14 ) In cerca dell’Est-Lubiana ( Ljubljana ) -Slovenia-La città dei draghi- The city of dragons

                                                         Il viaggio

Ho imparato che chi viaggia
ha bisogno solo di ombra,
muschio e un po’ di luce che guidi i suoi passi.
                                                          Rafael Adolfo Téllez

 

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Lubiana (Lijubliana anticamente Aemona di romanica fondazione ) è ed è stata da sempre  molte cose: città sul piccolo fiume Liublijanica   lungo il quale i mitici Argonauti  guidati dall’eroe Giasone  trovato il “vello d’oro” nella Colchide , navigarono sui fiumi Danubio e Sava

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fino poi alla sorgente del fiume Liublijanica , demolirono la loro barca per poterla trasportare fino al mar Adriatico , che si trova più a ovest, al fine di ritornare nell’Ellade ( Grecia, la loro patria natale )

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Entro i comuni dell’attuale Nauporto  e Lubiana, gli Argonauti trovarono un grande lago circondato da una palude ed una città dove la vita iniziò circa  da 2000 anni a.C. con costruzioni su palafitte

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Qui Giasone s’imbatté in un mostro. Questo mostro era il” drago di Lubiana,” che è ora presente sullo stemma e sulla bandiera della città

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. Diversi draghi alati decorano ad esempio il Ponte dei Draghi (Zmajski Most).

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Questo ponte, costruito nel e il 1901, è opera di Jurij  Zaninovic  Il drago ( Lindworm,per gli austriaci, creatura mezzo serpente e mezzo drago) è anche un simbolo della vicina città austriaca di Klagenfurt, che è stata per secoli il grande centro spirituale slovena

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La canzoncella del drago

nella sera matura volevo essere usignolo

diceva il verde drago stanco di vomitare fumo

nell’alba rosata volevo essere fata

con un cuore d’arancia e una canzoncella di limone

nell’ora rovente del mezzogiorno

volevo solo essere un piccolo sogno

Ventisqueras

 

A causa di questa vicinanza, la leggenda del drago di Lubiana e del lindworm di Klagenfurt sono spesso comparate e connesse.Inoltre, le leggende sono state trattate in modo simile nelle due città in termini di araldica: i blasoni sono in entrambi i casi due draghi verdi, posti su un fondo rosso ed associati ad un edificio

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Gli storici non hanno ancora raggiunto un accordo riguardo l’origine del nome della città. Alcuni ritengono che  derivi da un antico nome slavo Laburus. Altri   dal termine latino Aluviana seguente ad un’inondazione della città,  potrebbe ugualmente essere Laubach, nome che significa “palude”. Infine, alcuni ritengono derivi dalla parola slava Luba che significa “amore” e tutto sommato, è anche quella che mi piace di più

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ha  una popolazione di circa 287.000 abitanti. è considerata il cuore culturale, scientifico, economico, politico e amministrativo della Slovenia Dopo la seconda guerra mondiale, la città divenne la capitale della Repubblica socialista di Slovenia e integrata alla Juguslavia  fino all’indipendenza avvenuta il 25 giugno 1991,nel 2004 ha aderito all’Unione Europea

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Nel corso della sua storia è stata influenzata dalla sua posizione geografica, all’incrocio della cultura tedesca, slava e latina, è posta a 298 m di altitudine nella valle del Liublijanica, tra il Carso e la regione alpina

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Il castello, edificio imponente, squadrato, è situato su una collina a sud del centro storico, si trova a 366 metri sopra il livello del mare(Ljubljanski grad)  in stile medievale completamente ristrutturato nella forma attuale nel 1960

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I Romani costruirono nel corso del primo secolo a.C. il castrum diAemona  (anche Iulia Aemona)La cima della collina fu probabilmente un accampamento dell’esercito romano, dopo un periodo celtico e illirico mentre il punto più elevato della città, Hrib Janske, è arroccato a 794 m.

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Il forte fu occupato dalla Legio XV Apollinaris La città fu distrutta nel 452 dagli Unni guidati da Attila, e in seguito dagli Ostrogoti  e dai Longobardi. Aemona contava circa 5.000 abitanti, questa regione giocò un ruolo importante in molte battaglie. Le case di mattoni e colorate e intonacate possedevano già un sistema fognario.

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Il territorio in seguito fu colonizzato dai Veneti, che furono seguiti della tribù illirica degli Yapodi e infine dalla tribù celtica dei Taurisci nel terzo secolo a.C.

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presenta un interessante centro storico in stile barocco con i tetti delle case appuntiti

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che risentono dell’architettura della vicina Austria

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La Cattedrale di San Nicola (Stolnica svetega Nikolaja) è l’unica  cattedralec di Lubiana. Facilmente identificabili nella città con la sua cupola verde e le due torri,

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si trova sulla piazza vicino al Vodnik Tromostovje (Triplo Ponte).

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Il luogo  era inizialmente occupato da una chiesa di architettura romanica la cui prima testimonianza risale al 126

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l’interno  grandioso con le navate affrescate in stile barocco

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Interior of Cathedral Saint Nicholas in Ljubljana - Slovenia

Interior of Cathedral Saint Nicholas in Ljubljana – Slovenia

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vi trova spazio anche qualche accenno di Art Nouveau( il mio adorato Liberty ) di cui ne vediamo alcuni leggiadri in mosaici madreperlacei esempi

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nonostante il fiato infuocato emanato dalle bocche dei suoi verdi draghi

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la vita sembra scorrere serena e pacifica

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per queste strade ordinate dove primizie e frutta fuori stagione arrivate chissà da dove

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fanno bella mostra di se insieme ai molti fiori che allietano le passeggiate nelle linde strade

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che allietano le passeggiate nelle linde strade…e ogni volta il distacco è malinconia con il solito interrogativo” tornerò mai da queste parti?

Ventisqueras

 

 

 

 

 

 

7 ) In cerca dell’Est-Trieste e la sua romantica italianità-Trieste and its romantic Italian style

 

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L’alabarda d’argento è simbolo di Trieste,  lo troviamo difronte al mare nella Piazza Unità d’Italia, secondo la leggenda San Sergio partendo dalla città per l’evangelizzazione profetizzò la sua morte per martirio, dicendo che quando questa fosse avvenuta avrebbe mandato ai fedeli un segno. Nel giorno in cui fu ucciso ( Persia nel 336 ) cadde dal cielo in quella che allora era chiamata Piazza Maggiore  una alabarda d’argento, tutt’ora conservata nella Cattedrale di San Giusto, pare sia inattaccabile da qualsiasi agente corrosivo o che ne offuschi la lucentezza

                                              Il viaggio

Quale mondo giaccia al di là di questo mare non so, ma ogni mare ha un’altra riva, e arriverò.
Cesare Pavese

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Trieste vista dal Carso :una striscia di terra stretta contro al mare a guardarla dall’alto ti si stringe il cuore, ad ogni battito dice ITALIA !!!

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commemorazione della data del ritorno definitivo della città all’Italia col passaggio della pattuglia acrobatica dell’aeronautica italiana “Le frecce tricolori

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                                                  26 ottobre 1954

le truppe americane lasciano il “Territorio Libero di Trieste” così proclamato dall O.N.U. in attesa del trattato ( inglorioso, dico io ) che riconsegnò alla Patria solo una parte dei territori che sarebbero storicamente dovuti esserle annessi,  le truppe di terra dal varco di Duino e dal porto la Marina Militare entrarono in città accolti da tutta la popolazione commossa, felice, festante. L’Amerigo Vespucci, il nostro vascello dei sogni era in rada per partecipare al generale tripudio

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ed ogni tanto vi ritorna illuminando di tricolore il glorioso trealberi. Ho parlato di romanticismo nell’italianità triestina perché l’irredetismo popolare ha ricordato i moti rivoluzionari carbonari che portarono all’Unità d’Italia ( immagini prese dal web)a5

  crocevia di mondi latini, tedeschi e slavi è una città dai molti confini, non solo geografici, ma anche culturali e storici

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sul molo “Audace” chiamato così dal nome della nave da cui sbarcarono i Bersaglieri, primo corpo dell’ Esercito Italiano a toccare il suolo di Trieste nel 1918 una prima volta irredenta e liberata dopo la vittoria sull’esercito austroungarico che la occupava, due statue rappresentano i due diversi momenti storici del ricongiungimento all’Italia

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un bersagliere con le piume al vento che porta il tricolore, e”Le ragazze di Trieste ” due sartine che cuciono la bandiera italiana, ricordano le varie e complesse vicissitudini storiche  dopo l’occupazione nazista e in seguito quella di Tito del 1954t5_trieste_scultura_al_molo_audace_4e902c80ea4c9_20111008_125704

installate nel 2004, le due statue furono realizzate dallo scultore Fiorenzo Bacci, in occasione del 50 anniversario della liberazione

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                                           Il vento, il vent0

lettere d’avorio che sillabano il sempre

le scompone il vento folle

folle di mille voci urlanti e mille.

Nessun capiva l’aspro profumo che saliva dal mare

il vento, era il vento che ti faceva tremare.

Sole rosso  dentro la sera racchiudeva un frutto

folle la sua preghiera

Ventisqueras

soffia fortissimo il vento di bora da ottobre a marzo, arriva da est e da nord con una furia irriverente che lungo i secoli ha portato con se il richiamo ad antiche leggende, che ci raggiungono da un territorio antico, quello delle popolazioni illirico-istriane dell’età del bronzo

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la bora è la storia stessa di Trieste, la Tergeste romana crocevia commerciale con l’Est definitivamente colonizzata nei primo  secolo a.C.Soffiava forte nell’era Bizantina, come in quella Longobarda, che allora come ora porta con se il detto:bora_miramare1

” la bora nassi in Dalmazia, la se scatena a Trieste, e la morì a Venessia!( nasce in Croazia, si ferma e si scatena a Trieste e muore a Venezia)

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alla potentissima Repubblica della Serenissima, avversaria dichiarata da sempre di Trieste, questo detto popolare pensò bene di lasciare gli ultimi sospiri del “suo” vento!La città si affidò nel 1382 alla protezione austriaca e Venezia non fece più paura

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Così gli Asburgo si guadagnarono una bella fetta di storia tutta triestina, in tre secoli la città si sarebbe trasformata nel principale scalo dell Impero superando del tutto la rivale Venezia.Il periodo del maggior splendore fu nel 1719 quando Carlo VI concesse alla città lo stato di Porto Franco

      Il Caffè degli Specchi e Piazza Unità d’Italia           trieste_650x435certo Trieste è una città ben strana se si lascia raccontare da un vento e da un Caffè ( sia pure con gli specchi!!! ) ma se questo Caffè si trova in una delle piazze più belle d’Italia ( e se dico d’Italia dico anche del il resto del mondo!  ovvio) che ha scenari di magie  diurne e notturne, tutto diventa semplicissimo e plausibileinformazioni-turistiche-trieste

forse anche la luna si è accesa come un lume a falce calante opera di un grande design e non tramonta mai, sta infissa lassù chiodata da una stella

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atmosfere della “mitteleuropa” ancora si conservano  in queste caffeterie triestine, dove ai cittadini piace sedersi all’aperto respirando aria di mare

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l’antico di Trieste non muore mai, tutti lo sanno ed ancora si racconta di una città che ha visto arrivare gente da ogni parte:tedeschi, slavi, boeri, greci, ebrei

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caffe-tommaseo_1092681ed eccolo il famosissimo Caffè degli specchi che ha visto a conciliabolo grandi menti dell’8oo

caffe-platti-torino-interno Joyce, Rilke, Umberto Saba, Italo Svevo, intenti forse a discutere di mondi che stavano per finire e di futuri incerti che stavano cominciando

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A Trieste ove son tristezze molte,
e bellezze di cielo e di contrada,
c’è un’erta che si chiama Via del Monte.
Incomincia con una sinagoga,
e termina ad un chiostro; a mezza strada
ha una cappella; indi la nera foga
della vita scoprire puoi da un prato,
e il mare con le navi e il promontorio,
e la folla e le tende del mercato.

tratta da ” tre vie di Trieste ” di Umberto Saba

ho scelto questa vecchia foto per rappresentare questo testo straordinario  di un Poeta per me troppo sottovalutato, le sue parole si leggono tra le pietre dell’erta come canto d’amore per la sua Trieste

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nata nel 1869 la Barcolana  è una storica regata velica internazionale che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste nella seconda domenica di ottobre.E’ una delle regate più affollate al mondo, ne detiene il record con la partecipazione nel 2001 di ben 1968 imbarcazioni.

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lo spettacolare passaggio in parata difronte al castello di Miramare ( le immagini della Barcolana sono prese dal web)

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si va facendo sera e Joyce sembra un qualunque turista  ammirato guardare dal suo monumento nel Canal Grande l’avvicinarsi del tramonto

barcolanal’aria s’accende di rosso e una vela passando ne raccoglie tutto il bagliore.

lo so, è riduttivo parlare di Trieste solo con un post,  le cose da vedere e da raccontare sarebbero moltissime, ma questa volta la mia sosta di un solo giorno non mi ha permesso di documentare molto, sorry, sarà  per un nuovo ritorno 🙂

Ventisqueras

3 ) In cerca dell’Est- Grado, l’isola del sole- Friuli Venezia Giulia-Looking East-Grado, the sunny island

                                                         Il viaggio

E’ ben difficile in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria

                      Voltaire

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Grado anticamente era il porto diAquileia la città romana fondata nel 181 a c e sede delPatriarcato, i romani la elessero a barriera contro i Galli e a base di rifornimento per l’esercito

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in seguito la città si estese  divenendo in tempi di pace città ricca e fiorente con grandi templi e palazzi,  vi sono stati ritrovati mosaici meravigliosi
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questa è la ricostruzione di Aquileia nel massimo splendore, ovvio che ci vorrebbe un intero post da dedicarle, vi sono stata molte volte e le conosco benissimo, ora vi ho solo fatto una breve sosta di passaggio per la laguna e Grado, ma certo non potevo tralasciare di menzionare quella che viene considerata la  maggiore zona archeologica romana di tutta l’Italia settentrionale, ora non ho modo per ben documentarla, forse una volta o l’altra lo farò

Passano i secoli sopra uno specchio di pietra

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ecco che finalmente arrivo a parlare della città di Grado, detta anche L’isola del sole, o per particolari ragioni storiche La Prima Venezia, nella foto aerea presa dal web si vede perfettamente la strada-diga che da Aquilea tagliando in due la laguna conduce all’isola, sulla sinistra si nota la grande spiaggia, sotto in particolare

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famosissimo centro turistico e termale conta circa 8.000 abitanti  ed è sito in provincia di Gorizia

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i suoi tramonti sono micidiali, credo sia la sua posizione a favorire questi colori così intensi

grado1-200x300raggiungere l’isola “all’or di notte” credo sia un’esperienza consigliabile, se ne assaporano tutte le suggestioni

Grado

ancor meglio se in barca dalla laguna. Questo mi fa pensare alla sua colonizzazione avvenuta attorno al 452, quando molti abitanti terrorizzati dalle orde degli Unni  guidati da Attila, cosiddetto a ragione ” flagello di Dio”, vi cercarono rifugio

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in quei secoli cruenti si susseguivano le invasioni barbariche, nel 568 fu la volta dei Longobardi, e il Patriarca Paolino vi trasferì la sede del Patriarcato di Aquileia, ritenendola più sicura, la poplazione crebbe  raggiungendo un ruolo politico e religioso molto importante  lo testimoniano le maestose basiliche di Santa Eufemia e di Santa Maria delle Grazie, entrambe costruite nel VI secolo

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con i suoi magnifici mosaici di chiara ispirazione bizantina Santa Eufemia

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in questa atmosfera un po’ cupa troneggia l’estrosità rotondeggiante del pulpito

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adiacente alla chiesa il Battistero in pianta esagonale, di fianco fanno bella mostra sarcofagi risalenti all’epoca romana

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all’interno un fonte battesimale esagonale  ad immersione

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altro stupendo esempio la basilica paleocristiana  di Santa Maria delle Grazie

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con il grandioso abside ” a strati”

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e la dolcissima Madre di Dio intagliata nel legno

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alcuni scorci della città vecchia. La città lagunare venne fortificata prendendo il nome di Nova Aquileia, restò nell’ambito bizantino, mentre il resto del Friuli, Aquileia compresa rimase sotto il dominio dei Longobardi

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grado-old-townnell’857 Grado fu minacciata dal mare dai pirati della Dalmazia , fu salvata da una battaglia navale che si svolse nelle acque difronte all’isola vinta dalla flotta  di Venezia giunta in loro soccorso

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i gradesi sono molto attaccati al loro diaketto che spesso viene considerato una vera e propria lingua

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dal 1946 si svolge  un festival della canzone dialettale gradese, e nella cittadina c’è anche un teatro dialettale popolare che propone testi di autori locali

grado_laguna_10luglio04_02Abbiamo perso ancora questo tramonto

nessuno ci vide questa sera con le mani intrecciate

mentre la notte azzurra cadeva sopra il mondo

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