7 ) Parco naturale dell’Adamello -Brenta-Trentino-Progetto life Ursus -La fauna: grandi e piccoli carniivori-Project life Ursus-fauna: large and small carnivores-

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                                   Progetto Life Ursus

Bentornato Signor Orso Bruno! ( Ursus arctos arctos ) 

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Non ho mai avuto il piacere d’incontrarlo, neppure da lontano benché abbia camminato a lungo nei suoi territori,

Orso bruno (Ursus arctors). Bayerischer Wald National Park

le sue immagini sono prese dal web, e sottratte ( ha ha ) da  amici che hanno avuto questa fortuna,Bhe onestamente non saprei specificare la mia reazione se fosse successo 😦

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come già si vede dal logo del Parco  naturale dell’Adamello-Brenta, l’orso bruno è l’ospite privilegiato e prediletto.Sulle Alpi nel corso del XX sec  vennero a mancare le condizioni ottimali per la presenza di questo grande plantigrado fino arrivare quasi all’estinzione della popolazione locale nel 1990 ne erano rimasti solo 3 esemplariparco

Tale rischio indusse gli enti regionali preposti mediante un finanziamento europeo a quella che fu chiamata ” Operazione Life Ursus,”  un ambizioso progetto di ripopolamento, con l’obiettivo di scongiurare l’estinzione della specie, vennero rilasciati 10 orsi nel parco provenienti dalla Slovenia e attualmente la loro popolazione si aggira tra i 40 e i 50 elementi censiti e tenuti costantemente sotto controllo, così l’emergenza sembra scongiurata

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parco-adamello_05 questo buffissimo anche se poco affidabile animale è risaputo gran dormiglione e qui ne da un chiaro esempio!

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gli allevatori dei dintorni danno luogo a lamentele anche per la loro voracità di predatori assalgono le greggi

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ed anche grossi animali domestici come gli asini, vengono sempre rimborsati della perdita subita, ma a volte ahimè cercano di farsi giustizia da soli! e questo è inconcepibile!

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il bosco è il loro habitat naturale ma qualche volta si spingono anche in prossimità degli abitati in cerca di cibo

Presenti nel parco a partire dagli ultimi anni anche i due grandi carnivori europei il lupo ( canis lupus ) di cui troviamo traccia nelle maggiori culture mediterranee, basti pensare alla leggenda della nascita di Roma, o nell’incarnazione del Dio Marte della mitologia greca, animale sacro anche ad Apollo.In Egitto ha il ruolo del Dio Anubi, e sorveglia l’entrata del regno dei defunti, 

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In gran parte delle leggende e miti viene sottolineato il lato oscuro dell’animale, tanto che è  rimasto a torto nell’immaginario comune come figura che incute timore, si pensi al lupo nero spesso ricordato ai bambini, e come non ricordare alcuni luoghi comuni negativi come “tempo da lupi”, “fame da lupi”, “In bocca al lupo!” Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, io invece lo ritengo un animale intelligente e coraggioso, oltretutto uno dei pochi esseri viventi che al maschile resta per sempre fedele ad un’unica compagna ( tiè, ha ha forse per questo gli ho dato del coraggioso?)

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impavido e libero canta alla luna

 

solo il suo ululare valicando

atmosfere incantate la raggiunge

volano le fate azzurre con  canti bambini

il lupo nero cattivo non esiste

ma solo gli uomini e la loro cattiva vanità

lo dipingono cattivo e nero

tutti i piccoli

nei loro piccoli cuori

sanno che non è vero

Ventisqueras

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e la bellissima Lince (Lynx Lynx) qui tenerissima col suo cucciolotto, di entrambe le specie però non se ne quantifica il numero

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è in questo scenario grandioso che gli animali selvatici trovano le condizioni ottimali per la loro conservazione e riproduzione

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dai più grandi ai più piccoli come questa deliziosa tartarughina che s’appresta a fare indigestione di crocus la birichina!

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mentre sono ben diffusi la Volpe che dicono astuta e furbissima…ma chi lo direbbe con questo muso innocentino?

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il Tasso ( Meles meles ) dall’elegantissima livrea

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la Faina (Martes foina)anche lei considerata una gran furbettina

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la Martora ( MartesMartes)qui intente a curiosare e  la Donnola ( Mustela nivalis)

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per L’Ermellino ( Mustela erminea) non ho saputo resistere all’idea di rappresentarlo con questo celeberrimo quadro dovuto al genio di Leonardo da Vinci

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…abbiamo cominciato con l’orso bruno e si finisce con Leonardo? nienteaffatto con una sogn ante immagine del parco innevato sotto la luna, alla prossima( spero, se non vi avrò tediato troppo 🙂

Ventisqueras

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15 ) Bled e il suo lago di cristallo…sogno o realtà? ( Slovenia )-Bled and its Crystal Lake … dream or reality?

Voglio essere d’argento perché la luna

che ancora non sorge si farà  come il lago di Bled:

cristallo

voglio essere d’acqua portata da tutte le voci del vento

perché fioriscano nel lago di Bled

tutti i sogni del mio tormento

Ventisqueras

avevo  sentito parlare di Bled (in tedesco Veldes, in italiano Bleda, ) come di un luogo naturalistico di una bellezza incredibile e poetica, avvolto da un’atmosfera unica, non sono rimasta delusa! tutto vero! Bled è un comune della Slovenia situato nella parte nordoccidentale del paese, ai piedi delle Alpi Giulie.

È nota per il suo omonimo lago (diametro circa 2 km), con un comodo sentiero si può percorrere tutto intorno, e con un’altro si arriva ad una altezza che lo domina tutto con panorami da urlo

con al centro una piccola isola su cui è stata costruita una chiesa, dedicata a San Martino e per le proprie fonti termali che iniziarono ad essere sfruttate fin dalla seconda metà dell’ottocento

voglio fare un gioco di prospettive ed avvicinarmi a San Martino lentamente con fotogrammi

come arrivando dal lungo lago

sopra una di quelle caratteristiche, festose, barche colorate a remi che lo costeggiano e si prendono a noleggio per fare gite favolose

ecco, questa è la nostra barca, che ne dite, vi piace?

l’isoletta si avvicina sempre più

ed eccoci arrivati alla ripida scalinata che porta a San Martino

uno sguardo sotto la bandiera slovena

il sontuoso interno della chiesa neo gotica di San Martino. L’attuale chiesa è stata costruita nel 1905 ove un tempo sorgeva una chiesa gotica del 15° secolo. La prima cappella che fu eretta in questo sito è antecedente l’anno Mille.

La chiesa è stata affrescata dal pittore accademico Slavko Pengov tra il 1932 e il 1937.

quando sono arrivata, quasi a sera a Bled il cielo era cupo e poi ha iniziato a piovere…mi si prospettava un soggiorno triste, ma il giorno dopo il cielo sembrava quelle d’Irlanda nubi bianchissime che sìappoggiavano alle montagne e correvano e sparivano nell’azzurro e ricominciavano di nuovo: incredibilmente stupendo!

                                                del viaggiare

“La mia casa continuerà a viaggiare su due gambe e i miei sogni non avranno frontiere.”

Che Guevara

un’altra grande attrattiva di Bled è il suo castello arroccato su uno spuntone roccioso a circa 600 metri

da lassù il panorama è incredibile

Si pensa che sia il più antico castello sloveno

ha origini intorno al XI secolo, donazione dell’imperatore Enrico II a favore dei vescovi di Bressanone, poi data la sua posizione passò sotto gli Asburgo nel 1278

maestoso ed imponente incute un certo reverenziale timore

un interno gentile invece

è racchiuso fra le sue possenti mura

l’ingresso

un pozzo molto particolare

nel museo del castello pezzi rari come questa armatura lucente

o questo cannoncino con ruote

la sera scende troppo velocemente

ma le emozioni non sono ancora finite e nubi sulphuree cadono sul lago, lasciandomi quest’ultima grande emozione a ricordo del viaggio in Slovenia…domani sarà in Austria continuando a cercare l’Est

Ventisqueras

14 ) In cerca dell’Est-Lubiana ( Ljubljana ) -Slovenia-La città dei draghi- The city of dragons

                                                         Il viaggio

Ho imparato che chi viaggia
ha bisogno solo di ombra,
muschio e un po’ di luce che guidi i suoi passi.
                                                          Rafael Adolfo Téllez

 

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Lubiana (Lijubliana anticamente Aemona di romanica fondazione ) è ed è stata da sempre  molte cose: città sul piccolo fiume Liublijanica   lungo il quale i mitici Argonauti  guidati dall’eroe Giasone  trovato il “vello d’oro” nella Colchide , navigarono sui fiumi Danubio e Sava

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fino poi alla sorgente del fiume Liublijanica , demolirono la loro barca per poterla trasportare fino al mar Adriatico , che si trova più a ovest, al fine di ritornare nell’Ellade ( Grecia, la loro patria natale )

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Entro i comuni dell’attuale Nauporto  e Lubiana, gli Argonauti trovarono un grande lago circondato da una palude ed una città dove la vita iniziò circa  da 2000 anni a.C. con costruzioni su palafitte

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Qui Giasone s’imbatté in un mostro. Questo mostro era il” drago di Lubiana,” che è ora presente sullo stemma e sulla bandiera della città

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. Diversi draghi alati decorano ad esempio il Ponte dei Draghi (Zmajski Most).

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Questo ponte, costruito nel e il 1901, è opera di Jurij  Zaninovic  Il drago ( Lindworm,per gli austriaci, creatura mezzo serpente e mezzo drago) è anche un simbolo della vicina città austriaca di Klagenfurt, che è stata per secoli il grande centro spirituale slovena

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La canzoncella del drago

nella sera matura volevo essere usignolo

diceva il verde drago stanco di vomitare fumo

nell’alba rosata volevo essere fata

con un cuore d’arancia e una canzoncella di limone

nell’ora rovente del mezzogiorno

volevo solo essere un piccolo sogno

Ventisqueras

 

A causa di questa vicinanza, la leggenda del drago di Lubiana e del lindworm di Klagenfurt sono spesso comparate e connesse.Inoltre, le leggende sono state trattate in modo simile nelle due città in termini di araldica: i blasoni sono in entrambi i casi due draghi verdi, posti su un fondo rosso ed associati ad un edificio

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Gli storici non hanno ancora raggiunto un accordo riguardo l’origine del nome della città. Alcuni ritengono che  derivi da un antico nome slavo Laburus. Altri   dal termine latino Aluviana seguente ad un’inondazione della città,  potrebbe ugualmente essere Laubach, nome che significa “palude”. Infine, alcuni ritengono derivi dalla parola slava Luba che significa “amore” e tutto sommato, è anche quella che mi piace di più

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ha  una popolazione di circa 287.000 abitanti. è considerata il cuore culturale, scientifico, economico, politico e amministrativo della Slovenia Dopo la seconda guerra mondiale, la città divenne la capitale della Repubblica socialista di Slovenia e integrata alla Juguslavia  fino all’indipendenza avvenuta il 25 giugno 1991,nel 2004 ha aderito all’Unione Europea

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Nel corso della sua storia è stata influenzata dalla sua posizione geografica, all’incrocio della cultura tedesca, slava e latina, è posta a 298 m di altitudine nella valle del Liublijanica, tra il Carso e la regione alpina

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Il castello, edificio imponente, squadrato, è situato su una collina a sud del centro storico, si trova a 366 metri sopra il livello del mare(Ljubljanski grad)  in stile medievale completamente ristrutturato nella forma attuale nel 1960

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I Romani costruirono nel corso del primo secolo a.C. il castrum diAemona  (anche Iulia Aemona)La cima della collina fu probabilmente un accampamento dell’esercito romano, dopo un periodo celtico e illirico mentre il punto più elevato della città, Hrib Janske, è arroccato a 794 m.

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Il forte fu occupato dalla Legio XV Apollinaris La città fu distrutta nel 452 dagli Unni guidati da Attila, e in seguito dagli Ostrogoti  e dai Longobardi. Aemona contava circa 5.000 abitanti, questa regione giocò un ruolo importante in molte battaglie. Le case di mattoni e colorate e intonacate possedevano già un sistema fognario.

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Il territorio in seguito fu colonizzato dai Veneti, che furono seguiti della tribù illirica degli Yapodi e infine dalla tribù celtica dei Taurisci nel terzo secolo a.C.

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presenta un interessante centro storico in stile barocco con i tetti delle case appuntiti

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che risentono dell’architettura della vicina Austria

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La Cattedrale di San Nicola (Stolnica svetega Nikolaja) è l’unica  cattedralec di Lubiana. Facilmente identificabili nella città con la sua cupola verde e le due torri,

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si trova sulla piazza vicino al Vodnik Tromostovje (Triplo Ponte).

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Il luogo  era inizialmente occupato da una chiesa di architettura romanica la cui prima testimonianza risale al 126

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l’interno  grandioso con le navate affrescate in stile barocco

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Interior of Cathedral Saint Nicholas in Ljubljana - Slovenia

Interior of Cathedral Saint Nicholas in Ljubljana – Slovenia

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vi trova spazio anche qualche accenno di Art Nouveau( il mio adorato Liberty ) di cui ne vediamo alcuni leggiadri in mosaici madreperlacei esempi

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nonostante il fiato infuocato emanato dalle bocche dei suoi verdi draghi

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la vita sembra scorrere serena e pacifica

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per queste strade ordinate dove primizie e frutta fuori stagione arrivate chissà da dove

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fanno bella mostra di se insieme ai molti fiori che allietano le passeggiate nelle linde strade

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che allietano le passeggiate nelle linde strade…e ogni volta il distacco è malinconia con il solito interrogativo” tornerò mai da queste parti?

Ventisqueras

 

 

 

 

 

 

13 )Fiume Cherca ( Krka in croato )Parco Nazionale Slovenia – Croazia -Le cascate, i Caynon, I laghi, i catelli, i mulini ad acqua

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                                                 Il viaggio

Al primo viaggio si scopre, al secondo ci si arricchisce.
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Il grande fiume scorre placido e azzurro circondato da verdi fronde, l’aria è percorsa da arcobaleni iridati di goccioline evanescenti…ambiente surreale da favolakrka2

Il Parco Nazionale della Cherca (Krka in croato ) si trova nella regione di Sebenico e Tenin in Dalmazia ed è conosciuto in tutto il mondo per la bellezza e la grande quantità delle sue cascate formate da letti di tufo,

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il percorso del fiume Krka è veramente spettacolare,

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include nel suo territorio anche il caynon di Medju Grede

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 con le rocce calcaree in bella evidenza questa è una parte della fortezza kamikac

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il caynon sfocia nel lago  di Visovac con l’omonima isoletta

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su cui si trova il belMonastero Francescano, purtroppo tutte queste meraviglie le ho solo osservate passando da una parte all’altra del fiume e del lago senza approdarvi, il tempo di percorrenza non mi permetteva fermate

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le cascate della Roski Slap, non sono  molto alte ma rese straordinarie dall’enorme portata delle acque,

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i salti formano delle vere e proprie scalinate che rendono il sito unico nel suo genere

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queste invece sono le cascate della Plitvicha Jezera che io ho ribattezzato “capelli di fata” . Formate da una innumerevole serie di cascatelle, inframezzate da isolotti di tufo, per una larghezza di ben 45o e una lunghezza di 650.Le cascate sono visibili da una strada statale.

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sulla Checa furono costruite alcune tra le prime Centrali Idroelettriche  d’Europa

rastoke-croaziamuliniIl complesso dei mulini di Roski slap sono tra i monumenti etnografici di particolare interesse e valore della Dalmazia e della Croazia.

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I mulini sono ancora funzionanti e azionano una serie di telai per la tessitura e di mulini per macinare il grano. Sul lato destro delle cascate è presente un’altra centrale idroelettrica;

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le ruote sono tutte una diversa dall’altra evidenziando la grande creatività degli artigiani che le hanno costruite, compresi i marchingegni  per farle funzionare

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non so forse si apre e si chiude

come un ventaglio di lacrime

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o d’acqua scintille

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forse gira lentamente

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cullata dai singhiozzi dell’acqua

magari canta in un cielo inabissato di stelle

con la luna maliarda

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che cucina frittelle

oh c’è tanta farina giù nella cantina!

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gira gira la ruota del mugnaio

sogna campi di grano al sole

tra il profumo di viole

                           Ventisqueras

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una vera moltitudine di affluenti e di laghi fanno da contorno a questa straordinaria regione d’acqua,  moltissimi sono gli isolotti su cui troneggiano monumenti bellissimi come castelli semi celati dalla lussureggiante vegetazione che si sposa con l’eccezionale trasparenza delle acque, due piccoli ponti in legno congiungono l’isola con le due sponde del fiume permettendo l’accesso, al Castello do Otocec che esiste da 800 anni ed ora è un albergo lussuoso

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piccoli borghi colorati s’affacciano sul fiume

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la grande cascata di Scardona ( lo Skrandiski buk ( complesso di cascate alto circa 54 metri ) è una delle bellezze naturalistiche 

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più note della Croazia

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anche presso le cascate di Scardona è presente una raccolta etnografica con vecchi mulini ad acqua dove i cereali vengono macinati con macine di pietra mosse dall’acqua o i cesti e i mortai, meccanismi antichi per lavare tappeti, coperte, indumenti e stoffe.( già documentati con le immagini )

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le acque della Cherca e della Cicola ( Cikola ) si uniscono e raggiungono il mare

tramonto-12ed è già sera…ce lo vogliamo perdere questo incendio del cielo?

fce024a3ea8e1ef51687a4d1b2580441man mano che scende la notte le verdi isole si fanno ombre scure nell’abbraccio oro-argento della luna…quale migliore saluto per lasciare la costa dalmata, la prossima meta sarà il nord

un grande saluto

Ventisqueras

12 ) In cerca dell’Est-Pirano- Di sole e di sale-Parco naturale delle saline di Sicciole-( Slovenia )-Sunny and salt- Natural Park Sicciole- saline

2727e2407eIl sale è il mare che non  potuto ritornare al cielo

                                                          Il viaggio

Sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove.
                                            Marguerite Yourcenar

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Con la metafora del sale e del cielo ci apre le sue porte Il ParcoNaturale delle Saline di Sicciole  650 ettari di ambiente umido che da rifugio a 288 specie di uccelli 

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qui la simbiosi fra sole, vento il  mare e il duro lavoro del salinaio hanno creato un paesaggio arido e solitario, la particolarità di questo luogo  è che l’estrazione del sale si mantiene uguale a 700 anni fa, viene effettuata tutto l’anno, ma il periodo più interessante è quello tra luglio e settembre, quando i cristalli di sale si separano dalla densa acqua marina. Le due saline che formano il Parco, Lera  e Fontanigge, al momento non sono collegate dalla terra ferma e per visitarle entrambe bisogna effettuare due ingressi separati.

schermata-2016-03-29-alle-11-31-04                                  Piccola storia del sale

Prima che fosse inventato il motore a combustione interna, estrarre il sale era un lavoro molto pericoloso, mentre oggi, superate queste difficoltà, si trova e si estrae in modo molto abbondante.

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avanti la Rivoluzione industriale il sale era difficile da ottenere, e l’estrazione  era spesso fatta dagli schiavi o dai prigionieri.

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(in queste immagine donne in costume tradizionale raschiano il sale in gesto preciso e antico)

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l’aspettativa di vita di questi ultimi era molto bassa.Considerato bene prezioso, lo storico romano Gaio Plinio Secondo scrisse nella sua Naturalis Historia che lo stipendio dei soldati era in principio il sale;  il termine salario deriva proprio da questo

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,Purtroppo la storia ci ricorda che anche in tempi moderni l’estrazione del sale nell’Unione Sovietica e più ferocemente nella Germania Nazista era fatta da persone in condizioni simili a quelle degli schiavi: gli internati nei campi di concentramento.

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Ai giorni nostri la maggior parte delle miniere di sale sono gestite da grandi compagnie multinazionali come la Cargill e la Compass Minerals

Tra le aree più conosciute per le loro miniere e risorse estrattive sono Kilroot (nei pressi di Carrickfergus, in Irlanda del Nord, vecchia più di 100 anni e ed estesa per più di 25 km), la Khewra nel Pakistan (nota per il cosiddetto sale rosa),

portorose-56 Nel Parco Naturale di Sicciole si può fare  una simpatica sosta in un negozio  di souvenir con prodotti realizzati unicamente  col sale, persino cioccolato fondente e praline, oltre fiori di sale,  possiamo vederli in un antico Mulino-Casa-Museo   a Fontanigge sul bordo del canale Giassie aperto da aprile a ottobre,

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le ombre del tramonto armonizzano con i fiori color lavanda della salina mentre la notte allunga le sue lunghe mani inghiottendo i colori

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                                                      Di sole e di sale

Dove si nasconde la luna quando il sole

pesca il sale?

lo tira su in cielo con una fune di fiori

colorata

il bianco accecante non cela il sudore

di uomini e donne

che ammucchiano il sale

 

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e la luna nel suo nido d’ombra

immobile

sta a guardare

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Nell’acquitrino si trovano perfettamente a loro agio grandi concentrazioni di volatili Le saline rappresentano una distesa acquea di cospicua entità, che gli uccelli all’atto della migrazione utilizzano come area di sosta o come sito per svernare. Ogni stagione è ideale per fare birdwatching nelle Saline, ma le più affascinanti, sia per la quantità di specie avvistabili, sia per i colori e l’aspetto che assume il paesaggio, sono senza dubbio la primavera e l’autunno.

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questa grande affluenza e varietà è dovuta soprattutto alla biodiversità dell’ambiente,

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Il Birdwatching è l’osservazione degli uccelli liberi in natura. Una passione straordinaria che può conquistare, avvincere chiunque, grandi e bambini. Il mondo del Birdwatching è un’infinita scoperta perché infinite sono le specie di  uccelli da osservare

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diverso come i tanti habitat in cui praticarlo, colorato come le quattro stagioni dell’anno

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qui per la prima volta ho potuto osservare un nido di cicogne abbastanza da vicino

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ed anche divertirmi ad un passo di danza che nella aveva da invidiare alle grandi ballerine, di un’altro magnifico esemplare

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anche la flora ha i suoi rari abitanti, delizioso questo “sconosciuto” qualcuno me lo sa indicare?

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questo pulcino sta tentando di seguire le orme della madre nell’intricato canneto

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mentre questa bellissima ireos sembra volersi nascondere da occhi indiscreti

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stordisce losterminato fogliame  rosso rubro a contrastare col candore dei campi di salei, in un superlativo effetto cromatico

tramonto-29-05-10-006un saluto alla fine della giornata, come sempre con rimpianto e nostalgia per i luoghi visitati che hanno suscitato in me moltissimo interesse, e, nonostante il sale, un infinito senso di dolcezza, spero da voi condiviso

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Craco ( Matera-Basilicata ) Paese di pietre e sassi- Le fiabe che vanno scomparendo -Country of rocks and stones-The fairy tales that are disappearing

tsb12762se il tempo fosse polvere per i nostri occhi non ci sarebbe  nessuna misericordia, ma il tempo costruisce la polvere sugli uomini e sulle cose per mantenerle in bilico nella memoria…poi un soffio di vento le disperde ancora e per sempre

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immobile nell’abbraccio di potenti spuntoni rocciosi immobile nel tempo : Craco  ( Cracun o Graculum, dal significato in latino” piccolo campo di grano” ) nome ricevuto quando se ne hanno le prime certe notizie storiche dall’arcivescovo Amaldo di Tricarico circa nel 1060, è uno dei cosiddetti paesi fantasma, cui ho dedicato una particolare posizione nel mio blog denominandoli ” Le fiabe che vanno scomparendo ”

dsc_7177-arrivo-a-cracosono circa 6.000 in tutta la penisola perlopiù piccoli agglomerati di case o piccolissimi borghi la maggior parte siti tra le montagne o sulle colline, abbandonati dagli abitanti nel corso degli anni o dei secoli  per varie cause, frane, smottamenti, terremoti

397090gli abitanti emigrati in vari paesi del mondo per mancanza di sussistenza, in cerca di una vita più decorosa, spesso lasciando i vecchi borghi col cuore straziato sapendo di abbandonare luoghi amati e le proprie radici per non farvi mai più ritorno

mt_002_craco_vecchia  circa 200 di questi paesi con centinaia ( se non secoli ) di gloriosa storia alle spalle, riscoperti per la bellezza e la loro particolarità riprendono in qualche modo a vivere con i flussi turistici, 

basilicata-02impavidi fra i nuovi fiori  immersi nella polvere del tempo resistono i Paesi Fantasma,  ne hanno ancora di storie da raccontare, di loro si è impossessato il cinema, facendone  grandiosi set cinematigrafici a cielo aperto, il più famoso film qui girato è La Passione di  Mel Gibson con la scena dell’impiccagione di Giuda

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Craco sorge nella zona delle colline che precedonoL’Appennino Lucano a 390, m s.l.d.m., mezza strada tra monti e mari, territorio vario con prevalenza dei calanchi, profondi solchi scavati nel terreno cretoso dalle acque piovane

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nei grandi prati  anche ai nostri giorni pascolano pacifiche le greggi

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mentre  a Craco è rimasto solo un pastore con le sue capre

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le prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe che risalgono all’VIII secolo a.C., è probabile che offrisse rifugio ai coloni greci del Metaponto, quando si trasferirono nel territorio, forse fuggendo la malaria che mieteva vittime nelle pianure

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Craco fu un insediamento bizantino. Nel X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l’agricoltura della zona, favorendo l’aggregamento urbano nella regione.

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Erberto, di probabile origine normanna, ne fu il primo feudatario tra il 1154 e il 1168. La struttura del borgo antico risale a quell’ epoca,  le case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina l’intero paesaggio, notare la struttura regolare quasi concentrica

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il fascino misterioso di queste pietre che sembrano grandi occhi spalancati su un passato di gloria ormai lontano

                   Paese di pietre e sassi

Paese di pietre e sassi

con le torri che toccano il cielo

sotto l’angolo retto di una stella

occhi aperti senza fessure,

finestre sul nulla

uno straccio di silenzio

pulisce i calanchi, spazza le nuvole

ramazza i sentieri.

Ventisqueras

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fu un importante e strategico centro militare durante il regno di Federico II, il torrione quadrangolare domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli: il  Cavone e l ‘Agri

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in questo scenario fantastico anche la flora sembra subirne l’influsso eseguendo come in un copione mai scritto ghirigori e trame fiorite

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dsc_7270-casapalazzo Grassi, un tempo signorile dimora, ora come una vecchia aristocratica Dama è percorso da rughe e crepe clamorose

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avide fauci spalancate sembrano ingoiare la grandiosità perduta.

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Come gran parte dei centri lucani anche a Craco vi fu la piaga del Brigantaggio. Durante il decennio napoleonico vi furoreggiarono i terribili “capimassa” come Domenico Taccone detto “Rizzo”,Nicola “Pagnotta”, e altri sostenuti dal governo borbonico per favorire la cacciata degli intrusi, uccidendo e depredando notabili francesi a attuando  feroci vendette personali

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struggente la chiesa  ridotta  in monconi con la cupola scagliosa come pelle di serpente a se stessa abbandonata

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L’8 novembre 1861, nel pieno della reazione borbonica poco dopo l’Unità d’Italia, l’armata brigantesca di Carmine Crocco e Josè Boriès, dopo aver occupato e devastato Salandra, si diresse verso Craco. Crocco raccontò nelle sue memorie che incontrarono «a mezza via una processione di donne e fanciulli con a capo il curato con la croce. Venivano a chiedere clemenza per il loro paese e clemenza fu accordata

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le vie ancora perfettamente lastricate preda delle strida dei corvi

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                                            L’abbandono

a causa di una enorme  frana, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata e parte degli abitanti si trasferì a valle, in località “Craco Peschiera“, il centro contava quasi 2000 abitanti.. Nel 1972 un’alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo il ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980  Craco vecchia venne completamente abbandonata. Nonostante questo esodo, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla Word Monument Fund .Ora vi si organizzano visite guidate nelle zone messe in sicurezza

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angoli muti intrappolati in scenari contorti

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anche i fiori si colmano di mistero mimetizzandosi fra le pietre

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qualche anno fa mi recai in Basilicata per visitare Matera, non sapevo quant’altro di magico m’aspettava! in questi giorni cercando ( inutilmente !!!! 😦 ) di dare un senso al mio archivio in concomitanza con   il viaggio dell’Est ho trovato un paio di località da inserire nella categoria  delle” fiabe che vanno scomparendo”  a pieno titolo, augurandogli di restare  per sempre con noi come fiabe viventi!

Cracco sfuma in lontananza nel tramonto lasciandomi incerta se quanto visto fosse realtà o solo un sogno…voi che ne dite?

Ventisqueras

11 ) In cerca dell’Est-Pirano-Portrose e i loro incantevoli dintorni ( Slovenia )-Pirano-Portrose and their beautiful surroundings

18-7-16-9allora partiamo in cerca dei luoghi magici che incorniciano i dintorni della bella Pirano, alziamo le vele arancioni caratteristiche dell’Adriaco? ok :dajmo potem !

                                                Il viaggio

La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte

                                          Omar Khayyam

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da questo spettacolare angolo a Fiesa si può godere,

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dalla  particolarità  delle insenature che si intersecano fra palude e mare

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anche della visione dell’intero Golfo di Trieste, che, specialmente a notte, con tutte le sue lucette accese è di straordinario impatto

                                                       Portrose ( Portroz )

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Si dice che anticamente in questa località vi fossero molti giardini colmi di magnifiche rose, e da qui il suo nome

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la cittadina , a soli 2 km da Pirano di cui è frazione conta 2500 abitanti circa, ma nei periodi di alta stagione è affollatissima di turisti per le sue rinomate e grandi Terme e per le spiagge , fra le più belle e frequentate dell’Adriatico

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fu una delle più antiche stazioni termali della zona, conosciuta e frequentata già dagli antichi romani.La Slovenia, con la vicina Croazia, sono ricchissime di questi impianti per le particolari proprietà delle acque sgorganti da rocce cariche di minerali

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i grattacieli e i grandi alberghi che si alternano quasi ininterrottamente non ne fanno un luogo da me molto amato, troppo caotico ed affollato- Portrose serve  Pirano con il suo moderno aeroporto e con il grande porto sempre affollato di natanti

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per questo forse il mio sguardo ha preferito oziare su questo gradevolissimo praticello di panseé blu 🙂

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ed ecco un mastodontico albergo che sembra uscito da un’astronale aliena

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a contrastare con questa romantica carrozza di sposini in costume che sbuca proprio da una delle sue uscite

grocerylow1i molti e coloratissimi negozietti di frutta mettono allegria spezzando la “grandeure” dei modernissimi Hotel

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Stugnano il 10 novembre di ogni anno si tiene la “festa dei cachi”,atmosfera particolare dove il frutto fresco viene venduto per le strade insieme a mille altri modi di consumarlo elaborato, dolci compresi, in un belvedee di colori

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prima di addentrarmi all’interno del vallone ho voluto percorrere un tratto della magnifica costiera ora frastagliata – come dimostra questa immagine che mi ha ricordato l’altalena del Monte Forato sulle Alpi Apuane,-anche se questa è in formato ridotto

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ora semi -lagunare, con coltivazioni di verdure pregiate allo scoperto, visto la temperatura mite

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ora con spiagge semi- sabbiose che si affacciano gioiose da cespugli di foglie colorate

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all’interno del vallone, le foreste sono grandi, ombreggiate da grandi alberi e percorse da torrenti impetuosi e fiumiciattoli, formando un lussureggiante insieme

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spesso si fanno incontri pastorali nei pressi delle fattorie

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Cielo azzurro
Campo giallo
Monte azzurro
Campo giallo
Per la pianura deserta
Sta camminando un olivo
Un solo
Olivo

                                                   Federico Garcia Lorca

o grandi coltivazioni di oliveti dai quali si trae un olio ottimo, ben conosciuto nell’intera Europa, con secolari alberi dai tronchi contorti che stupiscono per le loro forme

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il fiore dell’olivo è di minuscole proporzioni  ma molto grazioso

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da loro si formeranno i succosi frutti oleari

nell’argento del monte

fremono e mutano le piccole foglie

hanno un canto di vento

e di mille farfalle

un largo di campane

fa volare lontano le rondini

Ventisqueras

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spesso i tronchi sono illeggiadriti da festosi rampicanti  che hanno bacche coloratissime simili al ribes ma non commestibilicytinus_hypocistis

dulcis in fundo la scoperta di una pianta parassita che da tempo invano ho ricercato in diverse parti d’Europa dove si riproduce attaccandosi alle radici

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delle piante dei cisti, da qui il nome di cytinus hipocistiscytinus-hypocistis

quanto le serve per nutrirsi lo assorbe dalle radici del suo ospite,  eppure i nostri arbusti non soffrono della presenza del cytinus

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non ci sarebbe da stupirsi se prima o poi si scoprisse di un qualche scambio vantaggioso fra le due piante. Il cytinus hypocistus si trova sulle radici del cisto marino, mentre il cytinus ruber è parassita del cistus icanus.

e dopo questa parentesi botanica vi saluto da questa bella e suggestiva zona del mare Adriatico

un saluto sperando di non averi tediato

Ventisqueras

questa immagine non c’entra niente col post è solo per far vedere all’amica Almosth la mia magnolia stellata  🙂

8) -Fær Øer – Eysturoy-Fugloy– I petali dell’orchidea selvaggia-Wild Orchid petals

                        EYSTUROY    ( letteralmente ” Isola dell’est ” )

Gjogv2 il porticciolo naturale nella  roccia di Gjògv , un affascinante approdo  dell’isola di Eysturoy

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è la seconda per estensione dell’arcipelago delle Faroe 2.868 kmq e una popolazione complessiva di quasi 11.000 abitanti, è una delle più densamente popolate

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la sua città più importante Runavik  per il suo imponente  fiordo  concede  un porto con  adeguato attracco per le grandi navi  da crociera provenienti  dal tour del Grande Nord

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questo   ha sviluppato una cittadina moderna, culturalmente evoluta con grandi progetti artistici  ed architetture avveniristiche , come vedremo in seguito

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nelle  visioni notturne lo scenario è fantastico, la grande montagna, seconda in altezza dell’isola. poco più di 800 metri ( una delle più alte delle ben 66 cime della provincia ) con un nome difficilissimo non solo da pronunciare, ma anche da trascrivere :  Svartbarkstindur ( ha ha sembra uno scioglilingua! )

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la ripara in parte dai forti venti , complice di uno scenario assolutamente unico!

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 barche e pescherecci alla fonda, nell’atmosfera sempre un po’ magica di sbuffi biancastri trasmessi dalla nebbia
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 case nel vecchio porto
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con le oche faroiane in gruppo fanno respirare aria di natura primitiva e selvaggia
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 che anche questa maestosa Christiankircken non riesce a nascondere
30. juni 2013 Færøerne, Klaksvík, Christianskirken

pur con il suo affascinante e modernissimo interno

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luci psichedeliche in questo tunnel sottomarino per il collegamento fra isole vicine

                                                         FUGLOY

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come già ho specificato le isole che compongono l’arcipelago delle Faroe sono 18,  ognuna ha la sua peculiarità e la sua straordinaria bellezza e unicità,  grazie all’amico Ricky ho potuto documentarmi su tutte, molte immagini sono sue ed ancora lo ringrazio Fugloy vuol dire “isola degli uccelli” in faroese, come a Mykines  nidificano migliaia di uccelli sulle alte scogliere, ed è la più  orientale di tutte le isole

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vi sono due villaggi sull’isola con una popolazione complessiva di 44 abitanti ( !!!)Hattarwik è quello nell’immagine, il porticciolo non ha frangiflutti e per questo non ha potuto svilupparsi turisticamente, sull’isola è presente un solo negozio, Abitata fin dai tempi dei Vikinghi,  qui i Floksmen, ribelli medioevali diedero vita ad una lotta di separazione dal governo ufficiale danese

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straordinario punto di osservazione per questo diligente cane pastore sul controllo del territorio!

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ricco di suggestive e spettacolari cascate il piccolo villaggio di Saksun,  troneggia in mezzo a un mare di prati così verdi da sembrare quasi fosforescenti

DSC_0221ci sono molte leggende legate a Flogoy una delle quali la vuole isola galleggiante abitata solo dai mitici ” Troll” che non facevano avvicinare nessuno prendendo i viaggiatori a pietrate lanciando veementi maledizioni. Quando nessuno pensava ormai di sconfiggerli si avvicinò all’isola un santo sacerdote, che viste inutili preghiere e suppliche scagliò contro di  loro la bibbia, vi fu un grande terremoto, l’isola smise di galleggiare e in un attimo i troll furono tramutate in colline erbose che ancora si possono vedere, piccole rotondeggianti sul terreno.

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                                                Nuvole rosa

è un silenzio ondulato di nubi rosa

dove si è rifugiato il vento

scivolano valli, echi e distanze,

girano pensieri e si fermano

chiusi nel silenzio

Ventisqueras

                                                       

10 ) In cerca dell’Est – Pirano- ( Slovenia ) le sue suggestioni visive-Looking East-Piran and its Visual suggestions-

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questa è l’immagine più bella, quella della fiaba, quella che per sempre mi resterà nel cuore, un incredibile tramonto dalla fortezza in cima alla collina, con questa chiudo il mio pensiero innamorato sulla bella sirena Pirano a lei grata di averla conosciuta

Il viaggio

Non si va così lontano che quando non si sa dove si va.
Cristoforo Colombo

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un nuovo giorno e l’azzurro entra dalla finestra si rifugia negli occhi, sorride

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è in momenti come questi che il suono della vita s’intona delle mille corde d’arpa in scintillio di luce e colori

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non saprei dire perché mi è piaciuto abbinare questo piccolo grappolo di blueberries ( mirtilli, ma in inglese il nome sembra sembra più dolce 🙂 ) unendo la lucentezza del suo colore a quella del mare.

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Per salire sulla collina,fino alla Cattedrale di San Giorgio costruita su uno spuntone roccioso

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ci sono due strade in salita, se una la si percorre per arrivare,

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dall’altra si discende e si ha una visione a sessanta gradi dell’ intera cittadina, che  al tempo del suo massimo splendore gli abitanti  erano il triplo, ma una serie di pestilenze li ridusse drasticamente

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questa splendida chiesa del XII secolo, ha una forte influenza italiana: realizzata in stile barocco rinascimentale,

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  fu eretta nel 1344, consacrata da ben nove vescovi, venne dedicata al Santo Patrono San Giorgio. L’attuale configurazione barocca è dovuta all’ultima ristrutturazione del 1637.

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l’interno della chiesa è arricchito da varie opere d’arte, quasi tutte dedicate al santo Patrono

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Il principe e cavaliere cristiano, originario della Cappadocia, protettore dei cavalieri e degli uomini d’arte, qui raffigurato in una preziosa opera degli artigiani orafi locali

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descritto come un giovane possente che veste un’armatura e cavalca un destriero bianco, con lancia scudo. La rappresentazione di San Giorgio che a cavallo sconfigge il drago è una delle più frequenti e note del Cristianesimo.
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 Uno dei più importanti arredi della chiesa è indubbiamente l’organo, opera del francescano dalmata Petar Nakic
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 l’attiguo battistero  è invece nel 1650. Nel periodo citato fu pure consolidato il colle sul quale sorge la Cattedrale, a picco sul mare, più volte fortificato a causa del pericolo frane

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dal suo campanile la vista che si spalanca si dice sia  incredibile, ma io non ho salito i 146 gradini ricordando l’esperienza di Bruges, che mi lasciò un ora senza fiato  accontentandomi di quella ugualmente fantastica che si gode del prato erboso che circonda l’edificio sacro

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risale al 1609 alto 47 m, assomiglia ad una copia minore di quello di San Marco a Venezia: non è un caso, è stato proprio realizzato prendendo a modello quello della basilica veneziana

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 salendo ancora più in alto al limite del vallone ci sono le possenti mura di Piranopogled_z_gradu

che resistettero ai molti assalti pirateschi o dei vari nemici di Venezia di cui era alleata, respingendo ben due assedi della Repubblica Genovese nel 1374 – 1379

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Dotata di Statuto fin dal 1270 Pirano si resse anche nel periodo veneziano in maniera semi-autonoma: a capo del territorio era preposto un delegato veneziano, che abbinava le funzioni giurisdizionali a quelle di governo vero e proprio; a suo fianco, un consiglio dei nobili locali ne condivideva ed indirizzava le scelte.pic00013

Allontanandoci sul vallone i panorami sono strepitosi

slovenia-piran-flickr-bernd-thallere con le ombre della notte che si addensano nel cielo

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di fuoco rosso

il mare s’inchina

alla magia dei canti.

l’ultimo rosseggiante saluto alla divina Dea Pirano….chissà se mai ci rivedremo

Ventisqueras

 

 

 

 

 

3 ) San Gimignano dalle belle torri -Siena- La Collegiata di Santa Maria Assunta e l’architettura medioevale religiosa-the Collegiate Church of Santa Maria Assunta and the medieval religious architecture

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si leva il sole con una soffusa nebbia che rende i collie le colline un sogno lieve

Sunflowers grow on a hillside near San Gimignano (Background) on July 3, 2011. AFP PHOTO / FABIO MUZZI

bussa il sole alla finestra del mondo

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un mare di fiori lo sta accarezzando

gira e rigira lo stanno sempre seguendo

nel corso del suo cammino

sfiorano meraviglie in tondo

Ventisqueras

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e il pieno sole, salendo dalla via volterrana anche oggi dispiega e svela tutta la maestosità del paesaggio toscano

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si entra dalla porta pisana ( San Matteo, ma è detta comunemente così perchè vi si arriva dalla parte di Pisa ) di primo mattino, l’auto relegata  nel parcheggio, le strade   deserte, si entra in pieno medioevo, il rumore dei mie passi solitari fa eco ai fantasmi delle generazioni passate che sembrano far folla con me alla scoperta degli ultimi tesori scelti fra i mille, cui raccontare

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piazza del Duomo in tutta la sua preziosità si appresta a svelarci i suoi segreti, le belle torri già conosciute nell’altro post sono schierate come guardie d’onore

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fulcro della città è la spettacolare piazza del Duomo con i grandiosi monumenti: Il Palazzo Comunale chiamato anche Palazzo nuovo del Podestà e,

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salendo una ripida scalinata   la Collegiata di Santa Maria Assunta o più semplicemente il   Duomo, costruita nel 1148 è considerata uno dei più prestigiosi esempi di romanico toscano

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dal lato opposto della piazza il Vecchio Palazzo del Podestà ( che non ha più questa funzione ma è divenuto un museo ) con la torre Rognosa, un tempo proprietà della famiglia Ghibellina dei Salvucci

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osserviamole anche nella loro fantasmagorica veste notturna

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la luce del cristianesimo irradia fasci di strie iridescenti nella penombra della magnifica collegiata

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Il mio cuore si riempie d’acqua

cielo di nubi d’inchiostro

mi si schianta addosso

-sto forse annegando?-

aggrappata a un filo di vento

m’accorgo che sto pregando.

Ventisqueras

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completamente affrescata dai maggiori artisti senesi e fiorentini dell’epoca

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da perderci gli occhi…e l’anima si fa leggera, leggera

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la chiesa è costruita su tre navate i grandi pittori dell’epoca  espressero il meglio della loro Arte:Benozzo Gozzoli, Domenico  Ghirlandaio Bartolo di Fredi, Taddeo di Bartolo, 

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ma esistono anche sculture in legno ed tante altre opere di grandi artisti del tempo, per citarne solo uno Jacopo della Quercia

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magnifico il  Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo

BGA-F-015233-0000Santa Fina, figura locale portata agli onori degli altari ( nella collegiata  il Ghirlandaio narra la sua vita con bellissimi affreschi)  di lei si racconta una gentile leggenda-miracolo, ella morì in giovane età minata da una grave malattia che le procurava atroci dolori e la costringeva a stare immobile nel letto, nonostante questo chi andava a visitarla usciva da lì consolato e confortato  nessuno la sentì mai emettere un lamento, nel giorno della sua morte quando fu tolta dal suo letto per le solenni esequie  il letto improvvisamente fiorì tutto  di violacciocche che si propagarono subito anche tra gli interstizi delle pietre della città, per questo miracolo

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naturalmente San Gimignano abbonda di splendide architetture religiose medievali questa è la facciata in mattoncini e volte ad arco di San Bartolo

civitella-del-tronto-chiesa_di_santa_maria_dei_lumi-e1447350889712lo spettacolare interno di Santa Maria dei Lumi ( non trovate incantevole la sua titolazione? ) si dice dovuta ad una apparizione miracolosa avvenuta circa nel 1500 ai Sangimignanesi

20130809113123_img_3cc01misteriosamente avvolta di fantasmagoriche  luci certo di origini divine

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altro stupendo portale quello della chiesa di San Francesco  in stile romanico- pisano- lucchese eretta circa nel XII sec in origine dedicata a San Giovanni,( costruita nell’omonima, ma poi tuitolata al Poverello di Assisi ) di cui si è conservata solo la parte inferiore

38014_014in questo dipinto si può vedere come fosse stata la chiesa alle sue origini

img_0429in mezzo a tutti questi pregevolissimi repeti storici penso non debba affatto stonare l’immagine molto attuale di uno splendido micione!

san-gimignano-italy-blogma per  lalutarvi  ed invitarvi al prossimo post è certo più adatta una immagine ” turrita” sotto un cielo imbronciato, a presto

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9 ) In cerca dell’Est-Pirano: gioiello incastonato nel blu-( Slovenia ) Jewel set in blue

Il viaggio

scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli

Emilio Salgari

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giungendo via mare, questa è la straordinaria visione che ci sorride negli occhi

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scintillante di tetti rossi, degrada dal vallone di Pirano ( baia ) verso la spiaggia

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 Pirano d’Istria ( Piran in slavo ) deve il suo nome alla parola greca Pyr ( fuoco ) perché si racconta che sui luoghi dove ora sorge la cittadina gli antichi accendessero fuochi per guidare i naviganti verso il vicino porto di Capodistria, Pirano ( circa 17.000 abitanti ) è  bilingue, vi si parlano l’italiano e lo slavo

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intrappolato fra i veleggi il piccolo porto

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storicamente ebbe grandi vicissitudini: ancora una volta  come le altre cittadine della costa si presume  essere stata fondata dai veneti fuggiti da Aquileia terrorizzati dalle orde Unne passando dai romani all’Esarcato Bizantino di Ravenna al quale nel V sec, tutta l’Istria fu sottoposta

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sul finire della dominazione bizantina iniziarono ad insediarsi nella zona i primi nuclei slavi che rafforzarono il territorio durante la dominazione Carolingia iniziata nel 788

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Dall’830 fino al 935, Pirano fu sotto il Regno d’Italia, in seguito divenne possedimento bavarese. dopo diverse vicissitudini durate fino al 1040.Poi vi fu l’avvicinamento e il lungo sodalizio con la repubblica Serenissima di Venezia che qui ha lasciato  le sue immortali impronte terminando con la caduta  di quest’ultima nel 1797

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la deliziosa città è una lucente perla di architettura gotico-veneziana caratterizzata dalle strade strette,

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 talvolta molto coloratepiran_new2013

altre mediovali, costruite in pietra

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suggestivo circonavigarla percorrendo lo stretto istmo doppiando l’estremità di punta Madonna, caratterizzata dalla chiesetta che ha incorporati il campanile e il faro facendone un unico, singolare edificio,

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questo tratto di mare fa parte della Riserva Marina dal 1909

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 delimitata da 4 boe gialle che difendono uno dei fondali più ricchi ed interessanti del Golfo di Trieste

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e, proprio ai limiti dell’area protetta, si trova anche l’unica fossa di tutto il Golfo, profonda 34m

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 Il porto è protetto da una diga foranea banchinata

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 ha un’entrata inconfondibile segnalata da due originali fanali rossi  in muratura a pianta quadrata chiamati “candelabri”. E’ ridossato da tutti i venti e, solo con forte Sud-Ovest, il mare è agitato

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una leggenda narra che in queste acque (dove sono stati ritrovati resti dei dinosauri che hanno abitato queste terre 150 milioni di anni fa ) si trovasse l’arcipelago delle Isole Brioni, che  nacquero per mano degli angeli: le isole sarebbero infatti alcuni pezzi di Paradiso che il Diavolo aveva sparpagliato.( Ah. questo Diavolo! è peggio del prezzemolo lo troviamo sempre da tutte le parti ha ha )

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tra i veleggi risplende il porto

la punta, il faro, il clamore dei tetti

lo scalpiccio rinnovato di antiche memorie

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possano le mie mani sfogliare

quando mi sorridono gli astri

nelle notti oscure per bere tutti i sogni

nel cerchio magico della luna

e ritornare qui silenziosa

ascoltando vibrare tutti i violini

del  tuo Adriatico mare

Ventisqueras

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i violini inseriti nel testo poetico avevano il preciso riferimento al personaggio storico più famoso del luogo il compositore e violinista Giuseppe Tartini  nato a Pirano nel 1692, cui è dedicata la bellissima piazza con il suo monumento

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al lato della piazza la Benecanka, casa storica più bella e più fotografatabenecanka-portoroz

in stile gotico venetoche richiama tutte  le suggestioni di Venezia

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non so se a voi sia mai capitato, ma ci sono luoghi in cui io  mi sento ” a casa”Pirano è uno di questi. Il primo giorno il tempo era cupo e nuvoloso, il meteo diceva l’indomani sarebbe uscito il sole, mi sono detta -aspetto-

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viaggiando  Capodistria – Pirano mi sono imbattuta in divesri boschi,  fermata d’obbligo a curiosare

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ho trovato le foglie “mature” della lunaria, arbusto appartenente alla famiglia delle Bracicacee o crocifere ( detta anche moneta del papa )translucent_lunaria_annua_seed_pods

che amo moltissimo, non fosse altro che per il suo richiamo alla luce argentata della luna

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 ed anche questa”spiga gialla” che ho già visto ma di cui non ricordo il nome…mi aiutate? 🙂

8509264ma voglio salutarvi con una magica immagine del giorno che, ricompensando la mia attesa mi ha sorpresa con colori e visioni fantastiche alimentando il mio amore per questa terra!

Ventisqueras

6 ) Parco naturale Adamello-Brenta-Trentino-la fauna: i grandi ungolati-alto alpini-Wildlife-large high-alpine Eggman snatches the Emerald

 

lassù sulle cime nevose dove un silenzio di vento muove le nuvole, lassù tra i picchi rocciosi c’è il regno incontrastato degli abili e bellissimi mammiferi rocciatori

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classificati scientificamente come  Ungulati altoalpini in questo Parco c’è una loro importantissima  presenza

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emozionante vedere la maestosa figura dello  stambecco ( Capra ibex) stagliarsi contro il cielo.  Questa specie trae origine da antichissime forme di capre selvatiche che 140-170.000 anni fa, popolavano l’Asia centro occidentale.
Durante le ultime glaciazioni (da 700.000 a 12.000 anni fa) era diffuso in gran parte dell’Europa ma, con il ritiro dei ghiacci, rimase gradatamente isolato sui grandi massicci alpini.

Una precisazione, la nomenclatura zoologica : il primo nome è quello comune con cui è conosciuta la specie, il secondo fra parentesi e con la iniziale maiuscola, è il nome scientifico che può essere latino o greco, il secondo- scritto sempre in minuscolo- è quello della sottospecie che può essere ripetuto se non se conoscono altre.

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Per oltre 10.000 anni la storia dello stambecco si è intrecciata con quella degli antichi abitatori delle Alpi, ma l’uomo non gli fu certo amico. Cacciato per la carne, ma soprattutto per le presunte proprietà terapeutiche attribuite a varie parti del suo corpo, lo stambecco scomparve dalla quasi totalità delle regioni alpine a partire dal XVI secolo.

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la specie allora fu rigorosamente protetta e proliferò a dismisura in particolare in Svizzera dove si fu costretti anche ad autorizzare l’abbattimento di singoli capi

Stambecco Il Re degli stambecchi 

Una leggenda narra che sui monti del del Ferro vivevano gli uomini di ferro, chiamati così perché estraevano metalli e minerali dalla montagna. Un giorno giunse in zona una tribù proveniente dal mare, costretta ad abbandonare la propria terra per i continui assalti degli invasori. Il loro capo, Salaxo decise di stabilirsi nella vallata più grande e andò a trattare con gli Uomini del Ferro, che non si dimostrarono ostili nei loro confronti, ma dissero che avrebbero potuto ottenere il permesso di restare solo dal Re degli stambecchi, padrone della valle, che abitava sui più alti picchi nevosi oltre una grande catena di montagne. Il marinaio dovette affrontare ogni tipo di difficoltà, Poco alla volta, la vegetazione diradò, gli animali sparirono e rimasero solo roccia, neve e vento.Sfinito, mani e ginocchia sanguinanti, disperato, Salaxo pensò rinunciare.Ma poi pensò: “Meglio morto che indegno d’onore fra la mia gente”

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fece un estremo sforzo e si issò ancora, si trovò in piedi sulle nuvole, l’arco dei monti aperto allo sguardo, tutto il mondo sotto ai suoi occhi estasiati. “Il paradiso” – sussurrò Salaxo. “E’ vero, uomo” –si udì una voce tonante era.Il Re degli Stambecchi che  apparve al suo fianco. “Così chiamerai questa terra in cui vivrai felice con la tua gente, il Gran Paradiso” ed io ti proteggerò a patto che tu rispetti la natura e tutti i suoi figli.Il patto fu stretto e da quel giorno il popolo del mare visse sereno fra le montagne–Non potrebbe insegnarci qualcosa di utile per il momento attuale, questa leggenda?

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arrivando ad uno dei molti rifugi alpini in quota -questo è il  Brentei, si può con un po’ di fortuna riuscire ad incontrare qualcuno di questi superbi esemplari

il rifugio alpino Val di Fumo nel Parco Naturale Adamello Brenta, Val di Fumo, Val di Daone, Valli Giudicarie, Trentino Alto Adige, ©Ph. Marco Simonini (TN) Italy

questo invece è il Val di fumo

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anche  il  Camoscio ( Rupricapra rupricapra)  ha nel parco una nutrita colonia, e spesso nell’inverno si trovano riuniti in branchi nell’attesa di ricevere le balle di fieno che vengono portate fin quassù dalle guardie del Parco, spesso calate con l’elicottero

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tra gli ugulati sono presenti anche  il cervo (Cervus elaphus)

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che non ha atteggiamenti aggressivi come lo stambecco, ma spesso lo si vede tranquillamente accovacciato sotto agli abeti, in particolare in inverno quando la neve ricopre il terreno, se ne stanno nello spazio riparato ai piedi dei grandi alberi, si possono vedere dagli impianti di risalita ( non in questa parte del parco dove non esistono impianti, ma ne ho visti molte volte in val di Fassa, per la gioia soprattutto dei bambini )

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come non restare affascinati e soggiogati da visioni come questa!

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una cucciolata con tanti piccoli ” Bambi” dagli occhi dolcissimi!:-)

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e poi, gli agilissimi Caprioli ( Capreolus capreolus)

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Mufloni ( ovis musimon )  dalle gigantesche corna

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guardate un po’ questa immagine….non vi ricorda Civita Di Bagnoregio fra le nuvole? qui invece che di antiche pietre sopra le nuvole c’è un’isola di capre in mezzo al cielo! 🙂

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e questo rarissimo esemplare di  Capra tibetana (della quale non sono riuscita a risalire alla specie e sottospecie…se qualcuno mi aiuta 🙂 ) introdotta nel parco a partire dagli anni 70 del secolo scorso                                                                

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ed ecco che scendendo di quota si comincia a visualizzare il magico effetto del bosco e del sottobosco, in questo caso col piacevole incontro di un super fungo porcino!

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oppure si resta sorpresi dal giallo intenso dell’anamone sulfureo

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o di qualche rossa bacca lacrimosasede_parco,12433

la sede del parco

Il Parco Naturale Adamello Brenta è tra i Geoparchi mondiali che il 17 novembre 2015 a Parigi sono stati riconosciuti integralmente siti UNESCO.

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                Commiato alla valle del sole

La montagna oltre il paese addormentato scintilla

il sole perfora col suo dito frastagliato una nube

ascolta

le campane hanno gettato la loro esca d’argento

guarda

quel buffo, arruffato ciuffo di corvi,

come un mazzo oscuro di fiori ha dilagato.

E’ come fosse il primo giorno del mondo.

Ci sono panchine segrete nel cuore

su cui sedersi ad ascoltare intera

la gioia stuzzicante della vita!

Ventisqueras

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sugli altopiani gli allevatori curano le loro greggi

LW_Tiere1qualche capra  si dimostra molto curiosa

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mentre nel prato vicino un bellissimo esemplare di grigia-alpina riposa serena fra le sue erbe profumate

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ma è  con  un suggestivo angolo del lago di Tovel che vii saluto da questo  Parco che racchiude in se ogni forma di vita, di bellezza di meraviglia-

Ventisqueras

 

8 ) In cerca dell’Est-Koper-Capodistria- ( Slovenia ) fra storia e rimpianto-Between history and regret

Il viaggio
bisogna vedere quel che non si  visto
vedere di nuovo quel che si è visto
vedere in primavera quel che non si è visto in estate
vedere di giorno quel che si è visto di notte
con il sole dove prima pioveva
la pietra che ha cambiato posto
Josè Saramango
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Koper, in sloveno, quella che fu l’italiana  Capodistria, chiude in bellezza, all’estremità sud-ovest, il Golfo di Trieste. (la città da cui dista solo una ventina di km ) Per oltre 500 anni l’appartenenza alla grande Repubblica Serenissima Veneta ha segnato storia e cultura che sono ricche ed importanti
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Settembre, il tuo minor fratello Aprile
fioriva le vestigia di San Marco
a Capodistria, quando navigammo
il patrio mare cui Trieste addenta
co’ i forti moli per tenace amore.
Capodistria, succiso adriatico fiore!
Gabriele D’Annunzio dall’Alcyone
(ancora lui, il Vate a cantare con fervore la sua italica passione )
Nonostante i cambiamenti dei tempi il centro storico conserva  il tipico aspetto assunto durante la lunga dominazione veneta con calli, broli,portici e sottoportici e nei campi, sulle facciate dei palazzi, e delle case, stemmi di podestà, e di vecchie famiglie nobili, leoni di San Marco e tutto quanto concerne La Serenissima
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restare a Capodistria solo un giorno è poco per coglierne tutta la ricchezza e la varietà dell’arte e della cultura accumulata durante i secoli
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la vera fisionomia della città  antica la si coglie  nella Calegaria, la via che da sotto i portici del Palazzo Pretorio scende alla Porta Maggiore e al relativo Porticciolo
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 Il Palazzo Pretorio, molto originale con la sua merlatura esce fuori dalla fusione e ricostruzione alla metà del Quattrocento, rimaneggiata con l’aggiunta di un secondo piano nel Seicento
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 mollemente adagiata nell’azzurro è una propaggine di vita sul mar Adriatico, anticamente sorgeva sopra un isola separata dalla terra da paludi fino a quando, verso la metà del XIX sec, imponenti lavori di bonifica la collegarono al litorale
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già abitata in epoca romana, probabilmente colonizzata da profughi fuggiti da Aquileia a seguito delle invasioni barbariche, conosciuta  con il nome di Capris, che nella successiva epoca bizatina mutò in Iustinopulis
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la piazza circolare Da Ponte con l’omonima bella fontana, è quasi la riproduzione del Ponte delle guglie di Canaregio  a Venezia, ricchissima di bellissimi palazzi e pregevoli opere d’arte ai tempi del suo maggior fulgore della dominazione veneta venne chiamata L’Atene dell’Istria
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conosciuta come le Mercerie di Venezia è da secoli la via del commercio e dell’artigianato, caratterizzata da banchi , negozi e botteghe cui si può acquistare ogni genere di merci è conosciuta soprattutto come la via dei calzolari, ci si imbatte ad ogni angolo in angoli coloriti e caratteristici
capodistria-vigne1vista dall’alto il magnifico scenario dei vigneti perfettamente allineati le dona un aspetto piacevolmente rilassante in sintonia con ciò che la circonda
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 svetta sui tetti monocromi della città ( circa 25.ooo abitanti nella grande maggioranza sloveni, con una esigua minoranza italiana di antica data che ha resistito alle epurazioni) il campanile snello del Duomo dedicato alla BeataVergine Maria Assunta e a San Nazaro
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 per molti secoli fu torre d’avvistamento, poi fu aggiunta la torretta campanaria che ospita una delle più antiche campane della Slovenia
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 l’elegantissimo portale
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 e lo straordinario merletto della facciata
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 sul fianco sinistro del Duomo c’è La Rotonda, o Oratorio del Carmine costruzione romanica trecentesca
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 Ogni volta che varco il confine con la Slovenia non mi è possibile dimenticare gli eccidi delle foibe ed il successivo esodo della popolazione istriana di origini italiane che  costituiscono l’epilogo di una secolare lotta per il predominio sull Adriatico orientale, che fu conteso da popolazioni italiane e slave
per lungo tempo oscurato per ragioni politiche questo genocidio o pulizia etnica contro le minoranze italiane voluto dalle bande dell’allora dittatore Tito ebbe episodi di ferocia inaudita
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con l’uccisione di centinaia di migliaia di civili ( comprese donne e bambini, che vennero trucidati e per celarne la memoria gettati delle profonde  delle “foibe”( caratteristiche cavità sotterranee carsiche ) spesso gettati insieme i vivi con i morti, recuperati solo molti anni dopo gli eccidi, come si vede nella orribile immagine, che resti come monito di tutte le guerre e della loro conseguenza che fa perdere ogni barlume di umanità a chi le combatte.
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I più per così dire “fortunati” dovettero lasciare( con le poche cose che riuscirono a portare con se) ogni loro proprietà e beni per fuggire in Italia dove vennero raggruppati ignobilmente in campi profughi, Una pagina davvero devastante che non deve mai essere dimenticata.
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cerccherò di voltare pagina con un argomento più leggero quello della storica Radio Capod’istria che nacque il 25 maggio del 1949 con il nome di Radio Trieste Zona Jugoslava, fu una delle prime stazioni radio Europee prima a trasmettere in bilingue.

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Nel 1955 concon il secondo esodo  e la suddivisione dei territori che riguardava la Zona B, Radio Capodistria si accinse ad assumere un nuovo volto e a svolgere una funzione quasi del tutto inattesa. Affiancata da una rete televisiva, divenne espressione di quanto di italiano rimaneva in Istria e, insieme e più ancora, punto di raccordo per una visione conciliativa dell’intero territorio giuliano, per una convivenza tra simili e tra diversi  Data la sua efficacia commerciale (per decenni è stata una delle radio maggiormente seguite), il segnale fu irradiato in zone sempre più ampie dell’Italia.

Nelle immagini due vecchi modelli di Radio che venivano esibite con i soprammobili ai posti d’onore nelle abitazioni di allora, iniziava l’era della tecnologia moderna!

dsc_1060non è passato inosservato questo bel micione che sembra mettersi in posa  compassato e sussiegoso 🙂

homepagebaratti-186411_650x447in un intreccio di pini mediterranei il sole sta per salutare questa giornata, colma di pensieri anche molto polemici da parte mia, vogliate scusarmi, non riesco a restarne indifferente

camping-californiamentre cala la sera dietro il promontorio a nord, con la notte scendono pensieri di pace e con loro la Bellezza su tutto prevale

Ventisqueras

 

3 ) Castello di Sammezzano-Reggello-Firenze- La leggenda del leone triste-La maledizione del Marchese-Le fiabe che vanno scomparendo- The curse of the Marquis-The legend of the sad lion-disappearing-fairy tales-

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Bentornati alla magia del Castello di Sammezzano! saliamo le scale interne che introducono alle 17 camere da letto, anche queste tutte in stile orientale

800px-Sammezzano,_salone_delle_colonne_01qualche raggio di luce diafana cade in obliquo giù dalle balconate e rende la solitudine di questo cammino spettrale

CastellodiSammezzanoItaly10ma quasi subito il leggero brivido di paura scompare per lasciare posto all’incredulità  all’ammirazione insieme allo sgomento

                            IL  GRANDE SCEMPIO

f0d5b572c92903133c3942d890360532entriamo nella prima camera, e il solito fascio fantasmagorico illumina la desolazione di una stanza che ha subito lo scempio del ladrocinio, mancano mobili e suppellettili, e dalla finestre aperta sono entrate le foglie a intristire il pavimento, questo  purtroppo è capitato in molti ambienti del castello

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la casa cinese nel parco completamente in rovina

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il soffitto di una sala completamente distrutto, 365 stanze ad altissimo livello tutte da conservare sono veramente tante se non si propone una decisione drastica.

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Poi: LADRI, VANDALI, INCURIA, INCOMPETENZA, questi gli atti d’accusa per la mancata protezione di questo immenso tesoro che va ad ogni costo  salvato!!!!!!!!!! 747c7a018ec9fbb3e53f8869f5575e8c

                           La leggenda del leone triste

il Marchese poté godere ben poco della sua straordinaria opera, subito dopo aver terminato i lavori del castello una misteriosa malattia, in forma di paralisi progressiva lo colpì.Oltre ai medici furono interrogati anche maghi e veggenti, furono adoperate anche le “arti oscure” pur di salvargli la vita. tutto fu vano, il Marchese morì pochi anni dopo. Le sue spoglie vennero custodite in una cripta del Castello, a guardia furono posti due leoni in pietra. L’artigiano che li stava scolpendo decise di dare loro  un’ aria triste e malinconica a ricordare l’avvenimento.

Feau292012T20522(una sontuosa sala da bagno,  che fortunatamente si è conservata perfettamente integra)

continuerò a far scorrere le immagini del castello, mentre terminerò il racconto della   leggenda

                                 I soffitti

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la leggenda narra di una maledizione lanciata da una fattucchiera che assistè il Marchese fino alla morte, diceva che chiunque non ne  avesse rispettato il riposo  o avesse voluto trarre indebito profitto dalla sua opera, sarebbe stato colpito dalla sua stessa malattia del Marchese

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Nel 2005, quando il Castello di Sammezzano era già in totale stato di abbandono, fu rubato uno di questi leoni, la maledizione si è allora abbattuta su i ladri i quali hanno subito lo stesso destino del Marchese: narra la leggenda che l’anatema condanni chiunque avesse profanato le statue dei leoni a soffrire della stessa morte del marchese Ferdinando.

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Sembra però che la maledizione non si sia fermata con la morte dei ladri,

castello-di-sammezzano-oma abbia colpito anche il mercante d’arte in  Umbria che aveva ricettato la refurtiva

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cedendola a sua volta ad una ricca signora lombarda,  tutti in punto di morte sembra abbiano confessato di essere stati proprietari del “Leone Triste” e tutti hanno avuto la loro maledizione

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ad oggi il leone rubato non è ancora stato ritrovato, si spera che presto torni al castello per evitare altre morti maledette

Sammezzano_original_1412                                              Le vetrate

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ad aspettarlo c’è l’altro esemplare al quale i visitatori si avvicinano con titubanza

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anche io ho preferito osservarlo da lontano 🙂

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se si chiede in paese di questa leggenda si ottengono risposte vaghe, quasi si avesse paura anche solo a parlarne

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Ma la maledizione del castello ha colpito anche i proprietari che si sono succeduti dopo la morte del Marchese e tutti quelli che hanno cercato di specularci sopra

                                           Le porte

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tutt’ora le divergenze d’interessi che ci sono all’interno dell’attuale proprietà inglese non consentono il recupero dell’intera struttura abbandonata a se stessa

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il 24 maggio 2016, il castello è stato battuto nuovamente all’asta per la cifra di 20.000 milioni di euro, ma allo stato non si hanno notizie sull’esito

sammezzano2 retlo spirito del Marchese che si dice aleggi di notte, vagando per le stanze di Sammarzano, credo sia in cerca di un’anima pura

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                                     le stanze ottagonali

che abbia gli stessi ideali e gli stessi intenti che lui ebbe nel progettarlo, costruirlo, amarlo

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la cappella

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la sala delle stalattidi

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 per ultime lascio queste due opere a ringraziare e rappresentare l’eccellenza delle maestranze toscane, che ancora eseguono restauri per tentare di salvare quest’opera jmponente e meravigliosa preservandola per i posteri.
Niente poesia, la tristezza di questo scempio non mi ha dato nessuna fonte di ispirazione, anche se continuo a dire con Dostoewskij : la Bellezza salverà il mondo, speriamo salvi anche Sammezzano
Ventisqueras

2 ) Castello di Sammezzano-Reggello-Firenze.Le fiabe che vanno scomparendo-Il Marchese visionario-The Marquis visionary-The fairy tales that are disappearing

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ricordate nel primo post del castello di Sammezzano, i due pavoni nel parco? vi avevo detto di ricordarvi di loro…ed eccone svelato il perché: il castello è composto di 365 sale, ognuna diversa dall’altra ( cui fanno da corredo ben 17 camere da letto ) a scandire i giorni dell’anno, cercherò di farvi conoscere alcune delle più notevoli, quella che senz’altro risalta per la vivacità e originalità dei colori degli stucchi e degli arabeschi, per me è senz’altro questa chiamata appunto 

                                          La sala dei pavoni

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sarà un effetto ottico, in questo delirio di colori, ma secondo da dove si guarda sembra che mutino i riflessi e l’intensità

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un sogno di maiolica, stucchi, ceramica e marmi, da assaporare in ogni particolare

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Si può ammirare la fantasia di un inesauribile campionario di capitelli, peducci, archi, portali, volte a ventaglio, cupole, pennacchi grondanti ricami, rivestimenti con arabescate filigrane di gesso.

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un qualcosa di raffinato ed insieme delicato che ha bisogno di costanti attenzioni, vi avevo accennato nel primo post la difficoltà di potere entrare per visitarlo? ebbene io sono stata molto fortunata: in amicizia con un restauratore sono potuta entrare peraltro evitando la calca dei visitatori, come fosse stato per qualche ora di mia esclusiva proprietà! 🙂

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                                        Il Marchese visionario

Il Marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’ Aragona,  nacque  a Firenze il 18 marzo 1813, carattere fiero e orgoglioso, geniale e visionario. Fu, senza avere conseguito nessuna laurea ingegnere, architetto, botanico, bibliofilo, imprenditore accorto, politico ed intellettuale poliedrico, eccellendo in tutte queste diverse materie

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nella culla letteraria ed artistica italiana di Firenze all’apoca, fu profetico, sensibile ed appassionato mecenate del proprio castello. Esaminiamo  un’altra delle favolose sorprese  che alternano vari stili dell’arte orientale: moresca, indiana, persiana, questa sala è ispirata al capolavoro spagnolo dell’ Alhambra

                                                  La sala bianca

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pizzi, merletti, trafori, in sontuosità ed eleganza nel candore degli stucchi e dei marmi

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questa è la Sala Bianca !

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voglio che vi smarrite nei suoi sensazionali particolari

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una volta ogni tanto si tengono delle rappresentazioni in costume, vi sono stati girati anche due films, e questo rende più suggestiva ed irreale la realtà del presente

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                                     Ballo delle ombre a Sammezzano

nella notte gli occhi della morte tessevano la tela

di raggi di luna e d’ombra, al ballo dell’assenza

 Andalusa vive l’Alhambra

segue la sua corsa

lontana nella distanza e nel tempo

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chi sogna  attraversa la grande pianura e si smarrisce

senza partire e senza un tornare, danza

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 musica senza suono sopra un mare di carta

e di monete d’argento

una carrozza di vento e di cristallo piangerà

lacrime, tempesta di gelsomino e di rose di ghiaccio.

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anche lui è un magnifico visionario-lo adoro-:-)

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il Marchese Ferdinando aveva creduto nell’unità d’Italia, combattendo durante i moti rivoluzionari del ’48, fuse il suo messaggio nei colori e nelle forme fantasmagoriche del castello.

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Il risultato è ancora oggi un simbolo di modernità e attualità. Funzione della bellezza e dell’architettura, rapporti tra Oriente e Occidente, decadenza della politica, rivendicazione della libertà e della dignità umana comune a tutte le menti creative della Terra.

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 In quest’opera si prefigurano la ricerca della comprensione dell’altro, del “diverso”, ovvero del mondo arabo e dell’arte islamica, trasportati in Toscana
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immaginate la meraviglia dei suoi rari ospiti nel visitarlo, in quelle occasioni  lasciava esplodere tutta la sua megalomania, illuninava con fiaccole le sale che intendeva presentare agli ospiti e dall’alto delle navate piovevano concerti di archi, poi iniziavano i suoni e le danza orientali, magari con la presenza di danzatrici del ventre o di ancheggianti bajadere

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qui il marchese viveva quasi in solitudine, liquidati moglie e figlio con adeguati beni, si era dedicato esclusivamente alla realizzazione del suo sogno, mai allontanato dall’Europa aveva appreso tutto dell’arte e degli stili orientali dai libri.

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                                                     La sala dei gigli

entrando in ogni nuovo ambiente un nuovo stupore! la sala dei gigli è così chiamata dall’ntruduzione sulle pariti del giglio stilizzato simbolo della sua ragione odio-amore che fu per lui Firenze

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Il marchese Ximenes d’Aragona ha lasciato in eredità alle future generazioni un messaggio di amore per il lavoro, per l’artigianato di alta qualità, per la creatività, per l’arte e non per ultimo, lo spirito di andare controcorrente

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                                           La Galleria

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                                                    Il Fumoir

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La sala dei bacili spagnoli

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                La sala azzurra e il ” NON PLUS ULTRA”

 

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 ” Non plus Ultra”si trova spesso questa scritta sulle porte, ed io la condivido in piene,  con questa espressione  chiudo il secondo post sul Castello di Sammezzano, ma ne avrò ancora di cose da raccontare per farvi stupire
A presto

Ventisqueras

 

 

1)Tik – Tak- , Tik tak.il tempo passa ma non si ferma, il tikketttio continua fin quando le lancette del cuore armonizzeranno pensieri e visioni , così è stato per me, mmensa la gioia di salutare gli amici con una fiaba- leggenda che arriva dalla mia Toscana, Sommezzano-Reggello- Firenze-L’Oriente i n Toscana fra le fiabe ch e vanno scomparendo-The Orient in Tuscany-th e fairy tales that are disappearing

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tra gli ulivi che impallidiscono i colli dell’alto Arno e il nero degli svettanti cipressi, ai piedi della montagna di Vallombrosa, centro di un’isola di sequoie e sempreverdi nordici rari e immensi

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incredibilmente: l’Oriente in Toscana! si raggiunge rigorosamente a piedi attraversando uno dei più belli e grandi parchi della regione per  scoprire la sagoma moresca del Castello di Sammezzano

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Mute le corde.

La musica sapeva

quello che sento.

Jorge Luis Borges

 

Tiberio-Bettini47 qualcosa di folle ed eccentricamente e straordinariamente unico, ne converrete con me se mi seguirete in questi post denuncia ed omaggio per una fiaba  che non deve assolutamente andare perduta

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la musica componeva-scomponeva

note sul foglio  impalpabile

di carta celeste

il canto ritornava dal passato

come fosse sempre stato presente.

Ventisqueras

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la torre centrale con l’orologio si alza sugli alberi, da lontano e fa presagire meraviglie

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dal 1999 è possibile visitare il castello su appuntamento grazie all’associazione no profit Comitato FPXA 1813-2013, ( le visite sono autorizzate circa 2 volte all’anno,il sito è il più ricercato dell’intero patrimonio nazionale, pensate che all’apertura delle prenotazioni nel 2015 dopo due soli minuti ne erano già arrivate 750 !!!!) per noi toscani resta un sogno che urla a gran voce con la speranza che possa tornare a vivere al suo massimo splendore, questa vera e preziosa rarità storico-architettonica

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c’era una volta un antichissimo castello, si dice che qui abbia sostato anche Carlo Magno di ritorno da Roma dove il Papa aveva battezzato il suo primogenito,  certo, non aveva l’ aspetto  attuale forse era uno spigoloso castello medioevale.In epoche più recenti (1605) fu acquistato dalla famiglia Ximenes d’Aragona, passando in eredità nel 1816 ai Panciatichi.

5kU6UWFlo vedete? all’esterno appare completamente disastrato, le foglie  autunnali portate dal vento si sono ammucchiate sulle spettacolari scalinate d’ingresso, senza che nessuno si preoccupi di fare pulizia

12347696_1512067499087612_3843305342146616347_ni colori sbiaditi, stinti nulla hanno dell’antico splendore, gli infissi tristemente sconquassati, aprono bocche sdentate

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eppure l’originalità e il fascino di questa spettacolare struttura riescono ugualmente ad emergere su questo abbandono e degrado

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l’ala ovest

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l’ala est

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per concentrarsi sul torrione centrale forse ispirato al Taji Mahal

l’aspetto attuale del complesso di deve al marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes De Aragona, un geniale, eclettico personaggio

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che lo concepì, lo progettò, finanziò e realizzò, dedicandovi la sua intera esistenza dal tra il 1853 e il 1889. La trasformazione della villa seicentesca, durata quasi quarant’anni, diede modo al Marchese di sbizzarrire non solo la propria fantasia, ma di scatenare anche gli artigiani toscani al compimento di questo gioiello, interamente da loro realizzato!!!.

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un sogno eccentrico divenuto realtà. Il più importante esempio di architettura orientalista in Italia, un’opera monumentale che volendo riassumere in un sola parola oserei definire oltre che geniale “elogio alla pazzia”.

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5562400172_c61c5c54b7_b-680x513DSCF3391gli ingressi al castello dal parco annunciano con tristezza quello che gli attuali proprietari inglesi del castello che ( volevano utilizzarlo come un Hotel di lusso costruendo nelle vicinanze-ma fortunatamente fuori dal parco- un obbrobrio in cemento mai portato a termine) non sono riusciti a valorizzare ( si dice che sia scattata la maledizione che grava sul castello, di cui parlerò a tempo debito! ), ora è in vendita per 20.000 milioni di euro ma già due aste sono andate deserte2005_11_27_us_ca_sequoia_01

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immerso nella luce e nei colori del capolavoro della sua vita il marchese si occupò personalmente anche della piantiumazione dell’incantevole parco, ancora oggi si possono ammirare generi esotici  vari, ma soprattutto un gruppo di  sequoie giganti  di cui 57 alte più di 35 metri, una delle quali con un diametro addirittura di 10 metri

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grande attrazione sono anche questi due pavoni costruiti da grandi giardinieri che ricorderete benissimo leggendo il prossimo post, e non vi svelo ancora il perché. Spero di avervi stuzzicato l’appetito per godere a pieno di quelle meraviglie che andrò a raccontarvi nel prossimamente. Un saluto molto affettuoso

Ventisqueras

 

7 ) In cerca dell’Est-Trieste e la sua romantica italianità-Trieste and its romantic Italian style

 

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L’alabarda d’argento è simbolo di Trieste,  lo troviamo difronte al mare nella Piazza Unità d’Italia, secondo la leggenda San Sergio partendo dalla città per l’evangelizzazione profetizzò la sua morte per martirio, dicendo che quando questa fosse avvenuta avrebbe mandato ai fedeli un segno. Nel giorno in cui fu ucciso ( Persia nel 336 ) cadde dal cielo in quella che allora era chiamata Piazza Maggiore  una alabarda d’argento, tutt’ora conservata nella Cattedrale di San Giusto, pare sia inattaccabile da qualsiasi agente corrosivo o che ne offuschi la lucentezza

                                              Il viaggio

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.
Cesare Pavese

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Trieste vista dal Carso :una striscia di terra stretta contro al mare a guardarla dall’alto ti si stringe il cuore, ad ogni battito dice ITALIA !!!

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commemorazione della data del ritorno definitivo della città all’Italia col passaggio della pattuglia acrobatica dell’aeronautica italiana “Le frecce tricolori

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                                                  26 ottobre 1954

le truppe americane lasciano il “Territorio Libero di Trieste” così proclamato dall O.N.U. in attesa del trattato ( inglorioso, dico io ) che riconsegnò alla Patria solo una parte dei territori che sarebbero storicamente dovuti esserle annessi,  le truppe di terra dal varco di Duino e dal porto la Marina Militare entrarono in città accolti da tutta la popolazione commossa, felice, festante. L’Amerigo Vespucci, il nostro vascello dei sogni era in rada per partecipare al generale tripudio

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ed ogni tanto vi ritorna illuminando di tricolore il glorioso trealberi. Ho parlato di romanticismo nell’italianità triestina perché l’irredetismo popolare ha ricordato i moti rivoluzionari carbonari che portarono all’Unità d’Italia ( immagini prese dal web)a5

  crocevia di mondi latini, tedeschi e slavi è una città dai molti confini, non solo geografici, ma anche culturali e storici

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sul molo “Audace” chiamato così dal nome della nave da cui sbarcarono i Bersaglieri, primo corpo dell’ Esercito Italiano a toccare il suolo di Trieste nel 1918 una prima volta irredenta e liberata dopo la vittoria sull’esercito austroungarico che la occupava, due statue rappresentano i due diversi momenti storici del ricongiungimento all’Italia

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un bersagliere con le piume al vento che porta il tricolore, e”Le ragazze di Trieste ” due sartine che cuciono la bandiera italiana, ricordano le varie e complesse vicissitudini storiche  dopo l’occupazione nazista e in seguito quella di Tito del 1954t5_trieste_scultura_al_molo_audace_4e902c80ea4c9_20111008_125704

installate nel 2004, le due statue furono realizzate dallo scultore Fiorenzo Bacci, in occasione del 50 anniversario della liberazione

                                                      La bora