Craco ( Matera-Basilicata ) Paese di pietre e sassi- Le fiabe che vanno scomparendo -Country of rocks and stones-The fairy tales that are disappearing

tsb12762se il tempo fosse polvere per i nostri occhi non ci sarebbe  nessuna misericordia, ma il tempo costruisce la polvere sugli uomini e sulle cose per mantenerle in bilico nella memoria…poi un soffio di vento le disperde ancora e per sempre

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immobile nell’abbraccio di potenti spuntoni rocciosi immobile nel tempo : Craco  ( Cracun o Graculum, dal significato in latino” piccolo campo di grano” ) nome ricevuto quando se ne hanno le prime certe notizie storiche dall’arcivescovo Amaldo di Tricarico circa nel 1060, è uno dei cosiddetti paesi fantasma, cui ho dedicato una particolare posizione nel mio blog denominandoli ” Le fiabe che vanno scomparendo ”

dsc_7177-arrivo-a-cracosono circa 6.000 in tutta la penisola perlopiù piccoli agglomerati di case o piccolissimi borghi la maggior parte siti tra le montagne o sulle colline, abbandonati dagli abitanti nel corso degli anni o dei secoli  per varie cause, frane, smottamenti, terremoti

397090gli abitanti emigrati in vari paesi del mondo per mancanza di sussistenza, in cerca di una vita più decorosa, spesso lasciando i vecchi borghi col cuore straziato sapendo di abbandonare luoghi amati e le proprie radici per non farvi mai più ritorno

mt_002_craco_vecchia  circa 200 di questi paesi con centinaia ( se non secoli ) di gloriosa storia alle spalle, riscoperti per la bellezza e la loro particolarità riprendono in qualche modo a vivere con i flussi turistici, 

basilicata-02impavidi fra i nuovi fiori  immersi nella polvere del tempo resistono i Paesi Fantasma,  ne hanno ancora di storie da raccontare, di loro si è impossessato il cinema, facendone  grandiosi set cinematigrafici a cielo aperto, il più famoso film qui girato è La Passione di  Mel Gibson con la scena dell’impiccagione di Giuda

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Craco sorge nella zona delle colline che precedonoL’Appennino Lucano a 390, m s.l.d.m., mezza strada tra monti e mari, territorio vario con prevalenza dei calanchi, profondi solchi scavati nel terreno cretoso dalle acque piovane

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nei grandi prati  anche ai nostri giorni pascolano pacifiche le greggi

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mentre  a Craco è rimasto solo un pastore con le sue capre

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le prime tracce delle origini di Craco sono alcune tombe che risalgono all’VIII secolo a.C., è probabile che offrisse rifugio ai coloni greci del Metaponto, quando si trasferirono nel territorio, forse fuggendo la malaria che mieteva vittime nelle pianure

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Craco fu un insediamento bizantino. Nel X secolo monaci italo-bizantini iniziarono a sviluppare l’agricoltura della zona, favorendo l’aggregamento urbano nella regione.

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Erberto, di probabile origine normanna, ne fu il primo feudatario tra il 1154 e il 1168. La struttura del borgo antico risale a quell’ epoca,  le case sono arroccate intorno al torrione quadrato che domina l’intero paesaggio, notare la struttura regolare quasi concentrica

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il fascino misterioso di queste pietre che sembrano grandi occhi spalancati su un passato di gloria ormai lontano

                   Paese di pietre e sassi

Paese di pietre e sassi

con le torri che toccano il cielo

sotto l’angolo retto di una stella

occhi aperti senza fessure,

finestre sul nulla

uno straccio di silenzio

pulisce i calanchi, spazza le nuvole

ramazza i sentieri.

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fu un importante e strategico centro militare durante il regno di Federico II, il torrione quadrangolare domina la valle dei due fiumi che scorrono paralleli: il  Cavone e l ‘Agri

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in questo scenario fantastico anche la flora sembra subirne l’influsso eseguendo come in un copione mai scritto ghirigori e trame fiorite

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dsc_7270-casapalazzo Grassi, un tempo signorile dimora, ora come una vecchia aristocratica Dama è percorso da rughe e crepe clamorose

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avide fauci spalancate sembrano ingoiare la grandiosità perduta.

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Come gran parte dei centri lucani anche a Craco vi fu la piaga del Brigantaggio. Durante il decennio napoleonico vi furoreggiarono i terribili “capimassa” come Domenico Taccone detto “Rizzo”,Nicola “Pagnotta”, e altri sostenuti dal governo borbonico per favorire la cacciata degli intrusi, uccidendo e depredando notabili francesi a attuando  feroci vendette personali

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struggente la chiesa  ridotta  in monconi con la cupola scagliosa come pelle di serpente a se stessa abbandonata

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L’8 novembre 1861, nel pieno della reazione borbonica poco dopo l’Unità d’Italia, l’armata brigantesca di Carmine Crocco e Josè Boriès, dopo aver occupato e devastato Salandra, si diresse verso Craco. Crocco raccontò nelle sue memorie che incontrarono «a mezza via una processione di donne e fanciulli con a capo il curato con la croce. Venivano a chiedere clemenza per il loro paese e clemenza fu accordata

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le vie ancora perfettamente lastricate preda delle strida dei corvi

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                                            L’abbandono

a causa di una enorme  frana, nel 1963 Craco iniziò ad essere evacuata e parte degli abitanti si trasferì a valle, in località “Craco Peschiera“, il centro contava quasi 2000 abitanti.. Nel 1972 un’alluvione peggiorò ulteriormente la situazione, impedendo il ripopolazione del centro storico e dopo il terremoto del 1980  Craco vecchia venne completamente abbandonata. Nonostante questo esodo, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in un paese fantasma. Nel 2010, il borgo è entrato nella lista dei monumenti da salvaguardare redatta dalla Word Monument Fund .Ora vi si organizzano visite guidate nelle zone messe in sicurezza

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angoli muti intrappolati in scenari contorti

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anche i fiori si colmano di mistero mimetizzandosi fra le pietre

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qualche anno fa mi recai in Basilicata per visitare Matera, non sapevo quant’altro di magico m’aspettava! in questi giorni cercando ( inutilmente !!!! 😦 ) di dare un senso al mio archivio in concomitanza con   il viaggio dell’Est ho trovato un paio di località da inserire nella categoria  delle” fiabe che vanno scomparendo”  a pieno titolo, augurandogli di restare  per sempre con noi come fiabe viventi!

Cracco sfuma in lontananza nel tramonto lasciandomi incerta se quanto visto fosse realtà o solo un sogno…voi che ne dite?

Ventisqueras

2)Civita di Bagnoregio- Viterbo-le bellezze e la storia del borgo-Le fiabe che vanno scomparendo -The beauty and history of the village- The fairy tales that are diseppearing

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ci addentriamo in questo post all’interno del borgo di Civita di Bagnoregio

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qui vivono stabilmente  solo 12 ( 🙂 ) abitanti ma durante la giornata si aggiungono altre 100 persone:  gestori degli esercizi commerciali che arrivano fin quassù  esclusivamente a piedi scarpinando su dal lunghissimo ponte in cemento costruito nel 1965, solo di recente si sta pensando di poter concedere agli abitanti di raggiungere Civita  anche con cicli e piccoli motorini

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questo ponte ha una leggenda che è molto simile a quella del ponte del diavolo https://ventisqueras.wordpress.com/2013/10/31/il-ponte-del-diavolo-the-devils-bridge-borgo-a-mozzano-lucca-toscana/   che nel mio blog è il post in assoluto più letto. La leggenda di quel ponte parla di un’impresa che gli abitanti di Borgo a Mozzano non riuscivano a compiere : si doveva attraversare il Serchio in un punto molto largo, sembra che le conoscenze architettoniche degli ingegneri della potente famiglia fiorentina  dei Medici che a quei tempi governavano anche Lucca non fossero sufficienti e pare che venisse interpellato il Diavolo in persona che accettò la sfida addirittura promettendo di costruirlo in una sola notte a patto che gli fosse consegnata l’anima del primo essere vivente che fosse passato sul ponte

 

i furbi abitanti del luogo fecero transitare sul ponte per primo un cane,così il diavolo beffato si arrabbiò moltissimo e schiumando di rabbia si buttò nelle acque del fiume tra fiamme e scintille. Forse il Demonio memore di quella sconfitta e avuto la stessa promessa da un contadino di Civita che pensò anche lui di gabbarlo facendo passare per primo il suo cane sul ponte…ma stavolta il Diavolo trasformò il cane in un mostro che tornò  indietro dal padrone sbranandolo.

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entriamo dunque dalla porta Santa Maria e subito ci accoglie una idilliaca visione di pietre medioevali ricoperte dal verde intenso dei rampicanti innamorati che le tengono strette in un secolare abbraccio

Civita di Bagnoregio. Contrada carceri, ciò che oggi è ancora visibile del versante sud di Civita. Civita di Bagnoregio, 13 luglio 2012...

 

un esempio della fase etrusca di Civita si trova nella zona di San Francesco vecchio, nella rupe sottostanta è stata ritrovata una piccola necropoli  di quello straordinario popolo, che fece di Civita ( di cui non  si conosce  l’antico nome )una fiorente città. favorita dalla posizione strategica per il commercio fra l’alta Italia e il centro

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del periodo etrusco rimangono molte suggestive testimonianze, una di queste è il”Bucaione” un  tunnel che trafora la parte a parte la città, partendo dal paese si può raggiungere direttamente la valle dei calanchi.In passato erano visibili anche molte tombe etrusche a camera, in seguito ingoiate dalle frane o dagli smottamenti.Già gli stessi etruschi si trovarono a dover fronteggiare i problemi delle frane ed anche un periodo di accentuata sismicità nel 280 a.C. e all’arrivo dei romani nel 264 a.C. furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane iniziate dagli etruschi per tentare in qualche modo di consolidare la stabilità della città, ma dopo di loro queste opere furono trascurate e portarono a un rapido degrado cui seguì l’abbandono della città

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nonostante l’esiguo numero degli abitanti il borgo è magnificamente tenuto

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e ad ogni stagione e ad ogni angolo si presentano scorci di perfetta armonia e gentilezza

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insieme con immagini che ricordano i tempi della ruralità del luogo, e il borgo era colmo di voci, di canti, di chiacchericci di donne sulle soglie degli antichi muri, così carichi di gloriosa storia, sembra che il tempo si sia fermato, sospeso in attesa che la vita un giorno forse riprenda a scorrere normalmente

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al centro del paese si trova l’antica Chiesa di San Donato  con all’interno il crocifisso miracoloso di cui la leggenda dice che abbia parlato ad una pia donna che ogni giorno restava a pregare per ore chiedendo che cessasse la terribile pestilenza che stava falcidiando tutta zona.Il Cristo la rassicurò prevegendo che entro due giorni sarebbe totalmente cessata, e così fu. In memoria di questo miracolo il giorno del venerdì santo si svolge la spettacolare processione che, dopo aver deposto il Crocifisso di San Donato dentro una bara  percorre tutto il paese e il ponte in segno di gratitudine e ringraziamento per la grazia ricevuta

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oltre il ponte paziente,  attende la figura statuaria di San Bonaventura, il Santo nato e vissuto a Civita, con  un gesto della mano alzata sembra salutare o proteggere l’antico borgo

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la suggestione del tramonto affascina

borgo-di-civita-di-bagnoregiole prime stelle della sera e una incerta falce di luna ancora mietono sogni

DSC06694pochi turisti nelle silenziose vie di pietra attendono

Civita-di-Bagnoregioforse aspettano che sia ancora un’alba di nebbia a destarli nella speranza che il paese che muore  risorga e che la  sua siluoette antica e gloriosa viva per ricordare le grandi imprese dei nostri straordinari antenati

Scorre il tempo

Scorre il tempo fra le mie dita di nebbia

pieno di ferite e miele

come un ape dai fiori succhia

nei pensieri rugosi

annidati dove dorme l’ombra

e profumano le rose.

                                   Ventisqueras

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1)-Civita di Bagnoregio- Viterbo- la città fra le nuvole- Le fiabe che vanno scomparendo-the city in the clouds-fairy tales that are disappearing-

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a capitarci così,  in un giorno di nebbia quando  la piana è sommersa dalla sua  coltre ovattata e solo la sommità del vecchio borgo di Civita affiora da un ipotetico nulla

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ecco che ritorna prepotente il sogno delle fiabe che vanno scomparendo lasciando scie di malinconia come lontane comete assorbite dai buchi neri all’origine dell’universo

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un’isola incantata sospesa tra sogno e realtà
431_1civita ed anche quando la nebbia si dirada resta il sogno, immutato nel tempo

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una immensa luna piena che troneggia, alta, riaccende la magia e  si pensa di  non stare più sognando ma che le comete di ghiaccio ritornino a portare la luce della Bellezza rapite  da un lontano universo

queste parole che sembravo cadere dal cielo mi danno modo di rendere omaggio ad un  “alieno” da poco ritornato nel suo mondo, il grandissimo “Duca Bianco”

Alla luce del sogno

Tra nere farfalle una chiara fontana di luna

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abbandonati i bianchi serpenti della nebbia

arde un falò di luce indossando collane di stelle

vaga inconsapevole in un tremore d’argento

a un ritmo che non muta

sanguinando trafitta dal pugnale del tempo.

Ventisqueras

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                                                  La valle dei Calanchi

onde sonore come candide schiume marine increspano la valle dei Calanchi che si estende tra il Lago di Bolsena ad ovest e ad est la valle del Tevere nel comune di Bagnoregio

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emozione tattile perduta nel trascorrere dei millenni morfologicamente disegnata dalla corrosione dei fiumi e dele frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte  per cronologia e tipo.

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quella  più antica è argillosa, di origine marina, costituisce lo strato base più soggetto all’erosione nelle cui pieghe scorrono torrenti impetuosi, e una vegetazione perlopiù composta da canneti, rovi e bassi cespugli

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in questa vegetazione esistono piccoli fiori molto coriacei che resistono nelle zone di aridità come le splendenti ginestre, i frutti dei rovi le succulente more selvatiche, i delicati cystus o rose canine che ingentiliscono i calanchi

gli strati superiori sono costituiti da materiale tufico e lavico, la veloce erosione è dovuta oltre che all’opera dei torrenti e degli agenti atmosferici

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anche alla mano dell’uomo che ci ha messo del suo con un feroce disboscamento.Su questi materiali relativamente meno friabili poggia  Civita di Bagnoregio detta  -la città che muore- in assoluto uno dei borghi più belli  e suggestivi al mondo.

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furono gli Etruschi circa 2500 anni fa a fondare Civita, ( purtroppo non ci   è stato tramandato il nome da loro  scelto per questo sito ) Posta lungo una delle vie più antiche italiane che congiungevano  il Tevere – a quei tempi grande via di comunicazione fluviale del centro Italia- al lago di Bolsena,

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all’antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte

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oggi quella detta Santa Maria della cava  è rimasto l’unico accesso

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con queste incredibili visioni di Civita finisco qui la sua presentazione, nel prossimo post ci  addentreremo nella magia del borgo costruito su basi etrusche, proseguito dai romani, ed ancora rivestito da pietre medioevali e rinascimentali. A presto,dunque, un grazie e un abbraccio da

Ventisqueras

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