Filicudi ( Eolie-Sicilia le isole del fuoco )

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Filicudi che i latini, traducendo dal greco, chiamarono Phoenicusa, cosi detta per la sua vegetazione di felci che, specialmente nell’antichità, era molto abbondante, io l’ho vista  spuntare nel rosso e nel rosso mi ha abbagliata e conquistata, ma la sentivo già nel tempo dentro di me

Filicudi

Nel movimento musicale della marea
indovinavo la stagione occulta
nel variare dei rossi e degli indaco persa,
e nel candore mutante della fioccaggine
delle nuvole ritrovata
una nebbiolina radente dai prati in bilico
sul costone, di caldo vapore saliva , m’avvolgeva
in un peplo scarlatto di sogni
pensieri di luna
case bianche, una sull’altra a mezz’aria sospese
richiamano intorno un rumore di vita segreta
soave il vociare del tempo
fatto nuovo dal clamore degli anni.
la dolcezza spinosa dei fichi d’india
a fiancheggiare gli scuri scalini di pietra
-invito agli angeli-
mentre tutte le cose fatte fuggitive
riposavano negli occhi
in ellissi d’oro.
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Geologicamente
la più antica delle Eolie, nata circa un milione di anni fa, abitata fin da tempi remoti, risulta costituita dai prodotti di sei centri eruttivi riconoscibili. Il più antico dovette essere situato nel tratto di mare prospiciente la costa in località Fili di Sciacca.

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a forma leggermente ovale con un’appendice a sud-est costituita dalla penisola di Capo Graziano (m 174),

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io-sono-filicudirisulta riconoscibilissima anche da lontano per quel grande faraglione dalla forma stranissima chiamato ” La canna” che le giganteggia a fronte….io l’ho immaginato l’unico dente pietrificato di un qualche leggendario mostro marino

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Le pendici e le falde dell’isola sono, in gran parte, ripide e rocciose. Le case sono raggruppate attorno al porto Pecorini e, soprattutto, a Valdichiesa, dove sorge il tempio di Santo Stefano. Le coste di Filicudi presentano bellezze non comuni. Declivi formati da terrazze rivestite di boschi di ginestre e digradanti verso il mare, seguono a strette valli, a dirupate scogliere e a coste ora severe, ora ridenti. Qua e là si ammirano profonde grotte come quella del Maccatore, di S. Bartolomeo, del Perciato (forato) e del Bue Marino che la leggenda vuole fosse una foca a forma di bue, appunto

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Si presenta con un’entrata a ogiva, con un caratteristico atrio e con una cavità molto ampia. I giochi di luci e di ombre vi producono fenomeni di rifrazione particolarmente suggestivi. Questa grotta è un rifugio, un’oasi di pace, uno degli angoli più incantati del regno di Eolo.

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ho scelto come commento musicale questo straordinario pezzo di Domenico Modugno autore particolarmente sensibile ai temi dell’ambiente e della natura,  quando l’ascolto mi fa sempre venire i brividi… la tristissima  storia di una coppia di pesci spada la cui femmina viene catturata e uccisa, e il maschio vorrebbe morire con lei, impazzito d’amore , l’ho collegata  alla mattanza dei delfini, sconvolta ancora una volta dalle atrocità che si perpetrano ogni anno nella baia di Taiji. I nipponici, già accusati dagli ambientalisti di cacciare balene illegalmente con la scusa della ricerca scientifica – cetacei che poi finiscono inevitabilmente per essere venduti e cucinati sotto forma di varie prelibatezze – finiscono nuovamente sul banco dei “cattivi”.-

La Sea Shepherd Conservation Society, organizzazione ambientalista particolarmente agguerrita, riferisce che centinaia di delfini sono stati spinti nella baia e uccisi, in un’acqua rapidamente divenuta color sangue. Tra le “vittime”, anche alcuni cuccioli e un raro esemplare albino. Una “mattanza” appunto, molto simile alla pesca dei tonni in Sicilia. I giapponesi si difendono sostenendo che la caccia ai delfini (come quella alle balene) viene praticata da secoli e fa parte delle tradizioni del Sol Levante. Ma le foto e i video diffusi sono raccapriccianti. Delfini catturati dalle reti e spinti in acque poco profonde, dove vengono uccisi senza pietà. La città di Taiji era divenuta tristemente nota grazie a un film che vinse l’Oscar nel 2010 per la categoria dei documentari, The Cove. Ora anche l’ambasciatrice americana, Caroline Kennedy, è scesa in campo per fermare il massacro.  «Sono profondamente preoccupata», ha scritto la figlia di Jfk su Twitter, denunciando la «disumanità» della tecnica con cui vengono cacciati e uccisi questi mammiferi.

unisco la mia piccola voce a quella delle più autorevoli sopra citate, è ridicolo parlare di antiche tradizioni…dovremo allora continuare con l’inquisizione o la caccia alle streghe?

pecorini-mare-8eeeil minuscolo porto di Pecorini con le lindissime case

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qualche immagine particolare…

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la tartaruga caretta-caretta, spece protettissima, qui naviga felice in un mare perfettamente azzurro

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.e la chiesetta deliziosamente in rosa

ceramiche2………………….questi sono prodotti di alto artigianato di Filicudi, stoffe

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……………………………e ceramiche

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fico-d-india:

un grazie e un abbraccio speciale per tutti coloro che continuano a leggermi, a commentarmi, e a cliccare sul -mi piace-,  anche se forzatamente per ora devo continuare la mia latitanza

Kissessssss and see you soon my loves friends

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