Natale al nord- I Krampus -La leggenda dei Demoni Caproni-Dobbiaco-Tolbrach-San Candido -InnichenChristmas in the north- The Krampus -The legend of the Demons Caproni-Dobbiaco-Tolbrach-San Candido -Innichen

avanza nel buio della notte un corteo fiammeggiante di Demoni Caproni sono i Krampus che un tempo tiranneggiavano i villaggi depredando e terrorizzano con le loro maschere orripilante e brandello bastoni e fruste …ma in testa a questo corteo di mostri c’è  San Nicola di Bari che con il suo intervento riuscì  a sconfiggerli e a riportare la pace fra le montagne

questa tradizione che si perde nella notte dei tempi può  simboleggiare l’eterna lotta fra il bene e il male

o, dato che si svolge nei primi giorni di dicembre la lotta tra la luce e il buio nel solstizio invernale

pensate nei tempi antichi quando questi paesini restavano isolati nella neve col buio che incombeva prestissimo e tutto era silenzioso interrotto solo dal fischiare della tormenta…Quali pensieri cupi e superstizioni demoniache potevano destare

ed eccoli allora i Krampus emergere terribili …Si dice che tra di loro così  orribilmente mascherati si celasse anche Satana in persona per partecipare alle loro scorribande…Ma fu scoperto e sconfitto da San Nicola insieme con tutti i demoni Caproni

si racconta anche che il Santo li abbia condannati a portare dolciumi ai bambini buoni dei villaggi e carbone o addirittura a rinchiudere in gabbie di legno e fare prigionieri quelli che erano stati cattivi durante l’anno…Per questo i piccoli ne sono terrorizzati!

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Dobbiaco (Toblach in tedesco ) nella Val Pusteria  piccolo comune della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige; assieme a Sesto e San Candido  uno dei cosiddetti comuni dell Tre cime ed è uno di quelli in cui dopo il 5 di dicembre nel periodo dell’Avvento si svolge la sfilata dei Krampus

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che qui si quantificano in circa 400 richiamando una moltitudine di turisti  cui non fanno spavento le terribili maschere o il rischio di prendere frustare o bastonate in testa!

Dobbiaco  anche detta ” La porta delle Dolomiti “Tor zu den Dolomite i primi insediamenti  si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri. Di questi primi stanziamenti si sono trovate tracce sulla collina a nord-ovest del paese, chiamata dalla popolazione locale Platte. I primi abitatori vivevano di caccia, ma anche di un esteso commercio derivante dai prodotti dei pascoli e dei campi.

FB_IMG_1543983620631Toblacher  see,Il lago di Dobbiaco è un piccolo delizioso lago alpino, di origine franosa, a 1.176 m slm Il lago si trova a sud dell’omonimo paese.

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  • La Rienza è il suo immissario ed emissario e nell’uscita forma una particolarissima cascatella chiaccherina

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San Candido (/sanˈkandido/Innichen in tedesco) a pochi km da Dobbiaco sempre in provincia di Bolzano, situato nell’Alta Pusteria. nei pressi della sella di Dobbiaco, al di là dello spartiacque alpino, poiché attraversato dal fiume Drava, affluente del Danubio. San Candido e la vicina Sesto sono quindi tra i pochi comuni italiani non facenti parte della regione geografica italiana perché appartenenti al bacino idrografico del Danubio.

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Il territorio di San Candido rappresenta l’ultima punta (ad occidente) di diffusione dell’harpfe, un caratteristico essiccatoio del grano costituito da due pali verticali congiunti da pali orizzontali. In questi giorni di alta affluenza turistica è rallegrato dalle decorazioni natalizie e sono lontani questi atavici ricordi

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la Chiesa di San Giovanni Battista da particolare risalto con i colori e gli ori che ne decorano la facciata esterna e i mercatini di Natale si compongono con le loro casettine di legno colme di piccoli ninnoli artigianali

Vi consiglierei di guardare il video a schermo intero  è ‘na favola!!!!!

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Nele sue vicinanze il Lago di Braies

La sua fama ha raggiunto l’apice grazie alla fiction Tv ‘Un passo dal cielo’. Ma il Lago di Braies era lì da millenni prima che una troupe televisiva lo scoprisse e restasse abbagliata dalle sue acque color verde smeraldo.

Lago di Braies

 Tarda il tuo dono di smeraldo

un violino gelido risillaba

note fra la neve caduta

gemiti di perse foglie

non più mie e il canto smemora

 raccoglie vie d’acqua sulle mie mani erbose

ali lente oscillano tra i rami  il cuore migra

lontano

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C’è chi l’ha definito ‘perla dei laghi alpini’, chi ‘paradiso naturale delle Dolomiti’. Gli appellativi evocano tutti un paesaggio incantato, quasi fiabesco che, solo se lo si è visto di persona, lo si può comprendere.

 

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Spunta all’improvviso alla fine di una bellissima strada costeggiata da prati e pinete che arriva da Dobbiaco ,il lago non  grande circa 400 metri ma si può passeggiarvi in un indimenticabile tour per tutta la sua circonferenza tra piccole spiagge di finissima sabbia bianca tra i verde degli abeti  FB_IMG_1543983816684

gli abitanti del luogo non sono affatto contenti della notorietà acquisita, lamentano un numero troppo grande di visitatori che intasano il traffico e disturbano la pace del luogo

FB_IMG_1543983841384tornerò a parlare diffusamente di questi luoghi che hanno un carico di bellezza e storia davvero incredibile, per ora vi saluto con questa immagine di festa…e vi prego non sognatevi i Krampus che poi ve la prendete con me !

Ventisqueras

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Col Santa Lucia -Belluno- di sogni e di nuvole❤ Dreams and cloud

Là  in quella “terra di mezzo” ai margini del cielo dove s’incontrano e danzano sogni e nuvole sono ritornata per ringraziarvi delle letture e dei messaggi da voi ricevuti in questo tempo della mia lontananza,e  con questo inno alla Bellezza, alla Pace al Silenzio delle montagne che poi è  musica per l’anima

un abbraccio affettuoso Annalisa

Altro

9 ) Parco naturale Adamello-Brenta-Trentino-L’ultimo giorno a due passi dal paradiso -the last day at two steps from heaven-

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                                                  L’ultimo giorno a due passi dal paradiso

Autunno in Val di Genova, parco naturale Adamello-Brenta

era l’autunno e i larici imbiondivano lasciando sui costoni e nei riflessi dei laghi tracce di sole

 

Betulle in Val di Genova

un ciuffo di betulle raccontava dipinti di Monet

                                                      per la morte della mia betulla

Bianca corteccia
dolcemente accarezzata
da  strpature di nero..
ti sei vestita d’oro…
ieri eri verde e
sussurravi
al cielo.
Folli uccelli piegavano
gli esilit rami,
e con loro cantavi..
Oggi seichinaesausta
e con meti specchi
nel mio spirito
rosso.

Ventisqueras

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il vento portava brividi di freddo scendendo a rotta di collo e percorrendo le gole precocemente imbiancate ,le mucche sul prato assolato sembravano non curarsene

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tutto sembrava messo lì con clamore per annunciare un’altra lieta stagione sugli sci

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ma ancora nelle silenti stradine le rustiche case si ornavano di fiori

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nel verde velluto ancora intenso dei prati rumoreggiavano i torrenti

 

hqdefaulte ancora mi s’affollavano nella mente come viste attraverso un gigantesco occhio stupito  poggiato

tra le montagne

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il lago rosso di Tovel che ora esiste solo nelle fiabe

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i laghi del Parco incantati e solitari

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i fiori delle nevi  sfiorati da magie dei nascosti violini del vento

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la luna sulle guglie regina delle notturne ronde11205028_888871131185024_3815229760239984231_n

gli spettacolari tramonti

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gli immensi ghiacciai dell’Adamello

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le cascate di ghiaccio del Nardis

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lo sguardo fiero del lupoStambecco

la regalità plastica dello stambecco

le immagini più belle dei molti giorni e ritorni passati al Parco naturale dell’Adamello-Bre

nta, con tutte le emozioni e le miriadi di nozioni apprese , solo poco tempo fa

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chissà se tornerò…

ma come sembra ammonire il breve volo della farfalla…,tutto è racchiuso nelle mani oscure del tempo

                                                                            Attimi

Viviamo di attimi

brevi, intensi, folli

lievi come battiti

d’ ali di farfalla

che succhia il dolce  nettare

e forse non sa

di assaporare

attimi  eterni e irripetibili di felicità.

Ventisqueras

8) Parco naturale Adamello-Brenta- La piccola fauna e le stagioni-The small fauna and seasons REPLICA

Altro

7 ) Parco naturale dell’Adamello -Brenta-Trentino-Progetto life Ursus -La fauna: grandi e piccoli carniivori-Project life Ursus-fauna: large and small carnivores-

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                                   Progetto Life Ursus

Bentornato Signor Orso Bruno! ( Ursus arctos arctos ) 

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Non ho mai avuto il piacere d’incontrarlo, neppure da lontano benché abbia camminato a lungo nei suoi territori,

Orso bruno (Ursus arctors). Bayerischer Wald National Park

le sue immagini sono prese dal web, e sottratte ( ha ha ) da  amici che hanno avuto questa fortuna,Bhe onestamente non saprei specificare la mia reazione se fosse successo 😦

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come già si vede dal logo del Parco  naturale dell’Adamello-Brenta, l’orso bruno è l’ospite privilegiato e prediletto.Sulle Alpi nel corso del XX sec  vennero a mancare le condizioni ottimali per la presenza di questo grande plantigrado fino arrivare quasi all’estinzione della popolazione locale nel 1990 ne erano rimasti solo 3 esemplariparco

Tale rischio indusse gli enti regionali preposti mediante un finanziamento europeo a quella che fu chiamata ” Operazione Life Ursus,”  un ambizioso progetto di ripopolamento, con l’obiettivo di scongiurare l’estinzione della specie, vennero rilasciati 10 orsi nel parco provenienti dalla Slovenia e attualmente la loro popolazione si aggira tra i 40 e i 50 elementi censiti e tenuti costantemente sotto controllo, così l’emergenza sembra scongiurata

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parco-adamello_05 questo buffissimo anche se poco affidabile animale è risaputo gran dormiglione e qui ne da un chiaro esempio!

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gli allevatori dei dintorni danno luogo a lamentele anche per la loro voracità di predatori assalgono le greggi

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ed anche grossi animali domestici come gli asini, vengono sempre rimborsati della perdita subita, ma a volte ahimè cercano di farsi giustizia da soli! e questo è inconcepibile!

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il bosco è il loro habitat naturale ma qualche volta si spingono anche in prossimità degli abitati in cerca di cibo

Presenti nel parco a partire dagli ultimi anni anche i due grandi carnivori europei il lupo ( canis lupus ) di cui troviamo traccia nelle maggiori culture mediterranee, basti pensare alla leggenda della nascita di Roma, o nell’incarnazione del Dio Marte della mitologia greca, animale sacro anche ad Apollo.In Egitto ha il ruolo del Dio Anubi, e sorveglia l’entrata del regno dei defunti, 

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In gran parte delle leggende e miti viene sottolineato il lato oscuro dell’animale, tanto che è  rimasto a torto nell’immaginario comune come figura che incute timore, si pensi al lupo nero spesso ricordato ai bambini, e come non ricordare alcuni luoghi comuni negativi come “tempo da lupi”, “fame da lupi”, “In bocca al lupo!” Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, io invece lo ritengo un animale intelligente e coraggioso, oltretutto uno dei pochi esseri viventi che al maschile resta per sempre fedele ad un’unica compagna ( tiè, ha ha forse per questo gli ho dato del coraggioso?)

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impavido e libero canta alla luna

 

solo il suo ululare valicando

atmosfere incantate la raggiunge

volano le fate azzurre con  canti bambini

il lupo nero cattivo non esiste

ma solo gli uomini e la loro cattiva vanità

lo dipingono cattivo e nero

tutti i piccoli

nei loro piccoli cuori

sanno che non è vero

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e la bellissima Lince (Lynx Lynx) qui tenerissima col suo cucciolotto, di entrambe le specie però non se ne quantifica il numero

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è in questo scenario grandioso che gli animali selvatici trovano le condizioni ottimali per la loro conservazione e riproduzione

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dai più grandi ai più piccoli come questa deliziosa tartarughina che s’appresta a fare indigestione di crocus la birichina!

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mentre sono ben diffusi la Volpe che dicono astuta e furbissima…ma chi lo direbbe con questo muso innocentino?

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il Tasso ( Meles meles ) dall’elegantissima livrea

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la Faina (Martes foina)anche lei considerata una gran furbettina

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la Martora ( MartesMartes)qui intente a curiosare e  la Donnola ( Mustela nivalis)

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per L’Ermellino ( Mustela erminea) non ho saputo resistere all’idea di rappresentarlo con questo celeberrimo quadro dovuto al genio di Leonardo da Vinci

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…abbiamo cominciato con l’orso bruno e si finisce con Leonardo? nienteaffatto con una sogn ante immagine del parco innevato sotto la luna, alla prossima( spero, se non vi avrò tediato troppo 🙂

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6 ) Parco naturale Adamello-Brenta-Trentino-la fauna: i grandi ungolati-alto alpini-Wildlife-large high-alpine Eggman snatches the Emerald

 

lassù sulle cime nevose dove un silenzio di vento muove le nuvole, lassù tra i picchi rocciosi c’è il regno incontrastato degli abili e bellissimi mammiferi rocciatori

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classificati scientificamente come  Ungulati altoalpini in questo Parco c’è una loro importantissima  presenza

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emozionante vedere la maestosa figura dello  stambecco ( Capra ibex) stagliarsi contro il cielo.  Questa specie trae origine da antichissime forme di capre selvatiche che 140-170.000 anni fa, popolavano l’Asia centro occidentale.
Durante le ultime glaciazioni (da 700.000 a 12.000 anni fa) era diffuso in gran parte dell’Europa ma, con il ritiro dei ghiacci, rimase gradatamente isolato sui grandi massicci alpini.

Una precisazione, la nomenclatura zoologica : il primo nome è quello comune con cui è conosciuta la specie, il secondo fra parentesi e con la iniziale maiuscola, è il nome scientifico che può essere latino o greco, il secondo- scritto sempre in minuscolo- è quello della sottospecie che può essere ripetuto se non se conoscono altre.

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Per oltre 10.000 anni la storia dello stambecco si è intrecciata con quella degli antichi abitatori delle Alpi, ma l’uomo non gli fu certo amico. Cacciato per la carne, ma soprattutto per le presunte proprietà terapeutiche attribuite a varie parti del suo corpo, lo stambecco scomparve dalla quasi totalità delle regioni alpine a partire dal XVI secolo.

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la specie allora fu rigorosamente protetta e proliferò a dismisura in particolare in Svizzera dove si fu costretti anche ad autorizzare l’abbattimento di singoli capi

Stambecco Il Re degli stambecchi 

Una leggenda narra che sui monti del del Ferro vivevano gli uomini di ferro, chiamati così perché estraevano metalli e minerali dalla montagna. Un giorno giunse in zona una tribù proveniente dal mare, costretta ad abbandonare la propria terra per i continui assalti degli invasori. Il loro capo, Salaxo decise di stabilirsi nella vallata più grande e andò a trattare con gli Uomini del Ferro, che non si dimostrarono ostili nei loro confronti, ma dissero che avrebbero potuto ottenere il permesso di restare solo dal Re degli stambecchi, padrone della valle, che abitava sui più alti picchi nevosi oltre una grande catena di montagne. Il marinaio dovette affrontare ogni tipo di difficoltà, Poco alla volta, la vegetazione diradò, gli animali sparirono e rimasero solo roccia, neve e vento.Sfinito, mani e ginocchia sanguinanti, disperato, Salaxo pensò rinunciare.Ma poi pensò: “Meglio morto che indegno d’onore fra la mia gente”

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fece un estremo sforzo e si issò ancora, si trovò in piedi sulle nuvole, l’arco dei monti aperto allo sguardo, tutto il mondo sotto ai suoi occhi estasiati. “Il paradiso” – sussurrò Salaxo. “E’ vero, uomo” –si udì una voce tonante era.Il Re degli Stambecchi che  apparve al suo fianco. “Così chiamerai questa terra in cui vivrai felice con la tua gente, il Gran Paradiso” ed io ti proteggerò a patto che tu rispetti la natura e tutti i suoi figli.Il patto fu stretto e da quel giorno il popolo del mare visse sereno fra le montagne–Non potrebbe insegnarci qualcosa di utile per il momento attuale, questa leggenda?

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arrivando ad uno dei molti rifugi alpini in quota -questo è il  Brentei, si può con un po’ di fortuna riuscire ad incontrare qualcuno di questi superbi esemplari

il rifugio alpino Val di Fumo nel Parco Naturale Adamello Brenta, Val di Fumo, Val di Daone, Valli Giudicarie, Trentino Alto Adige, ©Ph. Marco Simonini (TN) Italy

questo invece è il Val di fumo

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anche  il  Camoscio ( Rupricapra rupricapra)  ha nel parco una nutrita colonia, e spesso nell’inverno si trovano riuniti in branchi nell’attesa di ricevere le balle di fieno che vengono portate fin quassù dalle guardie del Parco, spesso calate con l’elicottero

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tra gli ugulati sono presenti anche  il cervo (Cervus elaphus)

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che non ha atteggiamenti aggressivi come lo stambecco, ma spesso lo si vede tranquillamente accovacciato sotto agli abeti, in particolare in inverno quando la neve ricopre il terreno, se ne stanno nello spazio riparato ai piedi dei grandi alberi, si possono vedere dagli impianti di risalita ( non in questa parte del parco dove non esistono impianti, ma ne ho visti molte volte in val di Fassa, per la gioia soprattutto dei bambini )

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come non restare affascinati e soggiogati da visioni come questa!

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una cucciolata con tanti piccoli ” Bambi” dagli occhi dolcissimi!:-)

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e poi, gli agilissimi Caprioli ( Capreolus capreolus)

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Mufloni ( ovis musimon )  dalle gigantesche corna

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guardate un po’ questa immagine….non vi ricorda Civita Di Bagnoregio fra le nuvole? qui invece che di antiche pietre sopra le nuvole c’è un’isola di capre in mezzo al cielo! 🙂

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e questo rarissimo esemplare di  Capra tibetana (della quale non sono riuscita a risalire alla specie e sottospecie…se qualcuno mi aiuta 🙂 ) introdotta nel parco a partire dagli anni 70 del secolo scorso                                                                

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ed ecco che scendendo di quota si comincia a visualizzare il magico effetto del bosco e del sottobosco, in questo caso col piacevole incontro di un super fungo porcino!

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oppure si resta sorpresi dal giallo intenso dell’anamone sulfureo

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o di qualche rossa bacca lacrimosasede_parco,12433

la sede del parco

Il Parco Naturale Adamello Brenta è tra i Geoparchi mondiali che il 17 novembre 2015 a Parigi sono stati riconosciuti integralmente siti UNESCO.

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                Commiato alla valle del sole

La montagna oltre il paese addormentato scintilla

il sole perfora col suo dito frastagliato una nube

ascolta

le campane hanno gettato la loro esca d’argento

guarda

quel buffo, arruffato ciuffo di corvi,

come un mazzo oscuro di fiori ha dilagato.

E’ come fosse il primo giorno del mondo.

Ci sono panchine segrete nel cuore

su cui sedersi ad ascoltare intera

la gioia stuzzicante della vita!

Ventisqueras

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sugli altopiani gli allevatori curano le loro greggi

LW_Tiere1qualche capra  si dimostra molto curiosa

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mentre nel prato vicino un bellissimo esemplare di grigia-alpina riposa serena fra le sue erbe profumate

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ma è  con  un suggestivo angolo del lago di Tovel che vii saluto da questo  Parco che racchiude in se ogni forma di vita, di bellezza di meraviglia-

Ventisqueras

 

5) Parco Naturale Adamello-Brenta- ( Trentiino Alto Adige ) La flora, la fauna – Sognando la primavera- The flora, the fauna- Spring dream

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cucù! he he, in questo post si parla anche di me! mi sono appena svegliato dal  letargo invernale e do’ un’occhiata per vedere com’è cambiato il mondo!

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i crocus sono fioriti e c’è già chi si da un gran d’affare intorno!

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ricca e interessante la presenza nel Parco dei roditori: tra i più diffusi e caratteristici lo scoiattolo ( Sciurus vulgaris ) sempre così impegnato a correre di qua e di là alla ricerca del cibo

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sorpreso e sulla difensiva….

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….. quasi invisibile mimetizzato tra le foglie

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the! un’altro curiosone!

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qualche bacca colorata fa festa nel bosco

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il gelo dell’inverno è ormai quasi dimenticato

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anche se in lontananza le nevi eterne dei grandi ghiacciai scintillano al sole, i prati colonizzati dai” soffioni ” sembrano nuvole cadute giù soffici e vaporose dal cielo, innalzando odi alla primavera

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il candore della neve si trasforma in quello abbagliante degli anemoni

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dalle loro tane tra i prati buffissime e simpaticissime sbucano le  Marmotte ( Marmota marmota)

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la tradizione popolare le vuole lente e imbranate ( infatti ad una persona che si trastulla si dice ” ma muoviti marmotta! “)

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e va beh, sì, stanno piantate diritte davanti alle loro tane, io le trovo piuttosto  curiose  e attente a far la sentinella alla loro proprietà, più che essere  sfaticate!

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mentre gli immensi prati alpini si ricoprono di ranuncoli gialli

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la neve che si scioglie dai ghiacciai torna a chiaccherare tra il muschio e i sassi

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per poi raccogliersi a formare le mille meravigliose cascatelle e cascate ( questa è quella del Pison )

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i laghi e i laghetti ripetono la grande suggestione dei riflessi tra i fioridsc03798

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muscari e genzianelle talvolta rubano il loro azzurro colore

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della specie lugomorfi  fa parte la  lepre comune ( Lepus europaeu )   che non sfata affatto il detto” corre come una lepre” in  questo caso se la dà a gambe come una lepre! 

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mentre la splendida e paciosa   lepre alpina (lepus timidus )  proprio come recita il -timidus- della sottospecie, sembra non voler allontanarsi dal suo morbido e candido cuscino di neve, forse l’unico ancora non disciolto dal solepost-3366-1153901369

e visto che stiamo parlando di candore  quello della campanula pelosa è abbagliante

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L’avifauna annovera numerose specie tipiche dell’ambiente alpino: primi tra tutti i galliformi, rappresentati dalla pernice bianca( Lagopus mutus)   qui in montagna conosciute anche come” angeli”  e questo volo tra l’oscuro degli alberi ne giustifica il delizioso soprannome

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il nuovo colore dei prati si fa suono fra gli alpeggi,

suono lontano di campana

suono del silenzio che negli orecchi risuona

langue, si fa del paradiso: scena.

Ventisqueras

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con questo straordinario ciuffo di rarissimi fiori ( ancora una sfida per gli amanti ed esperti della flora alpina ) il mio arrivederci dal magico mondo del parco Naturale dell’Adamello-Brenta ;.)

4) Parco Naturale Adamello-Brenta-Le cascate della Valle di Genova e le vie d’acqua-

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Cascata in sogni
Odore in sofficità di muschio quieto.
Rombo alto, costante.
Gravitano scintillando gocce
come denti,
la roccia a mordicchiare
-in gioco esangue-
lento
ma costante,
 impercettibilmente
si lascia sgretolare
 lo sguardo inquieto
nell’ampio respiro assorto
d’oro ricolmo
sprofonda di sogni un balzo
improvviso arcobaleno
di gocce e scintille
a intrappolare i sensi, come farfalle
palpitanti
in attesa di volare
Ventisqueras
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dagli alti picchi immacolati la neve si scioglie e rombando precipita dai dirupi facendosi strada fra le rocce  assorte in pensieri di millenni
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 la Valle di Genova è suddivisa nei 7 comuni della Val Rendana,
( viene chiamata- a ragione- anche “la valle delle cascate”) il suo nome sembra  derivare dal latino janua, cioè “porta”, da cui avrebbero preso il nome le case di Genua, antichi fienili oggi scomparsi che si trovavano all’imbocco della valle. Alcuni documenti del 1200 circa la nominano con il termine Zenua, ovvero un territorio ricco d’acqua
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di origine glaciale inizia sopra la piana di Bedole nel grandioso circo (1680 m circa) nel quale confluiscono le acque provenienti dalle vedette del Mandrone e della Lobbia.
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 una iris ( o giglio d’acqua) che si trova facilmente lungo le prode o negli acquitrini a valle6859456
 le attività umane e gli insediamenti sono scarsi: nella valle ci sono alcuni rifugi alpini  e  strutture ricettive dedicate ai turisti, aperti però solo nella stagione estiva. Non vi sono né piste da sci né impianti di risalita  in quanto i pendii tendono ad essere estremamente ripidi e la valle è spesso soggetta a valanghe durante la primavera e l’inverno. 

F7DD2ADC1B141058959177EC16476B0COltre alla stretta strada asfaltata, è possibile percorrere il sentiero delle Cascate, che risalendo il  fiume Sarca di Genova   ne costeggia le principal , formate dai numerosi torrenti che scendono dai ghiacciai dell’Adamello e della Presanella per confluiscono a  Pinzolo

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Cascate del Rio Bianc0

la conformazione della valle ha fatto sì che i corsi d’acqua debbano superare salti di roccia prima di gettarsi nel fiume e questo crea gli spettacoli della natura qui proposti

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si percorrono sentieri aspri e rocciosi, ma spesso ingentiliti da qualche fiore che sembra essere posto lì proprio per dare all’ambiente un’armonia perfetta

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cascata del Rabbi

le cascate principali sono 6  ma, soprattutto quando i torrenti sono gonfi d’acqua, è possibile scorgere diversi rigagnoli che si trasformano in spettacolari cascate.

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Cascate del Lares ( alta e bassa )

la valle di Lares, cui prendono il nome le sue cascate  sale fino ai ghiacciai che le lambiscono il Cozzon di lares e il corno di Cavento

Cascate del Nardis

certo è la più famosa del Parco ed una fra le più alte del Trentino, formata dal torrente omonimo che discende dalla Presanella sul versante settentrionale della valle

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la vediamo scorrere impetuosa

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e qui in fermo immagine di ghiaccio

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presa d’assalto dagli scalatori che armati di picozza e ramponi coraggiosamente si accingono a conquistarla

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un bel punto di osservazione intrappolati tra le radici degli alberi

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molto spettacolare anche la cascata dell’Hofentolf

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quella del Pedruc sbuca da un’enorme formazione rocciosa

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il territorio, anche per la sua natura selvaggia è uno dei meglio conservati a livello naturalistico si si trova una fauna e una flora difficilmente reperibile altrove

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nel fiume Sarca si formano rapide impetuose che sono il banco di prova per gli equipaggi che fanno rafting

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gli scenari, man mano che la valle scende si fanno sempre più dolci

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e le acque tendono a distendersi, a quitarsi stanca di tutto quello sbatacchiare fra i massi

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ormai il rombo tuonante delle cascate  un lontano ricordo, nelle soste per riposare si raccontano le molte leggende del territori, vi riporto quella che mi ha più affascinato02

negli  anni che vanno dal 1545-1563, quando i Padri del Concilio di Trento decisero di cacciare streghe e diavoli nella valle che sembravano aver preso lì stabile dimora, qualche Angelo o Arcangelo benevolo li tramutò in roccia granitica   andando a formare tra i più famosi: la Preda de la luna,Il Tof de mal Neò, il Tof del Diavùl, ma sembra che questi demoni ogni tanto si sveglino dal loro sonno di roccia e nelle notti di luna piena riprendano le loro mostruose sembianze, dai raggi della luna discendono streghe rosse e nel cielo si fanno sabba infernali…c’è chi giura di averli visti…voi ci credete?

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 a scanso di equivoci chiare sentinelle le piccole chiese di montagna risplendono nella notte difendendo i piccoli paesi
Spero di avervi fatto un pò di rumorosa compagnia con tutto questo fragore di cascate..e vi ringrazio moltissimo della vostra paziente attenzione
Ventisqueras

3) Parco naturale Provinciale Adamello-Brenta-Trentino – La parte Dolomitica Brenta -Paganella le torri di pietra dei rocciatori, la poesia dei colori dell’autunno-the Dolomite Brenta-Paganella and the fall colors

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con occhi di meraviglia di un bambino, lo sguardo innamorato su un mondo incantato

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un patto di pace tacitamente stretto fra la terra e il cielo questo grande arcobaleno sembra suggellare e proteggere  la svettante costruzione  piramidale della Paganella, cima  solitaria all’interno del parco Adamello-Brenta

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Infinito di ghiaccio

lacrima acuta a profanare

l’azzurra immensità

dello spazio.

Ventisqueras

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Di rosa

Silenzio di rosa

questa pace di neve e cielo

fa brevi i sospiri

un’aurora più vasta

poggia il piede di un Dio

sulla cima della montagna

Ventisqueras

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si sale alle Bocchette dove il fruscio del vento  è la sola musica che gira e canta

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emerge dal mare di pietra la guglia del Campanile basso m 2.877

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la chiesetta di Brentei  dalla forma scarna e suggestiva, ci racconta dell’essenziale, legge che vige sulle alta montagne

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invita a una preghiera di campane

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la vedete quella piccola riga rossa nella parte più ripida della montagna?  è il tracciato del percorso  che deve compiere lo scalatore per raggiungere la vetta

                              *

L’alpinismo porta con sé dei rischi, ma anche tutta la bellezza che si nasconde nell’avventura dell’affrontare l’impossibile.

                                               Reinhold Messner

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la stessa preghiera stavolta muta, è quella dei rocciatori tra pareti  a strapiombo e stracci candidi di  neve

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prega con il suo corpo, innalzandolo incontro a un cielo lontano, dove raggiunta la vetta, gli sembrerà toccarlo con un dito

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ho scelto una serie di immagini che illustrano la magnificenza dei colori dell’autunno

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la stagione che più amo e che più rispecchia i miei pensieri

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madre natura così mirabilmente rappresentata  in questo Parco li pennella traendoli da una tavolozza incantata

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in una sequenza di giallo-ocra-marroni

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che non ha nulla da invidiare ai quadri dei maggiori pittori impressionisti…se poi allo scenario si aggiunge anche un raggio di luce trasversale….

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M’intrappolarono voci

tese sopra un braccio di cielo,

rabbrividirono gli alberi

poi non si mossero più

se non da gridi.

Ventisqueras 

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Invincibile alchemica presenza

oscilla fra i rami

sfolgorio d’oro in luci devastate

s’ingombra

non ha ora, né luogo, né presenza

s’esalta e s’inchiara

di purezza, soltanto.

Ventisqueras 

questo post vuole essere un pensiero d’amore e Poesia ( che da troppo tempo trscuro per le descrizioni visive ) per la montagna in autunno

2) Parco naturale provinciale Adamello-Brenta-La storia e la Guerra Bianca- Nature Park, the story and the White War –

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Cime dolomitiche

Strette, incollate ad un invincibile

stupore rosazzurro

troneggiano vette dolomitiche

 denudate dal tempo

fiori d’avorio semi-eterno

sbocciano fra clamori

a smuovere rondini di vento.

Ventisqueras

Il Gruppo dell’Adamello è un massiccio montuoso delle alpi Retiche Merdionali , posto tra le province di Brescia e Trento, la sua cima più alta m 3539 prende il nome della catena.

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Un grande contrasto fra le cime rocciose e le valli che erose dai ghiacciai nel corso dei millenni si presentano idilliache. La grande pace che vi regna difficilmente fa ricordare gli eventi cruenti che vi si svolsero tra il 1915-18 tra l’esercito Italiano e quello  Austro-Ungarico, ora il territorio   appartiene interamente alla nazione italiana ma un tempo da qui passava il confine tra le due nazioni belligeranti

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Viste da vicino sono quasi degli scogli di ghiaccio; ma da lontano appaiono come nobilissime montagne, che precipitano con grandi pareti racchiuse fra due ghiacciai sulle selvagge valli che salgono fino ai loro piedi   Douglas William Freshfield ” Italian Alps 1865

questi luoghi videro l’agghiacciante svolgersi di quella che viene chiamata la

                                Guerra Bianca

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su queste  queste montagne i due eserciti si fronteggiarono in condizioni estreme, soprattutto dovute al clima. Numerosissime furono le vittime da ambo le parti, causate non solo dal fuoco avversario, ma anche dal freddo, da frane e slavine

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restano disseminati molti reperti storici come monumento a quella immensa idiozia umana che è la guerra, vi si accede con rispetto e con dolore quasi annusando nell’aria l’odore del sangue

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per i lettori in lingua italiana consiglio caldamente la visione di quest’opera struggente e poetica sulla Guerra Bianca, mi spiace che Google non possa tradurre anche i video, ma anche le sole immagini sono veramente strepitose

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Tra gli accorgimenti adoperati dai due eserciti (gli Alpini  per l’Italia e i Kaiseriagen per l’Austria) ci furono la realizzazione di trincee, postazioni fisse e tunnel scavati nella roccia e gallerie nei ghiacciai (una delle quali misurava 5 chilometri di sviluppo). Resti della cosiddetta Guerra bianca si possono trovare tuttora, specialmente nella zona del rifugioGaribaldi, ove si trovava la base italiana, e del rifugioMandrone, a quel tempo quartier generale austriaco.

presenaancora ai nostri giorni il ghiaccio restituisce qualche corpo di un militare di quei lontani giorni, non importa l’appartenenza  è un uomo della montagna con gli occhi sbarrati in un istante eterno, che ne ha conservata gelosamente la memoria perché le nuove generazioni non dimentichino e che il Signore delle cime, sotto la croce, il filo spinato e l’elmetto ha protetto e preso con se lassù fra quelle immacolate vette

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una candida sassifraga alpina da donare allo sconosciuto alpino,

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riprendiamo con una spettacolare visione del ghiacciaio  Pian di Neve 18 km che occupa l’acrocoro dalla Lobbia Alta al Corno Bianco sul versante lombardo

fiori27è un ghiacciaio pianeggiante compreso tra una quota di 3.199 ev 3.400 m.assieme al contiguo ghiacciaio del Mandrone   è il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane e fra i più estesi d’Europa nonosrante da una ventina di anni sia in riduzione la massa glaciale per il deleterio agire dell’effetto serra

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impressionante, no? L’Adamello però non è formato dal basamento cristallino delle Alpi meridionali, ma costituisce insieme alla Presanella un unica massa di roccee magmatiche risalite dalla profondità crosta terreste circa 40 milioni di anni fa ( questa cifra da un senso di capogiro ) per poi solidificarsi in rocce granitiche

                                    o-010-cengee di camminare sulle cengie che ne dite? l’erosione ad opera degli agenti esogeni ha poi smantellato gli strati di rocce sedimentarie e metamorfiche che coprivano la massa granitica, mettendola a nudo e quindi iniziando ad agire su di essa

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per creare il complesso sistema di valli, conche glaciali, creste e vette che compongono oggi il massiccio. In termini di superficie,  in questo magnifico parco si possono effettuare ogni tipo di attività sportive inerenti alla montagna inseguendo spettacolari scenografie

Ciaspole_header_slidernaturalmente anche con  le grandi camminate sulle ciaspole, ritornando agli usi antichi dei montanari che se ne servivano per spostarsi agevolmente sulla neve

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in contrasto con l’aspra bellezza delle montagne alcune immagini idilliache del parco a quote più basse

ds-0006-ebene-56                                      quando il verde e i colori accesi dei fiori scaldano l’estate

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e qualche romantica chiesetta dal campanile aguzzo  alza una preghiera silenziosa al Creatore di tanta magnificenzaDSCF6769

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nei vasti prati si trovano molte splendide varietà do orchidee selvatiche, dalle forme più semplici alle più complesse, come la ” scarpetta di Venere”dalle molteplici varietà

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uno dei modi più spettacolari e suggestivi di visitare il parco

vacanza-con-offerte-speciali-e-last-minute-in-trentino-alto-adige-dolomiti-di-brenta-690x422è senz’altro quello che si va semptre più affermando, di farlo con la mountain bike

Trentino-Adamello-Brenta-scoprirlo-in-bici-e con lo spettacolare salto di questo virtuoso che sembra volare incontro al sole, raccolgo tutta la bellezza di questo magnifico angolo di natura che racchiude tutti i misteri della creazione, vi saluto in attesa del prossimo sguardo su queste meraviglie

Ventisqueras

1 ) Parco Naturale provinciale dell’Adamello-Brenta-Trentino-Lombardia- I laghi-Provincial Park Adamello-Brenta-Trentino- Lakes –

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Che fai, tu luna, in ciel?  dimmi che fai. Silenziosa luna?

                                                          Giacomo Leopardi

Territorio d’argento

La notte
infinite scintille di nulla
suppongo
una vastità inconsulta,
territorio d’argento
dove la luna è regina

dopo
esiste solo il mistero

      Ventisqueras

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sembrano porre domande all’eterna viaggiatrice dello spazio le rosse guglie dolomitiche del gruppo Brenta, mentre la grande lampada celeste ieratica regna e prosegue la sua grande ronda notturna

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sarà forse  l’alba a svelare il mistero della vita?

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sulle cime innevate dei gruppi montuosi Adamello-Presanella tra vapori rossastri

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 l’astro diurno incoronato da raggi dorati va abbracciando il nuovo giorno

Il Parco Naturale Provinciale Adamello-Brenta istituito nel 1967 è la più vasta area protetta del Trentino, si estende a occidentale tra la Valle di Non e  la  Valle di Sole su un territorio di 630 km quadrati, che comprende uno dei più grandi ghiacciai d’Europa. I due gruppi sono ben definiti per conformazione geologica e morfologica. le rocce calcareo sedimentate del Gruppo Brenta e le rocce intrusivo cristalline del gruppo dell’Adamello, questo varietà ha favorito lo sviluppo naturale di endemismi in una straordinaria proliferazione di specie vegetali diverse, talvolta uniche

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circa un terzo della superficie del parco è coperta da boschi e foreste, che nella fascia altimetrica più bassa sono sostituite da una grande varietà di latifoglie1-P1020561

questa prima parte della visita al Parco la voglio dedicare ai laghi di cui è ricchissimo il territorio, considerando anche i piccoli se ne contano oltre 80 !!! ne ho visti solo una minima parte e di alcuni non ricordo più nemmeno il nome ma sono più che sufficienti ad illustrarne la bellezza e la diversità  ( oltre naturalmente al lago di Tovel il più famoso, cui ho dedicato due post )

4074-1024x664uno dei più belli è il lago Ritorto nei pressi di Madonna di Campiglio in Val Rendena a m 2055 s.l.d.m.

Panorama

le sue acque  sembrano da un attimo all’altro precipitare a valle, incredibilmente azzurre limpidissime. Nel territorio è famoso Il giro dei 5 laghi, questo è il primo

lago neroil Lago Nero fa parte dei ” magnifici 5″ posto in un ambiente severo e mistico a 2233 m. s.l.d. m.i suoi colori all’alba tolgono il respiro

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più in bassoil Lago di Lambino m 1768 strettamente racchiuso fra le rocce

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i Laghi   Gelato e Serodoli   fanno coppia a distanza di pochi metri  uno dall’altro viene considerato come una unità, la sua altezza è  di  2376 m.s.l.m-e presenta vedute incredibili quandi gela o quando il tepore del disgelo lo contorna di miriadi di romantici soffioni

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labili e lievi come i sogni  suggestionano col  riverbero sempre candido delle montagne

Svizzera Fiori di rododendro irsuto

nell’ascesa s’incontrano le variegate specie della flora alpina, qui si sorprendono abbracciati alle rocce colorati cespugli di rododendri

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incantevolmente luminoso il lago di Nambino1619469_m

ci accoglie con la varietà delle sue favolose sceneggiature

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una grande sensazione di serenità e pace non ci abbandona mai nel camminare, si respira l’aria di un mondo magico e puro, vorremo  che questa sensazione restasse sempre nell’animo  per essere sicuri di poter affrontare meglio i contraccolpi della vita

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e ancora serpenti d’acqua che sbucano fra le rocce, illeggiadrendole

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i cespi di alisso sembrano gocce di sole splendenti e allegri

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a incoronare questo piccolo specchio d’acqua maestose montagne e grandiosi abeti in contrasto di colori

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ravvicinate in un particolare molto suggestivo

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è il naturale regno delle stelle alpine

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il Lago di Aviolo  è un bacino lacustre semi-artificiale  posto a 1.300 m s.l.m. a Edolo nella Val Paghera provincia di Brescia

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” preziosa perla in più prezioso scrigno”

così lo scrittore e Poeta Antonio Fogazzaro  definiva il Lago di Molveno 

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gioiello del parco Adamello-Brenta

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e rinomata stazione turistica in provincia di Trento, vi si specchiano le Dolomiti in una immagine da cartolina, per un contesto naturale considerato un esempio di gestione del territorio

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formatosi naturalmente circa 4000 anni fa a seguito di una imponente frana

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spettacolare e leggiadro nel suo abito  invernale

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al lago di Molveno dedico questo ciuffo di nontiscordardime…certa che sarò io a non dimenticarmi mai di lui!

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altri laghi nel territorio del Brenta quelli quasi  comunicanti di San Giuliano e di Garzoné

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e il San Giulianino in una incantevole visione autunnale con l’imbiondire dei larici a incorniciarlo facendone risaltare il suo cromatico colore blu

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di questo che è poco più di una pozza d’acqua lo spettacolare riflesso delle rosse guglie dolomitiche sembra soffocare il cuore rapito da tanta Bellezza

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per salutare questi luoghi incantati una visione irreale al tramonto del Parco dei laghi alpini

«Qualcosa è nascosto. Vai a cercarlo. Vai e guarda dietro i monti. Qualcosa è perso dietro i monti. Vai! È perso e aspetta te».

Rudyard Kipling

 

Ventisqueras

 

2) Tovel-Trento- Il lago i suoi torrenti, i suoi fiori nel parco naturale Adamello-Brenta- Le fiabe che vanno scomparendo-The Lake and its rivers, its flowers in Adamello-Brenta-disappearing-fairy tales-

5485579610_aeaf1053fa_zLago di Tovel ancora un’immagine spettacolare di quando le sue acque si coloravano di rosso, e a questa sua colorazione si deve la leggenda della Principessa Tresenga

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figlia dell’ultimo re di Ragali era una fanciulla bellissima ed essendo in età da marito aveva molti pretendenti che la coprivano di attenzioni e di doni, ma uno di loro Re Lavinto più volte rifiutato dalla bella Tresenga era un uomo cattivo e violento e non voleva accettare il rifiuto, così minacciò di radere al suolo il regno di Ragali, se la Principessa non avesse accettato di diventare sua moglie. La coraggiosa fanciulla si mise alla testa dell’esercito del padre, lo scontro avvenne vicino  alle sponde del lago di Tovel, ma fu sconfitta e uccisa con la spada dallo stesso Re Lavinto.

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alla fine della battaglia il lago era rosso del sangue dei morti e che per questo in loro ricordo abbia continuato a colorarsi di rosso e a venire chiamato lago di sangue.Si dice anche che la bella principessa ogni notte si sieda sulle rive del lago a piangere la sorte della sua gente morta per difendere la libertà di Tresenga.Le leggende portano sempre una parte storica di verità, chissà ne corso dei secoli bui quale verità racchiude questa triste storia

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nel terreno intorno al lago di Tovel specialmente lungo la sponda occidentale sono diffuse molte sorgenti perilacuali , le quali nonostante la scarsa portata sono come la punta di un iceberg nel grande flusso d’acqua che alimenta il lago dal fondo.

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queste acque sorgive provengono dalla località Pozzol un’ampia depressione circa 1 km a monte dove il torrente Santa Maria Flavona si esaurisce scomparendo in un terreno particolarmente poroso

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precipita piena di sole

l’acqua che sempre è uguale

e sempre si rinnova

cerca un letto di scintille d’oro

sulla scogliera di vetro

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dopo aver raccolto le acque in cascate spettacolari che si precipitano giù dai nevai delle montagne formando un habitat molto particolare in cui prolificano molte splendide specie vegetali anche fiorifere

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con coimbri coloratissimi a far chiasso nei boschi

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una spettacolare fioritura dell’orchidea selvatica conosciuta comunemente come ” Scarpetta di Venere”Aquilegie-800

questo ciuffo di aquilegie azzurre era nei pressi del lago

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mentre questa “nevicata di “soffioni” si pavoneggiava sopra un prato in quota

hemiptera-nabidae_jpg_2013113175223_hemiptera-nabidaechissà se le api si stavano litigando il nettare di questa grossa margherita gialla, o se con le antennette vibranti si trasmettevano parole d’amore 🙂 -questa sarebbe l’ipotesi che prediligo-

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ci fermiamo per una merenda?  è gia l’autunno… beh, certo ci sarà da fare pulizia con le foglie…:-)

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ha il giglio una veste da re

nessuno la cuce,

nasce dalle radici della terra

il vento dolcemente la culla

contro il cielo si staglia

e di colore arancio brilla

Ventis

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l’emozione unica dei prati di crocus sbocciati compatti  sotto ai nevai a primavera distilla suoni armoniosi di violini lontani

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Di bianco

in un colino di ultrasuoni
filtravo le ore dello spazio-tempo
sopra telai intessuti di fiori bianchi

di giorni flessi nell’assenza
improvvisando
sopra ogni sillaba mai detta
note di concerti viaggianti

su prati immensi
Ventis

(piesse i fiori bianchi sono i miei preferiti 🙂  )

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e l’autunno al Tovel si fa festa di colori

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qualcosa di blu, con due varietà di genziana

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….e qualcosa di giallo, per chiudere della natura questo canto.

Amiamola e rispettiamola, lasciamola così compiutamente bella in eredità aj nostri figli e ai figli dei figli dei loro figli  finché mai si chiuda il cerchio della vita

Un abbraccio a voi tutti che avete la pazienza di leggermi e commentarmi

Ventisqueras

1) Tovel ( Trento ) il lago di sangue-le fiabe che stanno scomparendo-The lake of blood-Fairy tales that are disappearing

Benritrovati! sono appena rientrata ed ho letto i vostri graditissimi commenti ed auguri, siete stati davvero carinissimi, vi ringrazio con questo post, domani sarò con voi! un grosso bacio 🙂

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C’era una volta…

20130422135754-0he si, come in una vera fiaba  si parla solo al passato

__049998___tovelperché lo spettacolare fenomeno che ha reso celebre  il lago di Tovel in tutto il mondo  ormai dal 1964  non si verifica più

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il suo colore rosso era dovuto  alla presenza di un’alga nelle sue acque ( tovellia sanguinea )  inspiegabilmenye scomparsa,  quindi questa è una fiaba di cui è già stata scritta la parola  fine. Alcuni recenti studi hanno ipotizzato che la sparizione dell’alga sarebbe dovuta alla mancanza del carico organico ( azoto e fosfato) proveniente dalla pratica ormai in disuso della transumanza dei bovini che si fermavano nei prati presso al lago a pascolare, depositandovi i loro residui organici

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la” tovellia sanguinea “è  stata da poco identificata nel piccolo lago alpino di Seealpsee,   ( che qui compare in basso in una suggestiva visione)  in Svizzera ma per  ora in quantità così minima che non permette nessuna colorazione, chissà che per i posteri non possa resuscitare i fasti del Tovel e avere così inizio una nuova fiaba

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il lago alpino di Tovel  si trova nel territorio del comune di Villa Anaunia in Val di Non ( Trento) a 1.178 m, s.l.m., superficie 370.000 mç, all’interno del parco naturale provinciale Adamello-Brenta, è stato anche chiamato “lago degli orsi” per la presenza di alcuni plantigradi nella valle,

non vi perdete questo sognante video a dimensione schermo intero, ne vale la pena, vi assicuro!

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                    viene detto anche “Lago smeraldo” , e non è difficile capirne la ragione!

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l’alba e il tramonto ora sono gli unici con i loro straordinari riflessi

Thunersee, Niesen, Interlaken, Unterseen, Berner Oberland, Spiegelung, Abendstimmung, Horizont über WasserSonne, Sonnenuntergang, Stimmungsvoller Himmel, Farbiger Himmel, Dramatischer Himmel, Wolkenlos, Nicht-städtisches Motiv, Schönheit der Natur, Ruhige Szene. Simon Walther; Architekturbilder; Berg- und Naturfotos aus der Schweiz; Bergbach; Bergbilder; Bergfotograf; Bergfotografie; Bergfotos; Bergfotos aus der Schweiz; Bergsee; Bergweg; Bikeweg; Bildagentur Digitalfotografie; Ferienbilder; Ferienmotive; Feriensujets; Fernblick; Fernblicke; Fernsicht; Fotoagentur; Fotograf; Fotografie; Fotostudio; Freizeitbilder; Freizeitmotive; Freizeitsujets; Gestalter; Grafikatelier; Grafiker; Industriefotografie; Kalenderbild; Kalenderbilder; Kalendermotive; Kalendersujets; Landschaftsbilder; Landschaftsbilder; Landschaftsfotograf; Landschaftsfotografie; Landschaftsfotos; Landschaftsfotos; Landschaftsfotos aus der Schweiz; Landschaftsmotive; Landschaftsujets; Makrofotografie; Natur- und Landschaftsfotografie; Naturbilder; Naturfotograf; Naturfotografie; Naturfotos; Naturfotos aus der Schweiz; Outdoorbilder; Panoramafotos; Postkartenbilder; postkartenbilder.ch; Postkartensujets; Simon Walther; Spiegelungen; Studiofotografie; visuelle Kommunikation; Wanderweg; Wanderwege; Wattwil; Weitblick; Weitblicke; Weitsicht; Werbeagentur; Werbeatelier; Werbefotografie; www.2plus.ch; www.agentur2plus.ch; www.andschaftsmotive.ch; www.bilderbuchwetter.ch; www.Feriensujets.ch; www.fernblicke.ch; www.gedankenbilder.ch; www.gipfelbilder.ch; www.gipfelfotos.ch; www.kalenderbilder.ch; www.landschaftssujets.ch; www.schweizerlandschaften.ch; www.sichtwerke.ch; www.simonwalther.ch; www.waltherfotografie.ch

a colorare le acque del lago se non di rosso di incantevoli riflessi rosa

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ma il lago di Tovel non cessa di stupire presentando ad ogni stagione

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riflessi e colori mozzafiato

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in inverno, poi, spesso il lago gela, ed oltre che diventare una ottima pista di pattinaggio presenta scenari altamrnte suggestivi.Si dice che un tempo il ghiaccio fosse così spesso da permettere il passaggio con carri e  carrozze

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la storia geologica del lago ha tre diverse fasi evolutive separate da una distanza di secoli.Circa dai 110.000, 150.000 anni fa ebbe inizio l’ultima glaciazione chiamata Wurm,  terminata circa 10.000 anni fa, questo permise ad una gigantesca massa di ghiaccio in disgelo di  produrre la conca dove si formò l’originario lago, molto più piccolo di quello attuale

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intorno al 1570 il lago di Tovel ebbe un improvviso innalzamento di circa 3 metri rispetto al livello attuale( documentato dalle sedimentazioni che lo circondano) forse dovuto ad una caduta di massi e detriti che ne bloccarono il deflusso

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successivamente l’erosione di questo sbarramento ha portato l’altitudine del Tovel allo stato attuale, sul fondo del lago si può ammirare una foresta sommersa  radicata, alberi rimasti da quel lontano periodo per la gioia dei sommozzatori che vi  fanno scoperte emozionanti

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spiagge bianche di finissima sabbia contrastano con il verde smeraldo del  lago

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sono anch’esse una grande e splendida caratteristica ed attrattiva di questo straordinario lago che ammalia e stupisce ad ogni suo nuovo scorcio, con mille variazioni oltre che lacustri, boschive e montagnose quelle di una fauna e flora fra le più ricche e variegate dell’intero pianeta

                  Il canto dell’acqua ( lago di Tovel )
Canta l’acqua come canta il vento
e cantano le fronde sussurrando piano
lievi stormendo,
sabbia chiara chiede camelie bianche
accarezzata dalle piccole onde
come tenera amante
sul suo ventre una lotta di contorte radici
sul suo fianco un singhiozzo di luna
e di chitarra che si spengono piano
col roseo volto dell’Alba.
            Ventisqueras
non ho ancora finito di cantare questo incanto di lago, ci saranno ancora parole e ancora immagini per emozionarci , a presto

 

Lago di Carezza-Karersee-Bolzano- Le fiabe che vanno scomparendo-

Carissimi amici e lettori mi è occorso un piccolo incidente che mi costringerà ad avere un braccio immobilizzato almeno per un mese, sto scrivendo con un solo dito, con fatica e difficoltà ma considerato che dovrò restare a casa avrò modo di avere la vostra compagnia e questo mi farà molto piacere, purtroppo non potrò commentare ma vi lascerò un segno del mio passaggio per ringraziamento, un amichevole abbraccio

Ventisqueras

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incastonato come uno smeraldo dai riflessi iridescenti il Lago di Carezza è una delle mete più amate dai turisti che soggiornano in Trentino-AltoAdige

a pochi Km dalla mia abitazione a Campitello di Fassa si trova il delizioso paesino di Vigo di Fassa, da lì, curvando a destra inizia la salita per raggiungere il lago 

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incastrato fra le anse della strada stretta e tortuosa della Val D’Ega che porta al passo Costalunga ha come segno distintivo questa chiesetta dal campanile aguzzo che svetta fra gli abeti, incoronato dalle coreografiche cime delle Dolomiti fassane

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ad ogni stagione il suo fascino da piccolo cammeo lascia la mente spaziare lieta

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ogni scorcio una sorpresa

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raggiungere gli alpeggi in primavera durante la fioritura negli immensi prati di ranuncoli selvatici

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è un’esperienza indimenticabile!

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nel loro soffice mantello di neve i massicci del Latemar e del Catinaccio o Rosengarten ( di quest’ultimo ho parlato nel post L’enrosadira  https://ventisqueras.wordpress.com/2015/05/06/lenrosadira-dolomiti/ con la leggenda del Re Laurino e del suo giardino di rose) non hanno nulla da invidiare alle versioni estive e primaverili

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arrivati in cima al Passo Costalunga la strada scende velocemente e subito si trovano ( oltre a scenari bucolici!) i cartelli che indicano l’ingresso nella provincia autonoma di Bolzano, da buona italiana nazionalista quale io mi ritengo, leggere prima i nomi in tedesco e poi in italiano, beh, mi da  un certo fastidio!

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finalmente si arriva al lago  di Carezza! i suoi magici colori ci accolgono festosamente, non prima di avere a lungo sbuffato per trovare un buco di parcheggio visto la marea di gente che affolla questo luogo incantato in ogni stagione

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il piccolo lago alpino è situato nell’alta Val D’Ega  ad una altitudine di 1.534 m. nel comune di Nova Levante ( BZ) circondato da fitti boschi di abeti come un prezioso gioiello  è incastonato nel verde, sotto al massiccio del Latemar

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è nelle prime ore del mattino che si può godere appieno della sua bellezza, quando le cime frastagliate si specchiano vanitose nelle acque cristalline e limpidissime

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o quando in qualche rara e fortunata occasione il fenomeno dell'”enrosadira” contrasta con l’oscurarsi dei boschi

                                Tramonto sul Rosengaten

Deposto ai piedi stanchi dell’orizzonte

il fiore purpureo det tramonto è tutto in fiamme

il prato di velluto  e le acque scintillanti del lago

aveva prima baciato

senza dimenticare  il mio volto stupito

che di un istante di luce s’accese in un sorriso.

Ventisqueras

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la pura magia di una notte con una lontana luna piena

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ho avuto la possibilità di osservarlo da diverse angolature  e nelle quattro stagioni visto che se il mio soggiorno a Campitello si protrae per più di qualche giorno non mi dimentico mai di salire a salutarlo, quasi si trattasse di un vecchio amico.Il suo delicato nome “Carezza” si potrebbe pensarlo come una carezza per gli occhi, ma in realtù deriva dalle Caricacee  famiglia di piante dalle foglie larghe che un tempo ornavano le sue rive, e sarebbe la derivazione in italiano da questa parola dialettale

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In lingua ladina viene chiamato anche” Lec de arcoboàn” cioè lago dell’arcobaleno…come dar loro torto? Il lago non ha immissari visibili ed è alimentato da sorgenti sotterranee, la sua estensione e la sua profondità variano secondo le condizioni stagionali e meterologiche, il suo livello più alto è in primavera con lo scioglimento deile nevi

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ma gli ambientalisti sono molto preoccupati perché vedono il perimetro delle acque diminuire sempre di più nei periodi chiamiamoli di “secca”

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ed io concordo con la loro teoria, vedendo di anno in anno restringersi lo specchio d’acqua

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non è certo per incuria: le autorità competenti stanno prendendo ogni misura per proteggere questa meraviglia, mentre una volta si poteva scendere fino alle acque del lago ora una barriera lo protegge

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pur restando intatta la sua suggestione anche in questi periodi, si può certo pensare che la natura nel corso dei millenni crea e distrugge le sue opere, anche ricordando che quelle che ora sono le Dolomiti una volta erano isole di un lontanissimo( geologicamente) oceano

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vuoi che su un lago così bello e particolare non siano fiorite leggende? Impossibile! Ve ne racconto una rappresentata da questa statua in bronzo posta sulle sue rive e che ne segue i mutamenti climatici : quando l’acqua s’innalza molto scompare abbracciata dalla loro carezza

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Si racconta della bellissima ninfa Ondina che abitava le acque del lago,che  lo stregone del 

Latemar se ne fosse  innamorato pazzamente e più volte, inutilmente,  tentò di rapirla ( e te pareva? 🙂 ) era protetta dai gentili Elfi che abitavano i boschi di abeti,Un giorno, su suggerimento della ” Stria” ( strega) del Masaré fece comparire sopra il lago uno straordinario arcobaleno, il più bello che si fosse mai visto , per attrarre Ondina,

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ma quando lei uscì dalle acque incuriosita e si trovò davanti il brutto stregone ( ma insomma!non poteva  visto che era un grande Mago per un istante tramutarsi in Brad Pitt?! bisogna sempre suggerirgli tutto a questi Maghi mah!) subito si rituffò scomparendo nelle acque del lago

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il Mago, preso da un furore incontenibile prese l’arcobaleno e lo getto nel lago rompendolo in mille pezzi! e fu così che da quel giorno il lago di carezza si adornò di riflessi di tutti i colori.

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e la bella Ondina tutta nuda, incurante della neve, protetta dai suoi amici Elfi, tornava sulle rive a pettinarsi i lunghi capell- per fotografare la statua e scendere sulle rive del lago ci vuole un permessospeciale, queste immagini me le sono fatte prestare-

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forse non ci crederete, ma ogni volta che torno quassù ci lascio un pezzetto del mio cuore ( mi chiedo a questo punto, se l’avrò ormai lasciato tutto qui! ) per compensare mi porto sempre un piccolo ricordo, stavolta era un timido mazzolino di fiori…va bene, mi spiace, come diceva un Poeta, ogni fiore colto è un fiore morto…ma nell’immagine mai sfiorirà 🙂

Un saluto dal mio paradiso!Ventis

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Ed eccomi di ritorno! Lieta di ritrovare gli amici di sempre e curiosa di conoscerne di nuovi. Penso questa volta di poter intraprendere in vostra compagnia cronologicamente il viaggio estivo, partendo proprio dalla prima meta: Campitello di Fassa, dopo il mio luogo di nascita quello più amato , anche perché se il fato mi ha donato di fare parte di una delle regioni più belle e storicamente interessanti al mondo questo è il luogo da me scelto fra molti altri, e credo ne capirete il motivo.

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Ero stressata e stanca, quei pochi giorni trascorsi qui hanno contribuito a ritemprarmi e rilassarmi.Le lunghe passeggiate in valle in mezzo ad uno scenario naturale che ha pochi rivali al mondo

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il fiume Avisio che nasce dal massiccio della Marmolada  percorrendo  le valli dolomitiche  raccoglie le limpide acque della neve, scende nella piana dell’Alto Adige per unirsi all’Adige.

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Campitello di Fassa: 710 abitanti stretti intorno ad un campanile a torre unico in tutta la valle incoronato dalle torri del Sella che sembrano proteggerlo da ogni nemico

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una antica chiesa gotica  dedicata ai santi  Filippo e Giacomo

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con magnifici affreschi e bassorilievi sull’esterno che vanno dal XV al XVII sec, man mano riscoperti sotto una assurda intonacatura e restaurati

a sx l’affresco rappresentante San Cristoforo protettore dei viandanti

in basso l’ingresso della chiesa

 

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pregevole il fonte battesimale  molto elegante e raffinato

queste doti si ripetono all’interno della chiesa con l’organo decorato in legno dorato e dipinti davvero deliziosi

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I primi insediamenti umani  nella valle si fanno risalire all’età del bronzo anche se la zona era frequentata fino dalla preistoria da cacciatori provenienti da sud. La conquista romana della Rezia ( 15 a,c, ) diffuse nell’area il latino che in seguido alla fusione con le lingue rezie divenne il ladino, tuttora diffuso nelle valli, parlato e insegnato nell’ambito scolastico da circa 30.000 persone. Nel medioevo fu soggetta al  Principato  vescovile di Bressanone, e in seguito fece parte dell’Impero Austro-ungarico 

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una straordinaria cultura della bellezza fa dei balconi fioriti in valle

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quelli senz’altro fra più belli da me mai visti

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La scoperta di nuove vette dolomitiche contribuì a diffondere in tutta Europa il mito dei Monti pallidi

 

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creando le condizioni per l’industria turistica che sarebbe poi diventata la maggior risorsa della valle

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andiamo, si sale un attimo sù 🙂 🙂 La funivia che porta al Col Rodella  una delle più grandi d’Europa con 140 posti, giunti in alto lo scenario è mozzafiato, regno delle stelle alpine, che protette dalla legge vi si trovano in grandi quantità, delle marmotte e degli appassionati di parapendio, che dopo aver sfarfallato lievi nel cielo atterrano dolcemente sui grandi prati

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anche gli alberghi fanno a gara per fantasia ed eleganza con lo splendore che li circonda

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dal mio balcone posso osservare straordinari spettacoli della natura come questo tramonto

                    Tramonto sulle Dolomiti

 

Guardando le cime tutte incise e frastagliate
penso : è un  celeste vento ad averle scolpite
sospinto dal duro martello del tempo?
ho il cuore fatto d’argento,
quiete sonora segna le sue origini di luce

incessanti:

terra di luce tra farfalle nere e uno sfuggente serpente di nebbia
che giunge e si ferma nell’aria leggera
dondolante, il suono di una campana lontana
invito alla preghiera

 

una testa di cristallo e un violino di carta

avanza il sigillo dell’ombra incoronato d’alloro e di vento

indicando alle sue creature la via del sonno

percorro a ritroso il sentiero tra la soavità di pietre

consumate, ciuffi di pensieri tra l’erba,

il mondo laggiù segue indifferente la sua corsa di diamante

presto un dolore al fianco mi porterà  la luna negli occhi

gli uomini da qui sono un caso insignificante

 

una per una girotondo di luna

due per tre tutti i sogni danzeranno con me.

Ventisqueras

 

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la magia di un plenilunio mentre si avvicina l’alba
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ed eccola l’alba con la luna che sbianca mentre l’enrosadira dipinge con il suo pennello fatato il Rosengarten

 

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ma niente è comparabile allo spettacolo di una luna immensa che fa capolino dalla Marmolada ancora prima che la notte sia fonda

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ed eccomi qua tra i fiori, felice di esserci finalmente ritrovati, perché attraverso questo blog ho imparato da voi la più bella delle esperienze: un rinnovato amore per la Bellezza e per la vita.Grazie a tutti , un grosso bacio

                        Ventisqueras

 

 

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                                          L’enrosadira

Inaccessibile guglia, roccia nuda e muta

feroce e pallida

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all’alba e al tramonto di rosa

quei pochi istanti sono carezza misteriosa

che Amore porta alla vita

strazio di dolcezza e amarezza infinita,

strugge silenzi, beve fiumi

si sparge di spazi e di troni azzurri

allenta la limpida e attonita sfera

dei sogni, nei sogni impallidendo

con la bianca luna..

                    Ventisqueras

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Questo fenomeno è dovuto alla composizione delle pareti rocciose delle Dolomiti (formate dalla dolomia contenente dolomite, un composto di carbonato di calcio e magnesio). Esso è particolarmente visibile nelle sere d’estate, quando l’aria è particolarmente limpida e il sole lucente cala a occidente

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Il fenomeno dell’enrosadira può manifestarsi in modo significativamente diverso nei vari periodi dell’anno, ed addirittura può variare anche tra un giorno e l’altro. Queste variazioni di tinte e durata dell’enrosadira, sono dovute alle diverse posizioni del sole durante l’anno e alle condizioni dell’atmosfera

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Tale fenomeno si manifesta su tutte le Dolomiti; in particolar modo all’alba l’enrosadira appare sulle crode rivolte ad est, mentre al tramonto sono le pareti rivolte ad ovest a colorarsi magicamente

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                               cliccare per vedere le foto nella loro reale dimensione

‘etmologia del nome: enrosadira, che letteralmente significa “diventare di color rosa”, deriva da una parola ladina.

La Lingua Ladina è riconosciuta e tutelata dalla Legge 482 della Repubblica Italiana, è una lingua neolatina facente parte della famiglia delle Lingue Retoromanze come il Friulano e il Romancio.

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costumi ladini della Val di Fassa

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è parlata da circa 20/30.000 persone e viene spesso indicata col nome di Ladino Dolomitico o Ladino Centrale

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costumi ladini della Val Badia

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la fantasiosa architettura dei paesi ladini, tutta strutturata su legno per mantenere meglio il calore durante i freddi mesi invernali

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la varietà e l’accostamento di colori in cui eccellono i valligiani nel decoro dei bellissimi balconi  durante la stagione estiva

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uno dei tanti fontanili dove ci si può dissetare con l’acqua fresca e buonissima della neve, questo si trova proprio sulla strada che percorro per salire alla mia casa a Campitello, e spesso mi fermo a sorseggiare l’acqua o a rinfrescarmi dopo una lunga scarpinata 🙂

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antichi metodi artigianali per  l’intrecciatura delle gerle  che trasportano il fieno profumato dai grandi campi sull’alpe, lavorazione  della lana, e del legno con magnifiche sculture conosciute in tutto il mondo.6250OP1440AU10533

ed ora veniamo alla seconda leggenda, quella di Re Laurino e dell’enrosadira( La prima si trova nel post “Le torri del Vajolet)

Una volta le Dolomiti non erano cosi aspre e nude, ma un unico meraviglioso giardino di rose rosse. fra queste rose abitava un popolo di nani, tra i quali regnava l’amato Re Laurino. Il regno scavato nella roccia era pieno di tesori ma non c’erano mura a difenderlo, solo un sottile filo di seta ne segnava il confine

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La leggenda narra che sul Catinaccio, dove oggi possiamo notare fino a primavera inoltrata una chiazza di neve, il cosiddetto Gartl (letteralmente “piccolo giardino”), era il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).

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Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.

Un giorno il Re dell’Adige decise di concedere la mano della sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide, finalmente, la bellissima Similde, se ne innamorò all’istante. Istintivamente la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.

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Tutti i nobili invitati si lanciarono all’inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all’ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare da una parte all’altra del giardino, convinto di essere invisibile agli occhi altrui. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.

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Re Laurino, arrabbiato per ciò che gli stava accadendo, si girò verso il Catinaccio che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: “né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti”. Ma nell’enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell’alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, sia al tramonto che all’alba (né di giorno né di notte), si colori esattamente come un giardino di ineguagliabile bellezza.

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ed ora chiudiamo la finestra su questo magico mondo incantato delle Dolomiti, che tanto spazio hanno nella mia vita e nel mio cuore

                                    Ventisqueras

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Campitello di Fassa capodanno con la neve. Happy new year 2015 !

                                                            Campitello-di-Fassa-di-sera-Inverno

questa magica visione ( se cliccate x ingrandire lo sarà ancora di più) è quella di Campitello di Fassa il paese della Val di Fassa nel trentino che ho scelto come casa della mia anima…e non venite a dirmi che ne esistono di più belli nell’intero globo terracqueo perché non riuscirete mai a convincermi!fiaccolatacampitello-rbrunel-249487_0x410 la fiaccolata che i maestri di sci e guide alpine di Campitello organizzano il 31 dicembre per salutare l’anno vecchio e render onore agli ospiti ,partendo dalla frazioncina di Pian che è l’unica località del trentino ancora interamente originale nelle costruzioni di legno, scendendo lungo il bellissimo tracciato della Via Crucis fino a raggiungere la valle 

capodanno-2015-offerte-viaggi_115637non è mia abitudine inviare post dal luogo delle vacanze, ma  il mio  PC è andato in tilt  e non ho potuto come previsto  passare a salutarvi  nei vostri blog per gli auguri delle festività 2014-15, spero con questo vorrete perdonarci ( il mio Pc e me di questo inconveniente) ed eccomi qui ad anticipare l’arrivo del 2015vacanze-attive-e-sport-sciare-in-val-di-fassa-campitello-sellaronda-ciampedie

Della linea simmetrica ( Luce)

Si scioglie la luce dell’inverno, al sole

uno stretto nodo l’aveva legata a sette corde di colore

ora schianta tende segrete, irrompe e dilaga.

Taglia, spada dolce e acuminata

è metallo di silenzio nel candore nevoso,

la vedo scuotere l’assoluto, vibrare, della linea simmetrica

dove fluidifica il dolore.

Niente è come può sembrare:l’albero, la foglia, la vita

l’amore

solo la luce di se stessa vive, nulla in lei cambia, niente muore.

           Ventisqueras

datata? ok…ma sempre tanto romantica 🙂

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..ma tu che vai, ma tu rimani/Vedrai la neve se ne andrà domani/rifioriranno le gioie passate/ col vento caldo di un’altra estate

Fabrizio De André

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prima di amare impara a camminare sulla neve senza lasciare tracce

( proverbio turco)

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                             Cime dolomitiche

Strette, incollate a un invincibile

stupore rosazzurro troneggiano

le vette denudate, fiori d’avorio semi-eterno

sbocciano tra clamori

a smuovere rondini di vento

Ventisqueras

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avete mai passato la notte di Capodanno in  un rifugio?

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è un’esperienza indimenticabile

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il mondo e tutti i suoi clamori sono lontani, laggiù nella valle ricolma di luci  e fuochi d’artificio, sopra di noi solo le stelle e quel respiro puro che ci avvicina all’infinito

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si sale con la funivia, ma se fai tardi al ritorno devi scendere con gli sci o ( questo dipende dalla tua sobrietà) col gatto delle nevi

capodanno-500x251lo scorso capodanno lo passai immersa nella folla aVenezia, è vero, splendidissimo…ma sono certa che amerò molto di più quello di stanotte

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guardate che amore! questo era il gufo-guardiano della funivia!!!

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e questa regale aquila? forse era un guardiano di sogni—-

 

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e in tutta questa Bellezza e questa pace ci vogliamo dimenticare di tutte le tragedie che ci accadono intorno? lo so, non si può mitigare il dolore con un pensiero, una dolce canzone, una preghiera al bambin Gesù…però, il cuore è triste ed anche nella festa non si può fare a meno di ricordare…

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piazza-canazeiancora qualche immagine di queste meraviglie

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e qualche altra un tantino folle

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nell’augurarvi che l’anno si chiuda in allegria—-

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e che quello nuovo dolce vi sia

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auguri auguri auguriiiiiiiiiiii buon 2015

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Rifugio al Sass Pordoi ( Canazei- Trento)

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  maestoso scenario  la vista del massiccio del Sass Pordoi, sulla cui cima si trova il rifugio” Maria” detto anche” terrazza delle Dolomiti” perché da lassù si domina una marea di cime,  quando sono innevate sembrano onde gigantesche di un fantastico mare

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la funivia con cui si raggiunge quota 2829,   è composta da un  vertiginoso  tratto ( il più lungo a campata unica di tutta Europa) con cui si supera uno strapiombo di ben 800 metri

11733-belvedere-rifugio-mariaspettacolare e suggestiva, una notte passata lassù  riconcilia con la vita

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piano

qui

le luci si fanno moccoli di candela

le strapazza il vento

qua e là

una pioggia giù dal grande albero

sospeso sull’abisso

cascatelle   fontane  e nonsoché

piano

qui

mi s’appunta sul seno l’agrifoglio

buca un po’

ma piano

riporta il vento forme amabili

del mio tempo

tutto ammucchiato fra le stelle

anche loro piccole luci

incorniciate

fra sorrisi e croci

sui denti

e più in

qui

tutto

si rarefà

 

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diciamo che Nat King e il Sass Pordoi sembrerebbero non avere molto in comune, ma  la  dolcezza della voce di Cole non ha paragoni e qui si mischia  alla perfezione con l’assoluta dolcezza di una stellata sospesa sopra questo angolo dall’incredibile fascino

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cliccare sulle foto per godere a pieno della superba bellezza di questi panorami per me insuperabili al mondo

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relax al sole prima di tuffarsi nell’ebrezza di una nuova discesa sui campi di sci

 

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alla neve:

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Spolvera:
è di polvere luminosa che a notte piega la neve in scintille

ha un senso il toccarla rabbrividendo

Setaccia:

quale maniacale massaia celeste con infinita bravura setaccia esagoni sempre diversi a precipitarli sui capelli del mondo?

Stringe Spranga:

ha fissato il cancello rococò dei sogni sprangato dal vento lasciando che di bianco, di bianco stringesse alla tua cintura la mia inconsapevole mano.

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Canazei-sci-fondo giù nella valle i piccoli paesi di fiaba fatti di neve e cristallo:

è stato amore a prima vista, assoluto, indifendibile, inespugnabile Canazei, Campitello, La Val di Fassa.Il mio paradiso, niente mi fa star bene come essere partecipe e condividere della loro bellezza,

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Canazei ( Cianacei in ladino, lingua parlata nelle valli) è situato all’estremità settentrionale della Val di Fassa, quasi al confine con le province di Bolzano a nord e Belluno a est ed è uno dei 18 comuni che formano la Ladinia.

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Incastonato fra importanti gruppi dolomitici quelli  del Sassolungo, della Marmolada, e del Gruppo del Sella. di cui fa parte anche il massiccio del Pordoi

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notissima località per il turismo invernale (sci di discesa e scialpinismo) e il turismo estivo (escursionismo, alpinismo), la più importante della Val di Fassa. Fa parte del carosello sciistico Sella Ronda, che collega le valli dolomitiche vicine e i comuni Selva di Val Gardena, Corvara in Badia, Livinallongo del Col di Lana.

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( questa torta cosa ci fa qui in mezzo alla neve? sono i miei peccati di gola che si evidenziano perché nelle pasticcerie deliziose e caratteristiche della zona se ne trovano innumerevoli varietà. tutte eccellenti anche se la mia preferita è la Sacher ( vera e propria bomba calorica…ha ha ha, molto piacevole, però)

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Vi avevo preannunciato che per ogni mio post sulle Dolomiti vi avrei narrato una delle sue meravigliose leggende, bene, se avete voglia di seguirmi questa è :

La leggenda delle Stelle Alpine e dei Monti Pallidi

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C’ERA UNA VOLTA
un principe, figlio di un re il cui bellissimo castello si trovava nei pressi delle Dolomiti, essendo in età di prendere moglie e  unico erede maschio riceveva pressioni affinché scegliesse una principessa bella e di specchiata virtù per farla sua sposa, ma il principe sembrava  pensare ad altro e i rumors della piccola corte  dicevano che si fosse innamorato della luna,visto che passava intere notti ad ammirarla
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………………..
il giovane principe aveva un segreto .Una volta si era perso durante la caccia sopra un altipiano fiorito di rododendri rossi,  cercando  un riparo per la notte si era subito addormentato per la stanchezza in una grotta, sognò di riposare sopra un prato immenso ricoperto di fiori bianchi splendidi e sconosciuti e di essere svegliato con un bacio da una ragazza bellissima che le disse di essere la figlia del re della luna.Da quel giorno non ebbe altro desiderio che il rivederla,
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 ritornando ancora  a caccia sulle montagne una volta si trovò vicino ad una rupe altissima che gli era sconosciuta, coperta da una grande nuvola,  convinto che  sarebbe arrivato a raggiungere la luna cominciò una lunghissima e molto difficoltosa arrampicata, ad un tratto fù immerso nel buio totale ma un raggio d’argento lo guidò ad una grande porta tutta d’oro, vicino ad essa due vecchi con una lunga barba bianca, gli dissero essere abitanti del regno della luna e che da tempo lo stavano aspettando, avvertendolo però che se fosse entrato avrebbe trovato un luogo di un bagliore accecante e che forse non avrebbe potuto resistere a lungo lassù .
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……………..
Il principe non ebbe esitazioni sperando di incontrare la ragazza del sogno. E così fu.Con grandi feste danze e suoni si celebrò il matrimonio…ma…he sì c’è sempre un ma, anche nelle più belle fiabe…tutta quella lucentezza lo stava facendo diventare cieco e così fu deciso che avrebbe portato la principessa della luna a vivere nel suo castello sulle Dolomiti.
Lei portò in dono quegli straordinari fiori bianchi che poi furono chiamati Stelle alpine, e per incanto subito si estesero fra i prati e le rocce
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…………………………………………..ma, ( uffa, con ‘sti” ma” sempre in mezzo!) la principessa ebbe nostalgia della sua terra lucente e avrebbe voluto ritornare nel suo regno, tanto che andò ad abitare in compagnia del maritino su una delle cime più alte per sentirsene più vicina, un giorno durante un temporale si rifugiarono in una profonda grotta e lì incontrarono Re Laurino, un omino alto tre palmi con una grossa corona d’oro in testa, era il Re dei Salvani, sconfitto in guerra per amore, ( la sua leggenda poi la racconto un’altra volta) che a sentire questa triste storia si commosse e promise che lui e il suo piccolo esercito di gnomi li avrebbero aiutati se loro li avessero lasciati padroni  di quelle montagne
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…………………………………………..
 Naturalmente i due sposi promisero, ora non restava che attendere.
Gli gnometti saltarono fuori ovunque e si davano un gran daffare facendo gesti in apparenza inconsulti nell’aria, era una notte di luna piena….dopo molto tempo ai loro piedi si formò un gomitolo luminoso….avevano filato i raggi di luna intessendone l’intera montagna
Quando ebbero finito, tutto fu luminosamente bianco. Il principe felice poté riportare nel suo castello la sua dolce amata, che non soffrì più di nostalgia. I Monti pallidi ci sono ancora, le Dolomiti  di questa zona vengono chiamate anche con questo nome. Il regno del principe e della Luna è finito da tempo, ma i piccoli Salvani abitano tuttora nelle macchie, nelle caverne, nelle foreste….non ci credete? io li ho visti vi assicuro, e se pensate che si avverino i sogni, vi assicuro che prima o poi li vedrete anche voi….parola di Ventis 🙂
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Le torri del Vajolet-Pozza di Fassa-Trentino alto Adige

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Le torri del Vajolet

Speroni arditi

faraglioni emersi

dal dolomitico mare

onde gigantesche a increspare i monti,

riverberi antichi raggrumati

in suoni silenziosi

premono sulla bocca

in Bellezza a soffocarmi di pallidi stupori.

L’aria di cristallo che respiro

si fa ago di luce nei polmoni, lenta

 languente

scende

con la notte in strepitii stellati.

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Circa 233-232 milioni di anni fa nel periodo Ladinico superiore dove ora sorge la catena delle Dolomiti c’era un quieto arcipelago   con isole basse e mare cristallino ma la quiete viene interrotta da un’intensa attività vulcanica. Prima in condizioni subacquee, poi anche in condizioni subaeree, grosse quantità di lave e prodotti vulcanici vengono riversati sui fianchi delle isole e sui fondali del mare dolomitico e lentamente  col passare dei millenni si raggiunge l’attuale visione del territorio, proprio queste guglie rocciose risultano essere il materiale più antico di tutta la zona.

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Torri del Vajolet (2.821 m s.l.m.) sono   sette guglie calcaree che si ergono al centro del Gruppo del Catinaccio e di cui la più alta viene detta Torre Principale. Sono state conquistate alpinisticamente sul finire dell’800.

                          Qui ci si gode il sole sulla neve prima di lanciarsi in grandi discese sulle piste del Ciampedié

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3859211621_7321356a41_z  La storia alpinistica del Catinaccio  delle Torri del Vajolete dei suoi rifugi comincia nel 1874, Nel 1910 si cominciò così ad attrezzare con pioli di ferro e funi metalliche la gola del passo Santner   per facilitare l’accesso alla conca del Vajolet, dove il  fassano Pederiva eresse nel 1929 una capanna che successivamente fu acquistata ed ampliata dal celebre scalatore di Pozza Tita Piaz ( conosciuto come -Il diavolo delle Dolomiti) cui diede nome la Gartlhütte   o Rifugio re Alberto 1° in omaggio al celebre re belga che  compiva le scalate dolomitiche al suo  fianco

                                                                 andiamo su con loro?

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Siegfried Messner, fratello del celeberrimo alpinista, esploratore, scrittore altoatesino Reinhold Messner , noto  per essere l’unico uomo al mondo ad avere conquistato tutte le vette sopra gli 8.000 metri ( ben 14 )  per avere riportato in auge l’arrampicata libera e per avere scalato la vetta dell’Ewerest senza il supporto dell’ ossigeno, è morto qui nel 1985 precipitando mentre  scalava la cuspide centrale del Vajolet

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una splendida e spettacolare tradizione del Trentino-Alto Adige è quella di organizzare concerti soprattutto di musica classica, in altura davvero ci si sente più vicini al cielo con la musica che sembra appartenere alla natura ed entrare a far parte intima di te stesso

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luglio 2013, impresa dello slackline-rider altoatesino Amin Holzer, che nel 2012 a 24 anni ha conquistato il Guinnes per la più alta traversata al mondo su una fettuccia a 5.ooo metri ( mammaaaaaaaa!!!!) sul Mutzaghata in Cina

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qui sotto, invece è lo spettacolo della catena del Rosengarden e su in alto a destra la cima delle Torri del Vajolet che mi affascina e sorprende sempre con scenari diversi, ogni volta che mi affaccio alla terrazza che guarda a sud-ovest  della mia casa-scattata con un vecchio cell..he he-

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immaginiamo questo  territorio  qualche centinaio di anni fa quando i minuscoli paesini di queste solitarie vallate vivevano isolati immersi nella neve per lunghi mesi. Rintanati nei masi scaldati da un grande fuoco mentre fuori infuriava la tormenta,  le notti si animavano di  racconti fantastici con gnomi, elfi, fate, aguane, e bellissime leggende venivano tramandate di generazione in generazione

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Una straordinaria passeggiata che dura diversi giorni fermandosi di rifugio in rifugio per la notte  chiamata appunto ” trekking delle sei leggende”, dove ad ogni sosta la guida ne  racconta  una,

anche io voglio raccontare in questa prima sosta,  forse  la più famosa,   la leggenda della Figlia del sole, da cui è nato il più celebre canto alpino conosciuto in tutto il mondo ” La montanara”

fassa05Soreghina  era una principessa la cui vita dipendeva dalla luce del sole; era costretta,  secondo una profezia, di notte o nei giorni di cattivo tempo e senza la luce del  sole, a dormire per non morire; ella sarebbe morta all’istante se fosse rimasta  sveglia al buio.

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Un giorno  mentre Soreghina si trovava in mezzo ai prati trovò disteso a terra un giovane  privo di sensi e gli fu prestato soccorso. Questo giovane era un valoroso  guerriero chiamato Occhio della Notte, scacciato dal regno dei Fanes perché,  innamorato della principessa Dolasilla, aveva osato chiederne la mano al Re.  Nella sua fuga precipitò da una rupe sopra la Val di Fassa.

Durante il  periodo delle cure prestate da Soreghina; i due giovani s’innamorarono, si  sposarono e conducevano una vita felice. Soreghina abitava con Occhio della  Notte in una capanna di legno, situata nel punto più soleggiato di una radura di  fronte al monte Vernèl.

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I giorni felici, però, trascorsero veloci ed ecco  arrivare l’autunno con le prime nebbie e nevi sulle cime. Nel pomeriggio di una  fredda giornata giunse alla casa degli sposi un guerriero straniero, amico di  Occhio della Notte.

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I due uomini parlarono a lungo in disparte e Soreghina fu  presa dalla curiosità di ascoltare i loro discorsi. Così si avvicinò alla porta  della loro stanza e sentì le parole che sottovoce Occhio della Notte rivolgeva  all’amico: egli si sentiva legato a Soreghina da devota ed eterna riconoscenza,  ma portava sempre indelebile nel cuore l’immagine della principessa  Dolasilla.

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L’amico se ne andò quando era già notte ed Occhio  della Notte cominciò ad essere preso dal rimorso per il suo sentimento nascosto,  un tradimento verso la dolce Soreghina. Allora, pentito della sua mancanza di  lealtà, volle andare a vedere la sposa che sicuramente dormiva profondamente,  come sempre, nel cuore della notte.

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 Aprì la porta, e Soreghina, che si era  appoggiata per ascoltare senza curarsi del passare del tempo, gli cadde tra le  braccia senza vita. Era, infatti, giunto il buio della notte che l’aveva sorpresa ancora sveglia; inesorabile la profezia si era avverata. A nulla  valsero le grida di dolore di Occhio della Notte che le chiedeva disperatamente  perdono.

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chissà perché quasi tutte le leggende hanno un triste finale…vorrei poterlo cambiare, solo un pochino, pensando che l’anima della dolce Soreghina morta per amore e figlia del sole, riposi in una piccola stella alpina e che possa così ritornare col sole e con la buona stagione su quei monti incantati che la videro sposa felice.