7 ) In cerca dell’Est-Trieste e la sua romantica italianità-Trieste and its romantic Italian style

 

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L’alabarda d’argento è simbolo di Trieste,  lo troviamo difronte al mare nella Piazza Unità d’Italia, secondo la leggenda San Sergio partendo dalla città per l’evangelizzazione profetizzò la sua morte per martirio, dicendo che quando questa fosse avvenuta avrebbe mandato ai fedeli un segno. Nel giorno in cui fu ucciso ( Persia nel 336 ) cadde dal cielo in quella che allora era chiamata Piazza Maggiore  una alabarda d’argento, tutt’ora conservata nella Cattedrale di San Giusto, pare sia inattaccabile da qualsiasi agente corrosivo o che ne offuschi la lucentezza

                                              Il viaggio

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.
Cesare Pavese

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Trieste vista dal Carso :una striscia di terra stretta contro al mare a guardarla dall’alto ti si stringe il cuore, ad ogni battito dice ITALIA !!!

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commemorazione della data del ritorno definitivo della città all’Italia col passaggio della pattuglia acrobatica dell’aeronautica italiana “Le frecce tricolori

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                                                  26 ottobre 1954

le truppe americane lasciano il “Territorio Libero di Trieste” così proclamato dall O.N.U. in attesa del trattato ( inglorioso, dico io ) che riconsegnò alla Patria solo una parte dei territori che sarebbero storicamente dovuti esserle annessi,  le truppe di terra dal varco di Duino e dal porto la Marina Militare entrarono in città accolti da tutta la popolazione commossa, felice, festante. L’Amerigo Vespucci, il nostro vascello dei sogni era in rada per partecipare al generale tripudio

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ed ogni tanto vi ritorna illuminando di tricolore il glorioso trealberi. Ho parlato di romanticismo nell’italianità triestina perché l’irredetismo popolare ha ricordato i moti rivoluzionari carbonari che portarono all’Unità d’Italia ( immagini prese dal web)a5

  crocevia di mondi latini, tedeschi e slavi è una città dai molti confini, non solo geografici, ma anche culturali e storici

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sul molo “Audace” chiamato così dal nome della nave da cui sbarcarono i Bersaglieri, primo corpo dell’ Esercito Italiano a toccare il suolo di Trieste nel 1918 una prima volta irredenta e liberata dopo la vittoria sull’esercito austroungarico che la occupava, due statue rappresentano i due diversi momenti storici del ricongiungimento all’Italia

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un bersagliere con le piume al vento che porta il tricolore, e”Le ragazze di Trieste ” due sartine che cuciono la bandiera italiana, ricordano le varie e complesse vicissitudini storiche  dopo l’occupazione nazista e in seguito quella di Tito del 1954t5_trieste_scultura_al_molo_audace_4e902c80ea4c9_20111008_125704

installate nel 2004, le due statue furono realizzate dallo scultore Fiorenzo Bacci, in occasione del 50 anniversario della liberazione

                                                      La borafoto_friuli_008_trieste_bora_nel_golfo

                                           Il vento, il vent0

lettere d’avorio che sillabano il sempre

le scompone il vento folle

folle di mille voci urlanti e mille.

Nessun capiva l’aspro profumo che saliva dal mare

il vento, era il vento che ti faceva tremare.

Sole rosso  dentro la sera racchiudeva un frutto

folle la sua preghiera

Ventisqueras

soffia fortissimo il vento di bora da ottobre a marzo, arriva da est e da nord con una furia irriverente che lungo i secoli ha portato con se il richiamo ad antiche leggende, che ci raggiungono da un territorio antico, quello delle popolazioni illirico-istriane dell’età del bronzo

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la bora è la storia stessa di Trieste, la Tergeste romana crocevia commerciale con l’Est definitivamente colonizzata nei primo  secolo a.C.Soffiava forte nell’era Bizantina, come in quella Longobarda, che allora come ora porta con se il detto:bora_miramare1

” la bora nassi in Dalmazia, la se scatena a Trieste, e la morì a Venessia!( nasce in Croazia, si ferma e si scatena a Trieste e muore a Venezia)

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alla potentissima Repubblica della Serenissima, avversaria dichiarata da sempre di Trieste, questo detto popolare pensò bene di lasciare gli ultimi sospiri del “suo” vento!La città si affidò nel 1382 alla protezione austriaca e Venezia non fece più paura

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Così gli Asburgo si guadagnarono una bella fetta di storia tutta triestina, in tre secoli la città si sarebbe trasformata nel principale scalo dell Impero superando del tutto la rivale Venezia.Il periodo del maggior splendore fu nel 1719 quando Carlo VI concesse alla città lo stato di Porto Franco

      Il Caffè degli Specchi e Piazza Unità d’Italia           trieste_650x435certo Trieste è una città ben strana se si lascia raccontare da un vento e da un Caffè ( sia pure con gli specchi!!! ) ma se questo Caffè si trova in una delle piazze più belle d’Italia ( e se dico d’Italia dico anche del il resto del mondo!  ovvio) che ha scenari di magie  diurne e notturne, tutto diventa semplicissimo e plausibileinformazioni-turistiche-trieste

forse anche la luna si è accesa come un lume a falce calante opera di un grande design e non tramonta mai, sta infissa lassù chiodata da una stella

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atmosfere della “mitteleuropa” ancora si conservano  in queste caffeterie triestine, dove ai cittadini piace sedersi all’aperto respirando aria di mare

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l’antico di Trieste non muore mai, tutti lo sanno ed ancora si racconta di una città che ha visto arrivare gente da ogni parte:tedeschi, slavi, boeri, greci, ebrei

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caffe-tommaseo_1092681ed eccolo il famosissimo Caffè degli specchi che ha visto a conciliabolo grandi menti dell’8oo

caffe-platti-torino-interno Joyce, Rilke, Umberto Saba, Italo Svevo, intenti forse a discutere di mondi che stavano per finire e di futuri incerti che stavano cominciando

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A Trieste ove son tristezze molte,
e bellezze di cielo e di contrada,
c’è un’erta che si chiama Via del Monte.
Incomincia con una sinagoga,
e termina ad un chiostro; a mezza strada
ha una cappella; indi la nera foga
della vita scoprire puoi da un prato,
e il mare con le navi e il promontorio,
e la folla e le tende del mercato.

tratta da ” tre vie di Trieste ” di Umberto Saba

ho scelto questa vecchia foto per rappresentare questo testo straordinario  di un Poeta per me troppo sottovalutato, le sue parole si leggono tra le pietre dell’erta come canto d’amore per la sua Trieste

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nata nel 1869 la Barcolana  è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste nella seconda domenica di ottobre.E’ una delle regate più affollate al mondo, ne detiene il record con la partecipazione nel 2001 di ben 1968 imbarcazioni.

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lo spettacolare passaggio in parata difronte al castello di Miramare ( le immagini della Barcolana sono prese dal web)

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si va facendo sera e Joyce sembra un qualunque turista  ammirato guardare dal suo monumento nel Canal Grande l’avvicinarsi del tramonto

barcolanal’aria s’accende di rosso e una vela passando ne raccoglie tutto il bagliore.

lo so, è riduttivo parlare di Trieste solo con un post,  le cose da vedere e da raccontare sarebbero moltissime, ma questa volta la mia sosta di un solo giorno non mi ha permesso di documentare molto, sorry, sarà  per un nuovo ritorno🙂

Ventisqueras

5) Parco Naturale Adamello-Brenta- ( Trentiino Alto Adige ) La flora, la fauna – Sognando la primavera- The flora, the fauna- Spring dream

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cucù! he he, in questo post si parla anche di me! mi sono appena svegliato dal  letargo invernale e do’ un’occhiata per vedere com’è cambiato il mondo!

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i crocus sono fioriti e c’è già chi si da un gran d’affare intorno!

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ricca e interessante la presenza nel Parco dei roditori: tra i più diffusi e caratteristici lo scoiattolo ( Sciurus vulgaris ) sempre così impegnato a correre di qua e di là alla ricerca del cibo

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sorpreso e sulla difensiva….

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….. quasi invisibile mimetizzato tra le foglie

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the! un’altro curiosone!

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qualche bacca colorata fa festa nel bosco

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il gelo dell’inverno è ormai quasi dimenticato

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anche se in lontananza le nevi eterne dei grandi ghiacciai scintillano al sole, i prati colonizzati dai” soffioni ” sembrano nuvole cadute giù soffici e vaporose dal cielo, innalzando odi alla primavera

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il candore della neve si trasforma in quello abbagliante degli anemoni

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dalle loro tane tra i prati buffissime e simpaticissime sbucano le  Marmotte ( Marmota marmota)

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la tradizione popolare le vuole lente e imbranate ( infatti ad una persona che si trastulla si dice ” ma muoviti marmotta! “)

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e va beh, sì, stanno piantate diritte davanti alle loro tane, io le trovo piuttosto  curiose  e attente a far la sentinella alla loro proprietà, più che essere  sfaticate!

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mentre gli immensi prati alpini si ricoprono di ranuncoli gialli

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la neve che si scioglie dai ghiacciai torna a chiaccherare tra il muschio e i sassi

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per poi raccogliersi a formare le mille meravigliose cascatelle e cascate ( questa è quella del Pison )

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i laghi e i laghetti ripetono la grande suggestione dei riflessi tra i fioridsc03798

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muscari e genzianelle talvolta rubano il loro azzurro colore

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della specie lugomorfi  fa parte la  lepre comune ( Lepus europaeu )   che non sfata affatto il detto” corre come una lepre” in  questo caso se la dà a gambe come una lepre! 

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mentre la splendida e paciosa   lepre alpina (lepus timidus )  proprio come recita il -timidus- della sottospecie, sembra non voler allontanarsi dal suo morbido e candido cuscino di neve, forse l’unico ancora non disciolto dal solepost-3366-1153901369

e visto che stiamo parlando di candore  quello della campanula pelosa è abbagliante

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L’avifauna annovera numerose specie tipiche dell’ambiente alpino: primi tra tutti i galliformi, rappresentati dalla pernice bianca( Lagopus mutus)   qui in montagna conosciute anche come” angeli”  e questo volo tra l’oscuro degli alberi ne giustifica il delizioso soprannome

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il nuovo colore dei prati si fa suono fra gli alpeggi,

suono lontano di campana

suono del silenzio che negli orecchi risuona

langue, si fa del paradiso: scena.

Ventisqueras

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con questo straordinario ciuffo di rarissimi fiori ( ancora una sfida per gli amanti ed esperti della flora alpina ) il mio arrivederci dal magico mondo del parco Naturale dell’Adamello-Brenta ;.)

6 ) In cerca dell’Est- Ritormo a Miramare-Trieste- ( Friuli-Venezia-Giulia) Looking East-Back to Miramare

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come un grande vascello candido il Castello di Miramare, quello che doveva essere il nido d’amore di Carlotta e Massimiliano D’Asburgo,  sembra ancora attendere i due sfortunati amanti per salpare con loro verso il largo e trovare in un’altra dimensione i loro sogni

                                    Ritorno a Miramare

https://ventisqueras.wordpress.com/2014/03/23/miramare-bianco-gabbiano-in-volo-sul-golfo-di-trieste-miramare-white-gull-in-flight-over-the-gulf-of-trieste/

se interessati, in questo primo post su Miramare potrete trovare tutti dettagli storico-culturali che riguardano il Castello e i suoi ospiti nel tempo

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Il viaggio

Dal mio quarto piano sopra l’infinito, nella plausibile intimità della sera che scende, alle finestre verso lo spuntare delle stelle, i miei sogni viaggiano in sintonia con la distanza evidente per i viaggi verso paesi sconosciuti, o immaginati o soltanto impossibili.
Fernando Pessoacastello-di-miramare-3

mi è impossibile viaggiando verso Trieste non soffermarmi qui per l’ennesima volta…uno sguardo dall’interno del Castello-Museo: una finestra che incontra il mare ed ancora i battiti del cuore accelerano e il tempo va a ritroso                                            16531925144f26bc21f1582                                                    Red passion

giovani, belli, innamorati…fu questo a far preferire il colore rosso della passione per arredare il loro nido ? ho immaginato, nella pazzia di Carlotta che è morta aspettando il ritorno dell’amatissimo Massimiliano,( fucilato in Messico, e da lei mai creduto morto) vagando da una finestra all’altra tra il rosso dei tendaggi e il rosso del tramonto

Impazzire d’amore ( A Carlotta D’Asburgo )

Vele rosse
con la marea che avanza
vele rosse
sottovento pensieri alla deriva,
chiodati alle alberature
da albatros fantasma

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Interni del Castello di Miramare

toccano come dita umide
le alghe la fronte
il succo amaro della riva avanza
lontana e prossima mai abbastanza

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ha la prua
un grifone d’argento
rosso e oro il cielo del tramonto
rosso, oro e argento

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dondola un  suono di campana
è il tempo che batte rintocchi
fermo alle unghie rotte
del giorno e della notte

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nulla contro nulla
i piedi toccano la terra-rumore di sangue
in punta di miele d’acacia e  di coltello-
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irreale scogliera- l’ultima-
tra i boschi la ghiandaia nera-nera
nel nido si rinserra, d’infinito canta
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si elevano gli occhi e la schiena
le combinazioni danzanti nelle costellazioni
contendono lacrime di stelle sui tappeti rossi delle nuvole
ogni giorno spazzolati dagli ultimi raggi del sole

mi mancano i ginocchi e le parole.

Ventisqueras

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uscendo all’aperto il candore accecante del castello per un istante fa dimenticare la tragedia appena passata come un’ombra sugli occhi

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Trieste, Italy --- Stairway at Castello di Miramare --- Image by © Elio Ciol/CORBIS

la fantasioa e insieme austera architettura dei giardini scendendo giù al porticciolo, mi ricorda visioni di tappeti rossi stesi per l’arrivo di ospiti importanti, fra cui la Principessa Sissi ( Elisabetta d’Austria )

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anche lei vittima della maledizione della sfinge che vuole gli ospiti illustri morire prematuramente di morte violenta

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eppure allo sguardo è un rilassante incanto di bianco-verde-ocra…..

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nello sfondo la sfinge trafugata dall’Egitto, in posa ieratica fa subito sentire forte la sua maledizione

“da le animose tavole: una sfinge
l’attrae con vista mobile su l’onde:”

Giosuè Carducci da Miramar

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solo qualche gabbiano impavido sembra non curarsene

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( i risultati si vedono! ben le sta, ha ha)

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ad ogni angolo si trova uno spunto diverso e gentile

5393890279_55c0cae350_z Le statue  del parco

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immemori e immote si offrono volentieri allo sguardo ammirato

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un perfetto   sguardo sull’orizzonte senza scorgerne la finefoto_castello_miramare_050

” sursum corda”

foto_castello_miramare_069            dal ” Castelletto” un cannoncino minaccia, non si sa bene che cosa

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“O Miramare, a le tue bianche torri
attediate per lo ciel piovorno
fosche con volo di sinistri augelli
vengon le nubi.
Miramare, contro i tuoi graniti
grige dal torvo pelago salendo
con un rimbrotto d’anime crucciose
battono l’onde”

Giosuè Carducci da Miramar

perché tanta bellezza lascia infondo al cuore tanta tristezza?

Ventisqueras

2 ) San Gimignano dalle belle torri ( Siena ) L’Arte, La Storia-San Gimignano the beautiful towers-history, art

dedicato all’amico Chgo John con l’augurio che possa esaudire presto il suo desiderio di visitare San Gimignano🙂San Gimignano is a small walled medieval hill town in the province of Siena, Tuscany, north-central Italy

Nel primo post su SanGimignano ho aperto con  immagini dell’alba, qui, per introdurci al suo interno c’è la magia delle luci notturne

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e…se ci fosse la luna?

   s’accende la lampade celeste

framezzo alla seta del cielo

che nasconde

tra le sue pieghe  stelle e segreti

chiedendo alle pietre antiche

un varco per l’eternità

Ventisqueras

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i grandi monumenti con la luce artificiale che si riflette sulle pietre antiche acquistano un particolare colore ocra che ne acuisce il fascino, in questa immagine risaltano  le torri degli Ardinghelli, la Torre Grossa e la torre dei Becciduomo-collegiata-platz-in-san-gimignanoquella degli Ardinghelli fu una delle due famiglie dominanti dell’epoca, il palazzo e le torri si trovano all’angolo fra piazza Duomo e piazza della Cisterna

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quando si spegne la notte le pietre continuano a brillare di luce propria, con le torri degli Ardinghelli (rigt), e il palazzo e torre Pellari ( left)

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ecco ancora l’eleganza snella delle torri perforare l’aria come un dardo scagliato dalla storia contro il tempo

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le famiglie potenti erigevano le proprie torri e si gareggiava in bellezza,  ma soprattutto il potere del casato era provato dall’altezza, gli Ardinghelli e i Salvucci , le famiglie più importanti dell’epoca avevano anche le torri più alte

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nonostante l’espresso divieto del 1225 le due torri erano ben più alte dei 52 metri della torre Rognosa ( quella del Palazzo Comunale ) ogni torre aveva un proprio nome, in risposta a quelle gemelle della famiglia Salvucci, appena poco più lontane, per questo furono più tardi” scapitozzate” ( abbassate ) ed oggi si ergono a poco più della metà dell’originale.( anche nel medioievo esistevano gli abusi edilizi…ha ha)

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questa chiamata la Torre del Diavolo ha una leggenda da raccontare,

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pare che durante l’assenza del proprietario in una sola notte fosse cresciuta il doppio della sua altezza

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e che sia stato il diavolo,  costruendola di pietra più scura per differenziarla da  tutte le altre torri

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sembra però avesse un’ influenza malefica su chi vi si poggiava anche soltanto con una mano.( alla larga, allora brrrrrrr!!! )

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nelle adiacenza si trova quella che può essere considerata il salotto buono dell’antica città,

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la suggestiva costruzione è in travertino sormontata da una monumentale  ”  vera di Pozzo ” su pianta ottagonale,

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un centro di aggregamento ideale per i visitatori: Piazza della Cisterna,

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che prende nome dalla grande cisterna posta al centro della piazza come lo fu nei tempi medioevali per i cittadini. Lo spettacolo degli storici palazzi e torri che la circondano è irripetibile, e vi si vive un’atmosfera irreale

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nell’antichità fu  anche palcoscenico per feste e tornei. L’attuale sistemazione risale al Duecento secondo le disposizioni del comune, a quei tempi Ghibellino

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che si ripetono anche ai nostri giorni con manifestazioni in costume

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è un ambiente particolarmente raffinato e romantico

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tutta la città, in cui si può circolare solo a piedi, è un unico grande salotto, in cui il tempo non conta e si vive come il un film del  passato senza fretta, al rallentatore

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guardando da questa finestra dalle belle bifore si spalanca un mondo incredibilmente lontano e insieme  tattile

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concludo questo post con la tavola del duecento rappresentante San Gimignano patrono della città che tiene amorosamente tra le mani per proteggerla,( si trova nella pinacoteca del Palazzo nuovo del Podestà) ci sarebbe da fare una marea di post per descrivere tutta l’arte e la storia di questa magnifica cittadina, purtroppo vi devo dare solo una visione superficiale,ma spero abbastanza evocativa

un saluto

Ventisqueras

5) In cerca dell’Est- Sistiana-L’incantevole baia e la sua storia millenaria-Trieste.-( Friuli Venezia Giulia) Sistiana- the charming Bay and its history

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img_0929e finalmente come una magica visione in uno sbuffo di foglie rosse appare in lontananza il castello di Duino, la meta è raggiunta è ora di tornare

0 è scesa la notte, e il rosso del tramonto lentamente colma di luci sempre più scure la riva del mare, con me saluta questo piccolo-grande angolo di paradiso

Ventisqueras

1 )-San Gimignano- Siena – ( Toscana ) la città dalle belle torri- visioni dall’esterno-the city of the beautiful towers-views from the outside

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castel_sangimignano1nello spettacolo di un favoloso tramonto si stagliano le torri di San Gimignano, miraggio di un tempo antico che di bellezza fece incetta e canto

  Muto è il tempo

Muto è il tempo che scavalca l’ombre

si tace e non risponde

ma per lui la storia canta e si veste dei colori

delle belle torri che in San Gimignano

sulla bocca della sera, di un tramonto rosso

si fanno bandiera

angeli o demoni cosa saranno, quegli stracci

di nubi sfilacciate che ramazzano l’orizzonte?

In quest’ora del vespero la terra è fatta di cielo

non ha nido la notte e tacciono le stelle

muto è il tempo che scavalca l’ombre.

               Ventisqueras

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visione o sogno? le colline toscane sono tutto questo, e forse nei  pressi di Sangimigrano raggiungono la loro perfezione

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compensati dai raggi del sole che penetrano come oro liquido negli spettacolari chicchi d’uva da cui spremuti, ha origine la favolosa Vernaccia di San Gimignano nettare prezioso di questi filari perfettamente allineati

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L’origine del nome Vernaccia è piuttosto incerto, probabilmente prende il nome dal latino vernaculum (=del posto), altre ipotesi, come quella del poeta seicentesco Marchio Lucidi farebbero discendere il nome da Verno, gelido. Secondo il Vocabolario Treccani deriva invece dal toponimo Vernazza, borgo delle Cinque Terre, ove veniva prodotto un vino dallo stesso nome sin dal Medioevo.

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. alla fine del sec XIII la Vernaccia era già un vino pregiato Dante nella Divina Commedia aggirandosi tra i golosi del Purgatorio, incontra Papa Martino IV reo di essere stato vinto troppo spesso dalla voglia di Vernaccia ( ‘mbriacone ha ha  ) “ e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia” (Purg. XIV,19-24)

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per motivi di lavoro percorro sovente questa strada in ogni stagione e spesso mi fermo per immortalare  qualche visione che mi urge negli occhi, beh, potrei passare dalla superstrada sarebbe più agevole, ma preferisco alzarmi un’ora prima e non privarmi di questo insuperabile spettacolo. In autunno, quando già si è vendemmiato e le foglie delle viti ingialliscono coprendo d’oro i fianchi rotondi delle colline. nella solenne e splendida solitudine in’alto San Gimignano troneggia, sembra non lasciare nulla al caso che non si chiami perfezione

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anche i girasoli quando cominciano a chinare il capo e ad intristire formano superbe macchie di colore

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sul far della sera il sole ci saluta dai tetti dei magnifici rustici in pietra, talvolta sbuffi di nuvole rosa fanno l’atmosfera surreale

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lo spettacolo dei colori che cambiano lascia senza respiro

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stessa  meraviglia ci coglie salendo dal versante senese

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e ogni più piccolo dettaglio sembra posato  dalla mano di un grande artista in totale armonia con ciò che l’uomo ha creato

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ci stiamo avvicinando lentamente alla straordinaria  città  cristallizzata in vestigia medioevali, premiata dall’ Unesco come patrimonio universale dell’ umanità,  

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al tempo del suo massimo splendore era una tappa ( Mansio)  della storica via Francigena  che Sigerico arcivescovo di Canterbury percorse di ritorno dal suo pellegrinaggio a Roma  verso l’Inghilterra nel 990/994 circa 

Vom Torre Grossa, dem höchsten Turm im Manhattan des Mittelalters, ist der Blick auf die Stadt und die Umgebung gigantisch.

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fu lui per primo a chiamarla Sce Gemiane dal nome di un santo cui era particolarmente devoto e che ora è patrono della città.

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Avvicinandoci si fraziona l’intero, emergono e si stagliano i contorni, mi colgono emozione e stupore, come la prima volta che la vidi da bambina

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altere nella loro veste di pietra le torri ci parlano nel loro linguaggio arcano, ormai delle 72 storicamente costruite ne restano soltanto 16, e questo ci fa pensare come doveva presentarsi il panorama di allora!

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da ogni angolazione le torri esaltano tetti artisticamente irregolari

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in una sera di nebbia restai attonita ad osservare, ero convinta che da uno dei vicoli potessero uscire cavalieri medioevali con l’armatura argentata e la spada sguainata, non per battagliare ma per cacciare la nebbia che m’infastidiva…ma che razza di idea, ha ha ha

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epperò! dovete ammettere che non del tutto vaneggiavo! ebbene li avevo visti i cavalieri poco prima, guerreggiare in in affresco medioevale del Palazzo Comunale sì, sì!

in questo post ho voluto che tutto il fascino dei diversi panorami fossero in grado di condurvi per mano all’interno della città: parlerò di storia ed arte,  nel grande splendore che contorna questa meraviglia toscana e universale, visitata ogni anno da una moltitudine di turisti provenienti da ogni angolo del mondo🙂 a presto, allora

Ventisqueras

 

4 ) In cerca dell’Est- Duino e il Castello dei Grandi Artisti-Trieste-( Friuli Venezia Giulia)-The Castle of the great artists

Il viaggio

La vita è ciò che facciamo di essa . I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.
Fernando Pessoa

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Impavido sulla rotta del vento  costruito sulle rovine di un avamposto romano, ingloba una torre del XVI secolo, A strapiombo sopra  una roccia carsica  sfida secoli e ricordi gloriosi è il Castello di Duino

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un panorama incredibile lo ha fatto meta nei secoli di visitatori eccellenti, si dice abbia soggiornato qui anche padre Dante, certo avrebbe potuto  ispirargli qualche canto del Paradiso  :-)!

                  Piccoli ricordi di perla

3 ) In cerca dell’Est- Grado, l’isola del sole- Friuli Venezia Giulia-Looking East-Grado, the sunny island

                                                         Il viaggio

E’ ben difficile in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria

                      Voltaire

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Grado anticamente era il porto diAquileia la città romana fondata nel 181 a c e sede delPatriarcato, i romani la elessero a barriera contro i Galli e a base di rifornimento per l’esercito

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in seguito la città si estese  divenendo in tempi di pace città ricca e fiorente con grandi templi e palazzi,  vi sono stati ritrovati mosaici meravigliosi
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questa è la ricostruzione di Aquileia nel massimo splendore, ovvio che ci vorrebbe un intero post da dedicarle, vi sono stata molte volte e le conosco benissimo, ora vi ho solo fatto una breve sosta di passaggio per la laguna e Grado, ma certo non potevo tralasciare di menzionare quella che viene considerata la  maggiore zona archeologica romana di tutta l’Italia settentrionale, ora non ho modo per ben documentarla, forse una volta o l’altra lo farò

Passano i secoli sopra uno specchio di pietra

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ecco che finalmente arrivo a parlare della città di Grado, detta anche L’isola del sole, o per particolari ragioni storiche La Prima Venezia, nella foto aerea presa dal web si vede perfettamente la strada-diga che da Aquilea tagliando in due la laguna conduce all’isola, sulla sinistra si nota la grande spiaggia, sotto in particolare

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famosissimo centro turistico e termale conta circa 8.000 abitanti  ed è sito in provincia di Gorizia

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i suoi tramonti sono micidiali, credo sia la sua posizione a favorire questi colori così intensi

grado1-200x300raggiungere l’isola “all’or di notte” credo sia un’esperienza consigliabile, se ne assaporano tutte le suggestioni

Grado

ancor meglio se in barca dalla laguna. Questo mi fa pensare alla sua colonizzazione avvenuta attorno al 452, quando molti abitanti terrorizzati dalle orde degli Unni  guidati da Attila, cosiddetto a ragione ” flagello di Dio”, vi cercarono rifugio

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in quei secoli cruenti si susseguivano le invasioni barbariche, nel 568 fu la volta dei Longobardi, e il Patriarca Paolino vi trasferì la sede del Patriarcato di Aquileia, ritenendola più sicura, la poplazione crebbe  raggiungendo un ruolo politico e religioso molto importante  lo testimoniano le maestose basiliche di Santa Eufemia e di Santa Maria delle Grazie, entrambe costruite nel VI secolo

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con i suoi magnifici mosaici di chiara ispirazione bizantina Santa Eufemia

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in questa atmosfera un po’ cupa troneggia l’estrosità rotondeggiante del pulpito

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adiacente alla chiesa il Battistero in pianta esagonale, di fianco fanno bella mostra sarcofagi risalenti all’epoca romana

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all’interno un fonte battesimale esagonale  ad immersione

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altro stupendo esempio la basilica paleocristiana  di Santa Maria delle Grazie

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con il grandioso abside ” a strati”

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e la dolcissima Madre di Dio intagliata nel legno

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alcuni scorci della città vecchia. La città lagunare venne fortificata prendendo il nome di Nova Aquileia, restò nell’ambito bizantino, mentre il resto del Friuli, Aquileia compresa rimase sotto il dominio dei Longobardi

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grado-old-townnell’857 Grado fu minacciata dal mare dai pirati della Dalmazia , fu salvata da una battaglia navale che si svolse nelle acque difronte all’isola vinta dalla flotta  di Venezia giunta in loro soccorso

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i gradesi sono molto attaccati al loro diaketto che spesso viene considerato una vera e propria lingua

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dal 1946 si svolge  un festival della canzone dialettale gradese, e nella cittadina c’è anche un teatro dialettale popolare che propone testi di autori locali

grado_laguna_10luglio04_02Abbiamo perso ancora questo tramonto

nessuno ci vide questa sera con le mani intrecciate

mentre la notte azzurra cadeva sopra il mondo

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2 ) In cerca dell’Est-Grado e le sue isole-( Friuli Venezia Giulia ) Looking East-Grado, and its islands

                                                Il viaggio

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.I loro desideri hanno la forma delle nuvole

Charles Baudelaire

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trasportata dalle acque, fu ritrovata intatta fra i rami di un olmo nei pressi delle capanne abitate dagli eremiti

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fu considerato un evento miracoloso e venne  edificato in suo onore e

ringraziamento questo bellissimo santuario che presenta numerosi

richiami all’architettura orientale,la statua lignea della Madonna

col bambino è opera di scuola friulana fine 400

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El  perdon de Barbana caratteristico e festoso pellegrinaggio di barche che si svolge ogni anno la prima domenica di luglio partendo da Grado, portando in processione la Madonna degli Angeli custodita nella basilica di Grado, che precede il corteo sulla  imbarcazione chiamata la “Battella
l’origine del pellegrinaggio risale ad un voto fatto dalla comunità gradese in seguito alla pestilenza del 1237, il nome Perdòn de la Barbana deriva dalla consuetudine di accostarsi, con l’occasione al sacramento della confessione

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ed ecco la ” battella” finalmente in vista del santuario ( immagini della processione di barche sono  prese dal web )

                            I casoni 

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antiche abitazioni di pescatori o cacciatori,

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tutte costruite con materiali facilmente reperibili nella laguna e e tutte con la porta rivolta verso oriente, con il caratteristico tetto spiovente in paglia, sono gelosamente custoditi e preservatifoci_stella

per lo più sono di proprietà  privata

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ultimamente una grande richiesta turistica ha visto sorgere piccoli Hotel nelle isolette dei casoni

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che propongono cene romantiche con lo sfondo incantevole dei tramonti lagunari, nello scorrere del tempo immersi totalmente nella Bellezza e nella semplicità di una natura che ancora concede spazi al sogno
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1 ) In cerca dell’Est- Grado e la sua laguna-( Friuli Venezia Giulia )-Looking East-Grado and the lagoon

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Il viaggio

Il viaggio come metafora della vita, nascendo inconsapevolmente ci s’incammina in un viaggio incontro all’ignoto, spesso si ha la sensazione di essere noi a definirlo cercando di raggiungere una meta, ma  sono strane le vie che ci  vengono in realtà riservate. Il mio viaggio di questa estate non è stato programmato, è  un viaggio del “non so di preciso”  che si assimila alla me stessa odierna, semplicemente cercando L’Est, luoghi  conosciuti e amati di cui sentivo nostalgia, di altri a volte, non conoscevo neppure il nome, spero ancora una volta di sucitare il vostro interesse facendomi-vi compagnia nel ricordarege98-04Grado e la sua laguna la prima meta, con la nostra stella che intinge i suoi pennelli nello spettacolo emozionale del mar Adriatico

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  si estende  la laguna, spesso un grande specchio a riflettere il cielo,da Fossanon di Grado fino all’isola di Anfora ,

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occupa una superficie di circa 90 km kq,su cui galleggiano come fiori dai grandi petali incantate isolette. Divisa in due dalla diga su cui si snoda la strada che collega  Grado alla terraferma: laguna orientale ( palù de sora) e occidentale ( palù de soto) evocando paesaggi di straordinaria bellezza

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Le origini della laguna sono piuttosto recenti. ( parlando in termini geologici)

Fino al quinto secolo nell’area infatti prevaleva la terraferma

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come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici tra cui la via romana                    che collegava Aquileia a Grado, ora coperta dall’acqua,

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ricchissima di pregiate varietà arboree fra cui prevalgono le tamerici

spettacolo a se stante quando a primavera diventano una nuvola rosa,

è anche frequentatissima ornitologicamente,

laguna-di-grado aigrette e aironi cinerini trovano qui un habitat perfetto e si dilettano

nelle acque poco profonde alla caccia del loro cibo preferito,

ma ci sono anche moltissime varietà di altri volatili stanziali e di passo

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qui i colori  giocano con la luce del giorno e vi sono sfumature difficilmente realizzabili in altri siti, sarà la profondità dell’orizzonte o le acque limitatamente basse della laguna che riescono meglio a filtrare icolori dell’iride
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nelle brume del mattino è tutto totalmente diverso, ma ugualmente affascinante, forse più misterioso, deliziati dal dondolarsi dei cigni
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si propongono sempre nuovi ed esaltanti scenari, gli occhi supiti vorrebbero che non calasse mai la notte
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                                                  ognuno è fonte a se stesso
nel limpido immobile stupore della laguna
un fluire finito-infinito
contro l’ultimo amplesso del mare
Ventisqueras
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è tutto così perfetto ed armonioso, quasi un ritorno all’eden primordiale
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 si alternano le immagini ai sogni
grado-105che vengono risucchiati nella scia dell’ultima barca che raggiunge la riva,
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 mentre qualcosa d’incredibile accade tra cielo emare…ed io penso che   è solo l’inizio del mio viaggio in cerca dell’Est…sarà tutto così magico?
Ventisqueras

7 )-Fær Øer-( Denmack ) i villaggi di velluto-le nebbie-the villages of velvet-the mists

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delle isole “orchidea selvaggia” il colore che ho scelto per rappresentarle è il rosso infuocato del ” non si sa siano albe o tramonti”, che è quello che mi avvicina ad un tempo uniforme, fermo nell’incanto della fantasia

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serpenti striscianti di nebbie chiare

avvolgono in spire il silenzio delle montagne

cullano i paesi di velluto fino al risveglio

nella notte-giorno del tempo non-tempo-

Ventisqueras

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…e le nebbie, queste nebbie a volte candide e spesse tanto da sembrare panna montata che pesano sui villaggi di velluto

800px-hestur_faroe_islands o si librano in un cielo quasi perennemente imbronciato

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emergendo dal verde fosforescente dei prati in un incantevole contrasto di tonalità

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altre  volte, cupe  a confondersi con la grande ira dei marosi che continuano incessantemente a modellare i contorni delle scogliere

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in questo tempo- non tempo che gioca

800px-church_of_vidareidi_faroe_islandsal ” ti vedo-non-ti-vedo”, e quando esce il sole, in quei brevi sprazzi di luce cambia tutto intorno

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le piccole chiese hanno ampio respiro in questo silenzio e in questa pace ovattata

2412fd9cfb3e4eaebb530fc0f82b67f9nei loro interni esplode il colore come impellente richiesta o preghiera

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a ravvivare il mistero delle nebbie

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abitati forse solo da elfi, fate

hattarvik8gnomi, folletti buoni o folletti dispettosi

f08_54067675 Trolls….o anche chissà, io qui ci vedrei bene anche Pippi calzelunghe con Mister Wilson, il suo favoloso  cavallo a pois trovando un amico in questo imponente cavallo nero

imagema soprattutto, he sì, il misterioso “Popolo dei Grigi” che la leggenda vuole alieni discesi  a bordo di una palla luminosa da lontani pianeti di ghiaccio

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esseri ostili alla natura e agli uomini che non tollerano di vivere a latitudini temperate, progettando invasione e distruzione della terra.Leggende poi non tanto lontane da noi se  nel 1988 in Siberia, durante una esercitazione di soldati russi vi fu un incontro ravvicinato con i piccoli alieni Grigi cui i militari avevano abbattuto l’astronave,  si concluse tragicamente: i cinque alieni fuoriusciti dall’astronave si fusero in un disco sferico, che, emanando un raggio accecante  trasformò i militari in un qualcosa di simile alla pietra alterandone la struttura molecolare- come riferisce il giornale russo TERNOPIL VECHIRINIY-

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(chissà forse il loro pianeta assomigliava un po’ a questa immagine) qualcosa di analogo sarebbe accaduto alcuni anni dopo nella base americana del New Mexico di Dulcey, come racconta il Dottor Michael Wolf, secondo cui alcuni alieni avrebbero risposto al fuoco dei militari USA utilizzando una sorta di energia psichica che sarebbe stata in grado di staccare di netto la testa dei soldati facendola esplodere…No comment, io riporto quello solo che ho letto ( !!!!!)

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visto che l’atmosfera si è infuocata ulteriormente ritorno al “rosso relativo” salutandovi ancora una volta dalle mie isole “orchidea selvaggia” con un misterioso cielo rosso,🙂

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Ventisqueras

 

 

3 ) Frederiksborg -Denmark- 2015-I giardini-Hillerod-The garden

                                       Barocco e Romantico
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diventa l’anima

isola dell’infinito

all’alba quando tacciono le stelle

e tremori di rugiada flettono gli steli

nei grandi giardini

la luce spezza le ali del dolore  e della tristezza

con i fiori sbocciano limpidi pensieri

Ventisqueras

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i grandi giardini del castello di Frederiksborg sono stati  recentemente ridisegnati  ( 1996 ) secondo i progetti originali del 1725 di J.C.Krieger  per volontà della Regina Margherita II  di Denmark       (Margrethe Alexandrine Þórhildur Ingrid; Copenaghen, 16 aprile 1940)   figlia maggiore di re   Federico IX  cui succedette alla sua morte nel 1972 diventando il primo sovrano donna sotto la nuova legge di successione. dai lontani tempi di Margherita Imatri_07_672-458_resize

qui giovane sposa di un diplomatico francese, il conte Henri de la Borde de Monpezat

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che bella, vero?

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dal castello si  si accede direttamente al Giardino Barocco che incarna l’ideale del XVIII secolo, caratterizzato dallo sforzo dell’uomo a controllare la natura

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le armoniose volute delle siepi di bosso  formano disegni geometrici di una perfezione assoluta, in cui si riconoscono anche i monogrammi reali

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da ogni  prospettiva  lo si osservi l’armonica bellezza  di questi giardini suscita stupore

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con boschetti, cascatelle e fiori a profusione

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la ricerca del naturale viene espressa e idealizzata dall’architettura del paesaggio del XIX secolo

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in quello che viene definito ” giardino romantico”

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in ogni stagioni i fiori si alternano, creando nuove suggestioni

Fiori di un lillà viola

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bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.

 Federico Garcia Lorca

 

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con questo piccolo battello si può fare il giro del lago lasciando che si allontanino i giardini ed il castello

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La parte settentrionale dell’isola di Siaelland una distesa di velluto verde costellata di specchi d’acqua che imitano il cielo mutevole con grandi nuvole che passano galoppando

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qui sorge Hillerod nella regione di Hovedsladen   con i suoi 37.ooo abianti, i suoi tetti a punta di città nordica, il suo riflettere all’ingiù ogni forma,

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ma soprattutto il “suo” castello di Frederiksborg divenuto simbolo ed attrazione commerciale della cittadina

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al momento della sua fondazione ( circa all’inizio del 500 ) era un’umile villaggio, ora trasformata dall’afflusso turistico in un complesso moderno e vivace,

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rimettiamo quindi piede nel ruolo che ci è congeniale quello di semplici cittadini, abbandonando il roboante mondo delle ” alte sfere” cercando qualcosa di caratteritisco per pranzare, la prima colazione? nordicamente abbondante🙂

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molto ricercato per noi italiani che al nord sentiamo particolarmente la mancanza del pane ( poco prodotto per la mancanza della materia prima, il grano) è questo tipo di pane nero ( brod) in realtà un po’ pesantuccio da digerire, ma accostato a certe pietanze abbastanza gustoso

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qui si trova un’ ottima qualità della vita, con centri culturali attivi ed una spiccata  attenzione per ogni forma d’arte

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idealmente seduti su questa panchina di Hillerod, osserviamo dall’altra parte del lago Slotso il magico castello che s’allontana

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 arde come un fuoco di ricordi nella sera,mentre il pensiero vola all’ultima
tappa di questo viaggio…a nord, ancora più a nord, salutando la Danimarca 2015
Questo è l’ultimo post programmato, dalla prossima settimana dovrei essere di ritorno in Italia e quindi riprendere il normale ritmo di presenza sul blog.Ancora una volta ringraziando coloro che mi sono stati vicini durante la lunga assenza🙂
Ventisqueras

Keukenhof- Delft -Giethoorn- ( Nederland ) 2015 – nel paese dei tulipani-In the land of tulips

 

                                                                  Keukenhof1nel paese dei tulipani il parco fiorito di KeuKenhof è sicuramente l’immagine idilliaca di questa nazione e di questo straordinario fiore così elegante e fantasioso nelle diverse ibridazioni

keukenhof-05-05-2016-10le immagini che seguono ne sono un chiaro esempio e non hanno bisogno di molte parole

keukenhof-05-05-2016-12ma solo seguirne incantati il gioco delle forme e dei colori

Keukenhof2016ringraziando, grati ed ammirati lo splendore della natura

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m1ozr1ia56p4e la straordinaria abilità dei maestri floricoltori che hanno eccelso in questo omaggio ad un loro grandissimo conterraneo

85che assume grande grazia e spettacolarità nel barchino carico di ortaggi coloratissimi esposti con mirabile eleganza

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a malincuore salutando questa festa di colori da una magica aiuola di lilium rosa

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/25/keukenhof-lisse-nederland-il-sogno-dei-tulipani-nel-giardino-fiorito-piu-grande-al-mondo-the-dream-of-tulips-in-the-worlds-largest-flower-garden/

                                                                         Delft

SavedPicture-20131119141222-1024x765per tuffarci in un’altra magia dei rosa tenui e sfumati di nuvole sognanti sopra il cielo di Delft in uno del più grandi capolavori di Jan VermeerJeune_Fille_a_la_Perle_Detail_0_visage

estasiandoci nella ingenua sensualità della sua servetta-modella con l’orecchino di perle

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ritornando con la memoria a percorrere i quieti canali romantici dove il tempo sembra essersi fermato

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visioni rubate qua e là a scoprire l’animo segreto della città

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o in cerca di guglie, rotondeggianti e medioevali

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o queste appuntite e ricciolute, che ricordano i giochi di bambini sulla spiaggia mescolando sabbia e acqua e a sgocciolarla con le dita per cosstruire fragilità effimere

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/13/1-delft-nederland-i-canali-the-channels/

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/03/20/2-delft-nederland-la-compagnia-delle-indie-the-east-india-company/

https://ventisqueras.wordpress.com/2016/04/13/3-delft-nederland-jan-vermeer-e-la-scuola-dei-primitivi-fiamminghi-jan-vermeer-and-the-school-of-primitive-flemings/

                                                      Gietthoorn        

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il ricordo più vivo del passaggio da questo angolo incantato è il frusciare dei remi sulle acque limpide accompagnato da un ininterrotto cinguettare di uccelli

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anche le case erano silenziose, sembravano disabitate, posate lì come ornamento. un paese incastonato nell’acqua e nel verde in un tripudio di fiori,  un luogo che forse è esistito solo nei miei pensieri

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occhieggiavano tra i ponti di legno, ad ogni angolo una visione

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una pace profonda che dava un leggero senso di capogiro

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                                         Le orme leggere del tempo

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breve scintillio

d’istante che profuma

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poi tutto ritorna

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nell’abito oscuro

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del tempo

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L’Olanda oltre che il paese dei tulipani  quello delle biciclette, e voglio chiudere  questo post con la dolcezza di questa immagine-simbolo

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ho programmato questo post per la prima domenica di settembre, sarò ancora in giro, ringrazio tutti coloro che hanno ancora la pazienza di seguirmi, ed auguro a tutti i miei lettori un dolce mese

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Bruges 2015- solo Immagini e Poesia-only Images and Poetry

               

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la città di Bruges è per me fiaba e come tale ha messo radici nel mio cuore, nei post a lei dedicati l’ho descritta ampiamente, qui voglio solo ricordarla con immagini e poesia

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La notte: infinite scintille di nulla

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lampade accese a formulare pensieri

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dalle finestre un chiarore ovattato

sublime piange un cielo

intonando  canti di dolcezza

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lacrime di pioggia danzano come farfalle

dimenticando di cadere

restano sospese, estatiche

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gemme incastonate contro il blu

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scaldarono i giorni della feroce estate

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griglie  di ferro arpionano i canali

incoronandoli nella fluviale bellezza

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estate e inverno si susseguono

ma non sembrano mutare l’incanto

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che ovunque traspare

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non ascolti lontani suoni di violini?

è il vento…è il vento dei ricordi

che gira e soffia,

spesso è un mare la musica

un candido astro fedele

sopra un tetto di brume

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è un abisso lo spirito

ricolmo di graffiti d’oro

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Vergine e Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura

termine fisso d’etterno consiglio

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tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura

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Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore

Dante Alighieri-Paradiso-canto XXXIII

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scuote un raggio verde tra le fluenti chiome dei salici

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                                     e tornano i cigni a dipingere uno spettro

                                                                                fatto di grazia  e splendori

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dispersi in vie fatate

                            con le ali che bussano

                                          alle porte irreali del cielo

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lo scorso anno non esistevano queste ronde anti terrorismo e penso con tristezza quanto sia cambiato il nostro modo di vivere e di pensare in questo pur breve lasso di tempo

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non voglio certo chiudere il mio saluto-ricordo alla bellissima Bruges con tristezza, voglio invece pensare alla neve che sono tornata a cercare ma che non si è fatta vedere…così dirò con il Poeta:

2 ) Douce France -2015 a conclusione del viaggio in Normandia -At the end of the trip to Normandy

Il primo post del viaggio in Normandia lo dedicai alle scogliere di Etretat e con quel magnifico ricordo concludo e saluto quell’angolo di sogno

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dove andare? ogni destinazione era perfetta…difficile scegliere,

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ma la meta era già prestabilita…non come quest’anno che non so ancora dove andare

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mi chiesi :toc…toc…provo a bussare? mi  faranno entrare? si potrebbe affacciare una delle belle dame in bianco e in trine di Monet…

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oh! ma che peccato! non c’era nessuno erano tutte uscite lungo il fiume a passeggiare o a pescare🙂

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nel  fiorito giardino blu del Pittore della luce e dei sogni le potrò sempre ritrovare….

Beuvron-en-Auge-Vieux-Manoiallora optai per girellare in una  qualche incantevole strada con le case a graticci e tanti fiori da farne un piccolo angolo di paradiso e incollarci cartoline a cuore

cultura_1suve_T0ancora più incantevoli se si specchiano vezzose in un piccolo  silenzioso rio

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scorci di vicoli antichi o sontuosi palazzi formavano un mix da far girare la testa

per poi tornare  fra le dune di sabbia  incontro al mare

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ed eccolo all’improvviso, fra le onde,  un po’ sbiadito in lontananza

340px-Audresselles_littoral_fortificationsimpavide case strette una all’altra non temono il fronteggiare marosi quando come un famelico lupo urlante il vento del nord  le assale

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e scese lenta la sera, il viola diventa rosa e l’infinito traspare

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con il sole che inchinandosi  baciò a salutare questo splendido mare

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ricordo poi che assalito da mille diavoli infuocati divenne rosso il cielo e immaginai l’Arcangelo Michele volato dall’isolotto  delle maree  con la spada sguainata ancora pronto a sconfiggere il male

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Chiuderò così come avevo cominciato  questo lungo racconto-omaggio: con la bella dama vestita di bianco, triste,  forse perché è rimasta sola sul prato o perché  è proprio l’ora di partire  lasciando che la bella Normandia e i quadri di Monet restino una spina di miele infondo al cuore

Giunta all’imbrunire arriverò in fondo a quella strada

la musica del mare  un suono lontano racchiuso

in una conchiglia

me l’hanno donata le sirene di Granville

la potrò sempre ascoltare

mi ripeterà fiabe e canzoni

all’imbrunire, al tramontare

mettendo vele ai sogni per mai più

dimenticare

Ventisqueras

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 spero abbiate trascorso bene il ferragosto….io? non lo so…chissà dove mai sarò,  spero di avere incontrato un altro giardino blu di sogni, :-)un abbraccio, un sorriso..Ventis

1) Douce France, con amore a Claude Monet e alla Normandia-Douce france, with love to Monet and Normandy

the_women_in_the_garden_1280x1024Le signore vestite di bianco di Monet mi fanno impazzire, sono quanto di più etereo e leggiadro i suoi dipinti lascino trasparire, leggerezza di vita, armonia nella grazia e nella completezza della bellezzaMonet-Autoritratto

Claude-Monet-The-Blue-Row-Boatlascerò che scorrano queste immagini, dolcemente, come portate dalla corrente del “suo” fiume: la Senna, attraversando i luoghi che il grande pittore della luce  ha dipinto ed amato

801ca488adc22394a4999e6e8c0db79balternandole senza un ordine definito e senza una storia, solo per la pura gioia degli occhi nell’apprendere osservando

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I ponti di Argenteuil, nel 1871, terminata la guerra anglo tedesca Monet si trasferì ad Argenteuil con la moglie Camille  sposata da un  anno e  con il figlio Jean,untitledIl treno ha fischiato - Turner - Pioggia, vapore e velocità - 1844Monet aveva una grande predilezione per i treni  che nel periodo in cui è vissuto erano solo aa vapore, questo è uno dei quadri della sua grande produzione che più amo, fa guardare l’oltre, il pensiero  si perde,vi  annega dentro tra quegli sbuffi sulfurei e un cielo così grande e basso che si potrebbe toccare con un dito

MMT82303 Credit: The Pont de l'Europe, Gare Saint-Lazare, 1877 (oil on canvas) by Claude Monet (1840-1926) Musee Marmottan, Paris, France/ Giraudon/ The Bridgeman Art Library Nationality / copyright status: French / out of copyright


The Pont de l’Europe, Gare Saint-Lazare, 1877 (oil on canvas) by Claude Monet (1840-1926)
Musee Marmottan, Paris

guardiamolo in contrapposizione con questo, stessi sbuffi di vapore ma freddi, grigi…chissà se era stata l’atmosfera a contaminare i colori di Monet…o il contrario Monet l’aveva cercata proprio per esprimere se stesso in quel momento

5872723anche un paesaggio, affogando in quest’argentea atmosfera lunare può contagiare l’anima,  essere quello che io lo  voglio far diventare, solo mio nel  mio piccolo pensiero

Bella luna

Bella luna lucida e rotonda

voluttuosamente t’adagi

sul setoso cuscino della notte

hai sconfitto la luce delle stelle

ieratica regni

i tuoi raggi toccano

i fruscianti canneti e li fanno tinnire

come campanellini d’argento.

Qualcosa d’angoscia e d’oblio ti culla

ho creduto di sentire il tuo respiro

lieve sul collo

ma era solo il mormorare

sommesso del fiume.

Bella luna

tutta sola te ne stai, senza un amante

che ti consola

il tuo sospirare è un arpeggio di giglio

che nasconde lacrime di plenilunio.

                        Ventisqueras

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ed ancora, più lievi e diafane dei raggi di luna le Dame in bianco di Claude Monet

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Avevo programmato per salutarvi da lontano gli ultimi post dedicati ai luoghi di cui ho parlato nel corso di questo lungo anno, non so dove mi troverò quando li leggerete, oltre aver ritardato la partenza, ho cambiato diverse volte la destinazione…he he, forse sarò la prima io a sorprendermi delle decisioni che prenderò, ma intanto torno a salutarvi con gioia e a ringraziarvi  per tutto quello che da voi ho ricevuto, in un inatteso contesto internazionale che sintetizza come l’amore per l’Arte e per la Bellezza non abbiano confini, e come faccia sperare in un momento così delicato per gli equilibri della Pace, che questo amore abbia il sopravvento sull’odio e vi sia solo comprensione per tutto ciò che è diverso

un grande abbraccio di raggi di luna

Ven

4) Parco Naturale Adamello-Brenta-Le cascate della Valle di Genova e le vie d’acqua-

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Cascata in sogni
Odore in sofficità di muschio quieto.
Rombo alto, costante.
Gravitano scintillando gocce
come denti,
la roccia a mordicchiare
-in gioco esangue-
lento
ma costante,
 impercettibilmente
si lascia sgretolare
 lo sguardo inquieto
nell’ampio respiro assorto
d’oro ricolmo
sprofonda di sogni un balzo
improvviso arcobaleno
di gocce e scintille
a intrappolare i sensi, come farfalle
palpitanti
in attesa di volare
Ventisqueras
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dagli alti picchi immacolati la neve si scioglie e rombando precipita dai dirupi facendosi strada fra le rocce  assorte in pensieri di millenni
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 la Valle di Genova è suddivisa nei 7 comuni della Val Rendana,
( viene chiamata- a ragione- anche “la valle delle cascate”) il suo nome sembra  derivare dal latino janua, cioè “porta”, da cui avrebbero preso il nome le case di Genua, antichi fienili oggi scomparsi che si trovavano all’imbocco della valle. Alcuni documenti del 1200 circa la nominano con il termine Zenua, ovvero un territorio ricco d’acqua
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di origine glaciale inizia sopra la piana di Bedole nel grandioso circo (1680 m circa) nel quale confluiscono le acque provenienti dalle vedette del Mandrone e della Lobbia.
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 una iris ( o giglio d’acqua) che si trova facilmente lungo le prode o negli acquitrini a valle6859456
 le attività umane e gli insediamenti sono scarsi: nella valle ci sono alcuni rifugi alpini  e  strutture ricettive dedicate ai turisti, aperti però solo nella stagione estiva. Non vi sono né piste da sci né impianti di risalita  in quanto i pendii tendono ad essere estremamente ripidi e la valle è spesso soggetta a valanghe durante la primavera e l’inverno. 

F7DD2ADC1B141058959177EC16476B0COltre alla stretta strada asfaltata, è possibile percorrere il sentiero delle Cascate, che risalendo il  fiume Sarca di Genova   ne costeggia le principal , formate dai numerosi torrenti che scendono dai ghiacciai dell’Adamello e della Presanella per confluiscono a  Pinzolo

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Cascate del Rio Bianc0

la conformazione della valle ha fatto sì che i corsi d’acqua debbano superare salti di roccia prima di gettarsi nel fiume e questo crea gli spettacoli della natura qui proposti

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si percorrono sentieri aspri e rocciosi, ma spesso ingentiliti da qualche fiore che sembra essere posto lì proprio per dare all’ambiente un’armonia perfetta

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cascata del Rabbi

le cascate principali sono 6  ma, soprattutto quando i torrenti sono gonfi d’acqua, è possibile scorgere diversi rigagnoli che si trasformano in spettacolari cascate.

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Cascate del Lares ( alta e bassa )

la valle di Lares, cui prendono il nome le sue cascate  sale fino ai ghiacciai che le lambiscono il Cozzon di lares e il corno di Cavento

Cascate del Nardis

certo è la più famosa del Parco ed una fra le più alte del Trentino, formata dal torrente omonimo che discende dalla Presanella sul versante settentrionale della valle

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la vediamo scorrere impetuosa

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e qui in fermo immagine di ghiaccio

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presa d’assalto dagli scalatori che armati di picozza e ramponi coraggiosamente si accingono a conquistarla

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un bel punto di osservazione intrappolati tra le radici degli alberi

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molto spettacolare anche la cascata dell’Hofentolf

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quella del Pedruc sbuca da un’enorme formazione rocciosa

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il territorio, anche per la sua natura selvaggia è uno dei meglio conservati a livello naturalistico si si trova una fauna e una flora difficilmente reperibile altrove

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nel fiume Sarca si formano rapide impetuose che sono il banco di prova per gli equipaggi che fanno rafting

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gli scenari, man mano che la valle scende si fanno sempre più dolci

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e le acque tendono a distendersi, a quitarsi stanca di tutto quello sbatacchiare fra i massi

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ormai il rombo tuonante delle cascate  un lontano ricordo, nelle soste per riposare si raccontano le molte leggende del territori, vi riporto quella che mi ha più affascinato02

negli  anni che vanno dal 1545-1563, quando i Padri del Concilio di Trento decisero di cacciare streghe e diavoli nella valle che sembravano aver preso lì stabile dimora, qualche Angelo o Arcangelo benevolo li tramutò in roccia granitica   andando a formare tra i più famosi: la Preda de la luna,Il Tof de mal Neò, il Tof del Diavùl, ma sembra che questi demoni ogni tanto si sveglino dal loro sonno di roccia e nelle notti di luna piena riprendano le loro mostruose sembianze, dai raggi della luna discendono streghe rosse e nel cielo si fanno sabba infernali…c’è chi giura di averli visti…voi ci credete?

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 a scanso di equivoci chiare sentinelle le piccole chiese di montagna risplendono nella notte difendendo i piccoli paesi
Spero di avervi fatto un pò di rumorosa compagnia con tutto questo fragore di cascate..e vi ringrazio moltissimo della vostra paziente attenzione
Ventisqueras

6 )- FærØer- Una giornata particolare –

 

Stunning coastal scenery located on the picturesque island of Vagar.

Il sole di mezzanotte è certo una delle più forti emozioni da provare alle latitudini artiche, è un qualcosa di indescrivibile quel rosso fiammeggiare  della nostra stella che  riesce a sorgere dopo solo quattro ore sia pure da un  tramonto in luci.  E’ sorto prima della  partenza dall’isola di  Vagar  per recarmi a Mykines

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Il faro alto nel verde è il suo simbolo

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anche se non è la prima cosa  che si vede arrivando su questa isola estrema e selvaggia

5534122687_349bb1cbf3_ocolonne di basalto circondano l’attracco  in questo grande fiordo,  un piccolo pontile, il mare un olio azzurro rubato a qualche tela di un grande pittore, ed anche il vento sembrava  eccezionalmente essersi addormentato

IMG_3998 il sole sorto a mezzanotte  volle farmi compagnia in tutto il suo celeste percorso in questa giornata particolare

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salendo al villaggio che è l’unico e da nome  all’isola tutto mi parve cristallizzato in quelle poche case colorate pennellate  da un vento a mitraglia lungo i fianchi scoscesi della collina

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qualche timido fiore, qua e là, fra l’erba

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timido e sparuto come questi appena visibili dietro una piccola bandiera delle Faroe all’ingresso di una delle sue caratteristiche case in legno

IMG_3401-2I coriacei lupini anche qui dardeggiano di rosa nel piccolo giardino di pietre tra un ruscello e le case colorate…e le case…già! solo quaranta come il numero degli abitanti di Mykines, ma coloro che vi risiedono per tutto l’anno, pensate, soltanto dieci e le case sempre abitate soltanto sei!

     Le case di Mykines

erano solo poche case

sotto quella grande luce addormentate

piccole e colorate

forse abitate dalle fate del Nord

avrei voluto che il tempo

abbagliato dal rosso dei  ricordi

bagnando l’idea, si fosse arreso

qui con me bloccato

dimenticando tutto quello

che c’è da dimenticare

e soltanto sognando

restare

Ventisqueras

 

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un tempo Mykines fu uno dei più grandi insediamenti di tutte le Faroe, nel 1940 vi risiedevano circa 170 persone

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io le immagino spuntate come funghi dalla terra queste case occhieggianti finestre bianche  e tetti d’erba, forse risalite dai lidi sotterranei dove abitano gnomi, fate, folletti e i mitici troll, di cui sono piene le fiabe dei paesi del nord!

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accanto alle case dai tetti d’erba non ci sono lussuose fuoriserie parcheggiate, ma barche colorate! a proposito dei tetti d’erba mi è stato chiesto come fanno ad impiantarli, diciamo che è piuttosto semplice, sopra i tetti di mattoni viene steso uno strato di 20 cm di terra e sopra questo seminati ( o trapiantati già  con la zolla ) piante grasse di un tipo particolare che rapidamente si estendono e non hanno bisogno di manutenzione, essendo la loro crescita in altezza molto limitata

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le strade sono molto strette e prevedono solo un passaggio pedonale o con animali da soma

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le donna abilmente sferruzzano pesanti maglioni con la pregiata lana delle loro greggi, ce ne sarà molto bisogno nella lunga stagione invernale

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ancora case, molto fascinose in questa livrea bianco-rossa che io non ho potuto ammirare

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gli interni presentano angoli molto accoglienti, molto riscaldati, ovviamente

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una tipica faccia di feroese

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DSC_0382forse è il gestore di Cristianshus l’unico B&B di Mykines, dove ci  si può fermare per trascorrere la notte

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ora ci allontaniamo dal villaggio per la passeggiata al faro ( circa 5 km ) è consigliato non soffrire di vertigini🙂

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perché talvolta si cammina vicino agli strapiombi osservando da vicino le grandi colonie degli uccelli

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lo spettacolo è sempre più affascinante : per raggiungere il faro posto sull’isoletta di MykinesHòlmur si attraversa  un ponte-passerella lungo 40 metri e alto 35  gettato  sulla  gola di  Hòllmiògv

 

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7712589482_35f431b2c3_o e finalmente il faro! eccolo laggiù in lontananza…si staglia in uno  scenario  da urlo!

aa pulcia rallegrare il cammino spesso i buffi pulcinella di mare si affacciano ad osservare, per nulla spaventati, solo curiosi

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il faro è stato costruito nel 1909,

in una giornata di sole la prospettiva è scenograficamente esaltante

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l’sola di Mykines appartiene alla parte di più antica formazione delle Faroe, essendosi creata da eruzioni vulcaniche circa 60 milioni di anni fa, in seguito ad una eruzione più recente si sono formate lunghe fenditure nella terra, riempite in breve tempo da lava che ha prodotto grandi vulcani piatti, nella gola do Hòlmgiògv se ne possono osservare alcuniMykines-lighthouse-Faroe-Islands-Denmark-2

 situato nel posto più occidentale dell’arcipelago non ci sono più confini,
solo il mare a fronte  del faro, a perdita d’occhio

maxresdefaultyuuna giornata particolare, certo, di solito Mykines si presenta così: avvolta dalle brume e con il mare urlante che scaraventa onde gigantesche sulle rocce…ci è stato detto dagli isolani che il sole ci ha seguito fin qui dall’Italia, con un sorriso annuisco…ma sarà poi così potrebbe aver fatto troppa fatica, no? ha ha🙂

Ne ho parlato molto di questo gioiello selvaggio su cui ho lasciato un pezzetto di cuore più delle pur bellissime città sì, ma troppo occidentalizzate e saluto Mykines con tristezza …chiudendo questo a quasi un anno dalla mia partenza è come se lo lasciassi per la seconda volta!

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ho iniziato con un cielo rosso e così voglio finire, che sia un’alba o un tramonto a queste latitudini si sa, non ha  molta importanza è la rossa luce che domina e comanda…buon tutto!

Ventisqueras

5 ) – FærØer- i segni del cielo -the signs of the heavens

        I segni del cielo

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con la notte

impudicamente danzando e fischiando

serpe in amore

mi  raggiunge lasciva l’aurora boreale

vampa a onde in magia di colori

a spingere col ventre obeso

esplosioni di verdi-rosa-e-oro

baci lievi che sfiorano deserti di neve

e laghi trasparenti

scaveranno solchi nell’animo sospeso

come carri di fuoco o vomeri taglienti.

Ventisqueras ( tratta dal testo di Un mare collinoso di balene)

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le isole Faroe si trovano a meno di 5 gradi dal Circolo polare Artico, questo comporta una grande influenza stagionale delle ore di luce e di buio.Il 21 giugno ( solstizio d’estate ) il sole sorge alle ore 3,35 e tramonta alle ore 23,20 del giorno successivo, le 4 ore in cui la nostra stella  non è visibile sono comunque caratterizzate da una vivida luce crepuscolare

Aurora over Þingvallavatn, Þingvellir and Nesjavellir Geothermal Power Station, Iceland

da maggio alla metà di luglio il sole non scende mai più di 8 gradi nell’orizzonte, garantendo nel caso di un cielo sereno una luminosità naturale anche nelle ore notturne, questo per chi non vi è abituato comporta dei disturbi nel sonno

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                                L’alba dentro l’imbrunire

soffi, nastri, morbidi raggi evanesccnti

chi non li ha visti ed ascoltati

niente sa dell’alba dentro l’imbrunire

se la speranza si spegnesse

quale torcia illuminerebbe la terra?

ma si rinnova la rugiada del canto

e i segni sonori del cielo

chiuderanno le ferite.

Ventisqueras

il 21 di dicembre ( solstizio invernale) il sole sorge alle 9,50 e tramonta alle ore 15,00 alzandosi di pochi gradi sull’orizzonte permeando il cielo di una timida luce oro-arancione, l’alba e il tramonto sono comunque rallentati e se il tempo è bello ci può essere luce dalle 8,45 alle 16,00 circa.ma spesso c’è il magico fenomeno dell’aurora boreale che con i suoi veli danzanti e i suoi misteriosi fruscii permette di rischiarare le lunghe notti

l’aurora boreale vista dallo spazio con il globo terracqueo roteante su cui sfilano le nostre nazioni, la mia Italia bellissima splendente nelle luci e sfiorata dalle nuvole, ma credo che anche voi amici cittadini del vasto mondo vi potrete riconoscere le vostre nazioni o addirittura le vostre città…in un susseguirsi emozionante di colori, di luci e di ghiacci vaganti che conducono al Polo Nord.Non vi perdete questa meraviglia!

the northern lights seen from space with the spinning globe on which our Nations parade, my beautiful shiny Italy in the lights and touched by clouds, but I believe that you too will be able to recognize the vast world citizens friends your Nations or even your città…in a succession of colours, lights and stray ice leading to the North Pole. You will not miss this treat

L’eclissi totale di sole

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l’eclissi totale di sole del 20 marzo 2015 ha avuto la sua maggiore visibilità nel mare del nord, proprio nelle isole Faroe e ancora più a nord nelle isole Svalbard ( Norvegia)

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il mio amico Ricky  ( cui dedico questo post) era presente all’evento ( l’ho invidiato moltissimo!!!!!) e mi ha dato la possibilità di pubblicare queste immagini straordinarie ( oltre anche ad altre che qui ho pubblicato)

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l’evento è terminato al Polo Nord dove il sole è al livello dell’orizzonte dato che il fenomeno si è verificato durante l’equinozio di primavera

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l’allineamento Sole-luna-terra ha determinato quella che è stata chiamata la marea del secolo, In Francia vi è stato un valore di 119 su una scala massimo di 120,

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presso Le- Mont-Saint-Michel  ha raggiunto i 14 metri d’altezza qualche ora dopo la fine dell’eclissi.

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Le_Mont-Saint-Michel è per me una attrazione fatale, lo ritrovo spesso in varie vesti durante il mio cammino dopo uno dei miei primi post che gli ho dedicato parlando anche dell’aercangelo San Michele…forse una piccola magia

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People walk on the flooded Saint Mark's square during an "acqua alta" ('high waters') flooding on October 31, 2012 in Venice. The "acqua alta" reached 140 centimeters at midnight. AFP PHOTO / OLIVIER MORIN (Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)

A Venezia ( un’altra delle mie città magiche! ) la marea ha raggiunto i 75 cm, circa 25 cm in più della media

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acqua alta e neve, a Venezia il non plus ultra della bellezza e del romanticismo! dovrebbe poterci essere una opzione per poter visitarla e vederla così…vi assicuro che non c’è nulla di più affascinante al mondo!🙂

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senza dimenticare che questi “segni del cielo”ci giungono da questa terra meravigliosa dai panorami infiniti

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con i piccoli villaggi stretti tra il verde dei prati e il blu dell’oceano

Danimarca Paesaggio nelle isole Far Oer

seguendo sentieri segnati dai fiumi spumeggianti che si lanciano in laghi protetti dagli alti dirupi

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scorci incredibili che parlano di paradisi perduti nell’eden del “mio” arcipelago ” orchidea selvaggia”

earth_moon_and_sun_by_thehunterminater-d57ctwcma è con questa immagine spettacolare della NASA che voglio chiudere il capitolo dedicato ai segni del cielo sulle isole Faroe

Un saluto “celeste”

A Ricky con gratitudine e simpatia🙂

Ventisqueras

4 ) FærØer-Mykines- l’isola degli uccelli-Mykines-the bird island

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Le isole verso nord sono tutte spettacolarmente a picco sul mare a causa dei venti che battono instancabilmente la costa ( per declinare poi dolcemente nei lati rivolti verso sud) questo le fa prediligere per la nidificazione degli uccelli marini che si affollano a centinaia di migliaia sugli strapiombi

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Mykines si protende nel blu cobalto del Mare del Nord  come una gigantesca tenaglia quasi a voler afferrare e calamitare a se  il volo degli uccelli

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la “sula bassana ” è solo una delle circa 300 specie diverse di uccelli che affollano  le isole Faroe, ed in particolare l’isola più occidentale dell’arcipelago :Mykines

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ci sono moltissime varieta di sule che con i loro stridi riempiono l’aria intorno alle scogliere dell’Atlantico Settentrionale, ma questa è straordinariamente bella ed elegante, vive e si riproduce  solo in questo territorio

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il suo piumaggio è completamente bianco solo sulla sommità del lungo ed flessuoso collo si colora di un tenue “pesca” accentuato dalla pigmentazione nera che contorna gli occhi di un azzurro intenso, sembrano truccati come quelli degli antichi egiziGannet_stretching

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i loro movimenti armoniosi mentre volano sono piuttosto impacciati sulle rocceIMG_8357_Gannets_soaring_over_colony_800_600_100

in volo poi, planando confortati dalle correnti sono veramente incantevoli

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guardate che spettacolo questi loro raduni ! le sule bassane  hanno un modo di “pescare” piuttosto insolito: tuffatrici impavide s’incuneano in mare  per qualche metro in mezzo ai branchi di pesci e risalendo riescono sempre ad avere la preda nel becco!

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altro abitante dell’isola è la beccaccia di mare, o ostricara, così chiamata perché lungo le rive sabbiose ricerca le ostriche di cui si ciba, da notare il rosso becco ricurvo ad uncino per scavare meglio nella sua caccia

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il loro piumaggio bianco-nero è molto bello

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gli abitanti dell’isola si avventurano pericolosamente sugli strapiombi legati ad una corda

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per depredare i loro nidi e per praticità usano assicurare le loro prede alla vita a mò di cintura o come un  collare elisabettino dove al posto di pizzi e trine ci sono le piume ( neanche questo tipo di caccia mi è piaciuto , ma io detesto tutti i  tipi di caccia fatti per sport o puro piacere !!!! )

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originaria delle  isole è anche l’oca faroese, una delle razze che più si avvicina all’oca domestica europea, viene lasciata libera nei prati da maggio all’autunno, periodo in cui può nutrirsi della rigogliosa erba estiva

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i pulcinella di mare ( di cui ho ampiamente parlato nel primo capitolo dedicato all’arcipelago delle Faroe,) sono la colonia più numerosa, una delle loro particolarità è dovuta al battito elevatissimo delle  ali ( 300-400 battiti per minuto ) perché essendo molto piccole rispetto al loro corpo hanno bisogno di una propulsione maggiore per volare

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impressionanti le centinaia di migliaia di uccelli arroccate sulle guglie e sugli strapiombi, i loro stridi colmano l’aria superando la voce del mare e del vento

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la realtà delle Faroe si fa leggendaria, dal punto di vista naturalistico

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nell’azzurro del mare quasi sempre tempestoso e urlante

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sembrano andare alla deriva isolotti carichi di uccelli, e uccelli

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con le rocce che nprendonp forme insospettate e stravaganti, in bilico non si sa bene su quale piedestallo magmatico

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è proprio la caratteristica forma di questo arcipelago: si interrompono improvvisamente le infinite distese di verdissimi prati

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maestose cascate che compaiono inattese tra le valli per tuffarsi a volo d’angelo nell’oceano, tra imponenti scogliere e tenebrosi faraglioni

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Silenzio dove mi conduci?

su prati verdissimi e immensi mi porti,

sul tuo vetro immenso si appannano

parole e canti

come lavi, silenzio, i lontani rumori del mondo?

Quali macchie sonore turbano il bianco sereno del tuo velo?

Dove fuggi quando il grande rumore dorato del tramonto

ti trafigge con sciami di strofe, singhiozzando?

Ventisqueras

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