Pentedattilo- Reggio Calabria – (Calabria ) Le fiabe che vanno scomparendo-La mano del diavolo-fairy tales that are disappearing, The Hand of hell-

89_bigVogliamo prenderla da moooolto lontano? ebbene sì, lo merita proprio Pentedattilo,( Reggio Calabria ) ha una posizione privilegiata sullo Stretto di Messina, vi si gode  una vista stratosferica, nelle giornate limpide  la montagna di fuoco (nell’immagine  coperta di neve) l’Etna mitologicamente descritto come la fucina del Dio Vulcano scintilla al sole dall’altro lato dello Stretto 

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Posto a 250 metri s.l.m. Pentedattilo sta  arroccato sulla rupe del Monte Calvario

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la caratteristica forma delle rocce ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da qui deriva il nome: penta + daktylos = cinque dita.  Alcune parti della montagna sono crollate ed esse non sono più tanto nitide come un tempo, ma rimane un posto affascinante e pieno di mistero, uno dei centri più caratteristici dell’Area Grecanica

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Nel 1783 Pentedattilo fu gravemente danneggiata da un devastante terremoto, e in seguito al sisma iniziò un costante flusso migratorio verso Melito Porto San Salvo  che perdurò sino al periodo risorgimentale ;formando un nuovo piccolo centro dal quale si poteva ammirare il vecchio paese “fantasma”Quello che era l’antico paese fino a pochi anni fa era del tutto abbandonato:

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Solo ultimamente nel borgo sta risorgendo una serie di attività: artigiani locali hanno aperto alcune botteghe per la vendita dei propri prodotti, ed è presente un ristorante,.riscoperta da giovani ed associazioni inizia così un lento cammino di recupero ad opera di volontari provenienti da tutta Europa.

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Il parziale ripristino del borgo ha compreso il rifacimento della pavimentazione della stradina principale ed il restauro di alcuni edifici.

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Ogni estate Pentedattilo è tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale. Inoltre ospita tra agosto e settembre il Pentedattilo film Festival, festival internazionale di cortometraggi.

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                                                  Le leggende

Un luogo così sembra fatto apposta per suscitare oscure paure che si traducono in leggende, ne sono nate moltissime, cito le più rilevanti

                              La mano del diavolo 

Anno del Signore 1686. È Pasqua e a corte si festeggia,il  matrimonio tra Antonia , sorella del Signore  del castello marchese Lorenzo Alberti e  Petrillo Cortes, ma nel maniero incastonato nella roccia  stava , per consumarsi quella che è passata alla storia come “ la strage degli Alberti”. si dice causata, da un amore negato e da un tradimento che si trasformò in un bagno di sangue,  circondando l’atmosfera fiabesca della montagna reggina in un fitto alone di mistero, destinato a perdurare fino a giorni nostri.

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il barone Bernardino Abenavoli, che amava segretamente la marchesina Antonia accecato dalla gelosia, ordì una strage,  nella notte  si introdusse  nel castello con una banda di scherani.  Si racconta, che quando Lorenzo Alberti  fu colpito a morte dal barone, poggiò la mano alla parete, lasciando l’impronta delle cinque dita insanguinate, e che questa sia tuttora visibile nella rupe di Pentedattilo quando, nel chiarore dell’aurora, le pareti di roccia colpite dal sole si colorano di rosso e viene indicata come “la mano del Diavolo”

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e si narra che nelle sere d’inverno, quando il vento s’alza tra le gole della montagna, interrompendone  col suo sibilo il silenzio  e la solitudine, si riescono ancora a sentire le urla di rabbia e di dolore del marchese, di cui questa roccia si dice sia il profilo

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                                            La Profezia

Sull’imponente roccia a forma di mano aleggia il mistero di una maledizione destinata ad abbattersi sul paese e a distruggerlo completamente nel breve volgere di pochi lugubri istanti, La ragione di questa profezia, tramandata nei racconti popolari, fu  l’enorme violenza scaturita dalla strage degli Alberti, la rupe a forma di gigantesca mano si sarebbe abbattuta sugli uomini per punirli di tutto il sangue versato e per vendicare i morti innocenti di quella triste vigilia di Pasqua del 1686.pentedattilo-1

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Secondo un’altra leggenda esisterebbe un tesoro, accumulato dalle popolazioni che nella storia occuparono il paese, nascosto dagli Abenavoli, vecchi proprietari del feudo di Pentedattilo, proprio al centro della montagna. Pare che dopo il tragico conflitto tra le due famiglie di questa immensa ricchezza si persero le tracce. Fin quando un fantasma svelò a un cavaliere di passaggio che se fosse riuscito a fare cinque giri intorno alle dita della montagna, su un piede solo, questa si sarebbe aperta facendo riemergere il tesoro. La notizia si diffuse velocemente e in molti azzardarono l’impresa, ma invano. Un dì un cavaliere giunto appositamente dalla Sicilia riuscì a compiere ben quattro giri attorno alla mano, e la montagna cominciò ad aprirsi, ma al compimento del quinto passaggio, quello riferibile al dito mignolo, un intero costone della mano crollò sul cavaliere, uccidendolo, questi avvenimenti contribuirono a far definire Pentedattilo come un luogo maledetto…beh cen’e di che non vi pare?

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perfettamente inserita nell’ambiente la chiesa seicentesca dedicata a San Pietro Apostolo fu punto di riferimento della cultura grecanica

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La storia ci dice che fu colonia Calcidese nel 640 a.C. rimanendo per tutto il periodo greco romano un fiorente centro economico della zona

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sul monte nudo delle cinque dita

un calvario

di croci, di vento, di voci, di luna

una luna morta piccola

affogata tra nubi di sangue,

lungo i vicoli uomini intabarrati

e sulle torri banderuole di grano

che beccano i corvi

ma da lontano canta il mare

e le sirene di Scilla stanno ad ascoltare

Ventisqueras

Con la dominazione bizantina  iniziò un lungo periodo di declino, causato dai continui saccheggi che il paese subì prima da parte dei Pirati Saraceni  ( sempre loro he! ) ed in seguito anche da parte del Duca di Calabria.

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nel  1580, a causa di debiti e questioni di illegittimità, il feudo fu confiscato a lazzaro_pentidattilo_002_claudine_magnaldi

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Giovanni Francoperta e venduto all’asta dal Sacro Regio Consiglio per 15.180 ducati alla famiglia degli Alberti insieme al titolo di marchesi.La dominazione degli Alberti, nonostante i tragici eventi legati alla cosiddetta Strage degli Alberti, durò fino al1760

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il mare, il mare, piange silenziosamente.

Si colmano le coppe della notte

suona nacchere d’argento la luna

è inutile farle tacere

risuoneranno accompagnate

da mille chitarre

piange il mare, come piange il vento

suona nacchere d’argento la luna

accompagna fiotti di lava

e sbuffi di vapori della sacra montagna

senza fine, senza tempo

e senza dimenticare

Ventisqueras

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lazzaro_013_tramontocosì come ho iniziato, lo sguardo nel tramonto volge all’altra parte dello Stretto dove l’Etna regna e il Dio Vulcano forgia metalli nella sua fucina nascosta.

Ventisqueras

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Bussana Vecchia-Sanremo -( Imperia ) -Il borgo degli Artisti-le fiabe che vanno scomparendo

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Arroccato a 200 metri sopra una dolce collina con vista sul bel mare ligure, costruito con la classica struttura “a pigna” dei centri medioevali, sorge sui ruderi di un antico maniero del 1050 il paese fantasma di Bussana Vecchia  frazione del ben più celebrato Sanremo ( già proprio quello del famoso Festival della canzone) che dista solo pochi km.

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se la si guarda da lontano ha il solito aspetto di” formaggio groviera” dei paesi frantumati dai terremoti

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questo del 23 febbraio 1887  fu particolarmente violento e semidistrusse l’intero abitato fino a quel momento chiamato semplicemente Bussana anche se – fondato in epoca romana- era ptima  conosciuto come Armendina o Armendana

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Le immagini sopra sono della chiesa di Sant’Egidio, mai ristrutturata. Al momento del terremoto  ( circa alle ore 6 del mattino ) era gremita di fedeli per la cerimonia del”giorno delle ceneri ”

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il parroco si accorse di quanto stava accadendo e fece evacuare in tutta fretta i fedeli, grazie al suo pronto intervento quella che poteva essere una carneficina causata dal crollo del tetto della chiesa, si contarono “solo” 3   vittime, in totale nel paese furono 55 i morti su 850 abitanti800px-bussana_vecchia_-_centre

le costruzioni  furono però quasi tute distrutte, i sopravvissuti si ostinarono a vivere nei dintorni per qualche anno, finché fu decisa la nuova fondazione di Bussana vicino alla costa.Bussana Vecchia fu totalmente abbandonata per decenni

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ma da qualunque parte del  nuovo insediamento si poteva scorgere, svettante sopra i ruderi del vecchio castello il campanile di Sant’Egidio che per i bussanesi era rimasto come simbolo e faro dei tempi passati

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circa 10.000 anni di storia ( tanti si presume ne avesse il borgo dal ritrovamenti preistorici scoperti in varie caverne sul mare ) cancellati in 20 terribili secondi!

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Passato al Regno di Sardegna (1815) in seguito alle disposizioni del Concilio di Vienna, Bussana acquisì coscienza del rischio sismico durante tutta la prima metà dell’Ottocento durante la quale furono costruiti archi di rinforzo tra i carrugi del borgo. Nel 1861 Bussana entrò a far parte del Regno d’Italia.

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con gli  archetti tesi fra i muri attraverso vicoli in pietra scanditi dalla loro presenza, si sale verso le inaccessibili rovine della Chiesa di S. Egidio di cui è rimasto integro il campanile che rende il profilo di Bussana Vecchia riconoscibile fino dal mare

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nel VII secolo  si hanno le prime evidenze di una presenza stabile; in seguito ad invasioni Longobarde la popolazione decide di muoversi nella sottostante Valle Armea, dove resta fino al X sec. quando le frequenti invasioni saracene ( questi sono come il Diavolo e il prezzemolo si trovano ovunque 🙂 ) la spingono a ritornare in posti più elevati e facilmente difendibili.

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Inizia quindi l’edificazione spontanea delle prime strutture difensive sulla collina sovrastante, con costruzioni e strutture medioevali

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                                                   Il borgo degli Artisti

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sul finire degli anni ’50 un manipolo di artisti -italiani e stranieri- innamorati e attratti dalla particolarità dl luogo, guidati da Mario Giani ( in arteClizia ) il pittoreVanni Giuffré ed il poetaGiovanni Fronte decisero di insediarsi nella località, ristrutturando edifici per fondare una comunità d’artisti

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redassero una Costituzione che regolò la vita del paese. Si fece divieto di aprire atelier per la vendita di opere d’arte e si regolò la permanenza ed il restauro di Bussana, luogo comunque riservato solo ad artisti.

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Un paese a pigna

arroccato fra le macerie

sogna una rosa che è eterna

e si sposa col vento del tempo

nel cerchio della luna nera

confine di carne e speranza

cercava altra cosa

la rosa del sogno

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Ben presto il progetto originario trovò avversari tra alcuni artisti di Bussana la quale si andava popolando e trasformando in senso privatistico.Il Comune di Sanremo ordinò lo sgombero del paese che determinò una forte reazione della piccola comunità la quale si barricò dentro Bussana resistendo.

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al momento i residenti e proprietari delle Botteghe d’Arte sono in tutto 66. Attualmente ospita una comunità internazionale di artisti, con botteghe artigiane ed alcuni punti di ristoro, tanto da essere divenuto, negli anni, un caratteristico “villaggio di artisti” in un’ambientazione da borgo medioevale.

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il mio primo contatto con Bussana fu quando ero ragazzina con un gruppo di amici della spiaggia ( ero in vacanza a Sanremo) e esploravamo i diversi paesi dell’entroterra

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pensavo ad una gita come molte altre ma mi ritrovai per la prima volta difronte all’impatto col terremoto, ne rimasi sconvolta, anche perché ci fu fatto vedere un ossario che ancora conteneva i resti di alcune vittime

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in quel periodo si poteva liberamente visitare tutto il paese,

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mentre ora alcuni luoghi sono giustamente preclusi.

Oggi la lotta per Bussana Vecchia ha assunto più placate forme legali approdando anche al Parlamento Europeo. I suoi residenti comunque non manifestano nessuna intenzione di cedere, innamorati come sono di questo fantastico angolo di mondo.

Bussana Vecchia offre la

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ci sono molti gatti in giro, ho scelto questo perché assomiglia moltissimo alla mia gatta delle foreste siberiane Signora Amelie detta Mame

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Tra il 1162 e il 1177 Bussana fu sotto il dominio dei Conti di Ventimiglia i quali intrapresero la costruzione del Castello nella parte sommitale del borgo.

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Il secolo successivo Bussana, come quasi tutta la Riviera di Ponente, fu acquistata dalla Repubblica di Genova (1259).

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Il paese prosperò in epoca basso medievale e agli inizi del XV secolo fu consacrata la Chiesa di Sant’Egidio (1404)

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Nel XV e XVI secolo un nuovo sviluppo edilizio allargò i vecchi confini del borgo che seguiva le sorti politiche e la storia di Genova.
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ci sono anche leggende che parlano di fantasmi che scorrazzano nelle notti senza luna per le vie del borgo

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gli è stato eretto anche un angolino privilegiato, forse per ingraziarseli, visto che si dice facciano dispetti agli artisti prelevando le loro opere che fanno ritrovare sopra muri pericolanti o in posti  impervi ( fantasmi burloni ha ha )

bussana-nuova-1questo  il panorama di Bussana Nuova visto dalla spiaggia
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chiudo con questa bella  immagine serena dopo tanti racconti di tragedie è il modo migliore per tornare alla realtà

un sorriso Ventisqueras

 

Craco ( Matera-Basilicata ) Paese di pietre e sassi- Le fiabe che vanno scomparendo -Country of rocks and stones-The fairy tales that are disappearing

tsb12762se il tempo fosse polvere per i nostri occhi non ci sarebbe  nessuna misericordia, ma il tempo costruisce la polvere sugli uomini e sulle cose per mantenerle in bilico nella memoria…poi un soffio di vento le disperde ancora e per sempre

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immobile nell’abbraccio di potenti spuntoni rocciosi immobile nel tempo : Craco  ( Cracun o Graculum, dal significato in latino” piccolo campo di grano” ) nome ricevuto quando se ne hanno le prime certe notizie storiche dall’arcivescovo Amaldo di Tricarico circa nel 1060, è uno dei cosiddetti paesi fantasma, cui ho dedicato una particolare posizione nel mio blog denominandoli ” Le fiabe che vanno scomparendo ”

dsc_7177-arrivo-a-cracosono circa 6.000 in tutta la penisola perlopiù piccoli agglomerati di case o piccolissimi borghi la maggior parte siti tra le montagne o sulle colline, abbandonati dagli abitanti nel corso degli anni o dei secoli  per varie cause, frane, smottamenti, terremoti

397090gli abitanti emigrati in vari paesi del mondo per mancanza di sussistenza, in cerca di una vita più decorosa, spesso lasciando i vecchi borghi col cuore straziato sapendo di abbandonare luoghi amati e le proprie radici per non farvi mai più ritorno

mt_002_craco_vecchia  circa 200 di questi paesi con centinaia ( se non secoli ) di gloriosa storia alle spalle, riscoperti per la bellezza e la loro particolarità riprendono in qualche modo a vivere con i flussi turistici, 

basilicata-02impavidi fra i nuovi fiori  immersi nella polvere del tempo resistono i Paesi Fantasma,  ne hanno ancora di storie da raccontare, di loro si è impossessato il cinema, facendone  grandiosi set cinematigrafici a cielo aperto, il più famoso film qui girato è La Passione di  Mel Gibson con la scena dell’impiccagione di Giuda

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Craco sorge nella zona delle colline che precedonoL’Appennino Lucano a 390, m s.l.d.m., mezza strada tra monti e mari, territorio vario con prevalenza dei calanchi, profondi solchi scavati nel terreno cretoso dalle acque piovane

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nei grandi prati  anche ai nostri giorni pascolano pacifiche le greggi

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mentre  a Craco è rimasto solo un pastore con le sue capre

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le prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe che risalgono all’VIII secolo a.C., è probabile che offrisse rifugio ai coloni greci del Metaponto, quando si trasferirono nel territorio, forse fuggendo la malaria che mieteva vittime nelle pianure

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Craco fu un insediamento bizantino. Nel X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l’agricoltura della zona, favorendo l’aggregamento urbano nella regione.

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Erberto, di probabile origine normanna, ne fu il primo feudatario tra il 1154 e il 1168. La struttura del borgo antico risale a quell’ epoca,  le case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina l’intero paesaggio, notare la struttura regolare quasi concentrica

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il fascino misterioso di queste pietre che sembrano grandi occhi spalancati su un passato di gloria ormai lontano

                   Paese di pietre e sassi

Paese di pietre e sassi

con le torri che toccano il cielo

sotto l’angolo retto di una stella

occhi aperti senza fessure,

finestre sul nulla

uno straccio di silenzio

pulisce i calanchi, spazza le nuvole

ramazza i sentieri.

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fu un importante e strategico centro militare durante il regno di Federico II, il torrione quadrangolare domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli: il  Cavone e l ‘Agri

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in questo scenario fantastico anche la flora sembra subirne l’influsso eseguendo come in un copione mai scritto ghirigori e trame fiorite

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dsc_7270-casapalazzo Grassi, un tempo signorile dimora, ora come una vecchia aristocratica Dama è percorso da rughe e crepe clamorose

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avide fauci spalancate sembrano ingoiare la grandiosità perduta.

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Come gran parte dei centri lucani anche a Craco vi fu la piaga del Brigantaggio. Durante il decennio napoleonico vi furoreggiarono i terribili “capimassa” come Domenico Taccone detto “Rizzo”,Nicola “Pagnotta”, e altri sostenuti dal governo borbonico per favorire la cacciata degli intrusi, uccidendo e depredando notabili francesi a attuando  feroci vendette personali

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struggente la chiesa  ridotta  in monconi con la cupola scagliosa come pelle di serpente a se stessa abbandonata

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L’8 novembre 1861, nel pieno della reazione borbonica poco dopo l’Unità d’Italia, l’armata brigantesca di Carmine Crocco e Josè Boriès, dopo aver occupato e devastato Salandra, si diresse verso Craco. Crocco raccontò nelle sue memorie che incontrarono «a mezza via una processione di donne e fanciulli con a capo il curato con la croce. Venivano a chiedere clemenza per il loro paese e clemenza fu accordata

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le vie ancora perfettamente lastricate preda delle strida dei corvi

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                                            L’abbandono

a causa di una enorme  frana, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata e parte degli abitanti si trasferì a valle, in località “Craco Peschiera“, il centro contava quasi 2000 abitanti.. Nel 1972 un’alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo il ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980  Craco vecchia venne completamente abbandonata. Nonostante questo esodo, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla Word Monument Fund .Ora vi si organizzano visite guidate nelle zone messe in sicurezza

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angoli muti intrappolati in scenari contorti

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anche i fiori si colmano di mistero mimetizzandosi fra le pietre

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qualche anno fa mi recai in Basilicata per visitare Matera, non sapevo quant’altro di magico m’aspettava! in questi giorni cercando ( inutilmente !!!! 😦 ) di dare un senso al mio archivio in concomitanza con   il viaggio dell’Est ho trovato un paio di località da inserire nella categoria  delle” fiabe che vanno scomparendo”  a pieno titolo, augurandogli di restare  per sempre con noi come fiabe viventi!

Cracco sfuma in lontananza nel tramonto lasciandomi incerta se quanto visto fosse realtà o solo un sogno…voi che ne dite?

Ventisqueras

7 ) In cerca dell’Est-Trieste e la sua romantica italianità-Trieste and its romantic Italian style

 

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L’alabarda d’argento è simbolo di Trieste,  lo troviamo difronte al mare nella Piazza Unità d’Italia, secondo la leggenda San Sergio partendo dalla città per l’evangelizzazione profetizzò la sua morte per martirio, dicendo che quando questa fosse avvenuta avrebbe mandato ai fedeli un segno. Nel giorno in cui fu ucciso ( Persia nel 336 ) cadde dal cielo in quella che allora era chiamata Piazza Maggiore  una alabarda d’argento, tutt’ora conservata nella Cattedrale di San Giusto, pare sia inattaccabile da qualsiasi agente corrosivo o che ne offuschi la lucentezza

                                              Il viaggio

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.
Cesare Pavese

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Trieste vista dal Carso :una striscia di terra stretta contro al mare a guardarla dall’alto ti si stringe il cuore, ad ogni battito dice ITALIA !!!

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commemorazione della data del ritorno definitivo della città all’Italia col passaggio della pattuglia acrobatica dell’aeronautica italiana “Le frecce tricolori

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                                                  26 ottobre 1954

le truppe americane lasciano il “Territorio Libero di Trieste” così proclamato dall O.N.U. in attesa del trattato ( inglorioso, dico io ) che riconsegnò alla Patria solo una parte dei territori che sarebbero storicamente dovuti esserle annessi,  le truppe di terra dal varco di Duino e dal porto la Marina Militare entrarono in città accolti da tutta la popolazione commossa, felice, festante. L’Amerigo Vespucci, il nostro vascello dei sogni era in rada per partecipare al generale tripudio

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ed ogni tanto vi ritorna illuminando di tricolore il glorioso trealberi. Ho parlato di romanticismo nell’italianità triestina perché l’irredetismo popolare ha ricordato i moti rivoluzionari carbonari che portarono all’Unità d’Italia ( immagini prese dal web)a5

  crocevia di mondi latini, tedeschi e slavi è una città dai molti confini, non solo geografici, ma anche culturali e storici

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sul molo “Audace” chiamato così dal nome della nave da cui sbarcarono i Bersaglieri, primo corpo dell’ Esercito Italiano a toccare il suolo di Trieste nel 1918 una prima volta irredenta e liberata dopo la vittoria sull’esercito austroungarico che la occupava, due statue rappresentano i due diversi momenti storici del ricongiungimento all’Italia

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un bersagliere con le piume al vento che porta il tricolore, e”Le ragazze di Trieste ” due sartine che cuciono la bandiera italiana, ricordano le varie e complesse vicissitudini storiche  dopo l’occupazione nazista e in seguito quella di Tito del 1954t5_trieste_scultura_al_molo_audace_4e902c80ea4c9_20111008_125704

installate nel 2004, le due statue furono realizzate dallo scultore Fiorenzo Bacci, in occasione del 50 anniversario della liberazione

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                                           Il vento, il vent0

lettere d’avorio che sillabano il sempre

le scompone il vento folle

folle di mille voci urlanti e mille.

Nessun capiva l’aspro profumo che saliva dal mare

il vento, era il vento che ti faceva tremare.

Sole rosso  dentro la sera racchiudeva un frutto

folle la sua preghiera

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soffia fortissimo il vento di bora da ottobre a marzo, arriva da est e da nord con una furia irriverente che lungo i secoli ha portato con se il richiamo ad antiche leggende, che ci raggiungono da un territorio antico, quello delle popolazioni illirico-istriane dell’età del bronzo

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la bora è la storia stessa di Trieste, la Tergeste romana crocevia commerciale con l’Est definitivamente colonizzata nei primo  secolo a.C.Soffiava forte nell’era Bizantina, come in quella Longobarda, che allora come ora porta con se il detto:bora_miramare1

” la bora nassi in Dalmazia, la se scatena a Trieste, e la morì a Venessia!( nasce in Croazia, si ferma e si scatena a Trieste e muore a Venezia)

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alla potentissima Repubblica della Serenissima, avversaria dichiarata da sempre di Trieste, questo detto popolare pensò bene di lasciare gli ultimi sospiri del “suo” vento!La città si affidò nel 1382 alla protezione austriaca e Venezia non fece più paura

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Così gli Asburgo si guadagnarono una bella fetta di storia tutta triestina, in tre secoli la città si sarebbe trasformata nel principale scalo dell Impero superando del tutto la rivale Venezia.Il periodo del maggior splendore fu nel 1719 quando Carlo VI concesse alla città lo stato di Porto Franco

      Il Caffè degli Specchi e Piazza Unità d’Italia           trieste_650x435certo Trieste è una città ben strana se si lascia raccontare da un vento e da un Caffè ( sia pure con gli specchi!!! ) ma se questo Caffè si trova in una delle piazze più belle d’Italia ( e se dico d’Italia dico anche del il resto del mondo!  ovvio) che ha scenari di magie  diurne e notturne, tutto diventa semplicissimo e plausibileinformazioni-turistiche-trieste

forse anche la luna si è accesa come un lume a falce calante opera di un grande design e non tramonta mai, sta infissa lassù chiodata da una stella

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atmosfere della “mitteleuropa” ancora si conservano  in queste caffeterie triestine, dove ai cittadini piace sedersi all’aperto respirando aria di mare

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l’antico di Trieste non muore mai, tutti lo sanno ed ancora si racconta di una città che ha visto arrivare gente da ogni parte:tedeschi, slavi, boeri, greci, ebrei

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caffe-tommaseo_1092681ed eccolo il famosissimo Caffè degli specchi che ha visto a conciliabolo grandi menti dell’8oo

caffe-platti-torino-interno Joyce, Rilke, Umberto Saba, Italo Svevo, intenti forse a discutere di mondi che stavano per finire e di futuri incerti che stavano cominciando

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A Trieste ove son tristezze molte,
e bellezze di cielo e di contrada,
c’è un’erta che si chiama Via del Monte.
Incomincia con una sinagoga,
e termina ad un chiostro; a mezza strada
ha una cappella; indi la nera foga
della vita scoprire puoi da un prato,
e il mare con le navi e il promontorio,
e la folla e le tende del mercato.

tratta da ” tre vie di Trieste ” di Umberto Saba

ho scelto questa vecchia foto per rappresentare questo testo straordinario  di un Poeta per me troppo sottovalutato, le sue parole si leggono tra le pietre dell’erta come canto d’amore per la sua Trieste

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nata nel 1869 la Barcolana  è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste nella seconda domenica di ottobre.E’ una delle regate più affollate al mondo, ne detiene il record con la partecipazione nel 2001 di ben 1968 imbarcazioni.

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lo spettacolare passaggio in parata difronte al castello di Miramare ( le immagini della Barcolana sono prese dal web)

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si va facendo sera e Joyce sembra un qualunque turista  ammirato guardare dal suo monumento nel Canal Grande l’avvicinarsi del tramonto

barcolanal’aria s’accende di rosso e una vela passando ne raccoglie tutto il bagliore.

lo so, è riduttivo parlare di Trieste solo con un post,  le cose da vedere e da raccontare sarebbero moltissime, ma questa volta la mia sosta di un solo giorno non mi ha permesso di documentare molto, sorry, sarà  per un nuovo ritorno 🙂

Ventisqueras

6 ) In cerca dell’Est- Ritormo a Miramare-Trieste- ( Friuli-Venezia-Giulia) Looking East-Back to Miramare

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come un grande vascello candido il Castello di Miramare, quello che doveva essere il nido d’amore di Carlotta e Massimiliano D’Asburgo,  sembra ancora attendere i due sfortunati amanti per salpare con loro verso il largo e trovare in un’altra dimensione i loro sogni

                                    Ritorno a Miramare

https://ventisqueras.wordpress.com/2014/03/23/miramare-bianco-gabbiano-in-volo-sul-golfo-di-trieste-miramare-white-gull-in-flight-over-the-gulf-of-trieste/

se interessati, in questo primo post su Miramare potrete trovare tutti dettagli storico-culturali che riguardano il Castello e i suoi ospiti nel tempo

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Il viaggio

Dal mio quarto piano sopra l’infinito, nella plausibile intimità della sera che scende, alle finestre verso lo spuntare delle stelle, i miei sogni viaggiano in sintonia con la distanza evidente per i viaggi verso paesi sconosciuti, o immaginati o soltanto impossibili.
Fernando Pessoacastello-di-miramare-3

mi è impossibile viaggiando verso Trieste non soffermarmi qui per l’ennesima volta…uno sguardo dall’interno del Castello-Museo: una finestra che incontra il mare ed ancora i battiti del cuore accelerano e il tempo va a ritroso                                            16531925144f26bc21f1582                                                    Red passion

giovani, belli, innamorati…fu questo a far preferire il colore rosso della passione per arredare il loro nido ? ho immaginato, nella pazzia di Carlotta che è morta aspettando il ritorno dell’amatissimo Massimiliano,( fucilato in Messico, e da lei mai creduto morto) vagando da una finestra all’altra tra il rosso dei tendaggi e il rosso del tramonto

Impazzire d’amore ( A Carlotta D’Asburgo )

Vele rosse
con la marea che avanza
vele rosse
sottovento pensieri alla deriva,
chiodati alle alberature
da albatros fantasma

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Interni del Castello di Miramare

toccano come dita umide
le alghe la fronte
il succo amaro della riva avanza
lontana e prossima mai abbastanza

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ha la prua
un grifone d’argento
rosso e oro il cielo del tramonto
rosso, oro e argento

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dondola un  suono di campana
è il tempo che batte rintocchi
fermo alle unghie rotte
del giorno e della notte

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nulla contro nulla
i piedi toccano la terra-rumore di sangue
in punta di miele d’acacia e  di coltello-
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irreale scogliera- l’ultima-
tra i boschi la ghiandaia nera-nera
nel nido si rinserra, d’infinito canta
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si elevano gli occhi e la schiena
le combinazioni danzanti nelle costellazioni
contendono lacrime di stelle sui tappeti rossi delle nuvole
ogni giorno spazzolati dagli ultimi raggi del sole

mi mancano i ginocchi e le parole.

Ventisqueras

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uscendo all’aperto il candore accecante del castello per un istante fa dimenticare la tragedia appena passata come un’ombra sugli occhi

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Trieste, Italy --- Stairway at Castello di Miramare --- Image by © Elio Ciol/CORBIS

la fantasioa e insieme austera architettura dei giardini scendendo giù al porticciolo, mi ricorda visioni di tappeti rossi stesi per l’arrivo di ospiti importanti, fra cui la Principessa Sissi ( Elisabetta d’Austria )

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anche lei vittima della maledizione della sfinge che vuole gli ospiti illustri morire prematuramente di morte violenta

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eppure allo sguardo è un rilassante incanto di bianco-verde-ocra…..

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nello sfondo la sfinge trafugata dall’Egitto, in posa ieratica fa subito sentire forte la sua maledizione

“da le animose tavole: una sfinge
l’attrae con vista mobile su l’onde:”

Giosuè Carducci da Miramar

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solo qualche gabbiano impavido sembra non curarsene

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( i risultati si vedono! ben le sta, ha ha)

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ad ogni angolo si trova uno spunto diverso e gentile

5393890279_55c0cae350_z Le statue  del parco

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immemori e immote si offrono volentieri allo sguardo ammirato

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un perfetto   sguardo sull’orizzonte senza scorgerne la finefoto_castello_miramare_050

” sursum corda”

foto_castello_miramare_069            dal ” Castelletto” un cannoncino minaccia, non si sa bene che cosa

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“O Miramare, a le tue bianche torri
attediate per lo ciel piovorno
fosche con volo di sinistri augelli
vengon le nubi.
Miramare, contro i tuoi graniti
grige dal torvo pelago salendo
con un rimbrotto d’anime crucciose
battono l’onde”

Giosuè Carducci da Miramar

perché tanta bellezza lascia infondo al cuore tanta tristezza?

Ventisqueras

5) In cerca dell’Est- Sistiana-L’incantevole baia e la sua storia millenaria-Trieste.-( Friuli Venezia Giulia) Sistiana- the charming Bay and its history

47555039Il viaggio

img_0929e finalmente come una magica visione in uno sbuffo di foglie rosse appare in lontananza il castello di Duino, la meta è raggiunta è ora di tornare

0 è scesa la notte, e il rosso del tramonto lentamente colma di luci sempre più scure la riva del mare, con me saluta questo piccolo-grande angolo di paradiso

Ventisqueras

4 ) In cerca dell’Est- Duino e il Castello dei Grandi Artisti-Trieste-( Friuli Venezia Giulia)-The Castle of the great artists

Il viaggio

La vita è ciò che facciamo di essa . I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.
Fernando Pessoa

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Impavido sulla rotta del vento  costruito sulle rovine di un avamposto romano, ingloba una torre del XVI secolo, A strapiombo sopra  una roccia carsica  sfida secoli e ricordi gloriosi è il Castello di Duino

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un panorama incredibile lo ha fatto meta nei secoli di visitatori eccellenti, si dice abbia soggiornato qui anche padre Dante, certo avrebbe potuto  ispirargli qualche canto del Paradiso  :-)!

                  Piccoli ricordi di perla

3 ) In cerca dell’Est- Grado, l’isola del sole- Friuli Venezia Giulia-Looking East-Grado, the sunny island

                                                         Il viaggio

E’ ben difficile in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria

                      Voltaire

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Grado anticamente era il porto diAquileia la città romana fondata nel 181 a c e sede delPatriarcato, i romani la elessero a barriera contro i Galli e a base di rifornimento per l’esercito

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in seguito la città si estese  divenendo in tempi di pace città ricca e fiorente con grandi templi e palazzi,  vi sono stati ritrovati mosaici meravigliosi
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questa è la ricostruzione di Aquileia nel massimo splendore, ovvio che ci vorrebbe un intero post da dedicarle, vi sono stata molte volte e le conosco benissimo, ora vi ho solo fatto una breve sosta di passaggio per la laguna e Grado, ma certo non potevo tralasciare di menzionare quella che viene considerata la  maggiore zona archeologica romana di tutta l’Italia settentrionale, ora non ho modo per ben documentarla, forse una volta o l’altra lo farò

Passano i secoli sopra uno specchio di pietra

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ecco che finalmente arrivo a parlare della città di Grado, detta anche L’isola del sole, o per particolari ragioni storiche La Prima Venezia, nella foto aerea presa dal web si vede perfettamente la strada-diga che da Aquilea tagliando in due la laguna conduce all’isola, sulla sinistra si nota la grande spiaggia, sotto in particolare

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famosissimo centro turistico e termale conta circa 8.000 abitanti  ed è sito in provincia di Gorizia

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i suoi tramonti sono micidiali, credo sia la sua posizione a favorire questi colori così intensi

grado1-200x300raggiungere l’isola “all’or di notte” credo sia un’esperienza consigliabile, se ne assaporano tutte le suggestioni

Grado

ancor meglio se in barca dalla laguna. Questo mi fa pensare alla sua colonizzazione avvenuta attorno al 452, quando molti abitanti terrorizzati dalle orde degli Unni  guidati da Attila, cosiddetto a ragione ” flagello di Dio”, vi cercarono rifugio

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in quei secoli cruenti si susseguivano le invasioni barbariche, nel 568 fu la volta dei Longobardi, e il Patriarca Paolino vi trasferì la sede del Patriarcato di Aquileia, ritenendola più sicura, la poplazione crebbe  raggiungendo un ruolo politico e religioso molto importante  lo testimoniano le maestose basiliche di Santa Eufemia e di Santa Maria delle Grazie, entrambe costruite nel VI secolo

interno della basilica di sant'eufemia a grado

con i suoi magnifici mosaici di chiara ispirazione bizantina Santa Eufemia

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in questa atmosfera un po’ cupa troneggia l’estrosità rotondeggiante del pulpito

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adiacente alla chiesa il Battistero in pianta esagonale, di fianco fanno bella mostra sarcofagi risalenti all’epoca romana

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all’interno un fonte battesimale esagonale  ad immersione

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altro stupendo esempio la basilica paleocristiana  di Santa Maria delle Grazie

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con il grandioso abside ” a strati”

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e la dolcissima Madre di Dio intagliata nel legno

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alcuni scorci della città vecchia. La città lagunare venne fortificata prendendo il nome di Nova Aquileia, restò nell’ambito bizantino, mentre il resto del Friuli, Aquileia compresa rimase sotto il dominio dei Longobardi

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grado-old-townnell’857 Grado fu minacciata dal mare dai pirati della Dalmazia , fu salvata da una battaglia navale che si svolse nelle acque difronte all’isola vinta dalla flotta  di Venezia giunta in loro soccorso

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i gradesi sono molto attaccati al loro diaketto che spesso viene considerato una vera e propria lingua

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dal 1946 si svolge  un festival della canzone dialettale gradese, e nella cittadina c’è anche un teatro dialettale popolare che propone testi di autori locali

grado_laguna_10luglio04_02Abbiamo perso ancora questo tramonto

nessuno ci vide questa sera con le mani intrecciate

mentre la notte azzurra cadeva sopra il mondo

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2 ) In cerca dell’Est-Grado e le sue isole-( Friuli Venezia Giulia ) Looking East-Grado, and its islands

                                                Il viaggio

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.I loro desideri hanno la forma delle nuvole

Charles Baudelaire

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trasportata dalle acque, fu ritrovata intatta fra i rami di un olmo nei pressi delle capanne abitate dagli eremiti

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fu considerato un evento miracoloso e venne  edificato in suo onore e

ringraziamento questo bellissimo santuario che presenta numerosi

richiami all’architettura orientale,la statua lignea della Madonna

col bambino è opera di scuola friulana fine 400

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El  perdon de Barbana caratteristico e festoso pellegrinaggio di barche che si svolge ogni anno la prima domenica di luglio partendo da Grado, portando in processione la Madonna degli Angeli custodita nella basilica di Grado, che precede il corteo sulla  imbarcazione chiamata la “Battella
l’origine del pellegrinaggio risale ad un voto fatto dalla comunità gradese in seguito alla pestilenza del 1237, il nome Perdòn de la Barbana deriva dalla consuetudine di accostarsi, con l’occasione al sacramento della confessione

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ed ecco la ” battella” finalmente in vista del santuario ( immagini della processione di barche sono  prese dal web )

                            I casoni 

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antiche abitazioni di pescatori o cacciatori,

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tutte costruite con materiali facilmente reperibili nella laguna e e tutte con la porta rivolta verso oriente, con il caratteristico tetto spiovente in paglia, sono gelosamente custoditi e preservatifoci_stella

per lo più sono di proprietà  privata

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ultimamente una grande richiesta turistica ha visto sorgere piccoli Hotel nelle isolette dei casoni

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che propongono cene romantiche con lo sfondo incantevole dei tramonti lagunari, nello scorrere del tempo immersi totalmente nella Bellezza e nella semplicità di una natura che ancora concede spazi al sogno
Ventisqueras

1 ) In cerca dell’Est- Grado e la sua laguna-( Friuli Venezia Giulia )-Looking East-Grado and the lagoon

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Il viaggio

Il viaggio come metafora della vita, nascendo inconsapevolmente ci s’incammina in un viaggio incontro all’ignoto, spesso si ha la sensazione di essere noi a definirlo cercando di raggiungere una meta, ma  sono strane le vie che ci  vengono in realtà riservate. Il mio viaggio di questa estate non è stato programmato, è  un viaggio del “non so di preciso”  che si assimila alla me stessa odierna, semplicemente cercando L’Est, luoghi  conosciuti e amati di cui sentivo nostalgia, di altri a volte, non conoscevo neppure il nome, spero ancora una volta di sucitare il vostro interesse facendomi-vi compagnia nel ricordarege98-04Grado e la sua laguna la prima meta, con la nostra stella che intinge i suoi pennelli nello spettacolo emozionale del mar Adriatico

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  si estende  la laguna, spesso un grande specchio a riflettere il cielo,da Fossanon di Grado fino all’isola di Anfora ,

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occupa una superficie di circa 90 km kq,su cui galleggiano come fiori dai grandi petali incantate isolette. Divisa in due dalla diga su cui si snoda la strada che collega  Grado alla terraferma: laguna orientale ( palù de sora) e occidentale ( palù de soto) evocando paesaggi di straordinaria bellezza

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Le origini della laguna sono piuttosto recenti. ( parlando in termini geologici)

Fino al quinto secolo nell’area infatti prevaleva la terraferma

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come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologici tra cui la via romana                    che collegava Aquileia a Grado, ora coperta dall’acqua,

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ricchissima di pregiate varietà arboree fra cui prevalgono le tamerici

spettacolo a se stante quando a primavera diventano una nuvola rosa,

è anche frequentatissima ornitologicamente,

laguna-di-grado aigrette e aironi cinerini trovano qui un habitat perfetto e si dilettano

nelle acque poco profonde alla caccia del loro cibo preferito,

ma ci sono anche moltissime varietà di altri volatili stanziali e di passo

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qui i colori  giocano con la luce del giorno e vi sono sfumature difficilmente realizzabili in altri siti, sarà la profondità dell’orizzonte o le acque limitatamente basse della laguna che riescono meglio a filtrare icolori dell’iride
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nelle brume del mattino è tutto totalmente diverso, ma ugualmente affascinante, forse più misterioso, deliziati dal dondolarsi dei cigni
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si propongono sempre nuovi ed esaltanti scenari, gli occhi supiti vorrebbero che non calasse mai la notte
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                                                  ognuno è fonte a se stesso
nel limpido immobile stupore della laguna
un fluire finito-infinito
contro l’ultimo amplesso del mare
Ventisqueras
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è tutto così perfetto ed armonioso, quasi un ritorno all’eden primordiale
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 si alternano le immagini ai sogni
grado-105che vengono risucchiati nella scia dell’ultima barca che raggiunge la riva,
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 mentre qualcosa d’incredibile accade tra cielo emare…ed io penso che   è solo l’inizio del mio viaggio in cerca dell’Est…sarà tutto così magico?
Ventisqueras

1)-Civita di Bagnoregio- Viterbo- la città fra le nuvole- Le fiabe che vanno scomparendo-the city in the clouds-fairy tales that are disappearing-

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a capitarci così,  in un giorno di nebbia quando  la piana è sommersa dalla sua  coltre ovattata e solo la sommità del vecchio borgo di Civita affiora da un ipotetico nulla

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ecco che ritorna prepotente il sogno delle fiabe che vanno scomparendo lasciando scie di malinconia come lontane comete assorbite dai buchi neri all’origine dell’universo

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un’isola incantata sospesa tra sogno e realtà
431_1civita ed anche quando la nebbia si dirada resta il sogno, immutato nel tempo

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una immensa luna piena che troneggia, alta, riaccende la magia e  si pensa di  non stare più sognando ma che le comete di ghiaccio ritornino a portare la luce della Bellezza rapite  da un lontano universo

queste parole che sembravo cadere dal cielo mi danno modo di rendere omaggio ad un  “alieno” da poco ritornato nel suo mondo, il grandissimo “Duca Bianco”

Alla luce del sogno

Tra nere farfalle una chiara fontana di luna

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abbandonati i bianchi serpenti della nebbia

arde un falò di luce indossando collane di stelle

vaga inconsapevole in un tremore d’argento

a un ritmo che non muta

sanguinando trafitta dal pugnale del tempo.

Ventisqueras

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                                                  La valle dei Calanchi

onde sonore come candide schiume marine increspano la valle dei Calanchi che si estende tra il Lago di Bolsena ad ovest e ad est la valle del Tevere nel comune di Bagnoregio

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emozione tattile perduta nel trascorrere dei millenni morfologicamente disegnata dalla corrosione dei fiumi e dele frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte  per cronologia e tipo.

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quella  più antica è argillosa, di origine marina, costituisce lo strato base più soggetto all’erosione nelle cui pieghe scorrono torrenti impetuosi, e una vegetazione perlopiù composta da canneti, rovi e bassi cespugli

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in questa vegetazione esistono piccoli fiori molto coriacei che resistono nelle zone di aridità come le splendenti ginestre, i frutti dei rovi le succulente more selvatiche, i delicati cystus o rose canine che ingentiliscono i calanchi

gli strati superiori sono costituiti da materiale tufico e lavico, la veloce erosione è dovuta oltre che all’opera dei torrenti e degli agenti atmosferici

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anche alla mano dell’uomo che ci ha messo del suo con un feroce disboscamento.Su questi materiali relativamente meno friabili poggia  Civita di Bagnoregio detta  -la città che muore- in assoluto uno dei borghi più belli  e suggestivi al mondo.

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furono gli Etruschi circa 2500 anni fa a fondare Civita, ( purtroppo non ci   è stato tramandato il nome da loro  scelto per questo sito ) Posta lungo una delle vie più antiche italiane che congiungevano  il Tevere – a quei tempi grande via di comunicazione fluviale del centro Italia- al lago di Bolsena,

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all’antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte

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oggi quella detta Santa Maria della cava  è rimasto l’unico accesso

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con queste incredibili visioni di Civita finisco qui la sua presentazione, nel prossimo post ci  addentreremo nella magia del borgo costruito su basi etrusche, proseguito dai romani, ed ancora rivestito da pietre medioevali e rinascimentali. A presto,dunque, un grazie e un abbraccio da

Ventisqueras

Venezia e la magia del suo carnevale

gondola-nella-nebbia-aa05e18a-1695-4dcd-876e-a89bbab8214d               Serenata di nebbia 

Si staglia
appoggiandosi
all’angolo della malinconia
un rutilare dorato di nebbia
accarezzando
occhi socchiusi in vortici ovattosi
In piedi
abita la notte
nelle preziose calli
dai ponti sospesi graziati dal tempo
s’abbruma,
contaminandosi in note
a struggersi di pensieri,
errano nidi d’amore nella notturna serenata-
                                             Ventisqueras
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è da qualche anno che manco l’appuntamento  con il carnevale di Venezia, e pur avendolo programmato ho dovuto rinunciare anche ora…ma non mi sono persa d’animo, ricercando foto e parole nel mio archivio e sul web  vi sono volata sull’ali della fantasia ricercando emozioni mai sopite

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La festa di Carnevale risale al periodo greco-romano ed è  legata alle cerimonie pagane in onore del dio Saturno, per propiziare un raccolto copioso. Più tardi è entrata a far parte del calendario liturgico cristiano ponendosi tra l’Epifania e la Quaresima.carnevale-venezia-2015-mongolfiere-LARGE2il carnevale si festeggia quasi in ogni parte del mondo e pur essendocene di maestosi e grandiosi ( come ad esempio quello di Rio de Janeiro o di Viareggio) nessuno supera la magia di quello veneziano
laguna-di-venezia-al-tramontoquale altro luogo al mondo può esssere paragonato a questo?
pb107111 suggestione, romanticismo e quel fascino dell’irreale che riesce a farti tornare indietro nel tempo e sentirti parte tattile ed intima di epoche perdute
primi-giorni-del-carnevale-2015puoi immaginare e sentire vera qualsiasi cosa, ti si appiccica alla pelle e ti culla di sogni
tramonto-veneziati perdi nella sua bellezza e nel suo mistero
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Il termine “carnevale” deriva da “carnevalare” (carnem levare) cioè: “togliere la carne dalla dieta” poiché dopo l’Epifania ci si asteneva dal mangiare la carne. Nel medioevo il martedì e giovedì prima delle ceneri venivano detti “grassi” e si festeggiava con ricchi banchetti e ogni tipo di sfrenato divertimento
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                                      Venezia Dama

Avverto luci distratte uncinarmi gli occhi
minuetto delle nebbie
sopra il piatto vetroso dell’onde
a circuirmi in rallentata movenza sguincia
sorge dal funebre scafo scuro Venezia- Dama
candore scisso di giglio attraversato
il baratro del tempo in calli di rimpianto
sciorina il suo velo a curiose stelle,
langue dove il suo silenzio sbatte.
Scarabocchi di vita pulsante abitano le finestre,
asciutte dai putridi venti della laguna.
Venezia piange
il suo disciogliersi è lento fra gli urli e i canti
che farò, ora io
fra questi campi e campielli?
Mi ucciderò.
D’amore. Di colori.
D’istanti.
                         Ventisqueras
Carnevale di Venezia 2014
Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio del carnevale seguente. Il ciclo preso in considerazione è, in pratica, quello dell’anno solare.
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Nel mondo antico, romano, la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell’impero Romano, comporta la presenza di gruppi mascherati, come attesta lo scrittore Lucio Apuleio nelle Metamorfosi . Presso i Romani la fine del vecchio anno era rappresentata da un uomo coperto di pelli di capra, portato in processione, colpito con bacchette e chiamato Mamurio Veturio. Durante le antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale.
untitledddd In Babilonia poco dopo l’equinozio primaverile veniva riattualizzato il processo originario di fondazione del cosmo, descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat che si concludeva con la vittoria del primo.
Durante queste cerimonie si svolgeva una processione nella quale erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ri-creazione dell’universo, cioè il mito della morte e risurrezione di Marduk, il salvatore. Nel corteo c’era anche una nave a ruote su cui il dio Luna e il dio Sole percorrevano la grande via della festa – simbolo della parte superiore dello Zodiaco – verso il santuario di Babilonia, simbolo della terra. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell’ordine sociale e morale.
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gli occhi traboccano di tanta bellezza, ogni scorcio  un dipinto d’autore
venezia-al-tramonto-1e quando s’approssima la notte con caldi tramonti aranciati il mistero danza sulle nubi
venezia-passeggiata_kt7de_T0e s’allontana con tutta la sua magia Venezia-Dama
                          Ventisqueras

2) Eran trecento eran giovani e forti… Ponza, sulle tracce del nostro Risorgimento

PONZA_100Come ogni giorno qui il sole sorge sempre dal mare, Ponza, al centro di questo incantevole arcipelago s’infuoca , nella sua tipica forma a mezzaluna ha a nord est l’isolotto di Gavi, posto sulla testa come un cappello

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nel post precedente ho accennato alle origini antichissime della colonizzazione dell’isola di Ponza e del suo arcipelago, nel medioevo fu un fiorente centro religioso e commerciale, nell’isola di Palmarola morì addirittura un papa: Silverio  che è tuttora patrono del comune di Ponza,

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Grazie all’opera dei monaci benedettini fu eretta l’abbazia di Santa Maria, ma ben presto queste opere vennero vanificate durante le feroci razzie dei pirati saraceni.

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Nel 1542 re Carlo V di Spagna concesse l’isola a Pier Luigi Farnese dei Duchi di Parma( che ne erediteranno il titolo ), perché fosse difesa dagli attacchi dei pirati che fino ad allora non erano mai cessati, dopo che nel 1534  Kahir-ad-Din ( detto anche il pirata Barbarossa)ebbe messo a ferro e fuoco l’isola,

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nel 1552 una nuova incursione del pirata Dragut portò morte e distruzione a Ponza. Dopo un breve periodo di presidio austriaco, Carlo III di Spagna Re di Napoli cedette l’intero arcipelago delle Ponziane al figlio il quale iniziò una intensa e proficua colonizzazione importando numerose famiglie da Ischia, i cui discendenti  ne sono gli attuali abitanti.

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Tra i principali obiettivi borbonici vi fu anche la difesa dagli attacchi corsari e nel 1757 una flotta di navi napoletane cui si erano unite anche navi maltesi e pontificie sconfissero presso l’isola di Palmarola un manipolo di navi turche e da allora la zona divenne sicura

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.Nel 1813 Ponza fu raggiunta dalla spedizione di Carlo Pisacane: impadronitosi del vascello Cagliari che faceva spola fra il capoluogo sardo   e Genova,

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liberati i detenuti del carcere fra cui si contavano poche decine di patroti,  i rimanenti ( nel totale di circa 300) erano delinquenti comuni che però si unirono a lui per la  spedizione contro il regno delle Due Sicilie comportandosi da eroi, spedizione che poi fin tragicamente dopo lo sbarco di  a Sapri.

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Solo nel 1861 dopo la sconfitta del regno delle Due Sicilie da parte di Giuseppe Garibaldi  Ponza e le Pontine furono annesse al Regno d’Italia. Nel 1928 il regime fascista destinò l’sola a luogo di confino per gli oppositori politici,

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fra i quali si ricorda Sandro Pertini che poi diventerà uno fra i più amati presenti della Repubblica Italiana.

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ogni roccia qui ha la sua storia, il suo nome, la sua leggenda, questa dalle grandi fenditure è Spaccapulpo, nome tanto duro quanto dolce e armonioso è il suo aspetto, vi si evince tutta la fantasia dei vocaboli marinari napoletani che qui hanno una notevole  ascendenza, questo grande scoglio che si erge a Cala dello Schiavone e riproduce un perfetto arco naturale scavato nel tufo è  uno dei molti monumenti naturali dell’isola

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Isola di Ponza - Spaccapurpo

questa invece è quella che da molti viene considerata la più bella spiaggia al mondo,Chiaia di Luna ( come non amare questo che è anche il nome della mia Musa?)  chi per anche una sola volta ha visto le bianche falesie riflesse nell’incanto azzurro può benissimo comprenderne il perché

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famosi sono anche i faraglioni e la scogliera di Lucia Rosa,che prendono il nome da una tragedia d’amore veramente accaduta nel XIX secolo, Lucia una ragazza innamorata di un misero contadino e impedita nel suo amore si gettò da queste rocce suicidandosi, unendo per sempre il suo nome e la sua storia a questi luoghi meravigliosi

Pena fatta di te

Pena fatta di te si scioglie in lacrime d’azzurro

celando nubi tristi di pensieri che evaporando

salgono verso l’alto

In quel denso ( e denso e denso ) vortice di vento

s’alza un silenzio contorto

dolore straniero di chi ormai è solo ( e solo e solo)

aggrappato a una pena fatta di te che si scioglie

per sempre in lacrime d’azzurro

                       Ventisqueras

                                                                                Il faro  della Guardia

 

 

Il-Faro-della-Guardiaci sono luoghi su questa nostra terra dove il confine con il cielo sembra farsi più lieve e sottile, dove si ha la netta percezione di essere più vicini al significato delle cose

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uno di questi è senz’altro Il faro della Guardia con una lunghissima storia da raccontare nella quale forse le persone hanno a lungo sofferto e pregato in solitudine…immaginiamo le grandi tempeste e il fragore dei marosi nel buio della notte

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tutt’ora appartenente alla Marina Militare Italiana e quindi perfettamente funzionante. è stato inserito tra i primi 6 beni italiani ( FAI ) di grande interesse storico e culturale che devono essere salvati e salvaguardati dal degrado e dall’abbandono

in questo video  le straordinarie  scene dove  il Maestro Federico Fellini racconta nel  film Amarcord il passaggio del transatlantico Rex, atteso dai pescatori all’isola di Ponza proprio al Faro della Guardia, ed il video che è stato costruito  su queste scene è magnificamente Felliniano mi complimento con gli autori!!!
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Il faro del delizioso  porto detto anche della Dragonara, dove in estate si cullano molte barche dei vips in vacanza

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è ben risaputo come gli antichi romani avessero il grande culto delle terme e quindi non potevano mancare su questa che era anche la loro isola delle vacanze

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numerosi resti di ville romane si trovano sull’isola, un acquedotto di vasche , fra cui la grotta detta di Pilato

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HPIM0482ci sarebbero ancora un’infinità di cose da farvi vedere e da raccontare, ma preferisco lasciarvi con negli occhi queste immagini che a malapena riescono a raccontare l’incanto di Ponza, promettendovi che tornerò in seguito a farvi visitare anche le altre isole dell’arcipelago Pontino, nei prossimi post, visto che si avvicina il Santo Natale avrò altro da dire ,

ancora mi scuso per il perdurare della mia assenza, spero prima o poi di potervi uno ad uno ringraziare ed abbracciare

smackkkkkkkkkkkkkkkkk

                             Ventisqueras

 

 

1) Eran trecento eran giovani e forti…Sapri e Ponza sulle tracce del nostro Risorgimento

 

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una palla di luce si alza dalle acque limpidissime e presto andrà a illuminare le scogliere multicolori, annunciando ancora un giorno di Bellezza sulla nostra bella e amata Patria
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me ne andavo un mattino a spigolare, quando ho visto una barca in mezzo al mare…

era una barca che andava a vapore e portava la bandiera tricolore

così inizia la poesia di Luigi Mercantini ” La spigolatrice di Sapri”, idealizzata con questo monumento molto particolare che la rappresenta mentre osserva da uno scoglio lo  sbarco nell’isola dei patrioti 

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” all’isola di Ponza si è fermata, è stata un poco poi si è ritornata/

 

s’è ritornata ed è venuta a terra, sceser con l’armi e a noi non fecer guerra

saprima s’inchinaron per baciar la terra, ad uno ad uno li guardai nel viso, tutti avevano una lagrima e un sorriso

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li disser ladri usciti dalle tane, ma non portaron via  nemmeno un pane/ e li sentii mandare un solo grido: siam venuti a morir pel nostro lido

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con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro un giovin camminava innanzi a loro/ mi feci ardita e presol per la mano gli domandai: “Dove vai bel capitano?”/ Guardommi mi rispose ” O mia sorella, vado a morir per la mia Patria bella/Io mi sentii tremare tutto il core, ne potei dirgli ” V’aiuti il Signore/

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eran trecento eran giovani e forti e sono morti.

Carlo Pisacane, duca  di san Giovanni  rivoluzionario e patriota sicilano  ( Napoli 22 agosto 1818-Sanza 2 luglio 1857)di ideologia socialista, partecipò attivamente all’impresa della Repubblica Romana con Giuseppe Mazzini,Goffredo Mameli e Giuseppe Garibaldi, ma è passato alla storia soprattutto per il tentativo di rivolta che iniziò a Sapri e si concluse tragicamente nel sangue a  Sanza

Ancora un grandissimo italiano il maestro Riccardo Muti,che al Teatro dell’Opera di Roma, all’insistenza per un bis del  “Va Pensiero” dal Nabucco di Giuseppe Verdi, fa richiesta al pubblico di cantare assieme all’orchestra e  al coro l’inno che fu ritenuto il vessillo della Resistenza durante il Risorgimento italiano, e con parole forti ed accorate fa il paragone dell’attuale situazione italiana richiamando il nostro grande popolo ai suoi veri ideali e a risorgere ancora contro i mali che lo affliggono, suscitando una grandissima commozione nel pubblico e fra gli stessi artisti lirici, fino alle lacrime.

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l’osservatorio meterologico a Sapri, e sotto il palazzo comunale che a me ha  ricordato la casa degli Addams, ha ha, da qualche parte mi aspettavo di veder saltar fuori Morticia!!!

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I miei ricordi di bambina si legano molto all’immagine di questa Poesia studiata alle elementari, desideravo conoscere i luoghi dove era morto quel” bel capitano dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro”, scoprendo così altri luoghi magici della nostra ineguagliabile Italia, nel fare la cronostoria sono partita da Sapri dove appunto mi sono recata per prima, ma la storia aveva avuto inizio  a Ponzaponza3                ecco la bellissima isola in avvicinamento dall’aereo, con le sue bianche scogliere di caolino e tufo nella costa frastagliata che parlano della sua origine vulcanica insieme con i numerosi crateri spenti

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man mano che prende forma il cuore prende a battere più accelerato

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spalancandomisi infine in tutta la sua smagliante bellezza

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       il suo nome deriverebbe dal greco antico Pòntos -Hçvroc o Pòntia, ossia mare

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è la maggiore delle Pontine il cui arcipelago  comprendono anche le isole di

Gavi, Zannone, Palmarola,Ventotene e Santo Stefano,

situate nel Mar Tirreno, Golfo di Gaeta è a 21 miglia nautiche da San Felice Circeo.

Isola%20di%20PonzaPopolata fino dal Neolitico fu colonizzata dai Greci ,nel 312 a.c.,

poi giunsero i romani

la destinarono a luogo di confino, ma anche di villeggiatura, non si può certo dire

che non avessero un grande talento  per scoprire le meraviglie della natura

e goderne in pieno!

tramonto-ponzaper la vastità dell’argomento  il seguito al prossimo post,

lasciandovi un saluto nel tramonto

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                Suoni come aromi saliti dal nulla di un ricordo

Di parole senza senso s’è rivestito, pallido

questo tremore di stelle velato dal profumo d’incenso,

per un attimo ha dilaniato il ricordo.

Aromi di sandalo speziato sulla strada che fù d’ombra

dove nuda abbandonai la mia cetra.

Si tacque il canto percosso dai rossi arcobaleni della notte

mentre il soffio  del mare fioriva silenzioso sulla pelle.

                 Ventisqueras

 

1) Ötzi l’uomo del ghiaccio, i luoghi del ritrovamento: la Val Senales-Ötzi the ice man, find sites

wandern_schnalstal_suedtirol_fruehjahrChissà se 5200 anni fa, quando Ötzi o la mummia del Similaun  pastore o cacciatore che fosse, a primavera camminava libero sui grandi prati fioriti  della Val Senales    

                                                   ( queste foto ed altre che sono nel post con la scritta VAL SENALES mi sono state gentilmente fornite dall’Agenzia del Turismo locale; cliccate per ingrandirle che sono favolose )

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a pochi km di distanza da dove è avvenuto il suo ritrovamento,emergendo quasi intatto dal buio dei secoli nella sua bara di ghiaccio 

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certo le abitazioni preistoriche non saranno state così ricche di comfort come questi bellissimi masi centenari storici

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ma in un certo qual modo potevano non essere neppure tanto dissimili
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se si confrontano queste attuali abitazioni rurali
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con quelle ricostruite dagli archeologi nel villaggio dell’Archeoparco
                                                     
  Del tempo
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La Val Senales si estende per pochi chilometri, dalle vigne in fiore all’ingresso della valle fino alle cime ghiacciate delle Alpi Venoste
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 qui si possono visitare le grandi caverne di ghiaccio
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Con il suo variegato e inconfondibile paesaggio naturale e culturale, è una delle valli più affascinanti delle Alpi.La popolazione è molto religiosa
con un culto particolare indirizzato alla Madonna: racconta una leggenda che alcuni pellegrini di ritorno dalla Terra Santa lasciassero per riconoscenza dell’ospitalità ricevuta a una famiglia locale la statua di una madonnina di soli pochi centimetri,
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 questa si dimostrò essere miracolosa e in suo onore fu edificato un grande santuario.

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L’incantevole miraggio del Santuario di Monte Santa Caterina ci parla dell’eterno, con il suo campanile aguzzo sembra toccare il cielo

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molto suggestivo  il panorama con la neve e per chi come me, è appassionato di sci, un preludio-invito alla nuova stagione in arrivo

o, se preferite un tipico Jodler tirolese, con immagini deliziose delle vallate italo-austriache

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non conoscevo la zona,  sono salita quassù curiosa di  vedere ( benché la Val Senales non sia poi molto distante dalla mia seconda casa di Campitello di Fassa non ero mai salita fin quassù) i luoghi dove fu   ritrovata la mummia di Otzi che ha destato in me una grandissima curiosità e interesse dopo la visita al  museo di Bolzano.  Innamorandomi (e come avrebbe potuto  essere altrimenti?) dei luoghi, della storia, delle tradizioni,della composta allegria che questa popolazione in apparenza ancora così distaccata dalla realtà che si vive all’esterno  trasmette a chi la viene a conoscere.

Questo splendore arroccato sopra un cocuzzolo è il castello di Schnalta

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 una cascata che forma il fiume Otzil da cui prende il nome la valle nel territorio austriaco Otzental che ha dato il nome anche alla mummia del Similaun , ma di questo ne parlerò più dettagliatamente nel prossimo post

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                                               non è difficile fare di questi incontri

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mentre l’autunno ricama con l’oro e col rosso giù nella valle

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e la fila dei monaci di pietra  del convento claustrale della Certosa di Karthaus im Schnaltal ( la Chiesa degli Angeli) incute una certa angoscia ed inquietudine con quelle sagome austere e misteriose

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prosaicamente ( considerata la fame e la stanchezza)  preferisco pensare alle delizie tirolesi che si troveranno sulla tavola dell’albergo  di Vernago affacciato sulle rive dell’ incantevole, omonimo lago

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il tramonto mi raggiunge colmando di dolcezza e malinconia il profilo dei monti, pensando all’alba del domani che mi porterà al Similaun

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idealmente preceduta da Otzi, così come è stato ipoteticamente  ricostruito  su basi scientifiche e dagli indumenti quasi perfettamente conservati che gli sono stati trovati vicini,( notare l’ingegnosità del mantello! ) ed esposto nel museo di Bolzano, in quello che doveva essere circa 5200 anni fa il suo ultimo viaggio fra le montagne, a domani dunque, felice notte.

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Isola bella ? ….noooo, bellissima!- Lago Maggiore-Lombardia

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la dolcezza dell’aria nei veli rosati dell’alba  evoca fiabe….

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mentre il levarsi del sole sull’orizzonte svela il Lago Maggiore in tutta la sua maestosa bellezza incorniciata dal candore nevoso delle Alpi

cliccare sulle foto per ingrandire

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L’origine del lago Maggiore è in parte glaciale, ne è testimone la disposizione delle colline formate da depositi morenici di natura glaciale, ma è accertato che l’escavazione glaciale è avvenuta su una preesistente valle fluviale, il profilo del lago ha infatti la tipica forma a V delle valli fluviali.

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al centro del lago proprio là dove si fronteggiano Stresa e Pallanza c’è il piccolo arcipelago delle isole Borromee, sembrano poste lì proprio per esaltarne  unicità e bellezza, un ristoro per lo spirito

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Isola Bella, la più grande delle Borromee , magico vascello sembra in costante spostamento sul lago a dar luogo a un grande movimento in musica

Nel XIV secolo i Borromeo, potenti feudatari della zona ma originari di Firenze, divennero proprietari delle isole e iniziarono così la loro trasformazione. Tutt’oggi la famiglia possiede ancora l’Isola Bella e l’Isola Madre, oltre ai due scogli emersi conosciuti come Castelli di Cannero per via delle rovine di due fortificazioni medioevali

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qui tutto è irreale e si cammina quasi sospesi senza sentire la pesantezza del suolo

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si immaginano i grandi privilegi di poter  ideare e vivere una simile meraviglia

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Il palazzo, aperto alle visite, mostra i suoi saloni e camere del piano nobile, realizzati dal XVII al XIX secolo, e nella parte inferiore le grotte, che tanto estasiarono Stendhal, ambienti del tutto particolari, ricoperti di pietre e conchiglie di una infinita varietà di tipi, sono raccolti anche resti archeologici della preistorica Cultura di Golasecca.

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la varietà sontuosa degli stili e degli arredi

qui la grande nobiltà europea era ospite e partecipava a feste e danze

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ma l’incanto più grande sono senz’altro i giardini, forse i più belli d’Italia, famosi in tutta Europa per la qualità del paesaggio e per la cura e la varietà delle architetture vegetali, composte da oltre 2000 varietà di specie differenti.

lago_maggiore_isola_bella   impreziositi da dieci terrazze prensili su cui armonizzano ogni varietà di fiori , alberi

e uccelli esotici, che  lasciati liberi si pavoneggiano ( è proprio il caso di dirlo)

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nella bellezza delle loro piume

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qui le parole hanno ben poca forza, basta lo sguardo a raccontare di visioni ed angoli con prospettive sempre e diversamente incantevol

lago-maggiore-isola-bellail  giardino  abilmente progettato nei secoli, presenta fioriture multicolori per tutto l’anno, a rotazione tra le varie specie floreali

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                                                    Lago d’oro

fu la sera

correvano le nubi in un gennaio smarrito

con una bara di seta nera

la notte mi trafiggeva.

Fiume liquido, l’aria a riscaldare

si precipitò dal cielo l’ultimo raggio di sole

divenne il lago tutto d’oro

a ingoiare

tutti gli affanni di un giorno forse da dimenticare.

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 nello sfumarsi del tempo laBellezza ha sempre e su tutto il sopravvento

da non dimenticare, l’Isola dei Pescatori, l’unica dell’arcipelago, molto suggestiva, stabilmente abitata anche se da una piccola comunità Lago Maggiore

ancora più suggestiva in questa rara immagine con la neve

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e mentre il sole sta per tramontare l’Isola Bella e il lago Maggiore scompaiono sfumando di colori rossastri nella notte, ma resta chiara negli occhi l’eleganza e la preziosità dei mille profumi e dei mille fiori

De profundis ( le mummie delle catacombe dei Cappuccini a Palermo)

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Esistono luoghi al mondo dove il mistero della vita e della morte sembrano stare in equilibrio, sospesi, uno di questi è senz’altro a Palermo Il Convento dei Cappuccini , nel quartiere Cuba, è annesso alla Chiesa di Santa Maria della Pace. Chiesa e convento risalgono al XVI secolo, benché edificati su strutture precedenti. Nel sotterraneo si trovano le famose Catacombe dei Cappuccini dove oltre ottomila mummie hanno la loro macabra esposizione,

                                                                …E MORTE

E Morte, atrocemente non si piegherà più
col suo dominio spurio sopra i tuoi occhi chiusi

è entrata in te dalle fessure aperte nelle tue ossa
che  le hanno ceduto.

per uscire con un sospiro assoluto dalla tua bocca immobile
come un taglio dritta e tesa. ora ti è asciutta e sconosciuta,
E Morte
col suo manto d’oscura bragia, danzò una danza di spasmi
sul tuo sorriso
ti prese per le gocce del tuo sangue
ti assorbì per gioco.

Una incerta crisalide involuta di te rimase
inabitata
presa ai piedi e al gomito da un lontano
rombare di stelle.

47111cerchiamo innanzi tutto di dare loro una motivazione storica, per comprendere meglio l’idea di morte che i siciliani, ed in questo caso i palermitani, atavicamente si tramandano, e per capire quale concetto i nobili e il clero panormiti avevano di se stessi e del loro destino.

Catacomba-dei-Cappuccini-Palermo-4Si percorre in discesa dei cunicoli spogli e squallidi che conducono ad una grande porta, da qui inizia il tour dell’orrore. Uomini, donne, frati, alti prelati, nobili, dottori, bambini e neonati, una serie innumerevole di mummie affollano le pareti del grande corridoio sotterraneo. In gran parte appese, qualche centinaio sdraiate in nicchie, altre in bare aperte,  Il primo fu Frate Silvestro da Gubbio nel 1599, dopo di lui una schiera di frati, ma presto chi contava in città, la gens publica, volle far parte di quel battaglione della morte.

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Per i Gattopardi desiderare quel tipo di sepoltura scaturisce unicamente dalla loro più accesa vanità, quella di allontanare dal corpo la corruzione della morte, di mantenere integre le care spoglie per ottenere una bellezza senza tempo ma nello stesso tempo vivere con i propri cari un rapporto “senza tempo”ConventoCappucciniPalermoCBook-BR

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I familiari andavano a visitare la mummia, le facevano circolo intorno come se si trattasse di un semplice ammalato o di una persona viva, si dedicavano a lui lo pettinavano, lo profumavano, si prendevano cura del vestiario. Insomma i vivi parlavano, il morto ascoltava , si dice che c’era addirittura chi pranzasse con loro, portando le pietanze da loro preferite.

Capuchin Catacombs of Palermo, Sicily, Italy Quello che più colpisce il visitatore è il metodo utilizzato dai frati per la conservazione dei cadaveri. I corpi venivano posti distesi o seduti sopra una grata fatta di tubi di terracotta, in una stanza chiamata non a caso: colatoio – era la fase iniziale del processo di imbalsamazione che serviva al corpo per perdere tutti i fluidi.

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Serrata ermeticamente la porta i defunti vi restavano per un periodo di circa otto mesi un anno, In seguito venivano trasportati sulla terrazza del convento dove prendevano aria e sole per una ventina di giorni. Ben secchi, venivano lavati e ripuliti con acqua ed aceto e li si rivestivano dei loro abiti miglioripalermo-cappuccini1A questo punto stava ai parenti decidere, in base alle possibilità economiche, se far conservare il defunto appeso, in una bara o in un loculo. In periodi di gravi epidemie, per la conservazione, si usava immergere i cadaveri in un bagno di arsenico o di latte di calce

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a questo punto si comincia a prendere dimestichezza anche con questo scenario degli orrori e ci si può permettere un tantino di scherzare…questa coppia di mummie sembra assorta in conversazione, e non ci si potrebbe stupire se a un tratto si mettessero a gesticolare…certo se riuscissimo a capire di cosa parlano, forse potremo anche venire a capo di molti misteri

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uno sceneggiatore  teatrale e scultore conosciuto a livello nazionale Inzerilli, è andato oltre i miei scherzosi pensieri, realizzando una serie di 18 mummie ispirate proprio a quelle delle catacombe palermitane, certo molto divertenti, anche se  al limite del paradosso

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ma certo quello che ti fa fare un tuffo al cuore è trovarti improvvisamente difronte al  volto di questa bambina, la più celebre e la più bella mummia al mondo, detta anche la bella addormentata, si tratta di Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a soli due anni, di polmonite, 200px-Palermo_Rosalia_Lombardo

L’imbalsamazione, fortemente voluta dal padre affranto, fu curata dal professor Alfredo Salafia, lo stesso che imbalsamò Francesco Crispi.
Come si è scoperto solo nel 2009 grazie a studi compiuti sugli appunti di Salafia per l’operazione venne utilizzata una miscela composta da formalina, per uccidere i batteri, alcool, che unito alle condizioni micro-climatiche del luogo avrebbe contribuito alla mummificazione, glicerina per impedire l’eccessivo inaridimento, acido salicilico, che avrebbe impedito la crescita dei funghi e sali di zinco, che conferiscono rigidità, tutto questo sembrerebbe facile a ripetere, in realtà sono le dosi precise che mancano a vietarne il proseguo. La bambina appare intatta ,seppure solo per il volto e non per il resto del corpo, poiché l’imbalsamatore non poté completare l’opera a causa della sua improvvisa e prematura morte, quasi che la Signora in nero avesse voluto togliergli la facoltà quasi di ridicolizzarla.

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vuoi che in un simile ambientino non spuntassero leggende? eccone una: pare che di notte scendesse nelle Catacombe Padre Bernardo da Corleone, un santo Cappuccino morto nel ’600 e tutt’ora venerato, col preciso incarico di interrogare le mummie, su quanto avevano sentito dalla bocca dei vivi e per raccogliere preghiere e suppliche.( se fosse successo ai tempi nostri chissà quali lamentele avrebbe sentito il Santo Bernardo sui governanti, mafie e tasse!!!)

Ed ora, se avete letto e guardato il mio post nelle ore notturne e non riuscite a prendere sonno….via siate buoni, non dite che era meglio se restavo laggiù a fargli compagnia, tanto io mica sono paurosa, he he

Sposa al mare

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Un carico di balconi bianchi opulenti deposti su petali di rosa
sorride dai palazzi serrati fitti di prolungamenti astratti
dal mare pressati
arretrano di secoli avanzati d’acque fluttuanti allo scoperto.

Onde a onde. Onde. Onde.
Sconfitte, sul Canal Grande.

Gelida si fa la culla preziosa perché nessuno sfiori la sposa.

Nel gesto dei rintocchi folleggianti, dal campanile snello
l’angelo – spiegate l’ali finte- discende.
Soffocata da pizzi di nebbia la cupola del Redentore
-mongolfiera sgonfia- geme di gas nella grande piazza
circondata dai lampioni che emettono dorate luci
di circostanza.

Un finale di cuori salmastri
scricchiola la lontananza
nei recessi d’aria spalancati alla penombra
perché nessuno tocchi quella sposa bianca
anche se il carnevale di colori intatti
volteggia inarrestabile

danza

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( Venetia, la X Regio dall’impero romano)

zona soggetta a progressivi mutamenti orografici, con fiumi di ampia portata che, combinando la loro azione con quella dei flutti marini, davano origine a un ambiente di tipo paludoso, con numerose lagune, ecosistema “dinamico”, una sorta di “via di mezzo” fra l’ambiente dell’entroterra, relativamente stabile, e quello marino:

così lentamente è sorta Venezia dal mare per diventarne sua sposa , che certo tornerà ad abbracciare quando le sue fondamenta per quell’eterna deriva dei continenti la faranno risprofondare…sarà una perdita indicibile per l’umanità intera…voglio pensare che forse a quel momento anche la vita umana si sarà già estinta anche lei soggetta alle forze immani ed ineluttabili che la comandano…chissà…ma ora voglio averla negli occhi così, come le immagini della memoria me la rappresentano : la più bella città al mondo, meretrice astratta che seduce ad ammalia per avvolgerti nella sua magia, attirarti nel suo misterioso amplesso .

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Qui ogni cosa è possibile, talvolta camminando per le calli in quell’atmosfera rarefatta di di nebbiolina mista a pioggia mi sembra di diventare un essere anfibio, respirare con le branchie e

in quella luce di acquario , fluire nel nulla , mentre Venezia Dama chiusa nella sua Baütta, scompare nella gondola nera lungo immateriali canali che conducono verso l’oltre, incontro all’irreale della Bellezza e dell’eterna perfezione,

Carnevale-4[1]

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