1) Panarea – Isole Eolie- Messina- Di fuoco e di vento, un’overdose di bellezza-Of fire and wind, an overdose of beauty

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potrei anche averlo titolato il post, facendo riferimento a questa immagine: ” una scalinata incontro al Cielo”! quando il cielo è inteso come un paradiso di mare e di blu…

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                      Panarea

Ah! rumore di onde spezzate

fragranze  marine in vastità d’azzurro

luci e fuochi insepolti

di te cantano gli albatros maestosi

mentre la luce a suo capriccio schiara

a illuminare i faraglioni,

speroni emersi da un gigante di roccia

addormentato sul fondale

Guizzano pesci dalle mille forme

s’intrecciano a rami di corallo,

il tuo pulsare

geme le mie ore fuggitive, l’anelito immenso

di mare che qui ha nido

la tua voce antica e misteriosa piega

l’ala rossa del tramonto

in profondità di echi di sale sospesi

sulla bocca del vento che ha spighe di sogni

a trafiggere con  punteruoli di stelle

gli occhi-

Ventisqueras

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ed  eccomi ancora qui a cantare con tanta nostalgia ( da troppo tempo ci manco !) la quinta delle sette meravigliose sorelle: Panarea,  che è un  balcone affacciato sulla vista dello Stromboli a regalare sempre splendide scenografie spesso accompagnate da eruzioni fantasmagoriche con rombi e fuochi rosseggianti che squassano la notte

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Panarea è la più antica isola delle Eolie, gli isolotti che la circondano sono  quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino  vulcanico oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento.

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questo incredibile ambiente sottomarino e ambitissima visita di sommozzatori, si chiama Capo D’Acqua

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antri, oscure caverne e improvvisi giochi di luce raccontano lontani misteri

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il suo nome compare per le prime volte verso la fine del VI sec. ed ha origini incerte, risalendo dalla parola greca  Panaraion si ipotizza “Pan” tutto, completamente, “araion” funesto, maledetto, il che farebbe presumere di una qualche grande tragedia che ha coinvolto anticamente l’isola, la cui storia non giunta fino a noi, o a molti naufragi che avrebbero potuto causare gl’  infidi scogli che circondano l’isola 

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frazione del comune di Lipari, conta 241 abitanti,  il suo principale approdo è il paese di  San Pietro,  visibile in un suggestivo scorcio dal mare, l’isola comprende anche altre due località Ditella e Drauto

                                                Gli isolotti

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 gli spettacolari speroni rocciosi  che emergono dalla piattaforma vulcanica hanno nomi particolarilarissimi come questo che è forse il più suggestivo Dattilo, deriva dal greco daktylos (dito). Pare che l’imponente scoglio tragga tale nome da un pinnacolo a forma di dito che si vede a sinistra guardando da Panarea. 
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Spinozzo il cui fantasioso nome: “cespuglio di spine”magari derivato dall’asprezza della roccia,  è affiancato dall’isolotto Basiluzzo  dal greco basileus :  re, quindi questo minuscolo isolotto è  il re del piccolo arcipelago e non se ne comprende il motivo! 🙂 forse qui le gerarchie non sono dettate dalla grandezza!

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in questo favoloso tramonto l’isolotto Dattilo, ha sulla sua destra il Liscanera  nome dovuto alla sua forma allungata che richiama quella di una lisca di pesce

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Bottaro la sua forma bombata lo fa appunto assomigliare ad una botte

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Lisca bianca ( l’antitesi di Lisca nera) cui il colore bianco è dato dalle fumarole che ancora emergono dall’attività vulcanica residuale sottomarina. L’acqua quando il mare è calmo con un sommesso gorgoglio:“bolle”.

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 i Formiconi, sono i resti  dall’impianto vulcanico base sottomarino,  che andarono soggetti, nei millenni dei millenni, a imponenti collassi e a erosioni del mare.

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a guardarla così distesa, purissima nell’azzurro, abbracciata mollemente da spiagge candide Panarea può essere  contemplata come una piccola dea

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Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate in magnifico contrasto con il blu del mare

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un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata

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 formano panorami sempre diversi e suggestivi

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Panarea fu abitata già in epoca  preistorica come testimonia il villaggio dell’ età del bronzo XIV sec.a.C. sul promontorio di Punta Milazzese, a sud-ovest dell’isola.

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La particolare posizione del pianoro, proteso verso il mare e protetto da alte pareti a dirupo  facilmente difendibile, ne fece un luogo ideale per l’insediamento: nel villaggio, di cui sono visibili e visitabili i resti di una ventina di capanne,

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sono stati ritrovati materiali d’origine  micenea a testimonianza del ruolo svolto, anche in antichità, dall’arcipelago eoliano, al centro delle principali rotte commerciali del Mar Mediterraneo.

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chiudo questo primo excursus sull’isola di Panarea con l’immagine di due visitatori speciali, ma che è facile incontrare, ammirandoli nelle loro spettacolari evoluzioni

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ma  saluto ultimo è ancora col cielo che va incupendo e che riporta il colore rosso-aranciato di questi incredibili tramonti.
Ventisqueras

Filicudi ( Eolie-Sicilia le isole del fuoco )

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Filicudi che i latini, traducendo dal greco, chiamarono Phoenicusa, cosi detta per la sua vegetazione di felci che, specialmente nell’antichità, era molto abbondante, io l’ho vista  spuntare nel rosso e nel rosso mi ha abbagliata e conquistata, ma la sentivo già nel tempo dentro di me

Filicudi

Nel movimento musicale della marea
indovinavo la stagione occulta
nel variare dei rossi e degli indaco persa,
e nel candore mutante della fioccaggine
delle nuvole ritrovata
una nebbiolina radente dai prati in bilico
sul costone, di caldo vapore saliva , m’avvolgeva
in un peplo scarlatto di sogni
pensieri di luna
case bianche, una sull’altra a mezz’aria sospese
richiamano intorno un rumore di vita segreta
soave il vociare del tempo
fatto nuovo dal clamore degli anni.
la dolcezza spinosa dei fichi d’india
a fiancheggiare gli scuri scalini di pietra
-invito agli angeli-
mentre tutte le cose fatte fuggitive
riposavano negli occhi
in ellissi d’oro.
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Geologicamente
la più antica delle Eolie, nata circa un milione di anni fa, abitata fin da tempi remoti, risulta costituita dai prodotti di sei centri eruttivi riconoscibili. Il più antico dovette essere situato nel tratto di mare prospiciente la costa in località Fili di Sciacca.

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a forma leggermente ovale con un’appendice a sud-est costituita dalla penisola di Capo Graziano (m 174),

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io-sono-filicudirisulta riconoscibilissima anche da lontano per quel grande faraglione dalla forma stranissima chiamato ” La canna” che le giganteggia a fronte….io l’ho immaginato l’unico dente pietrificato di un qualche leggendario mostro marino

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Le pendici e le falde dell’isola sono, in gran parte, ripide e rocciose. Le case sono raggruppate attorno al porto Pecorini e, soprattutto, a Valdichiesa, dove sorge il tempio di Santo Stefano. Le coste di Filicudi presentano bellezze non comuni. Declivi formati da terrazze rivestite di boschi di ginestre e digradanti verso il mare, seguono a strette valli, a dirupate scogliere e a coste ora severe, ora ridenti. Qua e là si ammirano profonde grotte come quella del Maccatore, di S. Bartolomeo, del Perciato (forato) e del Bue Marino che la leggenda vuole fosse una foca a forma di bue, appunto

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Si presenta con un’entrata a ogiva, con un caratteristico atrio e con una cavità molto ampia. I giochi di luci e di ombre vi producono fenomeni di rifrazione particolarmente suggestivi. Questa grotta è un rifugio, un’oasi di pace, uno degli angoli più incantati del regno di Eolo.

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ho scelto come commento musicale questo straordinario pezzo di Domenico Modugno autore particolarmente sensibile ai temi dell’ambiente e della natura,  quando l’ascolto mi fa sempre venire i brividi… la tristissima  storia di una coppia di pesci spada la cui femmina viene catturata e uccisa, e il maschio vorrebbe morire con lei, impazzito d’amore , l’ho collegata  alla mattanza dei delfini, sconvolta ancora una volta dalle atrocità che si perpetrano ogni anno nella baia di Taiji. I nipponici, già accusati dagli ambientalisti di cacciare balene illegalmente con la scusa della ricerca scientifica – cetacei che poi finiscono inevitabilmente per essere venduti e cucinati sotto forma di varie prelibatezze – finiscono nuovamente sul banco dei “cattivi”.-

La Sea Shepherd Conservation Society, organizzazione ambientalista particolarmente agguerrita, riferisce che centinaia di delfini sono stati spinti nella baia e uccisi, in un’acqua rapidamente divenuta color sangue. Tra le “vittime”, anche alcuni cuccioli e un raro esemplare albino. Una “mattanza” appunto, molto simile alla pesca dei tonni in Sicilia. I giapponesi si difendono sostenendo che la caccia ai delfini (come quella alle balene) viene praticata da secoli e fa parte delle tradizioni del Sol Levante. Ma le foto e i video diffusi sono raccapriccianti. Delfini catturati dalle reti e spinti in acque poco profonde, dove vengono uccisi senza pietà. La città di Taiji era divenuta tristemente nota grazie a un film che vinse l’Oscar nel 2010 per la categoria dei documentari, The Cove. Ora anche l’ambasciatrice americana, Caroline Kennedy, è scesa in campo per fermare il massacro.  «Sono profondamente preoccupata», ha scritto la figlia di Jfk su Twitter, denunciando la «disumanità» della tecnica con cui vengono cacciati e uccisi questi mammiferi.

unisco la mia piccola voce a quella delle più autorevoli sopra citate, è ridicolo parlare di antiche tradizioni…dovremo allora continuare con l’inquisizione o la caccia alle streghe?

pecorini-mare-8eeeil minuscolo porto di Pecorini con le lindissime case

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qualche immagine particolare…

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la tartaruga caretta-caretta, spece protettissima, qui naviga felice in un mare perfettamente azzurro

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.e la chiesetta deliziosamente in rosa

ceramiche2………………….questi sono prodotti di alto artigianato di Filicudi, stoffe

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……………………………e ceramiche

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fico-d-india:

un grazie e un abbraccio speciale per tutti coloro che continuano a leggermi, a commentarmi, e a cliccare sul -mi piace-,  anche se forzatamente per ora devo continuare la mia latitanza

Kissessssss and see you soon my loves friends

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