2 ) – FærØer-Denmark- No alla ” Grindadràp”- mattanza delle balene pilota!-No to ” Grindadràp “, slaughter of pilot whales

                                           “GRINDADRAP”

la parola fareoese Grindadràp viene spesso tradotta come “caccia alle balene”, pur trattandosi generalmente di ” caccia ai delfini”. La parola “grind”deriva dalla lingua norrena, in faroese balena si dice “grindalfikur-letteralmente pesce-“drap” significa invece uccisione o macello, ma in italiano abbiamo una parola che rende precisa, precisa l’idea MATTANZA. Anticamente quando si avvistava un branco di balene si gridava Grindabod: le parole significano balena e urlo, quindi semplicemente ECCOLA ! o eccole se sono un branco.
APBOX

non avrei mai voluto aprire un post su questo idilliaco arcipelago con immagini così drammatiche e truculente, ma voglio unire la mia piccola voce alle moltissime associazioni naturalistiche che si battono perché questa mattanza sconsiderata abbia fine

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La caccia ai globicefali o Grindadràp è una tradizione faroese, fa parte della loro cultura già dal 1700, un tempo le balene erano uno dei pochi cibi per le popolazioni di quello sperduto arcipelago, per questo fin da bambini gli abitanti delle isole vengono iniziati a questa pratica. 

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(purtroppo il colore rosso di queste acque non è dovuto alle alghe, come quelle del lago di Tovel, ma al sangue dei poveri cetacei) il piccolo villaggio di Havalvik (letteralmente baia delle balene) sull’isola di Strymov è noto per la sua fiorente attività di caccia

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 all’inizio di ogni estate migliaia di cetacei, soprattutto balene pilota o balene dalle pinne lunghevengono spinte verso le coste e uccise in modo barbaro con grossi arpioni, lame e funi, questo viene maggiormente loro rimproverato, la popolazione non è crudele come potrebbe sembrare, anzi sono oltremodo gentili ed ospitali

( piesse : le immagini mi sono state fornite da un amico, non avrei mai potuto assistere personalmente ad un simile scempio! )

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sono così belle libere e felici! lasciamo che vivano la loro vita! Questa attività è stata approvata dalle autorità fareoesi ma non dalla COMMISSIONE INTERNAZIONALE PER LA CACCIA ALLE BALENE

Moby Dick

Ancora sono qui, muta
in un riflesso scomposto di sole.

Folta, nel profondo di me stessa
mi ascolto Moby Dick-balena bianca.-

e, nel meandro d’un azzurro tuffo
nel gelo dell’anima, in uno scarto
immemore d’ossa, immersa
in un lampo d’amore
l’eterna fiocina d’Achab, vorrei fuggire

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i faroesi ostacolano non solo la presenza delle associazioni che vogliono proporre una legge internazionale per vietare  o quantomeno ridurre, questa assurda mattanza, ma ostacolano anche l’accesso ai media per evitare maggiori critiche che comprometterebbero il turismo nelle isole.Questa bandiera è stata preparata e distribuita a Firenze

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durante l’incontro tra la nazionale di calcio italiana e quella delle Faroe, nonostante l’esiguo numero di abitanti l’arcipelago ha una sua squadra nazionale che partecipa anche ai campionati europei ( qui il loro campo da gioco )

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che siano le loro tradizioni di vita e non di morte!

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Riprendo il racconto  abbandonando questa tristissima parentese con le loro straordinarie  case colorate che si stagliano nette in mezzo al verde più assoluto

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una delle ragioni per visitare l’arcipelago durante la stagione estiva è proprio l’incredibile verde intenso della natura, l’aria fresca ( non si supeno mai i 13 gradi centigradi)

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l’oceano blu, le valli pittoresche sono aspetti esaltanti per immergersi interamente nella natura

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a volte la nebbia estiva crea un paesaggio mistico in cui si può ricordare la grande storia che ha circondato le isole, un tempo abitate  anche da monaci  irlandesi arrivati dalla vicina Scozia, oppure, quando il paesaggio è circondato da questo tipo di clima, può ricordare Tolkien e il ” Signore degli anelli” ( la foto è dell’amico Ricky che viene spesso per lavoro a queste latitudini)

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l’arcipelago fu colonizzato dai norvegesi nel XI sec, il primo colono  pare fosse un certo Grimur Kambarce

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Un vichingo che costruì la sua casa a Furingur  sull’isola di Eysturoy nell’825, e queste belle ragazze in costume ci ricordano che la popolazione faroese
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è per la maggior parte discendente da questi coloni
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vorrei finire questo post in modo diverso da come è iniziato immergendomi in un mare di bellezza
scende veloce nel cuore
un vago tremore di stelle
si perde il mio sentiero
in un campo di fiori
si bagnano i ricordi
alla fonte eterna della luce
e non sono più sicura
se sia giorno o notte
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 le Faroe hanno un clima oceanico subpolare, risente dei benefici della corrente Nord Atlantica, lontane da ogni forma di flussi di aria calda garantisce inverni molto miti con la temperatura che si aggira intorno ai 3/4 gradi centigradi, ed estati fresche con temperature intorno ai 9,5/13,5 gradi centigradi. In questo tipo di clima la pianta del lupino ha la sua esposizione ideale, ed è per questo che se ne possono trovare distese magnifiche
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in tutti i periodi dell’anno sono nettamente prevalenti i venti occidentali o suboccidentali, pilotati dalla depressione d’Islanda,
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l’influenza del mare è quindi fortissima nel mitigare le temperature invernali, ma anche nelle improvvise variazioni climatiche, che complice un cielo sempre gonfio di nuvole rischiano di farci diventare fantasmi gocciolanti, ha ha ( mica poi tanto da ridere!!! 😦 )
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 si hanno altrettanto frequenti ampie schiarite, ma sempre controbilanciate da improvvisi rovesci che in inverno possono diventare nevosi, ma anche a primavera inoltrata e addirittura in agosto  superati i 300/400 m, s.l.d. m. si può vedere qualche spruzzata di neve
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questi luoghi sono frequentati da viaggiatori che cercano  poter vivere a contatto di un ambiente ancora poco contaminato, con natura aspra per il clima freddo, la pioggia, i venti, ma capaci di donare al primo sprazzo di sole quella luce che ben conosce chi ha viaggiato oltre il 60° parallelo!
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 Zone quali le Lofoten o Capo Nord ( ancora fuori fortunatamente le Svalbard  e la Groenlandia ) già troppo affollate e commerciali, mi mancava questo arcipelago  ed ho così colmato una lacuna che mi “urgeva”con una esperienza tutto sommato molto positiva.

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con questa immagine fra l'”usco e il brusco” vi saluto col secondo post dedicato all’ “arcipelago orchidea selvaggia ” 🙂

Ventisqueras

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