 bellissimi esemplari che danno lane pregiate molto apprezzate, con cani pastore decisamente all’altezza della situazione !

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nell’intero arcipelago non ci sono alberi, anticamente furono tagliati per fare spazio ai campi di pastura, un verde scintillante, a tratti quasi fosforescente domina  fin quasi a lambire il mare, là dove le alte falesie vi declinano dolcemente

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gli ovini a gruppi sparsi spuntano un po’ ovunque a caratterizzare gli scenari mozzafiato

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o addirittura come un  normale cittadino questo splendido esemplare sembra attendere il bus

Faroe_stamp_252_Europe_and_the_Discoveriesle poste faroesi raccontano la  storia dell’arcipelago con emissione di francobolli, in questo è raffigurato  il Santo  Brendano di Clonferi , circondato dalle pecore che si dice siano state introdotte nelle isole proprio dall’Irlanda da cui provenivano i monaci

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un vento incontrastato scendeva verde

sul verde dei prati

portava quel colore alle stelle

che rilucevano per caso

sentenziando  una notte verde

intorno alle case dai tetti aguzzi

e ai campanili stretti nei fiordi

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House_in_Tinganes,_Torshavn_(4902591104)il caratteristico tetto delle case dei lontani villaggi,  sovente ha uno spesso tappeto erboso, sembra che riesca a trattenere meglio il calore all’interno

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qui addirittura lo hanno fatto anche per la cuccia del cane!

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mi immagino la vita in questi posti sperduti quando le notti invernali sembrano eterne e il vento gelido fischia battendo alle finestre colorate…che immane contrasto con la nostra vita tumultuosa!

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ogni villaggio è racchiuso da un campo coltivato, circondato a sua volta da un altro più grande dove far pascolare le pecore, anche le strade strette sono a dimensione umana e non prevedono che transito pedonale ( deve essere veramente molto limitato🙂 stranamente non mi viene malinconia a questo pensiero ma una sorta di pace sconsiderata🙂

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le frequenti piogge spingono le acque che si riuniscono in rivi in cascatelle che scrosciano dai dirupi formando una delle caratteristiche del paesaggio

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qualche ciuffo di cespugli fioriti spunta qua e là, a illeggiadrire

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mentre le nebbie di Tolkien ancora aleggiano avvolgendo i picchi nel mistero dei secoli

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sorprendono sempre questi impetuosi e spumeggianti corsi d’acqua che interrompono la solitudine degli immensi pratiHvalba_sunset,_Faroe_Islands

e per salutarvi   se mai ci  fosse stato ancora bisogno di sancire l’assoluta stratosferica unicità di questo arcipelago ho inserito  una sequela di visioni panoramiche, per ultimo un delicato tramonto tra i fiordi

vi ringrazio dell’attenzione🙂 augurando a tutti le cose più belle

Ventisqueras

                                     

2 ) – FærØer-Denmark- No alla ” Grindadràp”- mattanza delle balene pilota!-No to ” Grindadràp “, slaughter of pilot whales

                                           “GRINDADRAP”

la parola fareoese Grindadràp viene spesso tradotta come “caccia alle balene”, pur trattandosi generalmente di ” caccia ai delfini”. La parola “grind”deriva dalla lingua norrena, in faroese balena si dice “grindalfikur-letteralmente pesce-“drap” significa invece uccisione o macello, ma in italiano abbiamo una parola che rende precisa, precisa l’idea MATTANZA. Anticamente quando si avvistava un branco di balene si gridava Grindabod: le parole significano balena e urlo, quindi semplicemente ECCOLA ! o eccole se sono un branco.
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non avrei mai voluto aprire un post su questo idilliaco arcipelago con immagini così drammatiche e truculente, ma voglio unire la mia piccola voce alle moltissime associazioni naturalistiche che si battono perché questa mattanza sconsiderata abbia fine

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La caccia ai globicefali o Grindadràp è una tradizione faroese, fa parte della loro cultura già dal 1700, un tempo le balene erano uno dei pochi cibi per le popolazioni di quello sperduto arcipelago, per questo fin da bambini gli abitanti delle isole vengono iniziati a questa pratica. 

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(purtroppo il colore rosso di queste acque non è dovuto alle alghe, come quelle del lago di Tovel, ma al sangue dei poveri cetacei) il piccolo villaggio di Havalvik (letteralmente baia delle balene) sull’isola di Strymov è noto per la sua fiorente attività di caccia

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 all’inizio di ogni estate migliaia di cetacei, soprattutto balene pilota o balene dalle pinne lunghevengono spinte verso le coste e uccise in modo barbaro con grossi arpioni, lame e funi, questo viene maggiormente loro rimproverato, la popolazione non è crudele come potrebbe sembrare, anzi sono oltremodo gentili ed ospitali

( piesse : le immagini mi sono state fornite da un amico, non avrei mai potuto assistere personalmente ad un simile scempio! )

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sono così belle libere e felici! lasciamo che vivano la loro vita! Questa attività è stata approvata dalle autorità fareoesi ma non dalla COMMISSIONE INTERNAZIONALE PER LA CACCIA ALLE BALENE

Moby Dick

Ancora sono qui, muta
in un riflesso scomposto di sole.

Folta, nel profondo di me stessa
mi ascolto Moby Dick-balena bianca.-

e, nel meandro d’un azzurro tuffo
nel gelo dell’anima, in uno scarto
immemore d’ossa, immersa
in un lampo d’amore
l’eterna fiocina d’Achab, vorrei fuggire

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i faroesi ostacolano non solo la presenza delle associazioni che vogliono proporre una legge internazionale per vietare  o quantomeno ridurre, questa assurda mattanza, ma ostacolano anche l’accesso ai media per evitare maggiori critiche che comprometterebbero il turismo nelle isole.Questa bandiera è stata preparata e distribuita a Firenze

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durante l’incontro tra la nazionale di calcio italiana e quella delle Faroe, nonostante l’esiguo numero di abitanti l’arcipelago ha una sua squadra nazionale che partecipa anche ai campionati europei ( qui il loro campo da gioco )

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che siano le loro tradizioni di vita e non di morte!

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Riprendo il racconto  abbandonando questa tristissima parentese con le loro straordinarie  case colorate che si stagliano nette in mezzo al verde più assoluto

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una delle ragioni per visitare l’arcipelago durante la stagione estiva è proprio l’incredibile verde intenso della natura, l’aria fresca ( non si supeno mai i 13 gradi centigradi)

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l’oceano blu, le valli pittoresche sono aspetti esaltanti per immergersi interamente nella natura

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a volte la nebbia estiva crea un paesaggio mistico in cui si può ricordare la grande storia che ha circondato le isole, un tempo abitate  anche da monaci  irlandesi arrivati dalla vicina Scozia, oppure, quando il paesaggio è circondato da questo tipo di clima, può ricordare Tolkien e il ” Signore degli anelli” ( la foto è dell’amico Ricky che viene spesso per lavoro a queste latitudini)

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l’arcipelago fu colonizzato dai norvegesi nel XI sec, il primo colono  pare fosse un certo Grimur Kambarce

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Un vichingo che costruì la sua casa a Furingur  sull’isola di Eysturoy nell’825, e queste belle ragazze in costume ci ricordano che la popolazione faroese
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è per la maggior parte discendente da questi coloni
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vorrei finire questo post in modo diverso da come è iniziato immergendomi in un mare di bellezza
scende veloce nel cuore
un vago tremore di stelle
si perde il mio sentiero
in un campo di fiori
si bagnano i ricordi
alla fonte eterna della luce
e non sono più sicura
se sia giorno o notte
Ventisqueras
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 le Faroe hanno un clima oceanico subpolare, risente dei benefici della corrente Nord Atlantica, lontane da ogni forma di flussi di aria calda garantisce inverni molto miti con la temperatura che si aggira intorno ai 3/4 gradi centigradi, ed estati fresche con temperature intorno ai 9,5/13,5 gradi centigradi. In questo tipo di clima la pianta del lupino ha la sua esposizione ideale, ed è per questo che se ne possono trovare distese magnifiche
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in tutti i periodi dell’anno sono nettamente prevalenti i venti occidentali o suboccidentali, pilotati dalla depressione d’Islanda,
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l’influenza del mare è quindi fortissima nel mitigare le temperature invernali, ma anche nelle improvvise variazioni climatiche, che complice un cielo sempre gonfio di nuvole rischiano di farci diventare fantasmi gocciolanti, ha ha ( mica poi tanto da ridere!!!😦 )
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 si hanno altrettanto frequenti ampie schiarite, ma sempre controbilanciate da improvvisi rovesci che in inverno possono diventare nevosi, ma anche a primavera inoltrata e addirittura in agosto  superati i 300/400 m, s.l.d. m. si può vedere qualche spruzzata di neve
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questi luoghi sono frequentati da viaggiatori che cercano  poter vivere a contatto di un ambiente ancora poco contaminato, con natura aspra per il clima freddo, la pioggia, i venti, ma capaci di donare al primo sprazzo di sole quella luce che ben conosce chi ha viaggiato oltre il 60° parallelo!
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 Zone quali le Lofoten o Capo Nord ( ancora fuori fortunatamente le Svalbard  e la Groenlandia ) già troppo affollate e commerciali, mi mancava questo arcipelago  ed ho così colmato una lacuna che mi “urgeva”con una esperienza tutto sommato molto positiva.

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con questa immagine fra l'”usco e il brusco” vi saluto col secondo post dedicato all’ “arcipelago orchidea selvaggia ”🙂

Ventisqueras

1) FærØer- Denmark -L’incantevole arcipelago” orchidea selvaggia”-The enchanting archipelago” Wild Orchid “-

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niente di più allegro che aprire il primo post sulle isole FærØer con il  Pulcinella di mare o Fratercula arctica  certo uno dei suoi più rappresentativi abitanti ornitologicamente parlando

Danimarca Pulcinelle di mare nelle isole Far Oer

in grandi gruppi attestati sulle scogliere a picco sul mare popolano-limitatamente all’estate perché l’inverno lo passano interamente in mare aperto- le coste dell’Atlantico Settentrionale

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qui nidificano sottoterra, espropriando le tane ai conigli

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questo buffissimo e coloratissimo uccello sembra essere molto ingordo a vedere dalla quantità di cibo che immagazzina nel suo capace becco

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non è straordinario? a me ricorda, col becco così spalancato, il bellissimo fiore della Strelitzia

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deve il suo nome vulgaris ( Pulcinella di mare, appunto) all’assoluta assomiglianza, anche nei colori, della celebre maschera napoletana

SaksunSe dovessi scegliere un’immagine  questa  sarebbe l’ideale  per sintetizzare le mie emozioni sulle isole Faroe: splendore della natura immersa nel silenzio e nella solitudine.

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Faroe, per semplificare le chiameremo così d’ora in poi anche se in lingua originale sono Føroyar, e in danese Færøerne.Il toponimo Fær Øer  la cui prima parte è attestata in norreno nella forma scritta fær, viene tradizionalmente interpretata secondo il danese fåre-øerne, “isole delle pecore”.

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Si è anche discusso sulla possibilità, data ormai quasi per certa, che il nome significhi ” isole remote”dall’antico germanico Far-Far-Faer.E remote e misteriose lo sono davvero!Quasi perennemente avvolte in una candida cappa di nebbia

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Litla Dimun la più piccola isola  dell’arcipelago,qui in una suggestiva visione

con la neve

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è l’unica  dell’arcipelago ad essere totalmente disabitataLitla-Dimun-Faroe-Islands

                   sorpresa romanticamente ad aggiustarsi un candido cappello! 

0U7W0059  perennemente sotto un cielo di piombo,

il mare sembra uno specchio di ghiaccio

dove scivola la lontananza

in un viaggio

senza luogo nè tempo

Ventisqueras

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” orchidea selvaggia”  così mi è venuto  definirla, orchidea  con diciotto petali ( tante sono le isole dell’arcipelago  delle FærØer )  sbocciata dai rossi fuochi delle eruzioni vulcaniche al centro  dell’oceano Atlantico Settentrionale, ad ovest della Scozia e a sud dell’Islanda e della Norvegia, territorio indipendente della Danimarca, viene definita una delle mete naruralistiche più attraenti del mondo dal National Geographic Institute

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Non facile da raggiungere via mare, meglio un collegamento aereo da Copenhagen si atterra sull’unico aeroporto dell’arcipelago: Vàsar nell’isola omonima, costruito dagli inglesi per scopi bellici tra il 1942/3 durante la seconda guerra mondiale, quando occuparono pacificamente l’arcipelago

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I collegamenti interni sono ottimi con traghetti stile navette urbane, o provando l’emozione di viaggiare a bordo di un peschereccio, comprendono anche tunnel sottomarini per passare agevolmente da un’isola all’altra, o voli ben organizzati in elicottero

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la capitale è Tórshavn sull’isola di Streymoy, il suo nome significa Porto di Thor , in onore del Dio norvegese del tuono e del fulmine, conta circa 20.000 abitanti, pensate che nel 1900  essi erano soltanto 100 !!! Fondata nel X secolo può essere considerata la più antica delle capitali del nord

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il totale della popolazione dell’arcipelago non raggiunge le 50.000 unità, con una lingua e una cultura proprie anche se tutti gli abitanti parlano correntemente danese e inglese, rimangono ferventi  cultori delle loro tradizioni, fieri della propria origine

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che si fa risalire al IX sec, quando secondo la saga dei Faroesi   gli emigranti   lasciarono la Norvegia per fuggire alla tirannia di Re Harald I.

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Ogni luogo delle Faroe non dista mai più di 5 km. dal mare, e quindi  ancora gran parte della popolazione vive  dell’industria della pesca e dei suoi derivati

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Thorhshav è in tutto e per tutto simile ad una cittadina del nord-Europa

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vi si possono trovare tutti i comfort  ed i divertimenti similari

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il cattedrale di Thorshavn”Havnar Kirkja” è la principale chiesa dell’arcipelago

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costruita nel 1788, è in legno, come molte case della città vecchia, imbiancata e con tetto in ardesia, è frequentata dalla maggior parte della popolazione che è  di fede Luterana,   presente anche una piccola comunità cattolica, le cui origini sono tutte esterne alla popolazione locale

guardate che meraviglia questo video di Thorshavn versione invernale ( me lo sono goduto anche io, no no! non farò come Bruges, non tornerò qui a cercare la neve🙂 e poi questa più che neve sembra panna montata! ) è il paese delle fate: un frozen ibernato!

                    Tinganes la città vecchia a Torshavn

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notate come le strade siano quasi sempre lucide di pioggia

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le abitazioni sono ben curate e quasi idilliache, i pochi fiori che crescono a queste latitudini sono soprattutto magnifici lupini, perfettamente documentati in questa splendida aiuola

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si vive una vita un po’ al rallentatore, senza la troppa ansia e fretta che contraddistingue le nostre dimensioni di popolazioni del sud, la gente è serena, tranquilla e molto ospitale

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Il paesaggio é dominato da ripide montagne, innegabilmente gli scenari sono spettacolari,

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unica difficoltà il clima, è veramente raro trovare giornate soleggiate ma allora risaltano incredibilmente i contrasti dei colori

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dati soprattutto dal verde incredibile che ricopre ogni superficie, il blu intenso dell’oceano e i colori vivacissimi delle case

beinisvoro-far-oerIl promontorio di  Benisvoro,

la seconda voce dell’economia locale potrebbe senz’altro diventare il turismo

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ma vi sono, per così dire, almeno un paio di controindicazioni, la prima è il periodo che si riduce ai soli 4 mesi estivi per visitarla

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il secondo ( e forse più deleterio ) è il clima, nell’intero arco dell’anno sono pochissimi i giorni di pieno sole

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salutiamo questo primo incontro con l’arcipelago della Faroe con  immagini  di  paesini incontrati per strada, meglio forse definirli “gruppi di case”,  stanno addossate le une alle altre , come per proteggersi dai forti venti o farsi compagnia nella grande solitudine. Il rumore dei torrenti che scrosciano in mezzo alle abitazioni  dipinte, spesso è l’unico rumore che intona la natura e che fa sorridere il pensiero

Ventisqueras

 

 

3) Parco naturale Provinciale Adamello-Brenta-Trentino – La parte Dolomitica Brenta -Paganella le torri di pietra dei rocciatori, la poesia dei colori dell’autunno-the Dolomite Brenta-Paganella and the fall colors

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con occhi di meraviglia di un bambino, lo sguardo innamorato su un mondo incantato

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un patto di pace tacitamente stretto fra la terra e il cielo questo grande arcobaleno sembra suggellare e proteggere  la svettante costruzione  piramidale della Paganella, cima  solitaria all’interno del parco Adamello-Brenta

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Infinito di ghiaccio

lacrima acuta a profanare

l’azzurra immensità

dello spazio.

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Di rosa

Silenzio di rosa

questa pace di neve e cielo

fa brevi i sospiri

un’aurora più vasta

poggia il piede di un Dio

sulla cima della montagna

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si sale alle Bocchette dove il fruscio del vento  è la sola musica che gira e canta

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emerge dal mare di pietra la guglia del Campanile basso m 2.877

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la chiesetta di Brentei  dalla forma scarna e suggestiva, ci racconta dell’essenziale, legge che vige sulle alta montagne

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invita a una preghiera di campane

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la vedete quella piccola riga rossa nella parte più ripida della montagna?  è il tracciato del percorso  che deve compiere lo scalatore per raggiungere la vetta

                              *

L’alpinismo porta con sé dei rischi, ma anche tutta la bellezza che si nasconde nell’avventura dell’affrontare l’impossibile.

                                               Reinhold Messner

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la stessa preghiera stavolta muta, è quella dei rocciatori tra pareti  a strapiombo e stracci candidi di  neve

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prega con il suo corpo, innalzandolo incontro a un cielo lontano, dove raggiunta la vetta, gli sembrerà toccarlo con un dito

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ho scelto una serie di immagini che illustrano la magnificenza dei colori dell’autunno

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la stagione che più amo e che più rispecchia i miei pensieri

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madre natura così mirabilmente rappresentata  in questo Parco li pennella traendoli da una tavolozza incantata

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in una sequenza di giallo-ocra-marroni

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che non ha nulla da invidiare ai quadri dei maggiori pittori impressionisti…se poi allo scenario si aggiunge anche un raggio di luce trasversale….

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M’intrappolarono voci

tese sopra un braccio di cielo,

rabbrividirono gli alberi

poi non si mossero più

se non da gridi.

Ventisqueras 

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Invincibile alchemica presenza

oscilla fra i rami

sfolgorio d’oro in luci devastate

s’ingombra

non ha ora, né luogo, né presenza

s’esalta e s’inchiara

di purezza, soltanto.

Ventisqueras 

questo post vuole essere un pensiero d’amore e Poesia ( che da troppo tempo trscuro per le descrizioni visive ) per la montagna in autunno

2 ) Di vento e di fuoco- Panarea- Eolie-Messina- L’isola dei” vip”-Of wind and fire-Panarea-the Isle of “vip”-

 

non sempre è lo Stromboli con le sue bocche infuocate a tingere di rosso il mare e il cielo di Panarea,

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ma questi tramonti che lasciano stupore e bellezza negli occhi

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in tempi  lontanissimi era conosciuta anche con il nome di Euomumos ” di buon nome, onorato” ma aggiungendoci “ex euomumos cheiros”  cioè alla mano sinistra.  per un eufemismo il significato positivo va a farsi benedire in qualcosa ancora di  “malevolo” ( ne avevo già parlato nel primo post ) ma in barba a tutti i cattivi auspici noi osserviamola alla luce dei nostri giorni

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lato nord-est dell’isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori tipicamente giallastri ) ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100 °C. In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l’acqua ribolle fino ad essere ustionante.

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Il condotto principale dell’originario complesso vulcanico è situato all’incirca nel tratto di mare compreso

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tra lo scoglio detto La Nave e lo scoglio Cacatu.

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Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca )

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sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto. davvero impressionante

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L’altezza di quello che resta del cono vulcanico è di 421 m. e presenta resti di crateri laterali formatisi nel tempo.

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Collassata in mare nella parte occidentale e settentrionale, con il risultato di pendii scoscesi inabitabili.

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La parte restante dell’isola, quella orientale e meridionale, ha parti pianeggianti. viste dall’alto le case cubiche sembrano tanti dadolini lanciati  sui pendii in un gioco senza fine alla bellezza

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ci abbassiamo per scoprire le abitazioni caratteristiche ristrutturate e progettate dai migliori architetti, elegantissime e lussuose che hanno fatto definire Panarea ” l’isola dei vip”

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in estate è presa d’assalto dai turisti ed è tra le isole più frequentate  ( per questo a me piace in primavera ed autunno🙂 )

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il rigorosamente bianco dei muri fa un grande contrasto con il viola-rosa delle boungavillee che qui crescono rigogliose

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la vista che si gode da queste ampie terrazze è sublime

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con l’azzurro del mare che sembra voglia entrare fino in casa

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di viola morde la bungavillea sui muri

d’azzurro il mare la sogna

il bianco della calce dona purezza

e langue fra le braccia della ninfa

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vista sul porto di panarea

queste visioni trasportano in un mondo mitologico, dove si aspetta di veder spuntare qualche sirena tra le onde o sua maestà Nettuno in persona mentre Eolo che abita da queste parti spira col più dolce dei suoi zeffiri, poverino la leggenda lo incolpa che in un giorno d’ira abbia soffiato così forte da distaccare addirittura la Sicilia dal continente…ma voi ci credete? io no🙂 !

                                             qualcosa di blupana_125_jpg_pagespeed_ce_fsz84Zo-rw

 

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come in molte isole greche al bianco assoluto della calce viene abbinato un luminosissimo tocco di blu,

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che può avere diverse risoluzioni tutte piacevolissime

 

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infondo anche se meno “vip”questo”apino” blu è un mezzo di trasporto molto in auge sull’isola, al porto fa servizio per i bagagli dei turisti

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mentre un gatto sornione si mimetizza col muro per rimanere indisturbato a crogiolarsi al sole

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e s’inerpica agilmente sulle strette stradicciole dell’isola🙂

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gli abitanti stabili sono circa 200 dopo l’emorragia di emigranti che hanno cercato fortuna nelle Americhe ed in Australia verso la fine dell’800, il più alto numero di abitanti circa 1000 si era avuto nel periodo in cui finite le incursioni dei vari conquistatori,  etruschi e romani cui seguirono normanni ed  a metà del 1500 gli arabi incominciarono a insidiare le isole (ne resta traccia nella toponomastica isolana nella baia e relativa contrada di Drautto, dal nome del pirata Dragut. Per le scorrerie della pirateria arabo-turca l’isola rimase pressoché disabitata, gli abitanti infatti non superavano il centinaio. Verso la fine del XVII sec.i contadini di Lipari ripresero a coltivarla (senza portarvici però donne e bambini, per via del pericolo delle scorrerie piratesche).

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i pochi rimasti sono molto devoti, in particolare di San Pietro, patrono dell’isola e cui è dedicata questa chiesa,

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in suo onore il 29 di giugno si tengono suggestivi e grandi festeggiamenti: il Santo viene portato in processione a spalla fino alla marina,

San_Pietro_in_trionfo_per_le_vie_di_Panarea_per_la_festa_del_29_giugno dove viene issato sopra una barca e prosegue via  mare seguita da un codazzo di barche, questo per intercedere ( lui stesso pescatore non solo di anime ) la protezione per i molti pescatori dell’isola

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vi ho raccontato molte cose de quest’isola benedetta ed ora dobbiamo lasciarla…ma non con unaluce così bella! non in pieno giorno

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lasciamo che con i suoi colori violetti e rosati avanzi la sera

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mentre dietro l’isolotto di Dattilo si nasconde il sole

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le lampade si accendano sulle terrazze dei vip a mare

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e il sole si appresti definivamente ad abbracciare la Notte sua trepida amante

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un’ultima festa di lumini da lontano…

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e poi il sogno dove si rincorreranno nelle praterie sottomarine gli anemoni di mare e le attinie fra i coralli, questo  si che è un dolcissimo saluto per da divina Panarea

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2) Frederiksborg-Copenhagen-Denmark-I germani reali del lago Slotso-Gli interni del castello-Mallards on Lake Slotso-the Interior of the Castle

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Il sogno della notte si cancella, è l’alba di un nuovo giorno, ma il sogno del castello di Frederiksborg si desta con lei ed è ancora là, ancorato come una grande nave alla fonda sui tre isolotti del lago di Slotsø

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inizia con uno spettacolo nello spettacolo, uno stormo di germani reali ( beh, tanto per essere in tema !🙂 ) dal bellissimo e coloratissimo piumaggio, (solo per gli esemplari maschili le femmine hanno una livrea meno vistosa)

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stava dando prova dei loro  straordinari esercizi di volo

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maestosamente planando e decollando sul liquido cristallo del lago

63E3034-620x413ne avevo visti nelle oasi acquatiche , ma seminascosti dai canneti non facevano lo stesso straordinario effetto di qui allo scoperto! sono stata distratta per molto tempo nell’ammirare le loro inimitabili ed elegantissime evoluzioni ( e poi, è risaputo, io amo immensamente le oche che spesso vedo passare sopra la mia casa in Toscana  nel periodo delle migrazioni, trovandosi essa proprio sul percorso di due oasi acquatiche )

                                           I germani reali dello Slotsø 

maestosi vanno  planando
profanano l’acque immote
deturpando con la loro scia
il cristallo incorrotto, stagnante

    una danza di colori e piume

 con il cielo e le acque in dono

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quello che all’inizio fu una fortezza , divenuto per 100 anni residenza reale, ora è Museo Nazionale, con 70 stanze visitabili che compendiano 500 anni di storia della Danimarca, entriamo, dunque dal ponte ad “esse”

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proviamo  a dare una sbirciatina da una finestra…ma la magnifica grata  e i tendaggi dell’interno ce ne impediscono la visuale, entriamo dunque per una via normale :.)

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grandi gallerie luminose ci introduco in quella che fu una dimora di corte, questa è la Riddenshalen ( la sala dei cavalieri ) impreziosita dai grandi dipinti che li raffigurano sulle pareti

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da far girare la testa i soffitti di legno  dipinti, dorati e intarsiati

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da cui pendono lampadari a volte a dir poco stravaganti…non ne avevo mai visto uno con un cervo impigliato…chissà mai come sarà finito lassù!!!🙂

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e guardiamo subito in faccia quello che fu l’artefice di tanto splendore :Cristiano IV nacque a Frederiksborg nel 1577 e salì al trono alla morte del padre a solo 11 anni. fu re di Danimarca e Norvegia, ebbe molti e vari interessi e decretò una serie di riforme interne, ma fu conosciuto soprattutto per la guerra di Kalmar o guerra dei trentanni che combatté con alterne vicende contro la lega  delle città Anseatiche e la Svezia, morì a Copenhagen nel 1648

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tutta in blu lucente la sala dove è esposto un globo celeste astronomico realizzato nel XVII secolo da Andrai Bosch

12507541_937486369639372_1731793548980784836_nun’altro angolo della stessa sala

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mi sento molto frastornata  a passeggiare in simili splendori quasi toccando con mano la storia che qui si è fermata

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sul pavimento di marmo lo stemma reale come un indelebile tatuaggio

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la bellissima sala da ballo dove idealmente ho inserito le due ultime coppie reali che qui hanno celebrato i loro sponsali

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l’erede al trono Frederik con la bellissima sposa australiana Mary di origini plebee

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e il fratello cadetto Joachim con la seconda moglie Marie

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sperando che il loro letto di nozze sia stato più comodo e moderno di questo fotografato nel castello🙂

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questo lo trovo decisamente migliore, anche se sempre molto attempato :-) credo avrei gli incubi a dormire in un letto così…mi verrebbero in mente camice da notte avvelenate ed altre simili bazzecole🙂 Certo che anche la vita dei Re aveva i suoi lati inquietanti!

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dai quadri nella galleria dei ritratti reali gli antenati  osservano incuriositi i loro discendenti, che hanno modi molto disinvolti…i tempi cambiano!

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diamo ancora un’occhiatina in giro….

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Il castello divenne nel 1878 Museo Nazionale della Storia danese, vi si possono ammirare quadri, arredi, oggetti rari di quella che viene considerata la più longeva monarchia al mondo, tutt’oggi amatissima dalla popolazione

12522935_937486246306051_116242800202422455_nuna loggia aperta, situata sullo stesso piano della galleria, gira intorno all’edificio, dando accesso alla meravigliosa Cappella Palatina

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unica scampata di tutto l’edificio alla distruzione nel grande incendio. La pala d’altare e la cattedra decorate in oro argento ed ebano si devono a Jacob Mores di Amburgo

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all’estremità della galleria, sopra l’altare si trova un fantastico organo

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ideato da Compenius  nel 1610, celebre costruttore d’organi di Brunswich

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ogni castello abitato da una corte  che si rispetti ha la sue sala del trono, dove i sovrani ricevono l’omaggio dei sudditi ed esercitano il loro potere

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Frederiksborg ne  ha addirittura due, ma ritengo la prima con il leone di guardia e il doppio trono quella ufficiale

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con tutto questo gossip sui reali poteva forse mancare quello che è il suo simbolo più prezioso e conclamato? certo che no! eccole qua le due corone con cui vengono incoronati i re e le regine di Dsaimarca, d’oro massiccio e con gran profusione di preziosissime pietre

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notevole anche questa ma non mi è ben chiaro a chi o a che cosa servisse

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e anche stavolta voglio chiudere il post con dei fiori, codroipo bianchi e rossi, omaggio ai colori della bandiera danese

grazie dell’attenzione a presto

Ventisqueras

 

 

2) Parco naturale provinciale Adamello-Brenta-La storia e la Guerra Bianca- Nature Park, the story and the White War –

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Cime dolomitiche

Strette, incollate ad un invincibile

stupore rosazzurro

troneggiano vette dolomitiche

 denudate dal tempo

fiori d’avorio semi-eterno

sbocciano fra clamori

a smuovere rondini di vento.

Ventisqueras

Il Gruppo dell’Adamello è un massiccio montuoso delle alpi Retiche Merdionali , posto tra le province di Brescia e Trento, la sua cima più alta m 3539 prende il nome della catena.

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Un grande contrasto fra le cime rocciose e le valli che erose dai ghiacciai nel corso dei millenni si presentano idilliache. La grande pace che vi regna difficilmente fa ricordare gli eventi cruenti che vi si svolsero tra il 1915-18 tra l’esercito Italiano e quello  Austro-Ungarico, ora il territorio   appartiene interamente alla nazione italiana ma un tempo da qui passava il confine tra le due nazioni belligeranti

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Viste da vicino sono quasi degli scogli di ghiaccio; ma da lontano appaiono come nobilissime montagne, che precipitano con grandi pareti racchiuse fra due ghiacciai sulle selvagge valli che salgono fino ai loro piedi   Douglas William Freshfield ” Italian Alps 1865

questi luoghi videro l’agghiacciante svolgersi di quella che viene chiamata la

                                Guerra Bianca

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su queste  queste montagne i due eserciti si fronteggiarono in condizioni estreme, soprattutto dovute al clima. Numerosissime furono le vittime da ambo le parti, causate non solo dal fuoco avversario, ma anche dal freddo, da frane e slavine

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restano disseminati molti reperti storici come monumento a quella immensa idiozia umana che è la guerra, vi si accede con rispetto e con dolore quasi annusando nell’aria l’odore del sangue

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per i lettori in lingua italiana consiglio caldamente la visione di quest’opera struggente e poetica sulla Guerra Bianca, mi spiace che Google non possa tradurre anche i video, ma anche le sole immagini sono veramente strepitose

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Tra gli accorgimenti adoperati dai due eserciti (gli Alpini  per l’Italia e i Kaiseriagen per l’Austria) ci furono la realizzazione di trincee, postazioni fisse e tunnel scavati nella roccia e gallerie nei ghiacciai (una delle quali misurava 5 chilometri di sviluppo). Resti della cosiddetta Guerra bianca si possono trovare tuttora, specialmente nella zona del rifugioGaribaldi, ove si trovava la base italiana, e del rifugioMandrone, a quel tempo quartier generale austriaco.

presenaancora ai nostri giorni il ghiaccio restituisce qualche corpo di un militare di quei lontani giorni, non importa l’appartenenza  è un uomo della montagna con gli occhi sbarrati in un istante eterno, che ne ha conservata gelosamente la memoria perché le nuove generazioni non dimentichino e che il Signore delle cime, sotto la croce, il filo spinato e l’elmetto ha protetto e preso con se lassù fra quelle immacolate vette

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una candida sassifraga alpina da donare allo sconosciuto alpino,

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riprendiamo con una spettacolare visione del ghiacciaio  Pian di Neve 18 km che occupa l’acrocoro dalla Lobbia Alta al Corno Bianco sul versante lombardo

fiori27è un ghiacciaio pianeggiante compreso tra una quota di 3.199 ev 3.400 m.assieme al contiguo ghiacciaio del Mandrone   è il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane e fra i più estesi d’Europa nonosrante da una ventina di anni sia in riduzione la massa glaciale per il deleterio agire dell’effetto serra

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impressionante, no? L’Adamello però non è formato dal basamento cristallino delle Alpi meridionali, ma costituisce insieme alla Presanella un unica massa di roccee magmatiche risalite dalla profondità crosta terreste circa 40 milioni di anni fa ( questa cifra da un senso di capogiro ) per poi solidificarsi in rocce granitiche

                                    o-010-cengee di camminare sulle cengie che ne dite? l’erosione ad opera degli agenti esogeni ha poi smantellato gli strati di rocce sedimentarie e metamorfiche che coprivano la massa granitica, mettendola a nudo e quindi iniziando ad agire su di essa

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per creare il complesso sistema di valli, conche glaciali, creste e vette che compongono oggi il massiccio. In termini di superficie,  in questo magnifico parco si possono effettuare ogni tipo di attività sportive inerenti alla montagna inseguendo spettacolari scenografie

Ciaspole_header_slidernaturalmente anche con  le grandi camminate sulle ciaspole, ritornando agli usi antichi dei montanari che se ne servivano per spostarsi agevolmente sulla neve

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in contrasto con l’aspra bellezza delle montagne alcune immagini idilliache del parco a quote più basse

ds-0006-ebene-56                                      quando il verde e i colori accesi dei fiori scaldano l’estate

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e qualche romantica chiesetta dal campanile aguzzo  alza una preghiera silenziosa al Creatore di tanta magnificenzaDSCF6769

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nei vasti prati si trovano molte splendide varietà do orchidee selvatiche, dalle forme più semplici alle più complesse, come la ” scarpetta di Venere”dalle molteplici varietà

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uno dei modi più spettacolari e suggestivi di visitare il parco

vacanza-con-offerte-speciali-e-last-minute-in-trentino-alto-adige-dolomiti-di-brenta-690x422è senz’altro quello che si va semptre più affermando, di farlo con la mountain bike

Trentino-Adamello-Brenta-scoprirlo-in-bici-e con lo spettacolare salto di questo virtuoso che sembra volare incontro al sole, raccolgo tutta la bellezza di questo magnifico angolo di natura che racchiude tutti i misteri della creazione, vi saluto in attesa del prossimo sguardo su queste meraviglie

Ventisqueras

1) Panarea – Isole Eolie- Messina- Di fuoco e di vento, un’overdose di bellezza-Of fire and wind, an overdose of beauty

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potrei anche averlo titolato il post, facendo riferimento a questa immagine: ” una scalinata incontro al Cielo”! quando il cielo è inteso come un paradiso di mare e di blu…

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                      Panarea

Ah! rumore di onde spezzate

fragranze  marine in vastità d’azzurro

luci e fuochi insepolti

di te cantano gli albatros maestosi

mentre la luce a suo capriccio schiara

a illuminare i faraglioni,

speroni emersi da un gigante di roccia

addormentato sul fondale

Guizzano pesci dalle mille forme

s’intrecciano a rami di corallo,

il tuo pulsare

geme le mie ore fuggitive, l’anelito immenso

di mare che qui ha nido

la tua voce antica e misteriosa piega

l’ala rossa del tramonto

in profondità di echi di sale sospesi

sulla bocca del vento che ha spighe di sogni

a trafiggere con  punteruoli di stelle

gli occhi-

Ventisqueras

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ed  eccomi ancora qui a cantare con tanta nostalgia ( da troppo tempo ci manco !) la quinta delle sette meravigliose sorelle: Panarea,  che è un  balcone affacciato sulla vista dello Stromboli a regalare sempre splendide scenografie spesso accompagnate da eruzioni fantasmagoriche con rombi e fuochi rosseggianti che squassano la notte

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Panarea è la più antica isola delle Eolie, gli isolotti che la circondano sono  quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino  vulcanico oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento.

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questo incredibile ambiente sottomarino e ambitissima visita di sommozzatori, si chiama Capo D’Acqua

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antri, oscure caverne e improvvisi giochi di luce raccontano lontani misteri

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il suo nome compare per le prime volte verso la fine del VI sec. ed ha origini incerte, risalendo dalla parola greca  Panaraion si ipotizza “Pan” tutto, completamente, “araion” funesto, maledetto, il che farebbe presumere di una qualche grande tragedia che ha coinvolto anticamente l’isola, la cui storia non giunta fino a noi, o a molti naufragi che avrebbero potuto causare gl’  infidi scogli che circondano l’isola 

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frazione del comune di Lipari, conta 241 abitanti,  il suo principale approdo è il paese di  San Pietro,  visibile in un suggestivo scorcio dal mare, l’isola comprende anche altre due località Ditella e Drauto

                                                Gli isolotti

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 gli spettacolari speroni rocciosi  che emergono dalla piattaforma vulcanica hanno nomi particolarilarissimi come questo che è forse il più suggestivo Dattilo, deriva dal greco daktylos (dito). Pare che l’imponente scoglio tragga tale nome da un pinnacolo a forma di dito che si vede a sinistra guardando da Panarea. 
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Spinozzo il cui fantasioso nome: “cespuglio di spine”magari derivato dall’asprezza della roccia,  è affiancato dall’isolotto Basiluzzo  dal greco basileus :  re, quindi questo minuscolo isolotto è  il re del piccolo arcipelago e non se ne comprende il motivo!🙂 forse qui le gerarchie non sono dettate dalla grandezza!

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in questo favoloso tramonto l’isolotto Dattilo, ha sulla sua destra il Liscanera  nome dovuto alla sua forma allungata che richiama quella di una lisca di pesce

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Bottaro la sua forma bombata lo fa appunto assomigliare ad una botte

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Lisca bianca ( l’antitesi di Lisca nera) cui il colore bianco è dato dalle fumarole che ancora emergono dall’attività vulcanica residuale sottomarina. L’acqua quando il mare è calmo con un sommesso gorgoglio:“bolle”.

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 i Formiconi, sono i resti  dall’impianto vulcanico base sottomarino,  che andarono soggetti, nei millenni dei millenni, a imponenti collassi e a erosioni del mare.

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a guardarla così distesa, purissima nell’azzurro, abbracciata mollemente da spiagge candide Panarea può essere  contemplata come una piccola dea

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Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate in magnifico contrasto con il blu del mare

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un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata

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 formano panorami sempre diversi e suggestivi

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Panarea fu abitata già in epoca  preistorica come testimonia il villaggio dell’ età del bronzo XIV sec.a.C. sul promontorio di Punta Milazzese, a sud-ovest dell’isola.

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La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo  facilmente difendibile, ne fece un luogo ideale per l’insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne,

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sono stati ritrovati materiali d’origine  micenea a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall’arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo.

Salina

 

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chiudo questo primo excursus sull’isola di Panarea con l’immagine di due visitatori speciali, ma che è facile incontrare, ammirandoli nelle loro spettacolari evoluzioni

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ma  saluto ultimo è ancora col cielo che va incupendo e che riporta il colore rosso-aranciato di questi incredibili tramonti.
Ventisqueras

1 ) Parco Naturale provinciale dell’Adamello-Brenta-Trentino-Lombardia- I laghi-Provincial Park Adamello-Brenta-Trentino- Lakes –

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Che fai, tu luna, in ciel?  dimmi che fai. Silenziosa luna?

                                                          Giacomo Leopardi

Territorio d’argento

La notte
infinite scintille di nulla
suppongo
una vastità inconsulta,
territorio d’argento
dove la luna è regina

dopo
esiste solo il mistero

      Ventisqueras

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sembrano porre domande all’eterna viaggiatrice dello spazio le rosse guglie dolomitiche del gruppo Brenta, mentre la grande lampada celeste ieratica regna e prosegue la sua grande ronda notturna

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sarà forse  l’alba a svelare il mistero della vita?

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sulle cime innevate dei gruppi montuosi Adamello-Presanella tra vapori rossastri

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 l’astro diurno incoronato da raggi dorati va abbracciando il nuovo giorno

Il Parco Naturale Provinciale Adamello-Brenta istituito nel 1967 è la più vasta area protetta del Trentino, si estende a occidentale tra la Valle di Non e  la  Valle di Sole su un territorio di 630 km quadrati, che comprende uno dei più grandi ghiacciai d’Europa. I due gruppi sono ben definiti per conformazione geologica e morfologica. le rocce calcareo sedimentate del Gruppo Brenta e le rocce intrusivo cristalline del gruppo dell’Adamello, questo varietà ha favorito lo sviluppo naturale di endemismi in una straordinaria proliferazione di specie vegetali diverse, talvolta uniche

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circa un terzo della superficie del parco è coperta da boschi e foreste, che nella fascia altimetrica più bassa sono sostituite da una grande varietà di latifoglie1-P1020561

questa prima parte della visita al Parco la voglio dedicare ai laghi di cui è ricchissimo il territorio, considerando anche i piccoli se ne contano oltre 80 !!! ne ho visti solo una minima parte e di alcuni non ricordo più nemmeno il nome ma sono più che sufficienti ad illustrarne la bellezza e la diversità  ( oltre naturalmente al lago di Tovel il più famoso, cui ho dedicato due post )

4074-1024x664uno dei più belli è il lago Ritorto nei pressi di Madonna di Campiglio in Val Rendena a m 2055 s.l.d.m.

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le sue acque  sembrano da un attimo all’altro precipitare a valle, incredibilmente azzurre limpidissime. Nel territorio è famoso Il giro dei 5 laghi, questo è il primo

lago neroil Lago Nero fa parte dei ” magnifici 5″ posto in un ambiente severo e mistico a 2233 m. s.l.d. m.i suoi colori all’alba tolgono il respiro

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più in bassoil Lago di Lambino m 1768 strettamente racchiuso fra le rocce

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i Laghi   Gelato e Serodoli   fanno coppia a distanza di pochi metri  uno dall’altro viene considerato come una unità, la sua altezza è  di  2376 m.s.l.m-e presenta vedute incredibili quandi gela o quando il tepore del disgelo lo contorna di miriadi di romantici soffioni

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labili e lievi come i sogni  suggestionano col  riverbero sempre candido delle montagne

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nell’ascesa s’incontrano le variegate specie della flora alpina, qui si sorprendono abbracciati alle rocce colorati cespugli di rododendri

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incantevolmente luminoso il lago di Nambino1619469_m

ci accoglie con la varietà delle sue favolose sceneggiature

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una grande sensazione di serenità e pace non ci abbandona mai nel camminare, si respira l’aria di un mondo magico e puro, vorremo  che questa sensazione restasse sempre nell’animo  per essere sicuri di poter affrontare meglio i contraccolpi della vita

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e ancora serpenti d’acqua che sbucano fra le rocce, illeggiadrendole

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i cespi di alisso sembrano gocce di sole splendenti e allegri

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a incoronare questo piccolo specchio d’acqua maestose montagne e grandiosi abeti in contrasto di colori

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ravvicinate in un particolare molto suggestivo

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è il naturale regno delle stelle alpine

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il Lago di Aviolo  è un bacino lacustre semi-artificiale  posto a 1.300 m s.l.m. a Edolo nella Val Paghera provincia di Brescia

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” preziosa perla in più prezioso scrigno”

così lo scrittore e Poeta Antonio Fogazzaro  definiva il Lago di Molveno 

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gioiello del parco Adamello-Brenta

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e rinomata stazione turistica in provincia di Trento, vi si specchiano le Dolomiti in una immagine da cartolina, per un contesto naturale considerato un esempio di gestione del territorio

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formatosi naturalmente circa 4000 anni fa a seguito di una imponente frana

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spettacolare e leggiadro nel suo abito  invernale

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al lago di Molveno dedico questo ciuffo di nontiscordardime…certa che sarò io a non dimenticarmi mai di lui!

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altri laghi nel territorio del Brenta quelli quasi  comunicanti di San Giuliano e di Garzoné

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e il San Giulianino in una incantevole visione autunnale con l’imbiondire dei larici a incorniciarlo facendone risaltare il suo cromatico colore blu

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di questo che è poco più di una pozza d’acqua lo spettacolare riflesso delle rosse guglie dolomitiche sembra soffocare il cuore rapito da tanta Bellezza

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per salutare questi luoghi incantati una visione irreale al tramonto del Parco dei laghi alpini

«Qualcosa è nascosto. Vai a cercarlo. Vai e guarda dietro i monti. Qualcosa è perso dietro i monti. Vai! È perso e aspetta te».

Rudyard Kipling

 

Ventisqueras

 

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